Ambiente – dire.it https://www.dire.it dire.it - Agenzia di Stampa Nazionale Thu, 02 Jul 2020 17:59:56 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 Incendi in Sardegna, oggi 18 roghi: dietro tre in azione un piromane https://www.dire.it/02-07-2020/480833-incendi-in-sardegna-oggi-18-roghi-dietro-tre-in-azione-un-piromane/ Thu, 02 Jul 2020 17:53:10 +0000 https://www.dire.it/?p=480833 incendi sardegna

Sono 18 i roghi segnalati nella giornata di oggi. In corso indagini della Forestale per chiarire la matrice dolosa di almeno tre provocati dalla stessa mano

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Sono 18 i roghi segnalati nella giornata di oggi. In corso indagini della Forestale per chiarire la matrice dolosa di almeno tre provocati dalla stessa mano
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SARDEGNA – Altra giornata di incendi in Sardegna. Sono 18 i roghi segnalati oggi dal Corpo forestale, sei hanno richiesto l’intervento dei mezzi aerei. Dalle informazioni acquisite dal nucleo investigativo del Corpo forestale di Sassari, la matrice dolosa di tre incendi -a Burgos, Bono e Bottidda- sarebbe con tutta probabilità riferita allo stesso autore. Nel dettaglio, a Burgos, in Provincia di Sassari, è intervenuto un elicottero proveniente dalla base del Corpo forestale di Anela.

 

Le operazioni di spegnimento sono state dirette dal Corpo forestale della Stazione di Bono coadiuvata dal personale eliportato, una squadra Forestas del cantiere di Illorai, tre squadre delle compagnie barracellari di Bono, Burgos e Bottidda. L’incendio ha percorso una superficie di pascolo cespugliato.

Nelle campagne di Bono, nel sassarese, sono intervenuti tre elicotteri provenienti dalle basi del Corpo forestale di Anela, Alà dei Sardi e Farcana, più un elicottero pesante “Superpuma” proveniente da Fenosu. Le operazioni di spegnimento sono state dirette dal Corpo forestale della Stazione di Bono coadiuvata dal personale eliportato, tre squadra Forestas dei cantieri di Anela, Bono e Illorai, due squadre delle compagnie barracellari di Bono e Bottidda.

L’incendio ha percorso una superficie di circa sei ettari di macchia mediterranea e pascolo alberato. A Orani, nel nuorese, è intervenuto un elicottero proveniente dalla base del Corpo forestale di Sorgono. Le operazioni di spegnimento sono state dirette dal Corpo forestale della Stazione di Bolotana coadiuvata dal personale eliportato. L’incendio ha interessato un fienile privato. 

A Loiri Porto San Paolo, Provincia di Sassari, sono intervenuti due elicotteri provenienti dalle basi del Corpo forestale di Bosa e Limbara. Le operazioni di spegnimento sono state dirette dal Corpo forestale della Stazione di Padru, coadiuvata dal personale eliportato, due squadre Forestas e una squadra della compagnia barracellare di Loiri Porto San Paolo. L’incendio ha percorso una superficie complessiva di circa 0.7 ettari di macchia mediterranea e pascolo cespugliato.

A Bottidda, Provincia di Sassari, è intervenuto un elicottero proveniente dalla base del Corpo forestale di Anela. Le operazioni di spegnimento sono state dirette dal Corpo forestale della Stazione di Bono coadiuvata dal personale eliportato. L’incendio ha percorso una superficie di pascolo alberato. Infine, nelle campagne di Villasor, stanno intervenendo due elicotteri provenienti dalle basi del Corpo forestale di Marganai e Pula. L’incendio è in corso e sta interessando alcune superfici di rimboschimento misto a conifere e latifoglie.

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No del chimico Balzani al centro per la CO2 a Ravenna: “Rischio senza certezze” https://www.dire.it/30-06-2020/479976-no-del-chimico-balzani-al-centro-per-la-co2-a-ravenna-rischio-senza-certezze/ Tue, 30 Jun 2020 17:18:08 +0000 https://www.dire.it/?p=479976

"Grandi costi e non esistono tecnologie mature, meglio metodi noti"

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RAVENNA – Il progetto di Eni, che vuol costruire il più grande centro mondiale per lo stoccaggio dell’anidride carbonica (CO2) a Ravenna, “è un enorme rischio finanziario senza certezze dal punto di vista climatico e ambientale”. Vincenzo Balzani, chimico, docente emerito dell’Università di Bologna e coordinatore di Energia per l’Italia boccia senza mezzi termini l’operazione Eni annunciata dal premier Giuseppe Conte alla fine degli Stati generali. Analizzando infatti le strategie per l’azzeramento delle emissioni di anidride carbonica, il chimico cita anche il Carbon Capture and Sequestration, con la cattura della CO2 emessa o già in atmosfera e il suo immagazzinamento in giacimenti esauriti di idrocarburi mettendo in fila le criticità.

