Scientificamente – dire.it https://www.dire.it dire.it - Agenzia di Stampa Nazionale Fri, 26 Jun 2020 11:10:57 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 Asteroid Day 2020, al lavoro per difendersi dagli impatti https://www.dire.it/29-06-2020/478858-asteroid-day-2020-al-lavoro-per-difendersi-dagli-impatti/ Mon, 29 Jun 2020 06:00:06 +0000 https://www.dire.it/?p=478858

Dal 2014 il 30 giugno- data dell'evento di Tunguska- si celebra in tutto il mondo la giornata dedicata alla consapevolezza sugli asteroidi

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ROMA – Martedì 30 giugno si celebra l’Asteroid Day. Una ricorrenza mondiale dedicata a quei corpi rocciosi che viaggiano nel Sistema Solare. L’obiettivo è sensibilizzare la popolazione terrestre sul tema degli asteroidi, spiegando il loro ruolo nella formazione del Sistema solare e quello che potrebbero avere nelle missioni spaziali del futuro, passando anche dall’eventuale sfruttamento delle loro risorse e, soprattutto, dalla protezione necessaria per evitare un impatto sul nostro pianeta. Insomma, 24 ore dedicate a tutto tondo a questi corpi celesti.

asteroid dayL’Asteroid Day si celebra dal 2014, anno in cui il chitarrista dei Queen Brian May, che è anche un noto astrofisico, l’astronauta dell’Apollo 9  Rusty Schweickart, il regista Grig Richters e la presidente della  Fondazione B612 Danica Remy decisero di istituirlo. Un’intuizione felice, riconosciuta anche dalle Nazioni Unite: due anni dopo, nel 2016 l’Onu ha infatti inserito il 30 giugno nel suo calendario, indicandolo come la Giornata internazionale di consapevolezza e formazione riguardo agli asteroidi.
 
La scelta cadde sul 30 giugno perché è  proprio in quel giorno che nel 1908 ebbe luogo il cosiddetto evento di Tunguska: in una remota zona della Siberia si verificò l’esplosione di  un corpo celeste, capace di generare un bagliore visibile a centinaia di chilometri di distanza e di abbattere milioni di alberi.
 
L’aspetto della protezione del nostro pianeta è centrale. In Italia, a Frascati, ha sede il NEO Coordination Centre, il cervello dell’Agenzia spaziale europea (Esa) che si occupa di monitorare il transito di oggetti intorno alla Terra.
 
“Il lavoro dell’ESA e della comunità internazionale di difesa planetaria è un grande esempio di come affrontare questo importante rischio”,  ha spiegato il Direttore Generale dell’ESA Jan Wörner. “Un impatto da asteroide è l’unico disastro naturale che potremmo evitare, se ci accorgiamo in tempo del suo arrivo. Anche quando il rischio è basso, i governi e le organizzazioni internazionali come per esempio le Nazioni Unite che lavorano insieme, mostrano che è possibile prepararsi in anticipo e mitigare i danni da una minaccia globale che potrebbe coinvolgere chiunque, in qualsiasi parte della Terra”.

LEGGI ANCHE: La minaccia che viene dal cielo: come ci difenderemo dagli asteroidi? VIDEO

Come evitare, dunque, l’impatto da asteroide? L’Agenzia spaziale italiana (Asi) sta promuovendo l’installazione, in Sicilia, del telescopio Flyeye dell’Agenzia spaziale europea (Esa), destinato proprio alla scoperta di asteroidi che passano nei dintorni della Terra. Ce ne ha parlato Ettore Perozzi, fisico dell’Agenzia spaziale italiana.

“Il telescopio si chiama Flyeye, occhio di mosca, proprio perché avra’ un grandissimo campo di vista, equivalente a quello di sedici telescopi di uguali dimensioni. Il telescopio è in costruzione, in stadio molto avanzato e sara’ completato all’inizio del prossimo anno. Il progetto è nato in Italia, all’Istituto nazionale di astrofisica e realizzato grazie all’industria aerospaziale italiana. Avra’ un campo di vista di 45 gradi quadrati: è cioe’ in grado di vedere un pezzo di cielo grande come se si mettessero 180 lune una vicina all’altra”.

LEGGI ANCHE: La nuova frontiera dei meteoriti, così li vedremo arrivare

Perozzi è anche un grande esperto di difesa planetaria e, in occasione dell’Asteroid Day 2020 partecipa alle iniziative ufficiali promosse dall’Esa, ovviamente in via digitale. A partecipare anche l’astronauta Luca Parmitano, in collegamento da Houston.

GLI EVENTI IN ITALIA

Nel nostro Paese a coordinare l’Asteroid Day è l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile scientifico del Virtual Telescope.

In occasione dell’Asteroid Day Italia 2020 il Virtual Telescope offrirà una sessione osservativa in streaming con commento dal vivo dello stesso Masi: l’appuntamento è per il 1 luglio, alle ore 01.00, su questa pagina.

Associazioni e osservatori propongono in tutta Italia eventi e manifestazioni dedicati ad Asteroid Day. Per verificare quale è quello a te più vicino, clicca qui

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Inquinamento e altri pericoli, Prisma a guardia della Terra https://www.dire.it/22-06-2020/476770-inquinamento-e-altri-pericoli-prisma-a-guardia-della-terra/ Mon, 22 Jun 2020 10:08:18 +0000 https://www.dire.it/?p=476770

La caratteristica del satellite italiano è quella di scattare foto dallo Spazio che mostrano molto di più di una semplice immagine

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I satelliti ci guardano da vicino, più in profondità di quanto pensiamo. E’ questo il caso di Prisma,  occhio iperspettrale nato grazie all’Agenzia spaziale italiana (Asi) e realizzato da una rete d’impresa guidata da OHB Italia e Leonardo. La sua caratteristica è quella di scattare foto dallo Spazio che mostrano molto di più di una semplice immagine: ciò che viene immortalato, infatti, viene svelato da Prisma anche nella sua struttura chimico-fisica. Tradotto, significa che dall’immagine che ritrae un tetto scattata da Prisma possiamo sapere se  quello contiene amianto oppure no. O ancora: se Prisma scatta l’immagine di un fiume possiamo capire se vi sono state sversate sostanze inquinanti o se il fiume è pulito. Proprio per questa sua capacità Prisma ha collaborato con l’Agenzia spaziale europea (Esa) durante e dopo la fase di lockdown per monitorare lo stato di salute del nostro continente in relazione all’inquinamento. Ci ha spiegato come Alessandro Coletta, Responsabile Osservazione della Terra dell’Agenzia spaziale italiana (Asi).
 
 
“Ci è stato chiesto dall’Agenzia spaziale europea a seguito del lockdown di implementare le osservazioni delle sentinelle (del programma europeo Copernicus, ndr), in particolare di Sentinel 5B che vede la qualità dell’aria, con le analisi dell’acqua, del terreno e dell’atmosfera che poteva fare Prisma, per la caratterizzazione dell’aerosol per esempio, per essere appunto di complemento alle analisi più mirate che stanno facendo le sentinelle. Successe anche intorno a marzo quando si era ripulita la pianura padana dal diossido di azoto… l’Esa stessa ci chiese un supporto con le immagini di Prisma, perché nessuno ha il numero di bande” del satellite italiano. Nello specifico “ci hanno chiesto un’analisi del Po, cioè  di vedere lo stato del bacino in tutto questo periodo, il quale rifletteva l’andamento industriale. Quello che si è deciso di vedere insieme è se, alla ripresa delle attività, dopo la fine del lockdown, le acque avrebbero riportato un inquinamento più elevato, per esempio”. Non solo Prisma. Durante l’emergenza Coronavirus un aiuto alle Istituzioni è arrivato anche dalla costellazione italiana Cosmo Skymed “per vedere come i confini venivano rispettati”, spiega Coletta, che di Cosmo Skymed è direttore.
 
Insomma, l’osservazione della Terra è una sinergia globale multi frequenza e multi funzione, ci spiega Coletta.
 
Prisma, peraltro, ha iniziato da poco la sua attività: la fase di rodaggio del satellite, lanciato lo scorso anno, è terminata con successo a maggio. Da allora il suo lavoro è disponibile, gratis, per chiunque ne faccia richiesta. Per accedere alle 27000 riprese già oggi presenti nell’archivio o per richiedere nuove acquisizioni
iperspettrali della superficie terrestre è sufficiente collegarsi al sito di registrazione su https://prisma.asi.it,
 
Prisma sorvola la stessa area nelle stesse condizioni ogni 29 giorni, ma può vedere lo stesso posto in condizioni differenti ogni sette giorni.
 
Il satellite “può fare 223 immagini al giorno e può produrre, a Terra, 200 prodotti ogni giorno. Questo il suo valore numerico. Quello che è importante di Prisma è però la tipologia del sensore.  E’ iperspettrale e può vedere nel visibile, nel vicino infrarosso, nell’infrarosso corto; l’importante è il numero di bande che ha, in cui questo range di frequenze viene diviso, che permette di riconoscere le caratteristiche chimiche e fisiche degli elementi. Quindi è ottimo per l’agricoltura,  per le emergenze, per gli incendi, e anche per le analisi dei minerali o per lo stato delle acque. Se le piante assorbono inquinanti che sono nel terreno, hanno poi una capacità di emettere nell’infrarosso diversa rispetto a una pianta sana- spiega Coletta all’Agenzia Dire-, quindi permette di fare anche un survey della salute di una piantagione”.
 
Il nome Prisma è un acronimo e sta per Precursore IperSpettrale della Missione Applicativa. Significa che il satellite attualmente in orbita è uno sperimentatore, un apripista. Il suo compito è quello di fare training sul campo per chi vorrà approfondire la strada dell’osservazione iperspettrale e, per almeno diversi anni ancora, essere l’unico a vigilare sulla Terra con i suoi strumenti.

 

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Samantha Cristoforetti, Premio Hemingway aspettando la prossima missione https://www.dire.it/15-06-2020/473808-samantha-cristoforetti-premio-hemingway-aspettando-la-prossima-missione/ Mon, 15 Jun 2020 12:10:08 +0000 https://www.dire.it/?p=473808

'Diario di un'apprendista astronauta', già disponibile in tedesco, verrà tradotto anche in lingua inglese

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La notizia che l’Agenzia spaziale europea avrebbe selezionato un nuovo gruppo di astronauti, i dubbi sulla strada migliore per sé, l’emozione e l’ansia di fronte ai numerosi test e infine la fatica della preparazione al viaggio nello Spazio e il debutto in orbita nell’equipaggio della missione 42-43, ribattezzata ‘Futura’: la storia dell’astronauta Samantha Cristoforetti, raccontata nell’autobiografia ‘Diario di un’apprendista astronauta’ edita da ‘La nave di Teseo’, dopo il tedesco viene ora tradotta in lingua inglese. Sarà disponibile dal prossimo 27 agosto. E non è l’unica novità per il libro, il cui ricavato viene devoluto dall’autrice all’Unicef. ‘Diario di un’apprendista astronauta‘ ha vinto anche il Premio Hemingway 2020, promosso dal Comune di Lignano Sabbiadoro con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, e in collaborazione con la Fondazione Pordenonelegge. Appuntamento per la premiazione sabato 27 giugno. La categoria in cui Cristoforetti si è aggiudicata il premio è ‘Testimone del nostro tempo’, con la seguente motivazione: “per averci fatto guardare la Terra da un’altra prospettiva, che non è solo quella dello spazio, ma soprattutto quella dei sogni. Per averci insegnato che le imprese spaziali non appartengono solo a chi li vive in prima persona, ma sono il frutto della collaborazione da parte di tanti Paesi che mettono insieme una sapienza scientifica, industriale e anche artigianale, e che l’avventura del singolo è anche l’avventura del genere umano”.

Samantha Cristoforetti, lo ricordiamo, è ingegnere meccanico, nata a Milano nel 1977 e cresciuta in Trentino, pilota dell’Aeronautica, da cui si è congedata di recente. La sua prima missione sulla Stazione spaziale internazionale, promossa dall’Agenzia spaziale italiana (Asi) nel 2014 ha avuto la durata di 199 giorni. Un periodo in cui le venne inviato in orbita un pacchetto con tre libri scelti da lei stessa prima della partenza: ‘Guida galattica per gli autostoppisti’ di Douglas Adams, citato più volte da Astrosamantha come suo testo prediletto, ‘Pilota di guerra’ di Saint-Exupery e ‘Palomar’ di Italo Calvino. “Del signor Palomar vorrei avere la capacità di descrivere il particolare, di Saint-Exupery quella di entrare nell’esperienza e trascenderla nell’universale”, ha raccontato Cristoforetti nell’autobiografia, che è ricchissima di descrizioni sulla preparazione degli astronauti da Houston a Star City, ma anche di riflessioni di respiro più spirituale. La prospettiva unica degli astronauti, scrive Cristoforetti, spinge anche a riflettere sulla finitezza umana: “Siamo un battito di ali delle stelle: muoiono partorendo gli atomi che ci compongono, ma sono del tutto ignare delle vicende umane- scrive, ad esempio, al trentacinquesimo capitolo del ‘Diario’-, indifferenti ai nostri barlumi di grandezza e agli abissi del nostro ego. Forse guardando le cose da una scala cosmica saremmo più disposti a perdonarci a vicenda la nostra piccolezza, ad aiutarci l’un l’altro a vivere con serenità il nostro breve tempo sulla Terra”.

Oltre al premio Hemingway e alla traduzione in inglese del ‘Diario di un’apprendista astronauta’, c’è anche un’ulteriore novità editoriale per Cristoforetti. ‘Nello Spazio con Samantha’, scritto da Stefano Sandrelli e pensato per i più giovani, sbarca nella collana ‘Universale economica Feltrinelli Ragazzi’, dopo diverse ristampe nella sezione ‘Kids’.

Narrativa a parte, Samantha Cristoforetti è stata selezionata per una nuova missione sulla Stazione spaziale internazionale e dovremmo conoscere la data della prossima partenza da qui a due anni: “Finalmente potrò tornare nello Spazio: il luogo di cui ho avuto forse più nostalgia nella mia vita, proprio perché lasciandolo sappiamo che potrebbe non essere più accessibile”.

