Lista degli impresentabili della commissione Antimafia: c’è anche Vincenzo De Luca

E. De Luca
E. De Luca

C’è anche Vincenzo De Luca, candidato del Pd alla presidenza della regione Campania, tra i nomi giudicati ‘impresentabili’ dalla commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi. De Luca, sottolinea il rapporto della commissione, sarebbe incandidabile perché “pende un giudizio a suo carico per il reato di concussione continuata”.

Sono 17 gli ‘impresentabili’ che la commissione Antimafia ha individuato tra i candidati alle imminenti elezioni regionali: 13 in Campania e 4 in Puglia. Nella lista 12 candidati sono in lista col centrodestra (per Caldoro, Schittulli o Poli Bortone); 5 col centrosinistra (per De Luca, anche lui ‘impresentabile’ o Emiliano). Ecco i nomi: in Campania sono Antonio Ambrosio (Forza Italia), Luciano Passariello (Fratelli d’Italia), Sergio Nappi (Caldoro presidente), Vincenzo De Luca (candidato presidente), Fernando Errico (Ncd), Alessandrina Lonardo (Forza Italia), Francesco Plaitano (Popolari per l’Italia), Antonio Scalzone (Popolari per l’Italia), Raffaele Viscardi (Popolari per l’Italia) per casi di giudizio pendente di primo grado. Domenico Elefante (Scelta Civica) e Biagio Iacolare (Udc) per casi prescritti. Carmela Grimaldi (Campania in rete) per casi di assoluzione con giudizio ancora pendente e Alberico Gambino (Fratelli d’Italia) per casi di condanna con giudizio ancora pendente.

In Puglia ci sono Fabio Ladisa (Popolari per Emiliano) per casi di giudizio pendente di primo grado; Enzo Palmisano (Area Popolare) e Giovanni Copertino (Forza Italia) per casi prescritti; Massimiliano Oggiano (Oltre con Fitto) per casi di assoluzione con giudizio ancora pendente.

Sono due le donne tra i 17 ‘impresentabili’. Una di loro è Alessandrina Lonardo, ex presidente del consiglio regionale della Campania moglie di Sandro Mastella. Lonardo, oggi candidata con Forza Italia per Stefano Caldoro, è in attesa di giudizio per il reato di tentata concussione.

“Questo codice- ha chiarito bindi- non ha il potere di far ritirare nessuno dalle liste, non e’ una legge, non si dichiara incandidabilita e ineleggibilita’ di nessuno. Si dice ai cittadini, che non possono accedere alle banche dati, quale e’ la qualita’ del personale politico che andranno a votare”.

“Denuncio Rosy Bindi per diffamazione e la sfido a un dibattito pubblico per sbugiardarla. #impresentabili”. Questa la risposta su twitter di Vincenzo De Luca.

Domenica si vota anche nel Lazio: alle urne i cittadini di 25 Comuni, tra cui Colleferro e Zagarolo

Elezioni Domenica di voto anche per il Lazio, dove in 25 comuni della regione le urne resteranno aperte dalle 7 alle 23 per l’elezione del sindaco e dei consigli comunali. Piu’ specificamente, sarà ‘election day’ in nove comuni in provincia di Roma (Albano Laziale, Arcinazzo Romano, Colleferro, Marano Equo, Montelanico, Palombara Sabina, Roiate, San Gregorio da Sassola, Zagarolo), nove in provincia di Frosinone (Belmonte Castello, Ceccano, Fiuggi, Fontana Liri, Guarcino, Patrica, Piedimonte San Germano, Pontecorvo, Trevi nel Lazio), due in provincia di Latina (Fondi e Ventotene), tre in provincia di Rieti (Castelnuovo di Farfa, Marcetelli, Montebuono) e due in provincia di Viterbo (Blera e Bomarzo).

Nei cinque comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti (Ceccano, Fondi, Albano Laziale, Colleferro e Zagarolo), qualora nessuno consegua la la maggioranza assoluta dei voti validi (50%+1 dei voti), per eleggere il sindaco si procederà al ballottaggio tra i due candidati piu’ votati. L’eventuale ballottaggio e’ previsto per domenica 14 giugno, dalle 7 alle 23.

In tutti gli altri comuni, con popolazione sino a 15.000 abitanti, sara’ eletto sindaco chi otterra’ il maggior numero di voti. Si ricorrerà invece al ballottaggio solo in caso di parita’ di voti fra i due candidati con il maggior numero di voti.