Lo stoccaggio nel sottosuolo, attacca, “è rischioso perché non sono noti i suoi effetti sismici” e il rischio “è ancora maggiore in una zona fragile come la costa di Ravenna, dove sono in corso significativi fenomeni di subsidenza”. In teoria, prosegue, può compensare le emissioni derivate dalla produzione di energia da fonti fossili, mantenendo quasi invariata l’attuale proporzione tra fonti energetiche rinnovabili e fossili, “tuttavia, i combustibili fossili sono limitati, quindi questa soluzione non può essere strutturale, ma solo temporanea, rendendo estremamente critici gli aspetti economico-finanziari dell’investimento”. Altra questione è che “la cattura di CO2 all’interno degli impianti di produzione di energia da fonti fossili riduce le prestazioni del 10%-20%” quindi “i costi di produzione dell’energia sarebbero sostanzialmente raddoppiati”. In alternativa, si può catturare la CO2 dall’aria, “anche se non esistono tecnologie mature e verificate”, aggiunge il docente.

Oppure, prosegue, si può catturare la CO2 all’interno di impianti di conversione di biomasse in energia, opzione che “avrebbe un forte impatto sull’uso del suolo agricolo e sulle emissioni di metano e NOx”. E ancora, per Balzani oggi “non esistono progetti industriali maturi relativi al Carbon Capture and Sequestration, si è ancora alla fase di ricerca”. Basta pensare che “in Norvegia, che è il maggiore produttore europeo di idrocarburi, un report indipendente commissionato dal Governo ha analizzato la possibile realizzazione di un impianto di stoccaggio di CO2 nei giacimenti esauriti del Mare del Nord”. Ebbene “è stato valutato un potenziale disastro finanziario e il Governo sta valutando di sospendere il progetto”.

Insomma, “non è opportuno investire ingenti risorse pubbliche nella realizzazione di un sistema di stoccaggio di CO2, perché i risultati non sono garantiti, né dal punto di vista della sicurezza, né dal punto di vista climatico”. Le stesse risorse, conclude Balzani, “debbono essere investite sulle energie rinnovabili, sugli impianti di accumulo di energia elettrica, sull’efficienza energetica degli edifici e delle attività produttive e commerciali, settori con alta intensità di occupazione”. Cioè “su tecnologie mature e disponibili che garantiscono una rapida riduzione delle emissioni a effetto serra, tecnologie che attendono solo di essere utilizzate”.

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In Sicilia altri due nidi di tartaruga custoditi da volontari del Wwf https://www.dire.it/28-06-2020/479370-in-sicilia-altri-due-nidi-di-tartaruga-custoditi-da-volontari-del-wwf/ Sun, 28 Jun 2020 11:54:42 +0000 https://www.dire.it/?p=479370

Dall'inizio della stagione sono già dodici i nidi gestiti nell'isola

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Dall'inizio della stagione sono già dodici i nidi gestiti nell'isola
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ROMA – Sale a 12 il numero di nidi di Caretta caretta gestiti dal WWF in Sicilia. “Lieta scoperta lo scorso venerdì sera (26 giugno) per Lisa Zocco- si legge in una nota- che sulla spiaggia di Marina di Modica ha notato l’escursione a terra di una tartaruga marina e ha immediatamente avvisato Antonietta Iacono, la quale ha segnalato la cosa al gruppo di volontari che con lei aveva accompagnato i nidi di Sampieri e Modica nell’estate 2019, fino alla schiusa di metà ottobre”. Giunta sul posto la biologa marina Oleana Prato, volontaria WWF e operatrice Eroturtles (il progetto Life dell’Unione Europea di cui è titolare il WWF) ha verificato la presenza delle uova e avviato la messa in sicurezza dell’area.
Il WWF ringrazia anche gli operai della forestale e la ripartizione faunistica di Ragusa “per la messa in sicurezza del nido, instancabili e sempre presenti in tutta la Provincia. Per la provincia di Ragusa si tratta del quinto nido della stagione”.

Nel frattempo sabato è arrivato anche il secondo nido della costa tirrenica e in particolar modo della costa nord Occidentale, località Trappeto in provincia di Palermo. La deposizione appare quasi incredibile in quanto le uova sono state deposte in una piccola caletta. Dimensioni simili a quella di Alcamo marina, tanto che gli esperti ipotizzano che possa trattarsi della stessa tartaruga. Anche qui sono intervenuti i volontari WWF che hanno provveduto a mettere in sicurezza il nido. Un grazie ai residenti Giuseppe D’Asaro e Viviana Satta per la loro preziosa collaborazione.

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Per Anzio bandiera verde: l’unica a misura di bambino sul litorale romano https://www.dire.it/28-06-2020/479355-per-anzio-bandiera-verde-lunica-a-misura-di-bambino-sul-litorale-romano/ Sun, 28 Jun 2020 10:35:13 +0000 https://www.dire.it/?p=479355 velia fontana

Il riconoscimento viene assegnato dai pediatri alle località marine che hanno caratteristiche tali da renderle adatte ai più piccoli

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Il riconoscimento viene assegnato dai pediatri alle località marine che hanno caratteristiche tali da renderle adatte ai più piccoli
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ROMA – Anzio ha ottenuto la bandiera verde 2020, “un riconoscimento molto importante, che viene assegnato dal comitato tecnico-scientifico dei pediatri italiani alle località marine che hanno caratteristiche (quali l’acqua pulita, fondali bassi, presenza di giochi e aree per i più piccoli), tali da renderle adatte a misura di bambino. Questa è la dimostrazione dell’ottimo lavoro portato avanti dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Candido De Angelis”. Lo rende noto l’assessore alle Politiche sociali del comune di Anzio Velia Fontana.