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Coronavirus, faccia a faccia con la crisi: la misura Race https://www.dire.it/08-06-2020/470365-coronavirus-faccia-a-faccia-con-la-crisi-la-misura-race/ Mon, 08 Jun 2020 11:15:18 +0000 https://www.dire.it/?p=470365

Dati sull'impatto della pandemia arrivano dai satelliti che da anni fotografano il nostro pianeta dallo Spazio: ecco la piattaforma Race

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ROMA – Di quanto è calata la raccolta degli asparagi nella regione tedesca di Brandeburgo? E quante persone in meno hanno fatto shopping nei centri commerciali della Lombardia, in Italia? E ancora: quanto è diminuito il traffico aereo dell’aeroporto di Barcellona? Gli effetti della pandemia di Covid19 sulle attività economiche, commerciali e agricole si fanno sentire in tutto il mondo. Il senso comune può senz’altro suggerire che l’impatto dell’isolamento per arginare la diffusione del Coronavirus sia pesante, ma per avere numeri esatti e una visione globale di quello che sta succedendo, dalla chiusura alla ripartenza, una mano arriva dallo Spazio grazie alla piattaforma Race, realizzata dalla Commissione europea e dall’Agenzia spaziale europea, l’Esa.
 
“Questo è un punto di partenza e non di arrivo”, chiarisce il direttore dei programmi di Osservazione della Terra dell’Esa, Josef Aschbacher, collegato dalla sede di Frascati alla conferenza stampa di presentazione del nuovo strumento per tratteggiare la crisi che ha coinvolto i Paesi europei. “Insieme al mio team- racconta Aschbacher- mi sono chiesto: ‘In una crisi così terribile per l’Europa e per tutto il mondo, noi cosa possiamo fare?'”. La risposta è stata attingere alla miniera di dati forniti dal programma europeo Copernicus, rete di satelliti che da anni fotografa il nostro pianeta dallo Spazio, e farli leggere da un’intelligenza artificiale che ha creato la mappa esatta della situazione nel nostro continente usando come indicatori di riferimento le attività produttive, l’agricoltura e l’ambiente.
 
Gli ambiti su cui Race fornisce dati e mappe sono la presenza di gas serra in atmosfera, la variazione di qualità dell’aria e delle acque, gli indicatori economici di industria, edilizia, spedizioni, commercio e traffico, e i raccolti agricoli.
 
Grazie a Race-  acronimo che sta per Rapid Action on Covid and Eo (Earth Observation)- sappiamo così che gli asparagi del Brandeburgo hanno registrato un crollo della raccolta con picchi del 30% a causa della chiusura delle frontiere che ha impedito l’arrivo di manodopera; lo vediamo con le immagini dei campi riprese nei primi mesi del 2020 da Sentinel-2, in cui ci sono marcate differenze con le immagini riprese nello stesso periodo del 2019. Scopriamo anche, sempre grazie agli occhi delle ‘sentinelle’ della Terra, che in Italia si è registrato un calo imponente di NO2 in atmosfera. Parliamo del diossido di azoto, gas irritante la cui presenza rilevata da Sentinel 5P nella pianura padana è scesa del 47% tra marzo e aprile ed è calata fino al 49% nella zona di Roma. Il Coronavirus ha rallentato anche la raccolta dei rifiuti, come si evince dai grafici che mostrano lo stoccaggio della spazzatura in provincia di Caserta, i cui volumi sono aumentati di 4 volte da febbraio ad aprile 2020.
 
E adesso cosa succederà? Il sistema è in continuo aggiornamento e mostra l’evoluzione della ripresa delle attività. “In tanti sono affascinati dallo Spazio- fanno sapere dalla Commisisone europea-, noi crediamo fermamente che sia uno strumento fondamentale per l’economia. Gli investimenti per lo Spazio tornano sulla Terra producendo guadagno per tutti”. 
 
Race, accessibile all’indirizzo web race.esa.int, mostra, di fatto, l’impatto economico della pandemia, ma l’idea dei suoi creatori è che non si limiti ad essere uno strumento descrittivo, ma sia piuttosto proattivo per aiutare la politica a decidere cosa fare, quali azioni intraprendere.
 
L’Esa collabora anche con la Nasa e la Jaxa, l’agenzia spaziale giapponese, per far sì che gli strumenti migliori al mondo siano usati insieme. Non solo per superare la crisi dovuta al Covid19, ma anche per guardare oltre

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La nuova era dello Spazio debutta con Elon Musk https://www.dire.it/01-06-2020/467562-la-nuova-era-dello-spazio-debutta-con-elon-musk/ Mon, 01 Jun 2020 10:32:13 +0000 https://www.dire.it/?p=467562

Sabato 30 maggio la capsula Crew Dragon della compagnia privata SpaceX è partita, con successo, da Cape Canaveral

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La Storia fa ancora una volta tappa a Cape Canaveral, striscia di terra che si affaccia sull’Atlantico dalla costa della Florida, consacrata al lancio di razzi nello Spazio per conto della Nasa.

E’ dal Kennedy Space Center che sabato 30 maggio ha preso il volo il razzo Falcon9 con il compito, perfettamente riuscito, di portare in orbita a bordo della capsula Crew Dragon i due astronauti a stelle e strisce Robert Behnken e Douglas Hurley.

Destinazione Stazione spaziale internazionale. Fin qui niente di strano, se non fosse che la base non era utilizzata per il lancio di equipaggi dal 2011, anno in cui terminò il programma Space Shuttle, e che il lancio in questione è stato sognato, inseguito e realizzato da SpaceX, compagnia privata fondata dal magnate Elon Musk. E’ la prima volta che il viaggio degli astronauti viene realizzato da un privato, seppure con la supervisione dell’agenzia spaziale statunitense.

Per gli Stati Uniti è stato un momento importante- presente al lancio anche il presidente Donald Trump e il suo vice, MikePence- e l’entusiasmo si è rapidamente propagato in tutto il mondo, con milioni di persone collegate a tv e canali web per seguire l’evento in diretta, facendo volare su Twitter l’hashtag #LaunchAmerica che ha rapidamente scalato la classifica dei Trending topic.

Ma perché tanto entusiasmo? Le parole più ricorrenti nella comunità di appassionati sono ‘progresso’, ‘avanzamento tecnologico’, ‘scoperta’. In realtà c’è la consapevolezza che lo Spazio, dopo l’età dell’oro vissuta all’epoca della corsa alla Luna negli anni Sessanta, può essere ancora un terreno di sperimentazione tanto scientifica che tecnologica, in questo caso grazie all’iniezione di miliardi di dollari ad opera di un privato, Elon Musk. Non c’è in gioco solo il ritorno in pista degli Stati Uniti per un accesso nazionale allo Spazio per i suoi astronauti. Ricordiamo che negli ultimi anni gli astronauti statunitensi per raggiungere la Stazione spaziale si sono serviti della capsula russa Soyuz in partenza dal cosmodromo di Baikonour. Il lancio del 30 maggio significa molto altro: inaugura una nuova era in cui le agenzie spaziali si aprono alla collaborazione con compagnie commerciali.

Il debutto è stato da film. I due astronauti che hanno scritto il loro nome nella Storia, Behnken e Hurley sono entrambi sposati con due astronaute (Megan McArthur e Karen Nyberg, che, peraltro, ha svolto una missione con Luca Parmitano, nel 2013); sono saliti in ascensore per 70 metri per raggiungere la cima del Falcon9, da lì sono entrati nella capsula Crew Dragon, che assomiglia di più a una automobile biposto sportiva, con interni futuribili, che a un mezzo di trasporto spaziale. Sono stati loro, durante il viaggio, verso la Stazione, a decidere di ribattezzarla Endeavour, proprio come lo Shuttle che portò entrambi nello Spazio, anni fa. Un chiaro segnale di continuità con la storia della Nasa. Nel viaggio della Crew Dragon, durato 19 ore, tutto è scenografico, destinato a destare stupore, anche il segnalatore incaricato di mostrare l’arrivo nell’area a gravità zero, un dinosauro ricoperto di paillettes per cui è già aperta la caccia all’acquisto (costa 25 dollari).

I due astronauti si sono complimentati con i progettisti di SpaceX, mentre, da terra, si applaudiva a un altro successo. Il razzo Falcon9, infatti, è riutilizzabile. Per questo, dopo aver sganciato la capsula, è tornato verso il nostro pianeta centrando perfettamente una grande x in mezzo all’Oceano, dove è stato recuperato per la prossima missione.

Insomma, i passi in avanti sono tanti. In questa collaborazione allargata, c’è anche spazio per l’Italia. Il contributo del nostro Paese passa dal supporto fornito dalla base dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) Broglio Space Center (BSC) di Malindi, in Kenya, che fa parte delle stazioni di tracking che hanno seguito il volo della Crew Dragon verso la Stazione Spaziale.

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Quelle misteriose linee su Marte (studiate dall’Italia) https://www.dire.it/25-05-2020/464779-quelle-misteriose-linee-su-marte-studiate-dallitalia/ Mon, 25 May 2020 11:25:05 +0000 https://www.dire.it/?p=464779

Abbiamo parlato delle Recurring Slope Lineae con Giovanni Munaretto, dottorando all'università di Padova con una borsa dell'Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf)

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Sono state battezzate Recurring Slope Lineae: strisce scure, stagionali, che appaiono sulla superficie di Marte in corrispondenza di scarpate. Data la somiglianza con la sabbia scura, inumidita dall’acqua, la suggestione è forte e fin dal loro primo avvistamento, nel 2011, hanno fatto supporre che corrispondessero a flussi di acqua liquida. Uno studio italiano, pubblicato sulla rivista scientifica Planetary Space Science, smentisce però questa ipotesi: le misteriose linee di Marte sarebbero invece il risultato dello scorrimento di materiale secco. La prova arriva dalle immagini uniche ottenuto dallo strumento Cassis, a bordo del Trace Gas Orbiter della missione europea Exomars 2016.
 
Ne abbiamo parlato con il primo firmatario dello studio, Giovanni Munaretto, dottorando all’università di Padova con una borsa dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf).
 
Grazie alle immagini dello strumento Cassis abbiamo quindi capito che non c’è acqua liquida su Marte?
 
“Più o meno è così: nel senso che le immagini che abbiamo analizzato ci dicono che in particolare per quanto riguarda le Recurring Slope Lineae, e questo almeno per la maggior parte del giorno, non contengono tracce di acqua, sono cioè dei flussi prevalentemente secchi. Per il resto in realtà acqua liquida su Marte è stata trovata sotto la superficie, quindi questo non implica che su Marte non ci sia da nessuna parte acqua liquida, ma diciamo che è un risultato che vale per le Recurring Slope Lineae. Quindi sì, diciamo c’è ancora speranza di trovare acqua liquida”, chiarisce Munaretto.
 
Come possiamo definire le Recurring Slope Lineae?
 
“Si presentano come delle linee scure simili a dei piccoli torrenti, se vogliamo fare un po’ di analogia con delle strutture terrestri, che si propagano lungo i pendii; quindi possiamo immaginare delle scarpate- che sono comunemente wall di crateri oppure dei canyon. Inizialmente si è visto che queste strutture erano solite apparire solo durante le stagioni calde marziane, quindi l’estate locale, la fine della primavera,  quando le temperature si portavano sopra gli zero gradi centigradi, quindi supportavano la fusione del ghiaccio d’acqua. Per questo si è iniziato a pensare che fossero probabili sorgenti di acqua liquida e ad aggiungere altri indizi che supportassero quest’ipotesi c’è anche il fatto che quando le temperature poi diventavano fredde e scendevano sotto zero centigradi all’ approssimarsi dell’ inverno marziano, queste strutture svanivano. L’idea era che si sciogliesse del ghiaccio, creasse un flusso di acqua liquida che poi svaniva quando le temperature non rendevano più possibile questo fenomeno. Indagini successive hanno poi incrinato quest’ipotesi, mostrando che molti aspetti in  realtà erano compatibili con dei flussi di materiale granulare, quindi della sabbia, del materiale molto fine che viene fatto scendere da queste scarpate da meccanismi che non sono stati chiaramente identificati. La questione è ancora aperta e non c’è ancora una risposta definitiva, perché secondo alcune analisi queste sono ben spiegabili come dell’ acqua liquida, secondo  altri analisi no, e quindi questo fenomeno è ancora molto dibattuto nellacomunità scientifica. La sua importanza  astrobiologica e anche relativa all’esplorazione futura di Marte è estremamente alta”.  
 
La strada per risolvere il mistero è lunga, ma lo strumento Cassis- realizzato dall’Università di Berna con il contributo di Italia e Polonia- ha dato una grossa mano.
 
“Con il nostro lavoro- spiega Munaretto-siamo andati a vedere se ci fossero dei cambiamenti tra mattina e pomeriggio: una cosa che non era mai stata fatta prima d’ora perché non ce n’era la possibilità. Cassis è l’unico strumento in grado di avere osservazioni a una risoluzione così alta e ci ha permesso di vedere queste features al mattino locale. Le abbiamo confrontate con delle osservazioni realizzate da Hirise, la camera ad alta risoluzione a bordo della missione NASA Mars Reconnaissance Orbiter. Abbiamo confrontato queste immagini riprese di mattina e pomeriggio: se fossero dovute ad acqua liquida ci aspetteremmo evaporazione, perché la mattina marziana è  un contesto molto umido dove se c’è dell’ acqua può rimanere per un po’ stabile, mentre il pomeriggio è  estremamente secco e quindi qualsiasi traccia di acqua evaporerebbe, comportando anche un cambiamento di colore di queste features, da più scure a un po’ meno scure. Noi non vediamo nessuna di queste variazioni. Questo ci fa pensare che siano veramente del materiale secco granulare che si propaga lungo queste scarpate“.
 
Il lavoro dello strumento Cassis è prezioso non solo per l’analisi delle misteriose linee di Marte, ma anche perché aiuterà a mappare la superficie del pianeta rosso in 3D. Cassis è una stereocamera che ha come particolarità quella di ruotare inquadrando una stessa zona con due prospettive diverse in quattro diversi filtri. A partire dalla stereoscopia ci sono poi algoritmi che permettono di ricostruire in 3D le caratteristiche del terreno.
 
La Camera è stata realizzata sotto la responsabilità dell’Università di Berna e ha un forte coinvolgimento italiano. E’ l’osservatorio astronomico di Padova ad essere responsabile della produzione e archiviazione di modelli tridimensionali del terreno di Marte.Un patrimonio che sarà utile per le prossime missioni, anche umane, per caratterizzare i siti di atterraggio delle missioni del futuro.
 