Lo scrutinio inizierà a partire dalle 23 di domenica, subito dopo la conclusione delle operazioni di voto e l’accertamento del numero dei votanti.

Restringendo il campo al territorio della provincia di Roma, ad Albano Laziale i candidati sono: Nicola Marini (sindaco uscente) e ricandidato appoggiato da 8 liste(Pd, tutti i partiti centro sinistra e liste civiche); Gino Benedetti sostenuto da Forza Italia, Partito popolare, Area democratica, Lista Cassabgi, Rete dei cittadini, Lista Benedetti sindaco, Reazione Civica; Marco Silvestroni sostenuto da Fratelli d’Italia – Alleanza nazionale, Noi con Salvini, Il cigno, lista Silvestroni Nuova Era, lista Pavona); Giorgio Battistelli, indipendente di sinistra più liste civiche (sostenuto da FabricAlbano, Libertà è partecipazione, lista Giorgio Battistelli sindaco, Fare, Albano bene comune e la lista Centrosinistra è, degli ex fuorisciti dal Partito democratico); Federica Nobilio (M5S).

A Colleferro, che esce da un commissariamento, i candidati sono Pierluigi Sanna (Pd più civiche e Sel); Silvano Moffa, centrodestra, già presidente della provincia di Roma dal 1998 al 2003, sottosegretario alle Infrastrutture e dei Trasporti dal 2004 al 2006 e deputato dal 2006 al 2013; Emanuele Girolami (Idv, civiche, Ncd); Aldo Barbona (M5S); Santina Camilli sostenuta dalla lista civica Federazione Liste Civiche Colleferro.

A Zagarolo, il sindaco uscente è Giovanni Paniccia del Pd, e i candidati sono Lorenzo Piazzai (Pd centrosinistra e liste civiche); Aniello Nunziata per il centrodestra (Uniti per Zagarolo, Lista Civica Nunziata Sindaco, Lega Lazio); Salvatore Genovese, centrodestra; Giacomo Vernini (civica); Daniela Napoleoni (indipendente sinistra); Mario Procaccini (estrema destra); Paolo Pacifici (M5 stelle).

Sempre nella Provincia di Roma, ma sotto i 15 mila abitanti da segnalare ci sono Palombara (uscente Paolo Della Rocca Fratelli d’Italia), dove i candidati sono: Nelido Vallocchia (Pd più civica); Alessandro Palombi (Fratelli d’Italia); Rino Postiglioni (civiche); Giancarlo Marroni (fuoriusciti Pd, più Forza Italia); Romina Pellecchia (lista civica “L’altra Palombara a sinistra”); Emanuele Penna (M5S).

Ad Arcinazzo (sindaco uscente Giacomo Troja, Udc) i candidati sono Luca Marocchi 25 anni; Giacomo Troja 84 anni (ex consigliere e assessore comunale, assessore regionale al Lavoro, Emigrazione, Immigrazione della Regione Lazio alla fine degli anni ’90, presidente del Crel della regione Lazio nel 2008).

Nuvola di Fuksas, Franceschini: i palazzi dell’Eur restano pubblici: evitata la privatizzazione

eur “I palazzi dell’Eur restano nel perimetro pubblico, come avevamo detto. Questo e’ quello che conta. Non e’ una privatizzazione, ma il passaggio da una società pubblica a un’altra società pubblica. L’obiettivo e’ raggiunto: viene vincolata la destinazione d’uso, resta l’utilizzo e, se la procedura va in porto, i palazzi passano da Eur spa a Inail, quindi restano totalmente in mano pubblica”. Lo ha annunciato il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, parlando della trattativa dell’Inail per acquisire alcuni edifici storici del quartiere dando la possibilità a Eur spa di trovare le risorse per concludere i lavori della Nuvola di Fuksas.

“Restano i musei, resta l’Archivio e spero anche che potremo risparmiare un po’ di affitto”, ha aggiunto riferendosi all’Archivio di Stato, al museo Pigorini, a quello dell’Alto Medioevo e, infine, al museo delle Arti e tradizioni popolari. C’è soddisfazione, dunque? “Sì- ha risposto- c’è soddisfazione, abbiamo evitato il rischio che finisse in mani private”.