Ad Alba Adriatica (Teramo) “ho avuto l’onore di ritirare la bandiera verde durante la cerimonia di consegna, alla presenza, tra gli altri, di rappresentanti della provincia di Teramo, della regione Abruzzo- prosegue Fontana-. E’ stata una bella manifestazione, e non posso che esprimere la mia massima soddisfazione per la nostra città, anche perché Anzio e’ l’unica bandiera verde del litorale romano. Ora, lo stimolo è quello di andare avanti per cercare di fare sempre meglio, per rispondere con la massima attenzione alle istanze dei cittadini e dei turisti”.

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Stromboli, Ingv studia un possibile sistema di allerta precoce https://www.dire.it/26-06-2020/478853-stromboli-ingv-studia-un-possibile-sistema-di-allerta-precoce/ Fri, 26 Jun 2020 10:43:43 +0000 https://www.dire.it/?p=478853 stromboli

Studiando i dati dell'eruzione dell'estate 2019, i vulcanologi hanno individuato alcuni movimenti anomali nelle settimane precedenti

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Studiando i dati dell'eruzione dell'estate 2019, i vulcanologi hanno individuato alcuni movimenti anomali nelle settimane precedenti
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PALERMO – Un gruppo di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e dell’Observatorio geofisico central dell’Instituto geografico nacional (Ifn) di Spagna ha studiato a posteriori i dati sismici ed i segnali registrati da un dilatometro da pozzo installato sull’isola di Stromboli, alle Eolie. Dai risultati della ricerca ‘Geophysical precursors of the July – August 2019 paroxysmal eruptive phase and their im plications for Stromboli volcano (Italy) monitoring’, appena pubblicata su Scientific Reports, si sono evidenziate delle variazioni del sistema vulcanico a partire da circa un mese prima dell’evento del 3 luglio 2019.

Esplosioni dal cratere dello Stromboli, incendi e paura. Morto un escursionista

“Nell’analisi dei dati del dilatometro, applicando un opportuno algoritmo per il riconoscimento di transienti nelle serie temporali, i ricercatori hanno evidenziato – si legge in una nota dell’Ingv – una variazione del segnale 10 minuti prima del parossismo del 3 luglio e 7,5 minuti prima del parossismo del 28 agosto 2019″.

“Il condotto del vulcano Stromboli è occupato nella parte più superficiale da magma povero in gas e ricco in cristalli, nella parte più profonda, invece, da magma ricco in gas ma povero in cristalli – spiega Giovanni Macedonio, fisico dell’Osservatorio vesuviano dell’Ingv e coautore della ricerca -. Durante le normali esplosioni stromboliane viene espulso il magma superficiale, di colore nero, mentre il magma più profondo riempie il condotto in risalita”.

LEGGI ANCHE: Nuovi vulcani sottomarini individuati a pochi chilometri dalle coste della Sicilia

“Il magma ricco in gas e povero in cristalli viene emesso durante i parossismi – continua la vulcanologa dell’Osservatorio etneo dell’Ingv Sonia Calvari, coautrice dello studio -. Questo è il motivo per cui è generalmente riconosciuto che le esplosioni parossistiche sono innescate dalla rapida risalita di questo magma da una zona situata a 5-10 chilometri di profondità. La sua rapida ascesa provoca inflazione e oscillazione del condotto superiore”.

Flora Giudicepietro, vulcanologa dell’Osservatorio vesuviano dell’Ingv e primo autore della ricerca conclude: “I nuovi parametri calcolati dai dati sismici registrati dalle nostre reti di monitoraggio potranno, in futuro, aiutare ad evidenziare fasi di attività sismica anomala che possono precedere di settimane l’attività parossistica. Inoltre, l’algoritmo applicato per l’analisi dei dati dilatometrici può contribuire a realizzare un sistema di allerta precoce in grado di dare un preavviso nel breve termine prima di un’esplosione parossistica”.

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VIDEO | La sabbia del Sahara arriva ai Caraibi: una nube avvolge Cuba https://www.dire.it/25-06-2020/478526-video-la-sabbia-del-sahara-arriva-ai-caraibi-una-nube-avvolge-cuba/ Thu, 25 Jun 2020 16:49:29 +0000 https://www.dire.it/?p=478526 sahara nube

Secondo gli esperti si tratta di un fenomeno ciclico ma di intensità straordinaria, che al Covid aggiungerebbe ulteriori problemi respiratori

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Secondo gli esperti si tratta di un fenomeno ciclico ma di intensità straordinaria, che al Covid aggiungerebbe ulteriori problemi respiratori
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ROMA – La Repubblica Dominicana e Haiti, ma anche Cuba e oltre, fino alla costa orientale del Messico e alla Florida: sono le regioni raggiunte da una nube di polveri e sabbia che negli ultimi giorni dal Sahara africano ha raggiunto Caraibi e Nord America.

NON SUCCEDEVA DA CINQUANT’ANNI

Del fenomeno riferiscono quotidiani e portali di informazione di più Paesi. Cubadebate ha citato il metereologo Josè Rubiera, che ha detto di un fenomeno ciclico, con cadenza annuale ma che non si registrava con questa intensità da almeno mezzo secolo. Filmati nei quali si intravedono edifici offuscati da polveri e particelle in sospensione, di tonalità lattea o rosate per via del tramonto, sono stati diffusi dagli utenti dei social network.