Intanto nell’orizzonte di Cassis ci sono altre osservazioni, in alta risoluzione e a colori, di quello che accade nelle prime ore del mattino su Marte, sempre alla ricerca di acqua liquida: l’umidità di quella fascia oraria potrebbe far scoprire lo scioglimento di parti di ghiaccio, qualche piccola formazione di acqua che si manifesta solo in quel momento della giornata.
 
“Il lavoro scientifico prodotto dal team italiano conferma ancora una volta le grandi capacità a livello nazionale di elaborare e analizzare le osservazioni ottiche da remoto delle superfici planetarie, in questo caso la superficie marziana” ha commentato Raffaele Mugnuolo, responsabile dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) per la partecipazione scientifica alla missione ExoMars.
 
L’Italia è il maggiore contributore del programma ExoMars sfiorando il 40% dell’investimento totale, con un ritorno importante per l’industria italiana e per la comunità scientifica nazionale.
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Elon Musk porta i primi astronauti della Nasa sulla Stazione spaziale https://www.dire.it/18-05-2020/461529-elon-musk-porta-i-primi-astronauti-della-nasa-sulla-stazione-spaziale/ Mon, 18 May 2020 11:14:44 +0000 https://www.dire.it/?p=461529

Il razzo Falcon 9 partirà dal Kennedy Space Center, in Florida, il prossimo 27 maggio. La capsula Crew Dragon porta in orbita gli astronauti Robert Behnken e Douglas Hurley

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Allacciate le cinture, la Nasa vola sulla Stazione spaziale internazionale per la prima volta grazie a una compagnia privata. Neanche a dirlo, è SpaceX del magnate visionario Elon Musk. Il razzo Falcon 9 partirà dal Kennedy Space Center, in Florida, il prossimo 27 maggio. Porterà in orbita la capsula Crew Dragon, con a bordo i due apripista del nuovo vettore per viaggi spaziali, gli astronauti Robert Behnken e Douglas Hurley.

Saranno loro i primi astronauti a stelle e strisce a partire per la Stazione spaziale internazionale dal suolo statunitense dopo l’interruzione del programma Space Shuttle, il cui ultimo volo risale al 2011.

Inizia così una nuova era, che vede la Nasa legata a doppio filo a SpaceX, alleanza sancita dal Commercial Crew Program dell’agenzia spaziale.

LA QUARANTENA DURANTE LA PANDEMIA

Il debutto del volo privato verso la Stazione spaziale arriva durante la pandemia di Covid19, per questo ha subito delle modifiche anche il tradizionale periodo di quarantena cui gli astronauti si sottopongono prima della partenza per le missioni. L’isolamento è stato infatti rimodulato, permettendo agli astronauti di restare in quarantena rimanendo in casa, oppure, se le condizioni non lo permettono, di usufruire degli spazi del Kennedy Space Center. Ci saranno misure di sicurezza aggiuntive, fanno sapere dalla Nasa, che prevedono, tra le altre cose, la misurazione della temperatura ad ogni visitatore. I due astronauti sarnno testati due volte per definire la negatività al Coronavirus.

La quarantena, iniziata il 13 maggio, è fondamentale per proteggere i compagni di equipaggio, che, nel caso specifico, sono l’astronauta Chris Cassidy e i due cosmonauti Anatoly Ivanishin e Ivan Vagner. E’ una misura preventina introdotta sin dagli inizi dell’esplorazione spaziale, quando gli astronauti volarono sulla Luna con le missioni Apollo.

IN VOLO CON SPACEX

Robert Behnken e Douglas Hurley hanno lavorato con i tecnici della compagnia fondata da Elon Musk per prepararsi alla ‘guida’ del veicolo spaziale. E’ un’impresa con cui tutti adesso si possono cimentare grazie al simulatore messo a disposizione della compagnia, accessibile via web. L’amministartore delgato della Nasa, Jim Bridenstine, lo aveva provato lo scorso anno, riuscendo ad agganciare la Crew Dragon al primo colpo.

IL CONTRATTO CON ROSCOSMOS

Nel fratempo la Nasa ha stipulato un contratto con l’agenzia spaziale russa Roscosmos per l’acquisto di un ulteriore posto sulla navetta Soyuz. Riporta il sito spacenews che il valore si aggirerebbe intorno ai 90 milioni di dollari. Si tratta del volo con cui tornerà sulla Terra l’astronauta Chris Cassidy, il cui rientro è previsto per questo autunno. L’acquisto milionario è stato verosimilmente effettuato per assicurare la possibilità di ritorno a terra per Cassidy, prescindendo dalla nuova fase in cui a occuparsi del trasporto degli astronauti è SpaceX. Questo perché la compagnia di Elon Musk ha accumulato, negli anni, diversi ritardi. Basti pensare che il primo viaggio privato era atteso per il 2018.

Il volo del 27 maggio si chiama Demo-2 ed è una sorta di test per capire le effettive possibilità di utilizzo per i prossimi anni, quando ci si aspetta che il programma Crew-1 sostituisca in tutto e per tutto l’uso della Soyuz, ‘liberando’ la Nasa dalla dipendenza dalla Russia.

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La nuova frontiera dei meteoriti, così li vedremo arrivare https://www.dire.it/11-05-2020/458339-la-nuova-frontiera-dei-meteoriti-cosi-li-vedremo-arrivare/ Mon, 11 May 2020 09:58:43 +0000 https://www.dire.it/?p=458339

Ne abbiamo parlato con Ettore Perozzi, fisico dell'Agenzia spaziale italiana (Asi)

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Sono frammenti di asteroide che solcano il cielo e arrivano sulla Terra, perdendosi in fondo agli oceani o atterrando in zone del nostro pianeta in cui un piccolo esercito di appassionati si diletta nella loro ricerca: i meteoriti sbarcano adesso anche da Christie’s. E’ notizia di pochi giorni fa che la prestigiosa casa d’aste a fine maggio batterà, tra i suoi pezzi, un frammento di Luna oltre a un’altra quarantina di rocce venute dallo Spazio. Abbiamo parlato del loro fascino, ma anche del loro ruolo nella ricerca scientifica, con Ettore Perozzi, fisico dell’Agenzia spaziale italiana (Asi).

Innanzitutto, abbiamo chiarito cosa intendiamo per meteoriti.

“Scientificamente i meteoriti sono dei pezzetti di asteroide e siccome gli asteroidi hanno delle caratteristiche primitive, guardare un meteorite è un po’ come guardare nel passato del Sistema solare – significa avere tra le mani un pezzetto dei mattoni con cui sono stati costruiti i pianeti. Ci sono poi i meteoriti metallici, che sono nuclei di planetoidi. Come dire: riesco a toccare ciò che dovrebbe stare al centro della Terra– spiega Perozzi-. Poi c’è un punto che riguarda la frontiera della ricerca scientifica”. Si tratta di riuscire a prevedere la zona di atterraggio delle rocce spaziali, utilizzando telescopi che riescano a mappare un’amplissima parte di cielo. E’ già successo, tre volte. “Abbiamo detto che i meteoriti sono dei piccoli asteroidi- prosegue Perozzi-, che si bruciano nell’atmosfera e quello che avanza è, appunto il meteorite. È molto difficile vederli prima che cadano perche’ sono oggetti di appena qualche metro. Servono quindi telescopi molto particolari, con un campo di vista estremamente grande. Nel 2008 siamo riusciti per la prima volta a vedere un futuro meteorite quando era ancora nello spazio. Abbiamo potuto cosi’ calcolarne la traiettoria e capire che sarebbe caduto nel deserto del Sahara. È successo fino ad oggi altre due volte, nel 2014 e nel 2018″.

LEGGI ANCHE: Alla ricerca di meteoriti VIDEO

Con le tecniche affinate di recente è stato possibile prevedere l’arrivo di piccoli asteroidi con un giorno di anticipo. Quello che ci si aspetta, spiega Perozzi, è che in futuro sia la normalità riuscire a prevedere la traiettoria di asteroidi prima che diventino meteoriti, che, lo ricordiamo, non sono rischiosi per l’uomo.

In particolare, l’Agenzia spaziale italiana sta promuovendo l’installazione, in Sicilia, del telescopio Flyeye dell’Agenzia spaziale europea, destinato proprio alla scoperta di asteroidi che passano nei dintorni della Terra.

“Il telescopio si chiama Flyeye, occhio di mosca, proprio perché avra’ un grandissimo campo di vista, equivalente a quello di sedici telescopi di uguali dimensioni. Il telescopio è in costruzione, in stadio molto avanzato e sara’ completato all’inizio del prossimo anno. Il progetto è nato in Italia, all’Istituto nazionale di astrofisica e realizzato grazie all’industria aerospaziale italiana. Avra’ un campo di vista di 45 gradi quadrati: è cioe’ in grado di vedere un pezzo di cielo grande come se si mettessero 180 lune una vicina all’altra”.

Flyeye sarà installato in Sicilia, sul Monte Mufara, nelle Madonie.

L’osservazione del cielo in cerca di meteoriti può intanto contare anche sul supporto della rete Prisma, la stessa che si è attivata pochi mesi fa alla ricerca del ‘meteorite di Capodanno’. Il funzionamento è a basso costo: si basa sull’uso di internet e telecamere, che vedono tutto il cielo. Avvistata la striscia di un meteorite in caduta, tramite la rete vengono inviati i dati a un centro di elaborazione in grado di fornire le coordinate dell’area in cui è caduto.

LEGGI ANCHE: A caccia di meteoriti: trovato vicino Modena un frammento di quella di Capodanno

Come si fa, però, a capire se il meteorite trovato viene proprio dal cielo e non si tratta, invece, di un sasso? Bisogna rivolgersi a degli esperti, che analizzeranno il reperto. Un indizio importante e’ controllare se contiene ferro, e per farlo può essere usato un semplice magnete. Ma solo le analisi della composizione sveleranno se è un prodotto “terrestre”, o se, invece, arriva dallo Spazio, ci ha spiegato Perozzi. Un altro fenomeno tipico che distingue il meteorite da una roccia terrestre è il segno dello stress termico: attraversando l’atmosfera si è bruciato, e sulla sua superficie questo passaggio a altissima temperatura sarà visibile.

Il meteorite ha anche un valore economico.

“C’è un mercato perché sono in un certo senso delle pietre preziose. Niente di esagerato- chiarisce Perozzi-, ma un meteorite di qualche chilo può valere anche qualche migliaio di euro. Poi ci sono cose particolari: un piccolo meteorite marziano, che è un pezzetto di crosta marziana giunto sulla Terra, può valere anche 20-30mila euro. C’è tutto un mondo di pietre rare“.

Chi non è interessato né alla ricerca né all’acquisto di meteoriti li può ammirare nei musei. Il Vaticano ne ha una bellissima collezione, ci racconta Perozzi, così come il museo di mineralogia dell’Università Sapienza di Roma e il Museo di Scienze Planetarie di Prato.

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Una, nessuna, centomila comete https://www.dire.it/04-05-2020/455335-una-nessuna-centomila-comete/ Mon, 04 May 2020 11:02:33 +0000 https://www.dire.it/?p=455335

Nei cieli di maggio non vedremo la cometa Atlas. Ma, forse, potremmo avvistarne un'altra...

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ROMA – Doveva essere lo spettacolo nei cieli di maggio, un bagliore nel blu atteso dagli appassionati di fenomeni  astrali spettacolari, invece la cometa Atlas non la vedremo sfrecciare sopra le nostre teste. O almeno, non così come l’abbiamo immaginata. Senz’altro non a occhio nudo, come ce l’aspettavamo. Atlas, così come tante altre comete, ha visto evaporare il suo nucleo di ghiaccio  quando si è avvicinata al Sole e si è frammentata in tante comete più piccole. Ci ha svelato i suoi segreti Albino Carbognani, astronomo dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) e divulgatore scientifico.

La cometa Altlas “è vero che doveva diventare visibile a inizio maggio e quindi doveva superare la soglia della visibilità a occhio nudo,  anzi diciamo le prime previsioni fatte un paio di mesi fa  erano molto ottimiste,  poteva diventare davvero una cometa molto brillante- spiega Carbognani alla Dire-; in realtà è successo quello che può succedere a una cometa, cioè che in avvicinamento al Sole per effetto dell’evaporazione del ghiaccio che si trova sulla superficie di questi corpi celesti,  il nucleo si è frammentato. Si è frammentato attorno alla fine di marzo, inizio aprile: si è prima spezzato in quattro blocchi principali che a loro volta si sono frammentati, e quindi diciamo che il nucleo della cometa non è più un blocco unico com’era qualche settimana fa,  ma sono tante piccole ‘cometine’ che stanno viaggiando insieme,  percorrendo l’ orbita originaria della cometa: questa frammentazione ha determinato una drastica diminuzione della luminosità della cometa Atlas. Doveva essere osservabile a occhio nudo, non sarà più osservabile a occhio nudo…purtroppo ci vorrà un telescopio non banale. Gli amatori la stanno seguendo, mi inviano fotografie, ma, ecco, non sarà più questa cometa visibile a occhio nudo che ci si aspettava”.

LA GRANDE COMETA DEL 1844

Niente di strano, è la vita delle comete. Quello che è accaduto ad Atlas è un fenomeno comune. Meno scontato, invece, è il suo ‘albero genealogico’. Si pensa, infatti, che la cometa Atlas possa essere ‘sorella’ di una cometa avvistata nel 1844, ed entrambe discenderebbero da una mamma comune passata in volo nel Sistema Solare seimila anni fa.

“Questa cometa ha una storia interessante alle spalle- racconta Carbognani – perché segue un’orbita simile a una cometa osservata del 1844, la grande cometa del 1844, una cometa brillante. Quindi abbiamo due comete che vengono dagli estremi confini del Sistema solare e che seguono un’orbita simile; hanno un periodo orbitale di circa seimila anni. E non è una cosa causale. Si tratta probabilmente di frammenti di una cometa progenitrice che seimila anni fa, quand’ è passata al perielio, punto più vicino al Sole, si è frammentata in almeno due comete che poi sono ritornate a loro volta. Il secondo frammento che sta passando in prossimità della Terra in queste settimane- la cometa Atlas, appunto, si è frammentato a sua volta,  quindi diciamo che è di famiglia”.

LE COMETE E LA MACCHINA DEL TEMPO

 Ma perché è importante studiare le comete?  Che risposte ci aspettiamo da questi corpi celesti?