L’Italia supera la Francia: è leader per i formaggi Dop

formaggi italiani “Con gli ultimi riconoscimenti salgono a 48 i formaggi a denominazione di origine protetta (Dop) tutelati dall’Unione europea con l’Italia che sorpassa la Francia ferma a 45 e diventa leader europeo e mondiale nella produzione casearia di qualità”. Lo dice un’analisi della Coldiretti presentata in occasione della Giornata ufficiale del latte promossa da Expo 2015 e dal ministero delle Politiche agricole.

“La sfida tra Italia e Francia nella produzione di formaggi ha radici lontane e se Charles De Gaulle si chiedeva come governare la Francia che ha più formaggi che giorni nel calendario, la situazione non gli sarebbe parsa certamente più facile in ltalia che di formaggi tradizionali censiti dalle regioni ne ha ben 487 che si aggiungono- spiega la Coldiretti- a quelli denominazione di origine protetta (Dop) ai quali è destinato circa la metà del latte consegnato dagli allevamenti italiani (45,5% per circa 50 milioni di quintali)”.

Inoltre, il vantaggio tricolore sulla Francia “è ancora più eclatante se si considerano le quantità, con la produzione di formaggi a denominazione di origine italiano che è vicina a 500 milioni di chili, praticamente il doppio di quella realizzata dai cugini d’oltralpe; e lo schiaffo brucia ancora di più se si considera che le esportazioni di formaggi italiani in Francia, con un aumento del 4%, sono risultate superiori a quella dei formaggi francesi in Italia, in calo del 3% nel 2014″, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat.

Nonostante questi primati produttivi, gli italiani “con 20,7 chilogrammi per persona all’anno sono solo settimi nel mondo per consumo di formaggi preceduti dai francesi con 25,9 chilogrammi a testa, ma anche da islandesi, finlandesi, tedeschi, estoni e svizzeri- continua la Coldiretti- Ma a preoccupare è anche la qualità dei formaggi venduti in Italia al di fuori delle denominazioni tutelate, con quasi la metà delle mozzarelle che sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, anche se nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta”.

Dalle frontiere italiane passano ogni giorno “24 milioni di litri di ‘latte equivalente’ tra cisterne, semilavorati, formaggi, cagliate polveri di caseina per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’insaputa dei consumatori; complessivamente in Italia- spiega la Coldiretti- sono arrivati 8,6 miliardi di chili in equivalente latte (fra latte liquido, panna, cagliate, polveri, formaggi, yogurt e altro) che vengono utilizzati in latticini e formaggi all’insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori”.

Infatti, “ad oggi in Italia è obbligatorio indicare la provenienza del latte fresco, ma non per quella a lunga conservazione, ma l’etichetta è anonima anche per i formaggi non a denominazione di origine, per le mozzarelle e gli yogurt”.

Per Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti, “In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza e lo stop al segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero, è un primo passo che va completato con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti”; infatti, nell’anno dell’Expo, “la chiusura delle stalle rischia di far perdere all’Italia il primato nella produzione di formaggi a denominazione di origine (Dop) che contribuisce a forgiare l’identità nazionale in campo alimentare”, conclude Moncalvo.

In questo contesto, continua la Coldiretti, “è particolarmente grave il recente rapporto della Commissione europea secondo cui, per talune categorie di prodotti alimentari come latte e prodotti caseari, sarebbe meglio optare per una indicazione volontaria dell’origine, piuttosto che su un obbligo a livello comunitario”. Si tratta di un parere “in netto contrasto con gli interessi dei cittadini europei espressi attraverso Eurobarometro e di quelli italiani che hanno risposto numerosi alla consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle Politiche agricole (Mipaaf), che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf dal novembre 2014 a marzo 2015, i quali nell’89% dei casi ritengono che la mancanza di etichettatura di origine possa essere ingannevole per i prodotti lattiero-caseari; un risultato che, sulla base del regolamento comunitario n.1169 del 2011, entrato in vigore il 13 dicembre del 2014, consente all’Italia di introdurre norme nazionali in materia di etichettatura obbligatoria di origine geografica degli alimenti”, conclude la Coldiretti.

Al centro commerciale Porta di Roma ecco il punto di primo soccorso della Croce rossa. Novità assoluta in Italia

cri a porta di romaUn punto di primo soccorso aperto tutti i giorni dalle 10.30 alle 20.30 gestito interamente dalla Croce Rossa italiana. È stato inaugurato oggi nella galleria commerciale di Porta di Roma, ed è il primo ad aprire all’interno di un centro commerciale nel Lazio e in Italia.