Secondo l’emittente Bbc, una delle tante testate a dedicare servizi al fenomeno, le isole caraibiche di Guadalupe e di Martinica stanno vivendo i giorni di peggior foschia da almeno dieci anni. Medici citati dalla stampa cubana hanno anche messo in guardia dal rischio di un aumento delle patologie respiratorie, in una fase già segnata dalla pandemia del nuovo coronavirus. La nube, a un’altezza compresa tra i tre e i sette chilometri, si sta spostando verso ovest addentrandosi nel Golfo del Messico.

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Orso da abbattere in Trentino, Wwf lancia petizione per salvarlo https://www.dire.it/25-06-2020/478600-orso-da-abbattere-in-trentino-wwf-lancia-petizione-per-salvarlo/ Thu, 25 Jun 2020 16:26:27 +0000 https://www.dire.it/?p=478600 orso

Dopo la decisione della Provincia autonoma di Trento di abbattere l'orso che ha ferito due persone, il Wwf lancia una petizione su Change.org

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Dopo la decisione della Provincia autonoma di Trento di abbattere l'orso che ha ferito due persone, il Wwf lancia una petizione su Change.org
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ROMA – Il Wwf Italia ha lanciato una petizione sulla piattaforma di petizioni online Change.org per chiedere al presidente della Provincia Autonoma di Trento di ritirare l’ordinanza di abbattimento per l’orso in Trentino. Augurando una pronta guarigione ai due uomini coinvolti nell’incidente, che, nonostante la paura, si sono espressi contro l’abbattimento, per il Wwf sono infatti molti i motivi per cui l’ordinanza di Fugatti è fuori luogo.

LEGGI ANCHE: Orso aggredisce due persone, il ministro Costa: “No all’abbattimento, pronti a impugnare l’ordinanza”

IL TESTO DELLA PETIZIONE

Il presidente della provincia di Trento ha firmato un’ordinanza che condanna a morte un altro orso in Tentino. Incredibilmente questa condanna è stata emessa senza un “processo” visto che ancora non sono chiare le dinamiche che hanno portato l’orso a ferire due persone (erano presenti cuccioli?). Non è il primo orso che viene condannato a morte in Trentino. Per questo vanno fermati gli abbattimenti “automatici” di tutti gli orsi coinvolti in incontri ravvicinati o incidenti, modificando il testo del Piano D’Azione per la Conservazione dell’Orso sulle Alpi (Pacobace), che prevede la possibilità di abbattimento anche in caso di orsi che hanno semplicemente fatto ciò che la natura gli ha insegnato. La montagna è la casa degli orsi, con cui si può convivere conoscendo e seguendo semplici regole, come restare sui sentieri, parlare a voce alta, tenere il proprio cane al guinzaglio, non avvicinarsi alla fauna selvatica, restare fermi e non colpire gli animali in caso dei rari incontri ravvicinati. Queste precauzioni sono tanto più valide quando ci trova in aree di femmine con piccoli, come la zona dov’è accaduto l’ultimo incidente (dati Provincia Autonoma di Trento, Servizio Foreste e Fauna), e sono l’unico modo per garantire la sicurezza di chi frequenta la montagna. Noi stiamo dalla parte delle persone ma anche dell’orso, per questo vi chiediamo di stare con noi per fare in modo che possa continuare a vivere, libero, nella sua casa, ossia la montagna. Per questo chiediamo al presidente della provincia autonoma di Trento di ritirare immediatamente l’ordinanza che porterebbe alla morte dell’orso.

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Accordo Eni-sindacati, a Viggiano ci sarà un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza https://www.dire.it/25-06-2020/478586-accordo-eni-sindacati-a-viggiano-ci-sara-un-rappresentante-dei-lavoratori-per-la-sicurezza/ Thu, 25 Jun 2020 16:22:15 +0000 https://www.dire.it/?p=478586 ENI

Il Centro Olio Val d'Agri diventa così il primo sito Eni in Italia che vedrà la presenza di questa nuova figura professionale

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Il Centro Olio Val d'Agri diventa così il primo sito Eni in Italia che vedrà la presenza di questa nuova figura professionale
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POTENZA –  Eni e le organizzazioni sindacali del settore energia e petrolio hanno firmato oggi un accordo per avviare al Centro Olio Val d’Agri (Cova) di Viggiano il progetto che prevede l’istituzione del rappresentante dei lavoratori per la salute, sicurezza e ambiente di sito produttivo (RLSP). Il Cova diventa cosi’ il primo sito Eni in Italia che vedra’ la presenza di questa nuova figura nominata tra i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza e l’ambiente (Rlsa) di Eni, che svolgera’ un ruolo di coordinamento con gli Rlsa di Eni e con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza delle aziende terze operanti nell’impianto, con l’obiettivo di accrescere la cultura della salute, sicurezza e ambiente attraverso azioni di sensibilizzazione congiunte di tutti gli operatori e la sempre maggiore socializzazione degli obiettivi e delle attivita’.

“Quest’iniziativa – e’ scritto in una nota della compagnia petrolifera – fa seguito a una specifica attivita’ formativa progettata congiuntamente da Eni e dalle organizzazioni sindacali e svolta a sostegno del Rls e conferma ancora una volta la rilevanza che Eni attribuisce alle tematiche salute, sicurezza e ambiente quale elemento fondante del proprio modo di fare business e presupposto per il miglioramento continuo che anche in questo campo Eni intende perseguire per tutti i lavoratori presenti all’interno dei propri siti produttivi”.