“Le comete generalmente arrivano dai confini del Sistema Solare, quindi vuol dire che sono dei corpi primitivi che non hanno subito grossi cambiamenti a partire dalla formazione del Sistema Solare, quattro miliardi e mezzo di anni fa. Mentre la Terra ha subito dei grossi cambiamenti dalla Terra primitiva che era all’ inizio perché c’è stata la differenziazione gravitazionale, la deriva dei continenti eccetera eccetera, quindi il nostro pianeta è molto diverso da come era quattro miliardi e mezzo di anni fa.  Al contrario le comete sono oggetti che per la stragrande maggioranza della loro vita sono rimasti lontani dal Sole, sono oggetti piccoli che non hanno una geologia,  non hanno nessuna forma di attività quando passano vicino al Sole,  sono un campione inalterato di come era il Sistema solare quattro miliardi e mezzo di anni fa e quindi sono importanti da studiare perché gli elementi che loro emettono nello Spazio sono quelli di quando è nato il Sole e il Sistema Solare. E’ un pochino come avere la macchina del tempo e poter dare un’ occhiata, anche se sfuggita a quello che c’era in quest’ epoca così remota”.

Non c’è solo questo. Le comete sono legate a doppio filo alla nostra Storia di esseri umani: sono state loro, insieme agli asteroidi, a portare l’acqua sul nostro pianeta.

Sono tante quelle che sfrecciano intorno al Sole, visibili da Terra solo con apparecchiature professionali.

LA ‘NUOVA’ COMETA

Recentemente ne è stata scoperta un’altra: si chiama C/2020 F8 (Swan), come il satelllite le cui immagini ce l’hanno rivelata per la prima volta. E’ una cometa particolare, si muove su un’orbita estremamente allungata e in questo periodo sta passando vicino alla Terra: è visibile nell’emisfero australe, ma tra poco sarà al massimo della sua visibilità, raggiungerà la soglia della visibilità ad occhio nudo anche da noi.

Da cieli molto bui, in condizioni ideali e con un binocolo, si potrà ammirare. Con un po’ di impegno, gli appassionati ce la possono fare.

“Non è una bella cometa da prima serata, alta sull’orizzonte, brillante come ad esempio fu nel 1997 la Hale-Bopp, oppure la Hyakutake . E’ una cosa sempre un pochino per astrofili, perché non è quella cometa che uno esce di casa a fare la passeggiata al cane se la prova li davanti e non fa nessuna fatica: questa bisogna cercarla”.

Le coordinate per trovarla? Sarà bassa sull’orizzonte, visibile a Nord Ovest alla sera, a Nord Est al mattino, circa a metà maggio.

Se volete saperne di più su come vedere la cometa Swan, cliccate qui

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Auguri, Hubble: il telescopio spaziale più amato festeggia 30 anni https://www.dire.it/27-04-2020/452673-auguri-hubble-il-telescopio-spaziale-piu-amato-festeggia-30-anni/ Mon, 27 Apr 2020 10:36:44 +0000 https://www.dire.it/?p=452673

Compleanno tondo per il telescopio avanguardia del futuro che ha segnato una rivoluzione nell’osservazione dell’Universo

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Era l’anno in cui gli italiani sognavano con le ‘Notti magiche’ delle partite dei Mondiali di calcio organizzati nella Penisola, quello in cui i bombardamenti entrarono nelle case tramite le dirette televisive della Guerra del Golfo e in cui il premio Nobel per la Pace lo vinse Michail Gorbačëv. Un’altra epoca, lontanissima. Dal 1990 arriva Hubble Space Telescope, avanguardia del futuro che ha segnato una rivoluzione nell’osservazione dell’Universo. Il 24 aprile il telescopio spaziale nato dal lavoro congiunto di Nasa ed Esa ha compiuto trent’anni. Li ha festeggiati a modo suo, con la pubblicazione di un’immagine acquisita dai suoi ‘occhi’ speciali, spettacolare come tutte quelle a cui ci ha abituati.

Corallo Cosmico

Copyright: NASA/ESA/STScl

L’immagine è stata ribattezzata ‘Corallo Cosmico’ perché ricorda il mondo sottomarino. In realtà mostra due nebulose della Grande Nube di Magellano, una galassia distante approssimativamente 163.000 anni luce, satellite della nostra Via Lattea.

Hubble deve il suo nome all’astrofisico statunitense che enunciò la legge omonima dello ‘spostamento verso il rosso’, che rilevò il fenomeno per cui la luce emessa da un oggetto in allontanamento ha una lunghezza d’onda maggiore rispetto a quella che aveva all’emissione, tendendo, appunto, verso il rosso, l’estremo inferiore dello spettro del visibile.

Il telescopio spaziale Hubble è forse uno dei primi prodotti dell’industria spaziale ad essere entrato nell’immaginario collettivo. Tant’è che sui social in tanti hanno aderito all’iniziativa lanciata dalle agenzia spaziali per festeggiarlo: “Preparate una torta dedicata ad Hubble”, avevano chiesto. E gli utenti si sono sbizzarriti, ispirandosi al loro telescopio prediletto. C’è chi lo ha replicato in pasta di zucchero, chi ha realizzato torte coloratissime pensando a quei colori così intensi delle immagini spettacolari acquisite da Hubble di fronte a cui ci siamo incantati, e c’è chi lo ha anche riprodotto su una pizza. Segno della familiarità che, in tutto il mondo, il telescopio ha acquisito.

Ma qual è la particolarità di Hubble? Il telescopio spaziale viaggia tra i corpi celesti restituendoci un’immagine dell’Universo che non è ‘disturbata’ dall’atmosfera terrestre, come è, per esempio, per gli osservatori ancorati al suolo. Lo fa grazie a uno specchio di circa due metri e mezzo di diametro, e a cinque strumenti che osservano nel vicino ultravioletto, nel visibile e nel vicino infrarosso.

La missione ha prodotto fino a oggi 1.4 milioni di osservazioni e fornito dati che astronomi di tutto il mondo hanno utilizzato per scrivere più di 17.000 pubblicazioni scientifiche.

La trentennale storia di Hubble è stata costellata di scoperte importanti, che hanno cambiato il modo di guardare lo Spazio. Una di queste è arrivata quando Hubble ha fornito la misurazione più esatta mai realizzata dell’espansione dell’Universo. Una misurazione che ha consentito agli scienziati di capire che l’Universo si sta espandendo a velocità maggiore rispetto a quanto previsto, grazie alla spinta di energia oscura. Non solo. E’ ad Hubble che dobbiamo l’esatta datazione dell’età dell’UNiverso, fissata dal telescopio spaziale a 13,8 miliardi di anni. Hubble ha poi creato i cosidetti ‘campi profondi’, cioè immagini molto dettagliate di regioni ricche di galassie.

Il telescopio spaziale Hubble può essere visto anche come esempio di perseveranza. Non tutto, infatti, filò per il verso giusto all’inzio della missione. Nel corso degli anni sono stati necessari cinque interventi da parte di squadre di astronauti che lo hanno riparato in orbita, fino ad aggiustare tutto quello che non andava e a rendere Hubble il successo che conosciamo oggi.

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Dalla Basilicata alla Luna, Rocco Petrone incanta la Russia https://www.dire.it/20-04-2020/449387-dalla-basilicata-alla-luna-rocco-petrone-incanta-la-russia/ Mon, 20 Apr 2020 11:19:22 +0000 https://www.dire.it/?p=449387

La lunga e avventurosa marcia che ha portato l’uomo sulla Luna è partita (anche) dalla Basilicata. Uno dei padri della corsa allo Spazio fu infatti

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La lunga e avventurosa marcia che ha portato l’uomo sulla Luna è partita (anche) dalla Basilicata. Uno dei padri della corsa allo Spazio fu infatti Rocco Petrone, conosciutissimo dagli addetti ai lavori, pressoché ignoto al grande pubblico, diresse il Johnson Space Center della Nasa e, soprattutto, guidò la costruzione del Saturn V, razzo destinato a diventare protagonista delle missioni del Programma Apollo, di cui Petrone fu direttore. Ora un documentario ripercorre la sua storia di brillante ingegnere e figlio di immigrati negli Stati Uniti degli anni Sessanta. ‘Luna Italiana – Rocco Petrone e il viaggio dell’Apollo’  si è aggiudicato il premio come Miglior Documentario allo Tsiolkovsky Space Fest, il più importante festival russo sullo Spazio. Interviste e servizi d’epoca, come quelli di Piero Angela e Tito Stagno,  ricostruzioni, testimonianze e commenti, dall’astrofisico Amedeo Balbi all’esperto di storia dello Spazio Paolo D’Angelo,  con la voce narrante di Laura Morante e Francesco Montanari eletto a voce dello stesso Petrone.

Ci ha raccontato tutto il regista, Marco Spagnoli, che della vittoria al prestigioso festival russo ex aequo con ‘Baikonur. La caduta di Babbo Natale’, dice: “E’ stato come pareggiare con il Brasile al Maracanà”.

“Una grande soddisfazione aver vinto un premio al festival Tsiolkovsky  perché è come andare a pareggiare al Maracanà con il Brasile. Questo perché non è solo un festival di cinema , ma un festival di cinema spaziale, promosso dal Museo permanente dell’astronautica sovietica, il che vuole dire aver raccontato ai russi la loro storia o di un loro avversario”.

Ma chi è Rocco Petrone? Figlio di un carabiniere, che, con la moglie, decise di lasciare la Basilicata per dare alla famiglia un futuro migliore.

“E’ il figlio di immigrati della Basilicata, che diventa, per una serie di circostanze, direttore del Programma Apollo e soprattutto diventa direttore del lancio dell’Apollo, quello che ha la responsabilità diretta di sedicimila persone e quello che sovrintende alla costruzione e ai lanci del Saturn V- spiega Spagnoli-. Il lanciatore che porta l’uomo sulla Luna, altro 130 metri, che può essere costruito solo in verticale. Un lavoro di grande coordinamento, di grande precisione e di grandissima cura. E’ un ingegnere, ma anche un grandissimo organizzatore e uno scienziato”.

La lezione di Rocco Petrone non scade con gli anni.

“Sono molto anche contento che questo premio arrivi in questo momento perché se c’è una lezione che dobbiamo trarre da uno scienziato come Petrone da un lato è la resilienza, dall’altro la determinazione a risolvere e la grande coerenza personale. La domanda che gli fecero dopo i grandi successi dell’Apollo era quando gli americani sarebbe ro arrivati su Marte. Lui rispose: “Quando ci sarà la volontà politica di credere nello Spazio, come quella avuta da Kennedy, noi saremo pronti”. Applicato a noi in tempi di Covid diventa che, quando avremo fatto tutto quello che dobbiamo fare, quello che sarà importante è essere pronti a fare nuovamente il proprio dovere.  Andarci, sulla Luna, e andarci in otto anni è stato possibile perché ci hanno creduto. Credo che tutti quanti noi, quando questa quarantena finirà, dovremo tornare a impegnarci: è la cosa fondamentale che, alla fine, ti fa anche arrivare sulla Luna”.

Il documentario ‘Luna italiana’, prodotto da Istituto Luce-Cinecittà con il patrocinio dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi)  e in collaborazione con la Nasa, è stato ispirato dal libro di Renato Cantore ‘Dalla Terra alla Luna, Rocco Petrone, l’Italiano dell’Apollo 11’ ed è disponibile su History channel di Sky , in dvd in edizione arricchita e in tutti gli store digitali.

Il premio russo “è un grande risultato per un documentario  dedicato alla corsa alla Luna e che ci fa sentire orgogliosi, perché incentrato su un grande italiano, figlio di  emigrati in America – ha commentato il Presidente dell’Agenzia spaziale italiana Giorgio Saccoccia – Una storia come tante che descrive il genio è la passione di tantissimi italiani nel mondo! Ed è un prestigioso premio che sentiamo un po’ nostro per aver creduto, come ASI, in questo progetto e averlo sostenuto”.

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Direzione Mercurio, l’ultimo saluto a Bepi Colombo https://www.dire.it/13-04-2020/446590-direzione-mercurio-lultimo-saluto-a-bepi-colombo/ Mon, 13 Apr 2020 09:01:02 +0000 https://www.dire.it/?p=446590

La sonda Bepi Colombo si è avvicinata alla Terra per l'ultima volta e poi ha ripreso il viaggio verso la sua destinazione, il pianeta Mercurio

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ROMA – All’alba di venerdì 10 aprile la sonda Bepi Colombo, nata da una collaborazione tra le agenzie spaziali europea e giapponese, si è avvicinata alla Terra per l’ultima volta. Ha salutato il nostro pianeta da una distanza di 12.700 chilometri per poi riprendere il viaggio verso la sua destinazione, il pianeta Mercurio. Tecnicamente la manovra effettuata si chiama flyby ed è una sorta di fionda spaziale necessaria a modificare la traiettoria di una sonda sia per quanto riguarda la direzione che la velocità, risparmiando carburante. Ci ha spiegato i segreti del viaggio attraverso il Sistema Solare Raffaele Mugnuolo, dell’Unità Esplorazione e Osservazione dell’Universo dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi)
 
Innanzitutto, ci ha detto, i tipi possibili di flyby sono due. “Ci sono due tipi di flyby. Immaginiamo che la Terra si muova in una certa direzione intorno al Sole. Se il flyby avviene passando ‘dietro la Terra’, induce un incremento della velocità e un cambio di direzione. E’ quello che avviene quando ci si dirige verso  pianeti esterni rispetto alla Terra, verso Marte, Giove o altro. Se invece avviene passando ‘davanti alla Terra’ questa manovra induce un rallentamento oltre che un cambio di direzione, e in questo caso specifico il flyby viene usato per rallentare la velocità della sonda in modo da poter andare a puntare verso il Sistema solare interno, verso i pianeti più vicini al Sole. Per cui è necessario che la sonda disperda una certa quantità di energia, quindi rallenta per poter poi puntare verso il Sistema interno”.
 
Il flyby di Bepi Colombo con la Terra è stato solo il primo di una lunga serie prima di riuscire a raggiungere l’ambita meta. Ne seguiranno due con il pianeta Venere, il prossimo ottobre e ad agosto 2021, mentre a ottobre dell’anno prossimo ci sarà un primo passaggio vicino al pianeta Mercurio, ma la destinazione non sarà ancora raggiunta. Serviranno, infatti, sei flyby prima di assumere la posizione giusta per le osservazioni della missione. L’arrivo è atteso per dicembre 2025.
 