Il centro – che si trova al lato del piazzale esterno della struttura – fornirà, grazie alla presenza stabile di un infermiere, le prime cure a utenti e lavoratori di Porta di Roma che non hanno bisogno dell’intervento del 118. Un servizio quindi che si inserisce in una struttura che vanta un bacino di utenza di oltre 2,4 milioni di abitanti e solo nel 2014 ha accolto 18 milioni di visitatori. Dati questi che lo classificano come il centro commerciale più grande e frequentato d’Italia. Proprio qui, circa un anno fa, un bambino di 3 fu vittima di un incidente mentre mangiava e non fu possibile fornirgli cure tempestive.

“Nella nuova legge regionale sul commercio ci sarà l’obbligo per tutti i centri commerciali del Lazio di dotarsi di un centro di primo soccorso- ha detto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, presente questa mattina all’inaugurazione a Porta di Roma, insieme all’assessore alla Roma produttiva, Marta Leonori- In questo caso Porta di Roma, autonomamente compie un atto di grande generosità e sensibilità. L’apertura del primo soccorso evita in tanti casi che un problema diventi grave e allo stesso tempo evita tante chiamate inappropriate al 118. Questa inappropriatezza è uno dei problemi più gravi dell’emergenza sanitaria nel Lazio proprio per l’assenza di alternative alla chiamata dell’ambulanza”.

Complimenti quindi, da parte del governatore del Lazio, a Porta di Roma e alla Croce Rossa “perchè in questo senso sono dei pionieri di una cosa che in futuro sarà un obbligo. A questo proposito- conclude- faccio un appello a tutti i centri commerciali di non aspettare la legge che li obblighi a dotarsi del centro di primo soccorso ma chi può si attivi autonomamente”.

Pioggia di multe a Firenze, Nas e vigili passano a setaccio ristoranti, bar e mini market

carabinieri nas I Nas e il Nucleo antisofisticazioni e ispettorato del lavoro dei Carabinieri (Nil) insieme alla Polizia municipale di Firenze: è il progetto interforze per pianificare controlli a tappeto negli esercizi commerciali del centro storico: minimarket, ristoranti etnici, mense, bar, gelaterie, kebab. Si chiama “Giglio sicuro 2″ (due perché operazione è già sperimentata nel 2011) e si traduce con le parole del comandante del Nas di Firenze, Fedele Verzola, ripetute e sottoscritte dal sindaco Dario Nardella: “Il nostro obiettivo è la bonifica del centro”. Una parola, “bonifica”, che quando si lega a concetti come standard e controlli alimentari, può spaventare. Così, un istante dopo arriva la precisazione di Verzola: “Chiunque, dai fiorentini ai turisti, deve avere la certezza che dietro qualunque alimento o bevanda ci sono controlli rigorosi”. In pratica, sottolinea, “alziamo l’asticella del livello di guardia”.

Fissata la cornice di riferimento, il sindaco, il comandante dei Nas e quello della Polizia municipale, Marco Seniga, hanno illustrato i risultati ottenuti fin qui: 100.000 euro di sanzioni (di cui “15.600 euro già riscosse”) e 10 esercizi commerciali chiusi per una varietà di infrazioni che va dalla mancanza di prezzi sugli articoli in vendita alla pubblicità abusiva, dalla somministrazione di alcol oltre l’orario consentito al lavoro nero alla mancanza della lista degli ingredienti dei prodotti alimentari. Un risultato parziale visto che “Giglio sicuro 2″ ha preso il via il 23 aprile scorso e si concluderà a fine giugno.

Tra le multe, spiccano quelle per commercio abusivo di prodotti non alimentari (5.000 euro) e somministrazione abusiva (5.000 euro), nonché la mancanza di pezzi sugli articoli in vendita (4000 euro). Ventiquattro le ispezioni; quattro infrazioni penali accertate vendita a peso lordo senza scorporo della tara; 45 infrazioni amministrative accertate; 50.122 euro il valore delle infrazioni amministrative; 10 esercizi pubblici chiusi per carenze igienico-sanitarie; quattro soggetti segnalati all’Autorità Giudiziaria; 19 soggetti segnalati all’autorità amministrativa.