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La denuncia di Mareamico Agrigento: “La collina del Caos a rischio crolli” https://www.dire.it/25-06-2020/478387-la-denuncia-di-mareamico-agrigento-la-collina-del-caos-a-rischio-crolli/ Thu, 25 Jun 2020 14:00:03 +0000 https://www.dire.it/?p=478387 collina del caos agrigento

L'associazione ambientalista dopo un sopralluogo parla anche di "una vistosa fuoriuscita di liquami" sversati in mare

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L'associazione ambientalista dopo un sopralluogo parla anche di "una vistosa fuoriuscita di liquami" sversati in mare
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PALERMO – “La collina del Caos ad Agrigento sta venendo giù, per colpa dell’azione combinata del mare che erode la base e per colpa dell’evidente dissesto idrogeologico a monte”. L’allarme é lanciato dall’associazione ambientalista Mareamico Agrigento che, dopo avere effettuato un sopralluogo, parla di “una vistosa fuoriuscita di liquami da un canale di drenaggio che, oltre essere causa di crolli, arriva nel mare inquinandolo”.

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Orso aggredisce due persone, il ministro Costa: “No all’abbattimento, pronti a impugnare l’ordinanza” https://www.dire.it/25-06-2020/478328-orso-aggredisce-due-persone-il-ministro-costa-no-allabbattimento-pronti-a-impugnare-lordinanza/ Thu, 25 Jun 2020 13:30:03 +0000 https://www.dire.it/?p=478328

Il ministro dell'Ambiente scrive al presidente della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti

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Il ministro dell'Ambiente scrive al presidente della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti
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ROMA – “Ho appreso con dispiacere del recente ferimento di due persone ad opera di un orso bruno nel territorio del Comune di Cles e al riguardo esprimo loro, cosi’ come a tutta la comunita’ locale, tutta la mia comprensione e vicinanza”. Cosi’ il ministro dell’Ambiente Sergio Costa in una lettera di risposta al Presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, che ha firmato l’ordinanza con la quale da’ mandato al Corpo forestale provinciale di monitorare l’area del Monte Peller, in valle di Non, dove si e’ verificato l’incidente che ha coinvolto padre e figlio, identificare l’orso responsabile e procedere con l’abbattimento dell’esemplare.

Cio’ detto, “stiamo valutando- spiega Costa- i presupposti giuridici per una eventuale impugnazione dell’ordinanza“. Naturalmemte, “comprendo la preoccupazione della cittadinanza, ma ritengo necessario ricostruire bene l’accaduto attraverso una dettagliata relazione tecnica che, sicuramente il personale del Corpo forestale provinciale stara’ predisponendo- continua il ministro- considerato anche che questi episodi sono estremamente rari in Italia“.

È, quindi, “opportuno che si individui con estrema certezza l’esemplare coinvolto nella vicenda in quanto, se responsabile dell’aggressione fosse una femmina con cuccioli, si potrebbe fornire una plausibile interpretazione etologica dell’episodio: un’orsa che cerca di allontanare una minaccia per i propri cuccioli, se spaventata, potrebbe reagire con naturale aggressivita’. È un atteggiamento- aggiunge il ministro- insito in qualsiasi specie animale quello di difendere la prole nel proprio habitat”.

“Solo dopo aver raccolto informazioni scientifiche certe sull’animale coinvolto nell’incidente ai due cittadini si potranno valutare soluzioni tecniche che, a mio parere, non devono tradursi nell’abbattimento– prosegue il ministro dell’Ambiente Sergio Costa in una lettera di risposta al Presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti- Mi sento di esprimerti, pertanto, la mia contrarieta’ alla parte dell’ordinanza che hai emanato ieri, a ventiquattro ore dall’accaduto, dove si invita il personale alle tue dipendenze a monitorare l’area, raccogliere elementi sull’individuo e ad ucciderlo, perche’ la ritengo una decisione impulsiva che non favorisce un’analisi degli elementi di contesto e aggrava lo scontro pubblico, gia’ non semplice da gestire, sulla convivenza tra uomo e fauna selvatica negli ambienti alpini”.

Il ministero dell’Ambiente “e’ sempre disponibile, nella costante collaborazione istituzionale, a valutare congiuntamente il Piano di gestione che Tu hai chiesto di predisporre alle strutture tecniche competenti della Provincia autonoma di Trento- continua il ministro- Ed e’ evidente che tale Piano dovra’ prevedere una gestione dell’orso Bruno nel territorio della Provincia sulla base di una rigorosa base scientifica, con il supporto dell’Ispra oltre che nel rispetto della normativa nazionale ed europea”.

In conclusione, “confido nella capacita’ di conciliare, nel migliore dei modi, gli aspetti di tutela della pubblica incolumita’ con quelli di conservazione e protezione delle specie selvatiche“.