Bepi Colombo  oltre a quelli giapponesi porta con sé undici esperimenti europei. Di questi quattro sono italiani. Il più importante è Symbiosis, ci spiega Mugnuolo. Si tratta di uno strumento ottico a tre canali in grado di osservare la superficie nelle bande dell’infrarosso, e di realizzare immagini singole ad altissima risoluzione. C’è poi l’accelerometro Isa, per esperimenti di dimostrazione della legge della relatività generale. Lo strumento Serena cercherà di osservare l’esosfera di Mercurio, un pianeta di solito definito ‘senza atmosfera’. In realtà ci sarebbero emissioni naturali dalla superficie, qualcosa che viene rilasciato e rimane sospeso, che forma appunto l’esosfera che studierà lo strumento italiano. Infine, lo strumento More è dedicato alla radioscienza: con antenne radio misura le perturbazioni delle frequenze e sarà usato per comprendere la composizione interna del pianeta, che ad oggi, rimane ancora misterioso sotto molti punti di vista.
 
Mercurio è uno dei pianeti meno esplorati, un oggetto ancora misterioso. C’è stata una sonda della nasa nel ’74, la Mariner 10, e poi nel 2011 sempre la Nasa ha inviato Messenger, ancora operativa. Ma è un pianeta di cui si conosce ancora poco. E’ importante l’esplorazione. Con Bepi Colombo cercheremo di capire anche le tempeste solari. Studiare gli effetti di queste su Mercurio potrebbe rivelare una serie di caratteristiche che ci possono aiutare a prevedere cosa potrebbe accadere sulla Terra in coincidenza di questi fenomeni”.
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Emergenza Coronavirus, una mano arriva dallo Spazio https://www.dire.it/06-04-2020/443647-emergenza-coronavirus-una-mano-arriva-dallo-spazio/ Mon, 06 Apr 2020 10:54:08 +0000 https://www.dire.it/?p=443647

Chiamata per tutte le aziende che si occupano di tecnologie spaziali, l'Inaf mette a disposizione i suoi laboratori per combattere il virus

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Un Paese dopo l’altro finisce in lockdown: tutto chiuso per impedire al nuovo Coronavirus di diffondersi. Scienziati e medici di tutto il mondo sono al lavoro per studiare il virus e trovare cure, magari anche un vaccino.

Il settore aerospaziale non sta a guardare e mette a disposizione tutte le sue conoscenze e infrastrutture per contribuire alla sfida.

Contro la pandemia sono già state chiamate a raccolta tutte le aziende che si occupano di tecnologie spaziali. Fino al 20 aprile è attivo ‘Space in response to COVID19 outbreak’, bando proposto dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), in accordo con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione (MID) e il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio.

Il bando va alla ricerca di sperimentazioni di tecnologie spaziali per il contenimento, il monitoraggio e il contrasto al virus. Le soluzioni proposte dovranno essere veloci e di immediata applicabilità. L’Agenzia Spaziale Italiana ha già autorizzato il finanziamento del bando per 2,5 milioni di euro.

“Lo Spazio, ora più che mai, deve essere al servizio di tutti e con  questo bando saranno messe a fattore comune le tecnologie spaziali provenienti dai dati satellitari di telecomunicazione, navigazione e osservazione della Terra”, ha spiegato il presidente dell’Agenzia spaziale italiana Giorgio Saccoccia. 

L’esperienza delle missioni nello Spazio di equipaggi di astronauti ha fatto maturare una profonda conoscenza di medicina a distanza, di interventi medici con follow up e anche di formazione: tutto in condizioni di eccezionale complessità, proprio come quelle che ci troviamo a fronteggiare oggi con la pandemia in corso.

I risultati ottenuti dalle aziende che vinceranno il bando saranno a disposizione non solo dell’Italia,  ma anche degli altri Paesi che fronteggiano l’emergenza sanitaria più grave del secolo.

La partita contro il virus è aperta, tutti sono chiamati a partecipare. Dal canto suo, l’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) ha censito i laboratori in suo possesso che potrebbero essere utili nello studio del contrasto al virus. E sta portando avanti ricerche per annientare Covid19. Ce ne ha parlato Giovanni Pareschi, referente Inaf per le iniziative di contrasto al virus.

L’Istituto nazionale di Astrofisica “si è messo a disposizione immediatamente per contrastare la diffusione di Covid19, grazie ai laboratori d’avanguardia e alle tecnologie che normalmente vengono utilizzati per l’esplorazione del cosmo– spiega Pareschi-: metodi innovativi per la diagnostica, osservazione e controllo di aree popolate per controllare la diffusione delle persone e i loro movimenti tramite strumentazione usata per lo Spazio. Tra le cose più interessanti, lo studio che stiamo facendo per capire quanto la radiazione ultravioletta a diverse lunghezze d’onda possa infettare e annientare il virus“.

Non ci sono, però, solo scienza e tecnologia.  L’esperienza delle missioni spaziali è fatta anche di umanità, di emotività, di psicologia. Pensate agli astronauti, lontani da Terra e chiusi in spazi limitati con persone non di famiglia, alle prese con esperimenti e allenamenti in assenza di gravità. Sono proprio loro, forse, i più indicati a dare consigli per vivere nel modo più sereno il lungo periodo di isolamento a cui siamo sottoposti. Paolo Nespoli, intervistato dal Corriere della Sera, ha dato la sua ‘ricetta’, forte dei 313 giorni trascorsi in orbita sulla Stazione spaziale internazionale. Innanzitutto, spiega, è importante avere degli orari, una routine, una lista di cose da fare per non essere sopraffatti  dall’inedia. Chi non sta lavorando può dedicarsi a mettere in ordine, pulire, cucinare o fare il bucato. E poi ricordarsi sempre che si lavora per uno scopo comune, in questo caso, arginare il virus. 

Luca Parmitano, due esperienze sulla Stazione spaziale con le missioni ‘Volare’ e ‘Beyond’, ha partecipato attivamente alla campagna di sensibilizzazione per spingere le persone a rimanere a casa e arginare così la diffusione del virus.

LEGGI ANCHE. Coronavirus, l’astronauta Parmitano: “Non credete alle fake news”

In collegamento con Jovanotti per una diretta su Instagram, l’astronauta di Paternò ha invitato a prendere consapevolezza

Il consiglio? Trovare del tempo per sé. Mettere le cuffie e ascoltare musica , leggere un libro, insomma isolarsi per il tempo necessario per riprendere energie:  “Spero che sia un’occasione di acquisire consapevolezza, per avere un momento di crescita”.

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Scienza in orbita, gli esperimenti sulla Stazione spaziale https://www.dire.it/30-03-2020/440678-scienza-in-orbita-gli-esperimenti-sulla-stazione-spaziale/ Mon, 30 Mar 2020 11:36:42 +0000 https://www.dire.it/?p=440678

Facciamo il punto su quelli italiani della missione Beyond con Giovanni Valentini dell'Agenzia spaziale italiana (Asi)

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La Stazione spaziale internazionale è un enorme laboratorio che orbita intorno alla Terra: al suo interno astronauti di nazionalità diverse portano avanti un lavoro instancabile fatto di esperimenti i cui risultati sono utili per migliorare le condizioni di vita dei terrestri e che forniscono anche conoscenze nuove per le esplorazioni spaziali del futuro.
 
L’ultimo italiano a volare a bordo della stazione è stato l’astronauta Luca Parmitano che, lo ricordiamo, è stato anche Comandante dell’equipaggio. Durante la missione europea ‘Beyond‘ che lo ha visto protagonista per sei mesi. fino al 6 febbraio 2020, gli esperimenti made in Italy portati avanti sono stati sei. Di questi e del ruolo dello Spazio nella Ricerca,  abbiamo parlato con Giovanni Valentini, responsabile dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) per quanto riguarda l’uso della Stazione per il nostro Paese.
 
“Lo scopo primario è capire come reagisce il corpo umano in assenza di gravità, perché l’idea è di realizzare voli di lunga durata e di permanenza, sulla Luna o su Marte: è molto importante prevenire fenomeni che interessano il corpo umano per trovare delle cure. Non solo. C’è anche un ritorno molto forte in termini di scienza, di risultati che possono essere portati a Terra per essere usati a livello tecnologico ma anche farmaceutico, o in generale a livello scientifico”.
 
Vediamo cosa è successo durante la missione ‘Beyond’.
 
luca parmitano“Abbiamo avuto tre esperimenti sviluppati in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (Esa)- spiega Valentini, parlando con la Dire -, si tratta di Amyloid aggregation, Nutriss e Acoustic Diagnostics. Uno di tipo educational in collaborazione con la Nasa, Xenogriss. Dopodiché abbiamo avuto un esperimento con l’agenzia spaziale russa Roscosmos, Mini-Euso (che avrebbe dovuto essere portato in orbita durante la missione Vita di Paolo Nespoli, nel 2017, ndr), ed infine un esperimento partito a gennaio di cui Luca Parmitano ha effettuato la prima sessione, Lidal. Questi ultimi staranno per lungo tempo sulla Stazione”.
 
Ciascun esperimento riguarda un ambito diverso dalla conoscenza, si va dalla biologia alla fisiologia, passando per la fisica.
 
 
Nutriss e Acoustic Diagnostics “fanno una ricerca di tipo fisiologico. Si va ad analizzare come reagisce il corpo umano in assenza di gravità e nell’ambiente della Stazione spaziale, che è più soggetto a radiazioni cosmiche. Nutriss utilizza uno strumento in grado di analizzare il rapporto tra massa grassa e massa magra nel corpo umano. Si va quindi a valutare la quantità di grasso durante la missione: sono stati effettuate sei sessioni sperimentali”, utili  “per valutare l’eventuale variazione della dieta. Acoustic diagnostics è un esperimento sempre di fisiologia umana. Lo scopo è capire se l’ambiente della Iss potesse alterare l’udito degli astronauti: si è misurato con una tecnica usata anche a terra la performance dell’apparato uditivo dell’astronauta.Entrambi gli esperimenti prevedono sessioni pre volo e post volo. Amyloid aggregation ha analizzato peptidi beta-amiloidi, placche che possono portare a malattie neurodegenerative, per valutare se questi fenomeni in assenza di gravità avvengono più rapidamente”. Quindi se un astronauta rischia di ammalarsi durante missioni di lunghissima durata.
 
L’esperimento educational Xenogriss ha fatto invece volare in orbita dei girini in un acquario, per analizzare la crescita dei tessuti nello Spazio. Lo studio, portato avanti da università di Milano e università di Firenze è stato realizzato anche con l’aiuto degli studenti di una scuola.
 
Mini-Euso è un telescopio che guarda l’ultravioletto dalla Stazione Spazialementre Lidal è un rilevatore di particelle, attivato a gennaio da Luca Parmitano. Entrambi resteranno operativi a lungo sulla Stazione spaziale.
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Coronavirus, la Terra senza smog: le immagini dallo Spazio raccontano il pianeta ‘nuovo’ https://www.dire.it/23-03-2020/437639-coronavirus-la-terra-senza-smog-le-immagini-dallo-spazio-raccontano-il-pianeta-nuovo/ Mon, 23 Mar 2020 11:14:16 +0000 https://www.dire.it/?p=437639

La sentinella 5P del programma europeo Copernicus ha registrato una notevole diminuzione di inquinanti

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L’11 marzo del 2020 l’Organizzazione mondiale della Sanità ha dichiarato che la diffusione del Covid19 è una pandemia. I numeri dei contagi da questo tipo di Coronavirus sono tanto elevati da aver raggiunto ogni angolo del pianeta. Questo ha portato ciascun Paese a prendere delle misure per contenerli. In Italia, ad esempio, si sono chiuse prima le scuole, poi i musei, i cinema, i teatri, per poi arrivare alla chiusura di attività commerciali ritenute non essenziali. In Cina, nella provincia dell’Hubei- dove si trova la città di Wuhan, ritenuta epicentro della pandemia- le misure contenitive erano state altrettanto rigide fin da gennaio, contemplando anche la chiusura delle fabbriche. Uno degli effetti più evidenti è stata la drastica riduzione di emissioni nocive. Lo sappiamo grazie al lavoro delle sentinelle della Terra, i satelliti europei della costellazione Copernicus che da anni monitorano lo stato di salute del nostro pianeta.

I dati e le immagini sono stati resi noti dall’Agenzia spaziale europea (Esa). Il diossido di azoto, gas fortemente irritante per le vie respiratorie, si è ridotto drasticamente in Cina tra gennaio e febbraio. Questo inquinante rimane abbastanza vicino a dove è stato emesso. La maggior parte delle sue fonti di emissione si trovano in superficie e sono generate da attività umane come traffico, produzione di energia, riscaldamento residenziale, industrie eccetera.

La sua presenza è stata monitorata da Sentinel 5P. Non solo. Il Servizio Copernicus di Monitoraggio Atmosferico ha osservato anche una diminuzione fino al 30% di uno dei più importanti inquinanti atmosferici, il particolato fine, su tutto il Paese asiatico.

Una situazione analoga si è determinata nel Nord Italia.  Quando sono iniziate le restrizioni, la ‘nuvola’ di diossido di azoto si è diradata, con effetto particolarmente visibile sull’area della Pianura Padana.

A mostrarcelo, sempre gli occhi di Sentinel 5P, la sentinella di Copernicus dedicata in particolare all’analisi dell’atmosfera terrestre. Lanciata nell’ottobre del 2017, Sentinel 5P si serve del prezioso strumento Tropomi in grado di leggere quali gas sono presenti, e in che concentrazione, nell’atmosfera terrestre.

“Tropomi, a bordo di Copernicus Sentinel-5P, è lo strumento più accurato oggi per misurare l’inquinamento atmosferico dallo spazio. Queste misurazioni, disponibili a livello globale grazie alla politica dei dati libera e aperta, forniscono informazioni vitali per i cittadini e per gli organi decisionali”, ha commentato Josef Aschbacher, Direttore ESA dei Programmi di Osservazione della Terra.

L’Agenzia spaziale europea (Esa) ha fatto sapere di lavorare a prossime missioni, sempre nell’ambito di Copernicus, espressamente dedicate all’analisi della qualità dell’aria che respiriamo.

Un aiuto dallo Spazio particolarmente utile, se consideriamo anche il risultato del recente studio della Societa’ Italiana di Medicina Ambientale che correla un maggior inquinamento dell’aria con una diffusione più rapida del Coronavirus.