Particolarmente significativi anche i controlli contro l’abuso di alcol effettuati dalla Polizia municipale dall’inizio dell’anno: sono stati sanzionati otto esercizi commerciali per vendita di alcol ai minori, 24 minimarket per vendita di alcol dopo le 22 e 17 per vendita di alcol dopo mezzanotte, per un totale di quasi 130.000 euro.

Dieci gli esercizi chiusi per carenze igienico-sanitarie. Casi di sporcizia, polvere, fino alla “presenza di escrementi di roditori, un pericolo assoluto per la salute”, spiega Fedele Verzola, comandante del Nas di Firenze, con a fianco il sindaco Dario Nardella. Un lavoro che ha portato al sequestro di 360 chili di prodotto alimentari. “Prevalentemente, spiegano gli uomini del Nucleo antisofisticazioni e sanità dell’arma, si tratta di “pesce, ma anche di carne e formaggi”.

Un mercato incentrato soprattutto sui “pesci siluro che dal Bangladesh raggiungono l’Italia a Brescia. Da lì poi, sono trasportati in mercati come quello fiorentino”. E’ in questa rotta che il pesce “interrompe la catena del freddo” a meno 18 gradi centigradi: così su questa altalena sui pesci, sghiacciati e nuovamente congelati, ci formano cristalli di ghiaccio, “è quello il segnale inequivocabile che fa scattare il sequestro”.

Grillo come Totò sui Vitalizi: 236 mln l’anno, “e io pago”

grillo pagoPer un giorno Grillo veste i panni di Toto’ e si scaglia contro i vitalizi degli ex parlamentari che definisce “uno scandalo”.

Sul suo blog, il leader  5 stelle, in un post dal titolo che prende spunto dalla celebre frase del comico napoletano ‘E io pago’, spiega che “ci sono alcuni che ricevono il vitalizio con un solo giorno di presenza. Ma lo scandalo più grande è che non se ne vergognano, anzi, se glielo ricordi alzano pure la voce. In un Paese dove la pensione sta diventando un miraggio, sempre più magra e procrastinata nel tempo, questi personaggi (che sono un numero impressionante e per i quali spendiamo 236 milioni all’anno) rispondono con frasi del tenore: ‘Il mio vitalizio è perfettamente legale’ o, per dirla alla Jannacci ‘Se me lo dicevi prima mi facevo una pensione, andavo a lavorare, non facevo il mutuo per una casa al di sopra delle mie possibilità, se lo sapevo prima non mi compravo una barca, mandavo i miei figli a lavorare…’. Ecco, da oggi questi cazzabuboli di risposte non valgono più”.

Grillo spiega che “esiste infatti un fondo di microcredito del Tesoro a disposizione di imprese in difficoltà in cui gli svergognati percettori di soldi pubblici possono destinare i loro vitalizi. Nel fondo è versato regolarmente parte degli stipendi dei parlamentari a 5 Stelle e il fondo ammonta a 10 milioni di euro”.

“Sindacalisti, imprenditori, giornalisti, avvocati, politici di professione- attacca Grillo-, un circo Barnum compatto di imbonitori. Un fronte unico per i vitalizi. In Italia tutti tengono famiglia e (quasi) tutti un vitalizio. L’elenco di ex parlamentari che vivono a sbafo è impressionante. Sono per la precisione 1.515 ex deputati e 891 ex senatori”.

“Ma non è finita qui- conclude- La prossima puntata sui vitalizi sarà dedicata agli ex consiglieri regionali che ci costano 177,4 milioni di euro l’anno”.

Renzi in Sardegna. Inizia tavolo sulla “vertenza Sardegna” e il premier promette: sblocchiamo i cantieri per la Maddalena (VIDEO)

Con l’incontro tra il presidente del consiglio Matteo Renzi e il presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru è iniziata la visita del premier sull’isola. Il capo del Governo italiano, appena messo piede ad Olbia ha subito parlato della situazione della Maddalena. “Trovo vergognoso- ha detto- che siano passati degli anni senza aver sbloccato un cantiere di interesse nazionale come quello della Maddalena che è stato lasciato a metà. Noi andremo a sbloccarlo, perché l’Italia è più forte dei pasticci fatti in passato”.

“Oltre un miliardo di investimenti dal Qatar e si sblocca finalmente il Mater Olbia. Prezioso non solo per la Sardegna #lavoltabuona” ha poi scritto su Twitter alla riapertura di un altro cantiere, quello dell’ex ospedale San Raffaele.