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VIDEO | Lupo dei laghi Alimini, ieri spavento dopo che si è avvicinato a una bimba https://www.dire.it/25-06-2020/478308-video-lupo-dei-laghi-alimini-ieri-spavento-dopo-che-si-e-avvicinato-a-una-bimba/ Thu, 25 Jun 2020 13:15:46 +0000 https://www.dire.it/?p=478308 lupo alimini

Da alcune settimane un lupo si aggira nella pineta vicino ai laghi Alimini, a Otranto. Ieri ha strappato un pezzo di vestito a un bimba di sei anni

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Da alcune settimane un lupo si aggira nella pineta vicino ai laghi Alimini, a Otranto. Ieri ha strappato un pezzo di vestito a un bimba di sei anni
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BARI – Si sarebbe avvicinato alcuni bambini e avrebbe strappato un pezzo di vestito a una bimba di sei anni. Tanto spavento per questo incontro ravvicinato tra alcuni bambini e un lupo in un villaggio turistico nella zona dei Laghi Alimini, a Otranto. Il lupo in questione è un esemplare di un anno e mezzo che da settimane gira tra la pineta e la spiaggia della zona dei Laghi Alimini, facendo talvolta capolino in spiaggia. È stato già segnalato al sindaco di Otranto e anche ai Carabinieri Forestali. Anche l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) è stato informato, tanto che sarebbe al lavoro per mettere a punto un piano di cattura dell’animale, più volte fotografato dagli ospiti del villaggio turistico. C’è anche un video che gira sui social in cui l’animale si vede benissimo: è stato postato dalla pagina Canis lupus italicus – Lupo appenninico.


Ieri sera l’animale si sarebbe avvicinato a un gruppo di bambini che, in compagnia dei genitori, si trovavano nella pineta tra la spiaggia e il villaggio turistico. Le bimbe, spaventate, sarebbero fuggite e a quel punto l’animale le avrebbe raggiunte strappando un lembo del vestito ad una di loro. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale sanitario del 118: la piccola si è solo spaventata ma sta bene e non ha riportato ferite.

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Spiagge, torna il naturismo a Lido di Dante https://www.dire.it/24-06-2020/478038-spiagge-torna-il-naturismo-a-lido-di-dante/ Wed, 24 Jun 2020 16:05:45 +0000 https://www.dire.it/?p=478038 spiaggia_spiagge_lido di dante_naturismo

Un tratto di spiaggia a sud di Lido di Dante sarà dedicato ai naturisti con tanto di ordinanza del sindaco. Ma può accedere anche chi preferisce stare 'vestito'

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Un tratto di spiaggia a sud di Lido di Dante sarà dedicato ai naturisti con tanto di ordinanza del sindaco. Ma può accedere anche chi preferisce stare 'vestito'
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RAVENNA – Torna, regolamentato, il naturismo sulla spiaggia di Lido di Dante a Ravenna. Il sindaco Michele De Pascale firma infatti oggi l’ordinanza che individua e regolamenta ai sensi della legge regionale l’area di demanio marittimo destinata alla pratica del naturismo, con possibilità di “fruizione clothing optional”, per permettere a chiunque di accedervi liberamente. Si tratta del tratto di arenile a sud di Lido di Dante, con inizio a 50 metri dalla perpendicolare alla battigia dello stradello pinetale esistente per 400 metri circa, e dell’estensione di tale area anche nell’ulteriore porzione di arenile in cui viene consentita la fruizione balneare dalla fine del periodo di nidificazione dell’avifauna. L’ordinanza è in vigore dal 25 giugno al 13 settembre.

 

“Siamo soddisfatti di riuscire a dare finalmente una risposta strutturata al turismo naturista” dichiarano il sindaco De Pascale e l’assessore al Turismo Giacomo Costantini, con l’istituzione di “una delle prime aree ufficiali in Italia per la stagione 2020”. Il percorso, aggiungono, è stato “complesso dal punto di vista normativo e ha richiesto grande collaborazione istituzionale”. L’ordinanza ha “duplice scopo: da una parte mettere a disposizione di questa forma di turismo in forte crescita una delle spiagge del nostro bellissimo litorale; dall’altra di regolamentarne la fruizione evitando episodi estranei all’esperienza balneare e nel totale rispetto del valore naturale di questi luoghi meravigliosi”. L’area è tra l’altro inclusa tra quelle oggetto di copertura da parte del servizio di salvamento, sono stati messi a disposizione a titolo non oneroso i servizi igienici del Camping Classe e sono stati installati un paravento e la cartellonistica per delimitare l’area. 

Gli utilizzatori inoltre provvedere a tenere pulito lo spazio utilizzato portando via ogni rifiuto e dovranno conferire correttamente i rifiuti prodotti negli appositi contenitori. Nell’area vige inoltre il divieto di fumo sulla battigia e abbandono di cicche di sigaretta. L’accesso all’area dovrà avvenire utilizzando esclusivamente l’arenile o gli stradelli, vietando conseguentemente, al fine di preservare l’ecosistema dunoso, l’occupazione, il passaggio e l’attraversamento della duna costiera, al di fuori degli stradelli. Nell’area 2 resta inoltre vigente il divieto di attendamento, campeggio e ombreggio con ombrelloni o altre strutture temporanee anche realizzate con legname spiaggiato.