LEGGI ANCHE: Smog e coronavirus, lo studio italiano: “L’inquinamento accelera il contagio”

Anche per questo, per ora, la cosa più importante da fare è rimanere a casa. L’invito arriva anche dall’astronauta Luca Parmitano, che, tornato sulla Terra il 6 febbraio dopo essere stato Comandante della missione Beyond sulla Stazione spaziale internazionale, invita tutti a rispettare le regole.

LEGGI ANCHE: VIDEO | Coronavirus, Luca Parmitano: “Restate a casa, è un lavoro di squadra come per noi astronauti”

“Per poter godere domani della bellezza, dobbiamo oggi chiudere la porta all’espansione del Coronavirus. Per poterlo fare, dobbiamo farlo insieme, dobbiamo fare una scelta. Scegliamo di fare la cosa giusta. Scegliamo di stare in casa, scegliamo di restare uniti. Io resto a casa“.

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L’Europa su Marte: Exomars 2022 https://www.dire.it/16-03-2020/434325-leuropa-su-marte-exomars-2022/ Mon, 16 Mar 2020 12:45:05 +0000 https://www.dire.it/?p=434325

Ne abbiamo parlato con Raffaele Mugnuolo dell'Unità Esplorazione e Osservazione dell'Universo dell'Agenzia Spaziale Italiana

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L’Europa andrà su Marte, ma non quest’anno. La missione Exomars, la cui partenza era attesa a breve, slitta al 2022. Bisogna infatti ripetere alcuni test per verificare che tutte le componenti del modulo di discesa e del rover rispondano al meglio: per andare sul pianeta rosso non ci possono essere errori. Finora ad atterrare su Marte c’è riuscita solo la Nasa, l’arrivo sulla sua superficie non è una cosa semplice. Exomars, missione dell’Agenzia spaziale europea in collaborazione con la russa Roscosmos, vede una grande partecipazione italiana a livello industriale e scientifico. Il primo segmento della missione risale al 2016, quando il lander Schiaparelli tentò l’atterraggio, mancato per poco.
Di tutti questi aspetti abbiamo parlato con  Raffaele Mugnuolo dell’Unità Esplorazione e Osservazione dell’Universo dell’Agenzia Spaziale Italiana.A partire dallo slittamento della partenza.
 
“Non c’è stato un evento particolare- chiarisce Mugnuolo- E’ che per arrivare al lancio bisogna essere pronti un certo numero di mesi prima, tutte le componenti di cui è fatta la missione devono superare delle revisione. Se ci sono degli aspetti non ancora consolidati vanno chiariti. L’arrivo sulla superficie di Marte non è una cosa semplice. Solo la Nasa ci è riuscita finora ad arrivare correttamente sulla superficie. Sarebbero bastati due o tre mesi di tempo, purtroppo la data di lancio non è variabile”.
 
La prossima possibilità di partenza per Exomars non ci sarà prima di 780 giorni. 
 
La finestra di lancio si determina in base alla posizione reciproca dei due pianeti. Va considerato che i due pianeti si muovono a velocità diverse e hanno anche un periodo intorno al Sole diverso- spiega Mugnuolo all’Agenzia Dire-, Marte ci impiega 26 mesi per fare un giro intorno al Sole, la Terra circa la metà, bisogna trovare il momento in cui entrambi sono in opposizione rispetto al Sole, entrambi dalla stessa parte. E c’è un momento in cui sono alla distanza minima. Quella è la finestra di lancio, così il viaggio dura il meno possibile“.
 
L’emergenza Coronavirus non ha influito sul rinvio, determinato già a partire da alcune constatazioni dei mesi scorsi, ma è vero che, se anche il cammino di Exomars fosse proseguito secondo la tabella di marcia, uno stop sarebbe stato comunque altamente probabile. 
 
L’industria ce l’ha messa tutta, racconta Mugnuolo, mettendo in campo forza lavoro su tre turni al giorno sette giorni su sette, ma non è bastato. per andare su Marte non sono concesse approssimazioni, deve essere tutto perfetto.
 
Exomars, lo ricordiamo, porterà sul pianeta rosso un trapano italiano realizzato da Leonardo che, per primo, perforerà la superficie marziana.
 
“L’Italia intanto è il Paese che ha contribuito maggiormente finanziariamente. In base al ritorno geografico significa che l’investimento è tornato in termini di lavoro alle industrie italiane, in particolare Thales Alenia”.
 
L’attenzione mondiale è già stata puntata su Exomars nel 2016, quando il lander Schiaparelli tentò l’atterraggio. L’operazione venne letta mediaticamente come un fallimento, ma in realtà è stata un’impresa importante che ha permesso di acquisire informazioni fondamentali in vista del 2022.
 
“Nel nostro ambiente è considerato un successo. Già essere arrivati nell’atmosfera marziana con la giusta angolazione dopo sei mesi è un successo. Schiaparelli era un dimostratore, ci sta anche l’errore, come in tutti gli esperimenti. In questa nuova missione, facendo tesoro di quello che è successo precedentemente si sta prendendo la via per cui tutte le incertezze devono essere rimosse” al 100%.
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Luca Parmitano pronto per il futuro https://www.dire.it/09-03-2020/430991-luca-parmitano-pronto-per-il-futuro/ Mon, 09 Mar 2020 08:45:35 +0000 https://www.dire.it/?p=430991

“Il momento più impegnativo dal punto di vista umano è stato crescere come comandante della stazione", racconta in videoconferenza da Houston

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Un totale di 367 giorni passati in orbita con due missioni, ‘Volare’ dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), e ‘Beyond’ di quella europea (Esa), attività extraveicolari complesse, mai provate prima, e portate a termine con successo, foto spettacolari dalla cupola della Stazione spaziale, la prima esperienza di un italiano come comandante dell’equipaggio: Luca Parmitano, astronauta siciliano e colonnello dell’Aeronautica militare, è ora a Houston, negli Stati Uniti, alle prese con la riabilitazione dopo gli ultimi sei mesi passati in orbita. E sta benissimo. Lo racconta lui stesso, in collegamento video con la sede dell’Agenzia spaziale italiana. Guarda al futuro, Parmitano, “nel mio mestiere non mancano mai gli obiettivi”, dice, e intanto fa tesoro della sua esperienza.

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“Il momento più impegnativo dal punto di vista umano è stato crescere come comandante della stazione. Il primo incremento, il 60, era forse un po’ più standard nell’approccio con l’equipaggio. Nel momento in cui ho preso il comando, con la spedizione 61, ho dovuto cambiare il mio approccio, c’erano aspettative diverse. Dare innanzitutto un’impronta a quella che pensavo dovesse essere la condotta della Stazione, non solo come veicolo ma soprattutto come integrazione. Crescere all’interno di un ruolo per cui è impossibile prepararsi non è facile per nessuno. Cercare di avere una leadership cooperativa dal punto di vista umano è stato uno degli aspetti più importanti. E’ un guadagno netto che porterò con me, nel mio bagaglio personale, per il resto della mia carriera”.

Una carriera proiettata nel futuro, con l’idea, come ha detto più volte, di andare sulla Luna o magari su Marte. “Datemi un veicolo e sono pronto a partire”, ha scherzato. “Il nostro lavoro è prepararci ed essere pronti”.

Intanto, però, è tornato terrestre a tutti gli effetti e, grazie alla sua esperienza nello Spazio, punta a sensibilizzare le persone nei confronti delle devastazioni del pianeta dovute alle attività dell’Uomo e ai cambiamenti climatici. Dagli incendi in Amazzonia a quelli in Australia, passando per i danni dell’uragano Dorian, Parmitano è stato testimone, dall’alto, di diversi disastri naturali. 

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“Quello che mi ha colpito è quanto siano visibili. Avevo testimoniato, già sei anni fa, incendi, allagamenti, alluvioni, uragani. Ma l’internsità con cui la distruzione è cresciuta in soli sei anni mi ha davvero colpito. Mi ferisce il fatto che si possa pensare che sia del tutto casuale. Anche nel nostro piccolo mondo italiano ho potuto fotografare aumento di fenomeni castrofici, non coerente con la normale evoluzione della vita sulla Terra. L’allarme che ho voluto lanciare è che se un individuo è in grado di percepire questo in soli sei anni, dovrebbe essere un allarme per tutti”.

“Aver visto il fumo espandersi per centinaia di km, sentirsi così impotenti di fronte a manifestazioni così grandi, di fronte alla ferocia della Natura, lascia il segno. Ed è una spinta ad essere steward responsabili per il nostro pianeta. Appartiene non a noi, ma alle generazioni future. Siamo noi l’anello debole. Non è la vita, che continuerà al di là delle essere umano, ma come specie noi siamo sicuramente a rischio”, ha spiegato Parmitano.  

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Colleferro capitale dello Spazio 2021 https://www.dire.it/02-03-2020/428215-colleferro-capitale-dello-spazio-2021/ Mon, 02 Mar 2020 10:59:17 +0000 https://www.dire.it/?p=428215

La capitale europea dello Spazio nel 2021 sarà italiana. L’onore spetta a Colleferro, ventimila abitanti, 55 chilometri a Sud Est di Roma. E, soprattutto, roccaforte

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La capitale europea dello Spazio nel 2021 sarà italiana. L’onore spetta a Colleferro, ventimila abitanti, 55 chilometri a Sud Est di Roma. E, soprattutto, roccaforte della più importante industria aerospaziale italiana, Avio. Il lanciatore Vega, autentico gioiellino del Made in Italy, nasce qui, tra le altre cose.

LEGGI ANCHE: Vega, tutti i successi del piccolo lanciatore dal cuore italiano

Ma cosa intendiamo per capitale europea? La città prescelta, grazie al lavoro di squadra tra istituzioni e industria, sarà la culla di attività per far conoscere la cultura scientifica e tecnologica del settore aerospaziale. Cittadini, studenti, ricercatori, sono tutti chiamati a raccolta. Nel cuore del progetto, i lanciatori europei che portano satelliti in orbita.

L’idea nasce nel 1998 in Francia, con la fondazione dell’associazione Communauté des Villes Ariane, per promuovere collaborazioni tra sindaci e industriali e informare i cittadini sull’importanza di un accesso indipendente allo Spazio per l’Europa. Una grande rete che attraversa tutto il Continente.

Ora tocca a Colleferro essere al centro dell’attenzione. Ne abbiamo parlato con il sindaco, Pierluigi Sanna.

Nel 2021 “gli eventi annuali della Communauté des Villes Ariane si svolgeranno tutti a Colleferro, tutti i sindaci dell’aerospazio si riuniranno almeno tre volte a Colleferro, su Colleferro si faranno i seminari interculturali e la parte scolastica e di istruzione. Qui ci sarà anche la concentrazione del dialogo tra le varie industrie spaziali, Avio, Airbus e tutte le altre, ci sarà l’attenzione dei governi: un eventuale interministeriale dello Spazio potrebbe essere ospitata qui– spiega-. L’anno di Colleferro presidente è un anno particolarmente importante per l’Italia, che è l’unica nazione, insieme alla Francia, a volare, in Europa; per il Lazio; e poi, soprattutto per Colleferro, industria chiave dello Spazio europeo: si può dire che senza Colleferro non vola l’Europa”.

Non solo lanciatori, peraltro. Avio produce infatti anche il propellente che spinge i lanciatori nello Spazio.

“La nostra è una storia di esplosivisti– racconta il sindaco-, lavoriamo l’esplosivo dal 1912, poi, a un certo punto, abbiamo cominciato a occuparci di Spazio e ad applicare le nostre conoscenze a quel settore specifico”.

I ragazzi di Colleferro hanno già partecipato a scambi culturali con i coetanei europei, arricchendo le loro conoscenze scientifiche e rafforzando l’idea di una cittadinanza europea. L’estate scorsa, poi, Colleferro è stata protagonista di una Summer school totalmente dedicata allo Spazio.

La cittadina alle porte della Capitale gode, naturalmente dell’appoggio dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) e di quella europea (Esa), oltre che della Regione Lazio.

Lunedì 24 febbraio è stato firmato un protocollo che impegna l’amministrazione comunale, la Regione Lazio e Avio a realizzare una serie di attività di formazione e sensibilizzazione sui temi dell’aerospazio, delle tecnologie avanzate, della ricerca, dell’innovazione e della cultura d’impresa, finalizzate anche ad attrarre investimenti sul territorio. A firmare l’accordo il sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, il presidente del Consiglio Regionale, Mauro Buschini, e l’amministratore delegato di Avio, Giulio Ranzo, alla presenza, tra gli altri, del sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico, Gian Paolo Manzella, del delegato generale di Communauté des Villes Ariane, Jean-Sebastien Lemay, della consigliera regionale, Eleonora Mattia, e del presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Giorgio Saccoccia.

L’obiettivo è che la collaborazione e il lavoro fatto sul territori possano farci arrivare dove ancora non siamo.

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Solar Orbiter accorda gli strumenti https://www.dire.it/24-02-2020/425642-solar-orbiter-accorda-gli-strumenti/ Mon, 24 Feb 2020 11:43:36 +0000 https://www.dire.it/?p=425642

“Abbiamo iniziato le prove, man a mano si aggiungeranno tutti gli strumenti. Entro pochi mesi ascolteremo la Sinfonia del Sole”

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È partita con successo il 10 febbraio da Cape Canaveral, ora la sonda Solar Orbiter ha scaldato i motori e ha inviato a Terra i primi segnali che indicano la buona salute dei preziosi strumenti che porta a bordo.

LEGGI ANCHE: Solar Orbiter faccia a faccia con il Sole

Solar Orbiter, lo ricordiamo, è la missione dell’Agenzia spaziale europea (Esa) con una forte partecipazione della Nasa, destinata a svelare i misteri del Sole. Non solo fornirà misurazioni del vento solare e del campo magnetico della nostra stella, ma indagherà anche il ciclo di undici anni dell’attività solare e ci aiuterà a capire i meccanismi che influenzano lo Space Weather.

LEGGI ANCHE: Space Weather: che tempo fa nello Spazio?

Su Solar Orbiter è volata anche l’Italia. Tra gli strumenti del carico scientifico ci sono il coronografo Metis– nato grazie al lavoro dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) e con il supporto dell’Agenzia Spaziale italiana (Asi), con contributi internazionali- e la Data Processing Unit del Solar Wind Analyzer.