La vertenza Sardegna, poi, sarà oggetto di un tavolo nazionale. Il presidente del Consiglio ha spiegato che gli “impegni chiesti per la Sardegna sono sacrosanti. Ci rivedremo a settembre dopo che avremo messo al lavoro un gruppo di esperti su temi come l’energia e le infrastrutture, perché c’è un gap oggettivo in questa regione, ed è inaccettabile che sull’isola le ferrovie siano scadenti il doppio che nel resto del Paese. Non ci sono cittadini di seria A e di serie B”. Sul tavolo sulla vertenza Sardegna saranno posti altri temi, a cominciare “dall’insularità, dal bisogno cioè di mantenere una continuità territoriale” con il resto del Paese. Il tavolo Sardegna a settembre, “alla fine dell’estate- spiega Renzi- si riunira’ sull’isola e metterà a frutto un lavoro congiunto tra i vari soggetti. Vedremo di passare dai temi alle soluzioni”.

Centinaia le persone che hanno accolto il Capo del Governo. Molti ovviamente i rappresentanti della politica sarda, tra gli altri il Presidente della Regione Francesco Pigliaru, il sindaco di Olbia Gianni Giovannelli, gli ex governatori regionali Renato Soru e Ugo Cappellacci e il presidente del Consiglio Gianfranco Ganau.

“L emozione è tanta. Dopo un lungo percorso- sottolinea Pigliaru che ha avuto con Renzi un lungo incontro, presente anche Graziano Delrio- quello che festeggiamo oggi è la prova che il ‘sistema Sardegna’ funziona e sa dare risposte convincenti in tempi rapidissimi. Molto importante per questa opera è stato anche il ruolo del Governo, che ha lavorato con tenacia al nostro fianco”. Oggi con la Qatar Foundation si avvia una “collaborazione che porterà a investimenti e posti di lavoro. Certo la nostra isola ha molti problemi e oggi con Renzi abbiamo discusso a lungo sul problema sardo dell’ insularità e stiamo lavorando per ridurre gli svantaggi che ne discendono. Quel che è certo è che la Sardegna è oggi un interlocutore economico affidabile”.

Rissa in Campidoglio tra due consiglieri: Peciola lancia sedia ad Onorato

dito onorato2Una violenta lite in conferenza dei capigruppo ha appesantito il clima già infuocato in Assemblea capitolina. A quanto si apprende da fonti di entrambi gli schieramenti, nella riunione dei presidenti convocata al termine della seduta e della energica protesta dei lavoratori della Roma Multiservizi, tra i consiglieri Gianluca Peciola (Sel) e Alessandro Onorato (Lista Marchini) sono volate parole grosse e addirittura una sedia – una di quelle robuste che arredano la sala delle Bandiere del Campidoglio – che il vendoliano avrebbe lanciato al collega, reo a suo avviso – racconta qualche ‘testimone’ – di aver fomentato la protesta dei lavoratori della municipalizzata strumentalizzandoli. I due si sarebbero poi pesantemente scagliati l’uno contro l’altro finendo anche a terra, con gli altri capigruppo a tentare di separarli. Onorato ha ‘parato’ la sedia con la mano, riportando poi evidenti escoriazioni sulle braccia e una sospetta frattura a un mignolo, tanto che ora i vigili urbani capitolini lo stanno accompagnando all’ospedale San Carlo di Nancy, mentre è in corso una riunione dell’ufficio di presidenza dell’Assemblea per valutare la vicenda. Non si escludono sanzioni per il vendoliano Peciola.

“Ormai- scrive Onorato, sul profilo Facebook- .non è sicuro neanche andare in Campidoglio a rappresentare i cittadini che finisci in ospedale perché aggredito e minacciato. Una volta c’era la sinistra del popolo e degli operai oggi c’è quella dei centri sociali che ti aggredisce se li richiami alle loro responsabilità. Grazie per il mignolo rotto. Povera Roma. Poveri noi. #PeciolaVergogna”.

“La riunione dei capigruppo era terminata e non c’entra nulla la questione Multiservizi- ha replicato Peciola- Onorato ha insultato vergognosamente la consigliera Azuni, io ho risposto a quegli insulti e lui ha tentato di aggredirmi facendo il giro del tavolo e venendo verso di me che ero seduto. Penso quanto accaduto sia molto grave, perche’ alla vergogna dell’insulto si e’ unita la vergogna dell’aggressione in un luogo istituzionale”.