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Coronavirus, Costa: “Nessun rischio nelle acque depurate, ma un terzo dell’Italia non è a norma” https://www.dire.it/24-06-2020/477883-coronavirus-costa-rischio-acque-depurate/ Wed, 24 Jun 2020 13:37:42 +0000 https://www.dire.it/?p=477883

Il ministro dell'Ambiente chiarisce come, in caso di corretta depurazione, il virus non sopravviva. Ma un terzo degli agglomerati urbani in Italia non sono a norma

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Il ministro dell'Ambiente chiarisce come, in caso di corretta depurazione, il virus non sopravviva. Ma un terzo degli agglomerati urbani in Italia non sono a norma
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ROMA – “La fase finale di disinfezione” delle acque reflue trattate correttamente consente “di ottimizzare le condizioni di rimozione integrale dei virus prima che le acque depurate siano rilasciate nell’ambiente”. Cio’ detto, rischi di diffusione del coronavirus “vanno individuati nelle circostanze di mancanza o inefficienza dei servizi di depurazione che potrebbero comportare la diffusione di SARS-CoV-2 nell’ambiente”. Insomma, il rischio di contagio legato a “acque superficiali usate per la balneazione o per fini irrigui” e “approvvigionamenti idrici autonomi” può derivare da “emissioni e scarichi illeciti di reflui da abitazioni e nuclei urbani”. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa lo dice nel corso della sua audizione alla Commissione di inchiesta sulle attivita’ illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, la ‘Ecomafie’.

Cio’ detto, Costa sottolinea che e’ “ancora piu’ urgente, a questo punto, risolvere la questione” della mancata depurazione delle acque reflue urbane “non solo per l’infrazione comunitaria ma per un motivo in piu’, che non e’ ambientale ma di natura sanitaria”.

L’Istituto superiore di sanita’, al quale ha chiesto un report, “ha segnalato alcune sintetiche conclusioni di specifici rapporti redatti in merito all’analisi di rischio”, spiega Sergio Costa, ministro dell’Ambiente, “le correnti pratiche di depurazione sono generalmente efficaci nell’inattivazione del virus, dati i tempi di ritenzione che caratterizzano i trattamenti, uniti a condizioni ambientali che pregiudicano la vitalita’ dei virus che sono luce solare, livelli di pH elevati, attivita’ biologica, come gia’ segnalai” nel caso dei rifiuti.

Infatti, “la fase finale di disinfezione consente di ottimizzare le condizioni di rimozione integrale dei virus prima che le acque depurate siano rilasciate nell’ambiente”, prosegue il ministro, aggiungendo che “disposizioni specifiche sono state elaborate anche per la gestione dei fanghi di depurazione nell’ambito della fase emergenziale di pandemia”.

L’analisi di rischio di esposizione a SARS-CoV-2 attraverso l’acqua e i servizi igienici indica che “sussistono, allo stato attuale, elevati livelli di protezione della salute”, sottolinea Costa. Tuttavia, “analogamente a quanto si osserva per la contaminazione dovuta ad altri agenti chimici e patogeni, gli eventi pericolosi critici correlati alla possibile diffusione dell’infezione COVID-19 attraverso l’esposizione a matrici idriche”, come acque reflue, acque superficiali usate per la balneazione o per fini irrigui, approvvigionamenti idrici autonomi, “vanno individuati nelle circostanze di mancanza o inefficienza dei servizi di depurazione che potrebbero comportare la diffusione di SARS-CoV-2 nell’ambiente”, spiega il ministro.

“Le autorita’ di sorveglianza dovranno quindi incentrare ogni attenzione sulla possibile esistenza di emissioni e scarichi illeciti di reflui da abitazioni e nuclei urbani“, avverte Sergio Costa, ministro dell’Ambiente.

Con specifico riferimento alla eventuale presenza del virus COVID-19 nelle acque reflue, l’ISS “ha eseguito una approfondita ed estensiva analisi di rischio in relazione ad Acqua e Servizi igienico sanitari, inclusa depurazione e gestione dei fanghi, e COVID-19, come pure per utilizzi umani delle acque, incluse acque potabili, balneazione, ispetto a potenziali esposizione a SARS-COV-2″, precisa infine il ministro.

COSTA: IN INFRAZIONE DEPURAZIONE 1/3 AGGLOMERATI URBANI

Un terzo degli agglomerati urbani italiani, “oltre 900”, il 30% dei “3.114 agglomerati con carico generato a partire da 2.000 abitanti equivalenti” e’ in infrazione comunitaria per il mancato rispetto della direttiva sulle acque reflue. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa lo dice nel corso della sua audizione alla Commissione di inchiesta sulle attivita’ illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, la ‘Ecomafie’.

Le criticita’ dei sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue, “ancora presenti sul territorio nazionale hanno determinato, a partire dal 2004, l’avvio, da parte della Commissione europea, di quattro procedure di infrazione” per il mancato rispetto della direttiva 91/271/CEE sulle acque reflue, spiega Costa.

La direttiva stabilisce le modalita’ di raccolta, trattamento e scarico delle acque reflue generate da agglomerati urbani e da alcuni settori industriali, e “prevede che tutti gli agglomerati con carico generato a partire da 2.000 abitanti equivalenti siano provvisti di rete fognaria e di impianti depurativi, secondo specifiche modalita’ e tempi di adeguamento in funzione del carico generato e dell’area di scarico”, ad esempio se si trovi in area sensibile o meno, segnala il ministro dell’Ambiente.

I tempi di adeguamento risultano ormai ampiamente superati, tenuto conto che l’ultima scadenza era fissata al 31 dicembre 2005″, sottolinea Costa. Secondo l’ultimo Report trasmesso alla Commissione europea nel 2018, “l’Italia ha 3.114 agglomerati con carico generato a partire da 2.000 abitanti equivalenti, per complessivi 77.150.067 abitanti equivalenti”, prosegue il ministro.