In totale gli strumenti sono dieci, quattro a bordo della sonda che viaggia intorno al Sole e sei sulla Terra. “Devono suonare insieme come un’orchestra”: la definizione è del capo missione Daniel Muller. Per ora sappiamo che il magnetometro di bordo, chiamato Mag, è in buona salute. È da lì che sono partiti i dati ricevuti nel centro Esa di Darmstadt, in Germania. Da terra sono stati attivati due sensori di Mag circa 21 ore dopo la partenza da Cape Canaveral, i quali hanno permesso di valutare la registrazione di dati prima e dopo l’apertura della sonda per lasciare uscire l’asta su cui Mag, insieme ad altri due strumenti, è installato. Questa è una delle particolarità di Solar Orbiter. Lo Spazio è un ambiente insidioso sotto diversi punti di vista. Non solo per gli uomini, ma anche per le apparecchiature. Pensiamo, ad esempio, al calore del Sole: per questa misisone Thales Alenia Space ha realizzato uno scudo termico che fa da barriera, in modo da mantenere il satellite e i suoi strumenti a una temperatura non superiore ai 40 gradi, anche quando all’esterno la temperatura supera i 500. Tre stumenti, dicevamo, sono posizionati su un’asta: lo scopo è di garantirne misurazioni al riparo da influenze pesanti.

“Misuriamo campi magnetici migliaia di volte più piccoli di quelli con cui abbiamo familiarità qui sulla Terra”, ha spiegato Tim Horbury dell’Imperial College di Londra, Ricercatore Principale per lo strumento Mag. “Perfino la corrente nei cavi elettrici crea campi magnetici molto più grandi di ciò che dobbiamo misurare qui. Ecco perché i sensori sono su un braccio, per tenerli lontani da tutta l’attività elettrica all’interno del veicolo spaziale”.

Appurato che gli strumenti funzionano e sono in grado di comunicare con il centro di controllo, si passerà alla loro calibrazione. Questa fase è prevista per aprile, in modo tale che, se tutto va come dovrebbe, si potranno raccogliere i primi dati scientifici a metà maggio.

“Abbiamo iniziato le prove, man a mano si aggiungeranno tutti gli strumenti. Entro pochi mesi ascolteremo la Sinfonia del Sole”, sono le attese in casa Esa. 

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Space Weather: che tempo fa nello Spazio? https://www.dire.it/17-02-2020/422751-space-weather-che-tempo-fa-nello-spazio/ Mon, 17 Feb 2020 11:46:41 +0000 https://www.dire.it/?p=422751

Ne abbiamo parlato con Christina Plainaki, ricercatrice nelle Scienze del Sistema Solare e coordinatrice del Gruppo di Lavoro Nazionale sullo Space Weather dell’Agenzia spaziale italiana

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Sulla Terra siamo abituati a consultare le previsioni meteo per sapere se piove o c’è il sole, se arriva la neve o se è atteso vento forte. Sono tutti fenomeni che avvengono a poca distanza da noi e influenzano le nostre scelte quotidiane. Qualcosa di simile accade anche al di là dell’atmosfera. Lo Space Weather è l’insieme dei fenomeni associati ad improvvise variazioni dell’ambiente spaziale intorno al nostro pianeta. Il primo responsabile è il Sole, e i suoi ‘movimenti’ ci interessano molto più di quanto possiamo immaginare.

Ne abbiamo parlato con Christina Plainaki, ricercatrice nelle Scienze del Sistema Solare e coordinatrice del Gruppo di Lavoro Nazionale sullo Space Weather dell’Agenzia spaziale italiana (ASI).

La stella attorno a cui orbitiamo, il Sole, in condizioni “normali” produce un flusso di particelle a energia moderata, di fronte a cui la magnetosfera e l’atmosfera della Terra sono in grado di evitare conseguenze importanti per il nostro pianeta. In particolari condizioni, però, si possono produrre flussi molto intensi oppure ad alta energia che potrebbero provocare seri problemi per i nostri sistemi tecnologici, da cui dipende tanta parte della nostra vita quotidiana.

Ma chi è che rischia di più? In primis gli astronauti, mentre per i terrestri le insidie maggiori arrivano dalla rete elettrica e anche da tutti i sistemi legati ai satelliti.

In caso di turbolenze spaziali ad essere in pericolo sono“sicuramente i satelliti artificiali, dai quali nella nostra società tecnologica dipende una grandissima quantità di servizi quali la navigazione aerea e marittima, le comunicazioni, e l’osservazione della Terra- ci ha spiegato Christina Plainaki- . Anche la rete elettrica a terra è molto sensibile a questi fenomeni. Inoltre, mentre il rischio per la biosfera in generale è minimo, l’esposizione prolungata degli equipaggi degli aeromobili operanti ad alta quota e, ancora di più degli astronauti, può essere significativa anche dal punto di vista sanitario”.

Tutte le missioni spaziali, non solo quelle in prossimità del Sole, “sono potenzialmente soggette agli effetti avversi dello Space Weather, anche se in prossimità del Sole i flussi di particelle energetiche sono più elevati. Le missioni con equipaggio richiedono una speciale attenzione, soprattutto in caso di esposizioni prolungate”.

Ma chi è che controlla ‘che tempo fa’ nello Spazio? Al momento non ci sono centri che esclusivamente si dedicano alle previsioni, ma tante sono invece le missioni che permettono di raccogliere dati per osservazioni scientifiche. Tra queste ne ricordiamo alcune con un’importante partecipazione italiana, per esempio Bepi Colombo e Solar Orbiter, che saranno in grado di fornire dati che ci aiuteranno a capire i fenomeni fisici alla base dello Space Weather.

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Gli strumenti italiani a bordo di BepiColombo

L’Agenzia Spaziale Italiana sta coordinando la creazione di un centro dati Space Weather scientifico nazionale (ASPIS) che raccolga il tantissimo lavoro che viene condotto nel nostro paese da enti come l’Istituto Nazionale di Astrofisica, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e diverse Università.

Sul fronte operativo è però lecito pensare che in futuro ci saranno modelli di previsione come quelli che oggi consultiamo per il meteo. Già oggi l’Aeronautica Militare elabora e fornisce un bollettino di osservazioni e previsioni di meteorologia spaziale, anche se, naturalmente, non esiste nulla di paragonabile alla rete di misure meteo di cui può beneficiare il meteo “tradizionale” e, oltretutto, prevedere lo Space Weather è molto, molto più complicato.

Il 12 e 13 febbraio si è tenuto a Roma, nella sede dell’Agenzia spaziale italiana, il primo congresso della Space Weather Italian Community.

“Gran parte dei partecipanti- ha spiegato Christina Plainaki all’agenzia Dire- provengono da istituzioni scientifiche e sono impegnati sul versante scientifico del problema, che è la premessa base per la creazione di modelli previsionali adeguati alla fornitura di “servizi”. L’Agenzia Spaziale Italiana, attraverso la creazione di ASPIS, mira a mettere a fattor comune non solo i dati sperimentali, ma soprattutto l’esperienza scientifica di primo livello che l’Italia può vantare. Accanto a questi, l’evento ha attirato l’attenzione di diversi operatori privati, interessati a sviluppare i primi prototipi di servizi, e della stessa Aeronautica Militare. Il bilancio non può che essere positivo, dal momento che, come ricercatrice e come dipendente dell’Agenzia, vedo una comunità nazionale molto coesa, consapevole delle proprie grandi potenzialità e protesa verso un obiettivo molto ambizioso”.

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Luca Parmitano dopo ‘Beyond’: “Salviamo la Terra, adesso” https://www.dire.it/10-02-2020/420249-luca-parmitano-dopo-beyond-salviamo-la-terra-adesso/ Mon, 10 Feb 2020 14:08:42 +0000 https://www.dire.it/?p=420249

https://www.youtube.com/watch?v=bNZ50ZRRb98&feature=youtu.be “Una storia mai raccontata è come se non fosse mai avvenuta”: parola di Luca Parmitano, astronauta italiano in forze all’Agenzia spaziale europea (Esa), rientrato

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“Una storia mai raccontata è come se non fosse mai avvenuta”: parola di Luca Parmitano, astronauta italiano in forze all’Agenzia spaziale europea (Esa), rientrato sulla Terra lo scorso 6 febbraio dopo aver trascorso 201 giorni in orbita con la missione ‘Beyond’. Una missione da record. Parmitano, classe 1976, siciliano di Paternò, colonnello dell’Aeronautica militare, è stato il primo italiano a diventare comandante sulla Stazione spaziale internazionale e a condurre da leader un’attività extra-veicolare, il primo a lavorare alla riparazione di uno strumento (lo spettrometro Ams 02) non progettato per interventi nello Spazio. Durante la missione Beyond, Parmitano ha viaggiato per 136 milioni di chilometri, compiendo, a bordo della Stazione, 3.216 orbite. Considerando anche la missione di lunga durata dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) ‘Volare’, di cui Parmitano fu protagonista nel 2013, l’astronauta ha trascorso in orbita 367 giorni.

Dell’esperienza nello Spazio Parmitano vuole raccontare tanto, tutto quello che può essere utile a migliorare la vita sulla Terra. Dopo l’atterraggio in Kazakhstan, il trasferimento nel centro Esa di Colonia, in Germania, da cui ha tenuto una conferenza stampa che segna i capisaldi del suo insegnamento ‘extraterrestre’. Tra il pubblico, ad ascoltarlo, anche l’astronauta Samantha Cristoforetti.

“Quello che resterà della Stazione spaziale internazionale è la sensazione che quando abbiamo grandi ideali, grandi obiettivi, è possibile unire la gente. Quando la unisci in un grande sogno, in un grande obiettivo, puoi realizzare grandi cose”, ha detto Parmitano.

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L’obiettivo più prossimo è quello di tutelare la Terra dai cambiamenti climatici, intervenendo sui comportamenti dell’Uomo. Un tema, questo, che sta molto a cuore a Parmitano. Guardare la Terra dalla ‘cupola’ della Stazione spaziale internazionale ha rafforzato le sue convinzioni.

Le nuvole sono il respiro, si muove il respiro delle nuvole con il vento; l’acqua dei fiumi, dei laghi e degli oceani è il sangue. Da 400 chilometri vediamo questi movimenti. Ne vediamo la fragilità. La bellezza della Natura che si ribella nella sua capacità devastante di farci sentire piccoli può far paura. Nei sette mesi in orbita abbiamo assistito ad uragani di intensità mai vista prima- ricorda Parmitano-. Abbiamo visti gli effetti di uragani e allagamenti su Bahamas e Porto Rico, fuochi bruciare nelle foreste amazzoniche, in Africa, in Australia. Ho iniziato a fotografare gli incendi in Australia a settembre, a gennaio se ne continua a a parlare. Un intero continente color rosso, visibile per centinaia di chilometri, forse migliaia. Questa fragilità così evidente ha l’effetto di farci pensare a quale è l’elemento più fragile. La cosa più fragile siamo noi. La vita continuerà ben oltre la capacità dell’uomo di sopravvivere ai danni che sta facendo. La vita continuerà. Ma non è detto che ci sia l’uomo. Se vogliamo fare qualcosa è il momento di agire”.

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Luca Parmitano trascorrerà alcune settimane di ‘riabilitazione’ alla vita sulla Terra a Colonia. Ci vorrà ancora qualche giorno perché possa tornare a sentirsi a suo agio con la gravità, mentre potrebbe servire anche un mese e mezzo prime che possa tornare a camminare e ad allenarsi senza disagi. Nel frattempo il lavoro scientifico continua. Non solo vengono analizzati a Terra i dati degli esperimenti effettuati durante la missione Beyond, ma è il corpo stesso degli astronauti ad essere un esperimento a sua volta, tenuto sotto stretta osservazione.

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Luca Parmitano, l’uomo dei record: dallo Spazio al grande schermo https://www.dire.it/03-02-2020/416966-luca-parmitano-luomo-dei-record-dallo-spazio-al-grande-schermo/ Mon, 03 Feb 2020 12:43:18 +0000 https://www.dire.it/?p=416966

'Starman' e '2020: Space Beyond' racconteranno, al cinema, l'impegno, i risultati e le emozioni dell''Ulisse dello Spazio'

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È stato il primo italiano a diventare comandante dell’equipaggio sulla Stazione spaziale internazionale, il primo a guidare un collega della Nasa durante un’attività extra-veicolare, il primo a realizzare l’impresa di riparare in orbita il cacciatore di antimateria Ams 02. Luca Parmitano ha inanellato un record dopo l’altro. Le sue imprese sbarcano ora al cinema. ‘Starman’ e ‘2020:Space Beyond’ sono le opere attese per quest’anno sul grande schermo.

La sua vita nello Spazio, gli esperimenti, la ricerca, ma anche le incursioni decisamente pop come l’intervento al Beach party dell’amico Jovanotti– per cui ha anche fatto il deejay dalla Stazione-, arrivano in queste due pellicole realizzate entrambe in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (Esa).

Di ‘Starman’ abbiamo parlato con il regista Gianluca Cerasola. Titolo come l’amatissima canzone di David Bowie, promette diverse sorprese.

“Luca Parmitano è un uomo molto impegnato. Gli siamo stati dietro per quattro anni, in tre continenti– racconta Cerasola all’agenzia Dire-. Volevamo trovare qualcosa di unico, mai raccontato prima. Lo abbiamo seguito in luoghi mai visti: in Giappone, sotto terra, nelle grotte, sott’acqua. Abbiamo lavorato con Luca anche nello Spazio. E’ un uomo molto attento e meticoloso, ma anche divertente. Nel docu-fim molte emozioni e tantissima adrenalina” Non mancheranno ospiti inattesi. “Abbiamo coinvolto anche Jovanotti. Luca ha fatto un diretta spaziale in concerto con lui- ricorda Cerasola. Abbiamo raccontato tecnicamente attraverso emozioni e divertimento tutto ciò che ha fatto Luca e i record che ha battuto”. Fine riprese a inizio febbraio, ‘Starman’ esce in primavera al cinema.

LEGGI ANCHE: Parmitano record, finale di ‘Beyond’ in bellezza

‘2020: Space Beyond’ nasce invece da un’amicizia: quella tra Luca Parmitano e Fabio Fagone, produttore di Skylight Italia. A lui, amico d’infanzia, l’astronauta di Paternò ha espresso il desiderio di raccontare in immagini l’avventura della missione ‘Beyond’. Vedremo sullo schermo il documentario, diretto da Francesco Cannavà, in cui scienza e umanesimo si fondono per mostrare il viaggio di un ‘Ulisse nello Spazio’.

2020: space beyond

“’2020: Space Beyond’ nasce da Luca Parmitano e da una sua chiacchierata con Fabio Fagone, con cui è amico fin dall’infanzia. Erano compagni di scuola, a Catania- racconta Cannavà all’Agenzia Dire- Da qui è nata l’idea di raccontare la missione spaziale ‘Beyond’. Il desiderio di Parmitano è stato quello di raccontare il viaggio dell’uomo nello Spazio. L’importantissimo e delicatissimo compito di essere il comanante della Iss e anche l’astronauta che dirige ed esegue l’attività extra-veicolare più difficile della storia dell’astronautica”.

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“Il mio lavoro è stato capire l’autentica volontà di Parmitano e trasformarla in una storia. Ho fatto riunioni con lui, ho studiato la sua storia. Ho trovato la chiave per realizzare questo film nel concetto di conoscenza. Per gli antichi non era solo raccogliere dei dati- ricorda Cannavà-, ma soprattutto esplorare l’animo umano. I dati, le informazioni, la tecnologia, la tecnica servono all’uomo per esplorare se stesso e e per capire la domanda più importante: cosa è la vita. Quale è il significato di essere un essere umano sulla Terra”.

‘2020: Space Beyond’ è atteso per l’autunno.

Le riprese di documentario e film continuano: i due registi sono pronti a raccontare anche il rientro sulla terra di Astro Luca. La missione ‘Beyond’ termina il 6 febbraio, ci sarà poi il classico periodo di riabilitazione alla vita sulla Terra per gli astronauti. Quelli del corpo Esa, come Parmitano, saranno trasferiti a Colonia, in Germania.

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Parmitano record, finale di ‘Beyond’ in bellezza https://www.dire.it/27-01-2020/414521-parmitano-record-finale-di-beyond-in-bellezza/ Mon, 27 Jan 2020 14:42:02 +0000 https://www.dire.it/?p=414521

Con la quarta attività extraveicolare dedicata alla riparazione dello spettrometro Ams-02 diventa l'europeo con all'attivo più tempo dedicato alle 'passeggiate spaziali'

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Ancora fuori dalla Stazione spaziale internazionale, ancora al lavoro tra le stelle. Per  Luca Parmitano è un finale in bellezza quello della missione ‘Beyond‘, che terminerà il prossimo 6 febbraio con il rientro a Terra dell’astronauta italiano, colonnello dell’Aeronautica Militare e membro del corpo dell’Agenzia spaziale europea (Esa). 
 
Sabato 25 gennaio, Parmitano si è dedicato alla quarta attività extra veicolare della missione, di nuovo in compagnia del collega della Nasa Andrew Morgan, e con la supervisione di Christina Koch e Jessica Meir, entrambe al comando del braccio robotico.
 

L’attività è durata sei ore e sedici minuti, di cui 5 ore e due minuti totalmente all’esterno per l’astronauta di Paternò. Questo ha permesso a Parmitano di stabilire il nuovo record per tempo trascorso al lavoro fuori dalla Stazione spaziale internazionale per un astronauta europeo.

Ricordiamo, infatti, che nel 2013 Astro Luca, durante la missione ‘Volare’ dell’Agenzia spaziale italiana, trascorse in totale sei ore, otto minuti e 32 secondi nel dedicarsi a due distinte attività extra-veicolari, la seconda delle quali lo vide vittima di un grave incidente alla tuta, che gli fece riempire di acqua il casco,  risolto grazie alla sua preparazione e alla lucidità con cui affrontò il rischio di affogare nello Spazio. Anche per questo, la Nasa lo considera un eroe. 

 
Durante la missione Beyond, che ha avuto inizio a luglio 2019, la ‘passeggiata spaziale’ numero 1 è durata sei ore e 39 minuti, la seconda, il 22 novembre e la terza, il 2 dicembre, circa sei ore ciascuna. Il totale ammonta a 31 ore e 58 minuti. 
 
È stata proprio l’Agenzia spaziale europea a dare la notizia del record stabilito, congratulandosi subito, via Twitter, con Parmitano; “@astro_luca detiene ora ufficialmente il record europeo per il tempo cumulativo più lungo dedicato alle passeggiate spaziali. Congratulazioni, Luca”, hanno cinguettato. Ma il record non è solo questione di numeri.
 
L’expedition 61 è stata la prima a vedere un italiano nominato comandante dell’equipaggio sulla Stazione spaziale internazionale.
 
 
La serie di attività extraveicolari di cui Parmitano è stato protagonista sono state dedicate alla riparazione dello spettrometro Ams-02, un cacciatore di antimateria con l’anima italiana non progettato per essere riparato nello Spazio. Una scommessa, vinta, quella che ha visto invece la sostituzione di una pompa di raffreddamento guasta. 
 
La soddisfazione per questo risultato è stata espressa anche dal Cern: “La serie di passeggiate spaziali è stata un successo“.

 

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Origini della vita nei ‘mattoncini’ portati dalle comete? Ecco i dati di Rosetta https://www.dire.it/20-01-2020/411983-origini-della-vita-nei-mattoncini-portati-dalle-comete-ecco-i-dati-di-rosetta/ Mon, 20 Jan 2020 12:06:54 +0000 https://www.dire.it/?p=411983

https://www.youtube.com/watch?v=qBVymiLcWfo&feature=youtu.be Un viaggio nello Spazio durato più di dodici anni, lo straordinario atterraggio sulla cometa 67P Churyumov-Gerasimenko grazie al robottino Philae, la scoperta di dettagli

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Un viaggio nello Spazio durato più di dodici anni, lo straordinario atterraggio sulla cometa 67P Churyumov-Gerasimenko grazie al robottino Philae, la scoperta di dettagli mai visti così da vicino: sono alcuni dei risultati della missione europea Rosetta, che, terminata nel 2016, continua a parlare grazie ai dati inviati a Terra, ora al vaglio degli scienziati. L’ultima novità, importantissima, arriva grazie a uno strumento italiano, Virtis. Uno spettrometro che ha permesso di individuare la presenza di composti organici alifatici sulla superficie di 67P, cioè catene di atomi di carbonio e idrogeno. E’ la prova che la cometa potrebbe essere un mezzo di trasporto attraverso il Sistema solare dei mattoncini necessari alla vita.

LEGGI ANCHE: Rosetta, game over. Gioia e lacrime per la missione dell’Esa

Perché è così importante averlo scoperto? Ne abbiamo parlato con Eleonora Ammannito, ricercatrice dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), esperta di Scienze Planetarie, che ci ha spiegato anche perché il futuro dell’esplorazione guarda verso Marte. “Dalle ultime analisi è stato possibile fare un’identificazione più precisa del materiale organico che si trova sulle comete. Già prima si era capito che c’era, ma non si era riusciti a entrare nel dettaglio di cosa fosse. Grazie, invece, a nuove metodologie per analizzare i dati, i ricercatori sono riusciti a capire di cosa si tratta: organici alifatici, o meglio alcuni tipi di organici aromatici, molto simili a quelli che si trovano nella materia interstellare”.

– E’ stato sintetizzato con: ‘Carbone’ sulle comete’… È corretto?
“Il carbone è una componente, sicuramente ne è la componente principale. Senza carbone non si forma materiale organico. Si forma prima il carbone, poi quando le stelle ne hanno alta concentrazione e si creano condizioni adatte, si forma anche materiale organico. Il materiale organico implica necessariamente la presenza di carbone”.

– La vita sulla Terra potrebbe essere arrivata tramite le comete?
“Sì, anche se è difficile passare dal parlare di materiale organico a parlare di vita. Queste sono comunque molecole molto semplici: non immaginiamoci il batterio che arriva dallo Spazio. Sono dei mattoncini molto semplici, all’inizio della catena di processi che poi porta, dopo molti processi chimici e fisici, all’origine della vita. Questo materiale organico, che è molto frequente nell’Universo, è arrivato tramite le comete molto probabilmente sulla Terra. Poi sulla Terra ha trovato delle condizioni favorevoli. Ma non è il materiale organico in sé che implica la presenza di vita. Tant’è che nel sistema solare si trova in moltissimi altri corpi”.

– E’ giusto pensare che le comete potrebbe aver depositato questi mattoncini anche su altri pianeti?
“Molto probabile che sia avvenuto, ed è anche il motivo per cui ci stiamo concentrando molto su Marte. Marte è un pianeta molto simile alla Terra, in cui potrebbe essere successa la stessa cosa: è arrivato materiale organico, nelle prime fasi di formazione del pianeta c’erano condizioni probabilmente favorevoli, quindi è possibile che anche su Marte si sia sviluppata vita. E’ il motivo per cui vogliamo andarci”. I dati di Virtis sono stati analizzati all’Iaps, dipartimento dell’Istituto nazionale di Astrofisica, dove lavorano il capo scientifico di Virtis, Fabrizio Capaccioni, e Andrea Raponi, primo autore dello studio pubblicato su Nature Astronomy.

LEGGI ANHE: Tutto su Rosetta, storia della conquista di una cometa – LA CRONISTORIA

Lo spettrometro Virtis è stato realizzato dalla Leonardo di Campi Bisenzio (Firenze) con il contributo dell’Asi.

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A caccia di mondi lontani: buona fortuna, Cheops https://www.dire.it/13-01-2020/409499-a-caccia-di-mondi-lontani-buona-fortuna-cheops/ Mon, 13 Jan 2020 14:00:28 +0000 https://www.dire.it/?p=409499

Il satellite dell'Esa da qui a tre anni e mezzo studierà nel dettaglio piccoli pianeti che orbitano intorno a stelle-madri

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Si chiama Cheops, come il re egizio che eresse la celebre piramide a Giza, e il suo compito sarà, da oggi a tre anni e mezzo, quello di studiare nel dettaglio piccoli pianeti lontani che orbitano intorno a stelle-madri. Il satellite fa parte di un progetto dell’Agenzia spaziale europea (Esa) guidato dall’università di Berna e ha un’anima italiana. Cheops ha iniziato il suo viaggio verso le settemila stelle che lo attendono dallo spazioporto di Kourou, in Guyana francese, a bordo di un razzo Soyuz che ha avuto il delicato compito di portare in orbita anche il primo satellite della seconda generazione della costellazione italiana di osservazione della Terra Cosmo-Skymed.

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Di Cheops, che rappresenta la prima tappa di un lungo viaggio che potrebbe portare a trovare tracce di vita extraterrestre, ne abbiamo parlato con i protagonisti, incontrati a un evento organizzato dall’Agenzia spaziale italiana (Asi).

“Si occuperà di studiare le stelle intorno a cui sono stati già scoperti dei pianeti, cercando di caratterizzarli meglio. Per esempio potrà determinarne la densità e avere delle indicazioni sulla composizione del pianeta– spiega Elisabetta Tommasi dell’Unità Esplorazione e osservazione dell’Universo dell’Asi-. Questo servirà anche per le prossime missioni spaziali, che si concentreranno sulle atmosfere cercando di capire quali molecole ci sono e se ci sono delle forme di vita. Ariel (una delle missioni successive, ndr) caratterizzerà la atmosfere, la missione sarà lanciata dopo il 2025. Cheops aiuterà a determinare quali sono i pianeti che hanno le caratteristiche migliori per essere osservati più in dettaglio e hanno più possibilità di riservarci delle sorprese”.

Parlando di sorprese nello Spazio, è facile pensare a forme di vita extraterrestre. Una ricerca in cui anche Cheops si applica, con il suo lavoro di caratterizzazione degli esopianeti. Di fatto, cercherà di fornire dati per definire, tra le altre cose, se si tratti di pianeti rocciosi, gassosi o di ghiaccio, e quale sia stata la loro Storia.

È come cercare di vedere, guardando con un binocolo un faro, una farfallina notturna che cerca di passarci vicino- esemplifica Fabio Favata, Capo Ufficio Strategia, Pianificazione e Coordinamento dell’Esa- . Cheops, quindi, non vedrà il pianeta direttamente, ma vedrà il pianeta quando passerà di fronte alla stella, oscurandone la luce. Potremo così capire molto di più su questi mondi misteriosi e numerosissimi, ma anche così diversi dai pianeti del nostro Sistema Solare”.

Cercherà anche tracce di vita extraterrestre?

“Questa è l’ambizione a lungo termine. Cheops ha uno scopo scientifico molto mirato, ma questo è un percorso scientifico lungo, è una tappa di quello che possiamo definire il Sacro Graal della ricerca esoplanetaria, cioè cercare di capire se siamo soli nell’Universo oppure no”.

Le osservazioni di Cheops saranno affidate a un progetto ottico nato in Italia, grazie agli studi delle sedi di Catania e Padova dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf), mentre la parte industriale è stata realizzata da Leonardo, con Media Lario e Thales Alenia Space.

“Ci è stato chiesto di realizzare un telescopio molto compatto, il più compatto mai realizzato. Questo, perché lo spazio di alloggiamento era piccolo- racconta Isabella Pagano, responsabile scientifico italiano di Cheops e direttrice dell’Osservatorio di Catania-. Inoltre, dovevamo costruire un sistema con pochissima luce diffusa, perché sarebbe la prima fonte di inquinamento della misura. Abbiamo realizzato un telescopio di trenta centimetri di diametro. Con distanza tra specchio primario e specchio secondario di soli 30 centimetri: ha poi un enorme paraluce a bordo per l’abbattimento, appunto, della luce diffusa. Il progetto è stato realizzato da Leonardo in collaborazione con la Media Lario e con Thales Alenia Space. Abbiamo lavorato in una bellissima sinergia. Abbiamo fatto non solo le ottiche, ma le abbiamo anche montate sul telescopio e fatto tutti i test necessari per mandarlo poi nello Spazio”.

A essere orgoglioso di Cheops è anche un catanese d’eccezione: Luca Parmitano, comandante della Stazione spaziale internazionale, che, orbitando a 400 chilometri da Terra, ha twittato prima del lancio del satellite, avvenuto il 18 dicembre: “Auguriamo tutto il meglio a Cheops nella sua misisone di definire le caratteristiche degli esopianeti. Ringrazio il mio amico Davide Gandolfi (ricercatore Esa, ndr) e l’osservatorio astronomico della mia città natale, Catania”.

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