Le criticita’ dei sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue “ad oggi interessano, complessivamente, oltre 900 agglomerati relativi ad un carico generato di poco piu’ di 29 milioni di abitanti equivalenti“. Rapportato con il valore sopra citato di 3.114, “questo significa che poco piu’ del 30% degli agglomerati e’ oggetto di contenzioso comunitario”, precisa Costa. Gli abitanti equivalenti, tiene a sottolineare “non equivalgono ai residenti”.

La Regione maggiormente interessata, “per numero di agglomerati e di abitanti equivalenti, e’ la Sicilia“, con “251 agglomerati per quasi 7 milioni di abitanti equivalenti”, spiega il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, seguita per numero di agglomerati, dalla Calabria con “188 agglomerati per poco piu’ di 3 milioni di abitanti equivalenti”. Ci sono poi la Lombardia con “130 agglomerati per oltre 5 milioni di abitanti equivalenti”, aggiunge il ministro, e la Campania con “117 agglomerati per quasi 5 milioni di abitanti equivalenti”.

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Di Caprio, Jenkins e Netflix a lavoro su ‘Virunga’: film sui gorilla a rischio estinzione https://www.dire.it/24-06-2020/477831-di-caprio-jenkins-e-netflix-a-lavoro-sul-virunga-film-sui-gorilla-a-rischio-estinzione/ Wed, 24 Jun 2020 12:19:06 +0000 https://www.dire.it/?p=477831 di caprio

La pellicola sviluppata dall'omonimo documentario del 2014

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La pellicola sviluppata dall'omonimo documentario del 2014
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ROMA – Star hollywoodiana, premio Oscar e ambientalista. Lui e’ Leonardo Di Caprio e, oltre a regalarci straordinarie interpretazioni sul grande schermo, l’attore e’ impegnato in campagne benefiche per l’ambiente con la sua ‘Leonardo DiCaprio Foundation’. La sua battaglia in favore del nostro pianeta aggiunge un altro tassello: ‘Virunga’, la versione cinematografica del documentario scritto e diretto da Orlando von Einsiedel, uscito nel 2014 e candidato agli Academy Award nel 2015. Un progetto che ‘Jack Dawson di Titanic’ sta sviluppando insieme al regista premio Oscar per ‘Moonlight’, Berry Jenkins, e Netflix. La pellicola – che DiCaprio sta producendo insieme a Jennifer Davisson e Phillip Watson per Appian Way e a Joanna Natasegara per Violet Films – racconta la storia vera dei ranger che rischiano la vita per salvare il parco nazionale piu’ prezioso dell’Africa dal bracconaggio: quello del Virunga, riserva naturalistica (che si estende su una superficie di otto mila chilometri quadrati) della Repubblica Democratica del Congo, e i suoi gorilla in via di estinzione. Un racconto animato da immagini del parco patrimonio dell’Unesco e i suoi protagonisti e da reportage che mostrano non solo l’importanza di salvaguardare la biodiversita’ ma anche la famiglia e l’amore che c’e’ nei branchi. Inoltre, DiCaprio ha da poco debuttato con ‘And we go green’: un documentario sul cambiamento climatico attraverso le competizioni automobilistiche elettriche della Formula E. 

 

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Sui fondali del Salento c’è un sistema di faglie lungo 100 chilometri: è attivo e causò il forte terremoto del 1743 https://www.dire.it/24-06-2020/477794-sui-fondali-del-salento-ce-un-sistema-di-faglie-lungo-100-chilometri-e-attivo-e-causo-il-forte-terremoto-del-1743/ Wed, 24 Jun 2020 11:54:28 +0000 https://www.dire.it/?p=477794 grotte santa maria leuca

La scoperta dell'istituto di Vulcanologia e Oceanografia: il sistema di faglie si estende per 100 chilometri nei fondali a sud est di Santa Maria di Leuca

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La scoperta dell'istituto di Vulcanologia e Oceanografia: il sistema di faglie si estende per 100 chilometri nei fondali a sud est di Santa Maria di Leuca
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ROMA – Un sistema di faglie esteso per almeno 100 chilometri di lunghezza a sud-est di Santa Maria di Leuca (in provincia di Lecce), che ha iniziato la sua attività tettonica tra 1,3 e 1,8 milioni di anni fa e tuttora si muove di un 0,2-0,4 millimetri all’anno. Facendo parte della placca adriatica, questo sistema di faglie solo raramente è causa di terremoti, ma gli studiosi esperti in vulcanologia e oceanografia- che lo hanno individuato illuminando i fondali marini e ricostruendoli in 3D- sono pressochè certi che sia stata proprio questa faglia a causare il forte terremoto che colpì il Salento nel 1743, quando si verificò anche uno tsunami che investì il porto di Brindisi.

LA SCOPERTA

Quello che gli studiosi hanno scoperto è un sistema di faglie esteso per almeno 100 chilometri di lunghezza, lungo il quale si sono generati due ampi bacini sedimentari: a individuarlo è stata una ricerca condotta da un team di ricercatori dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e dell’Istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale (Ogs) nell’ambito del progetto Fastmit, coordinato e supportato dal fondo premiale 2014 del ministero dell’Università e della Ricerca, appena pubblicata sulla rivista ‘Tectonics’ dal titolo ‘Active extension in a foreland trapped between two contractional chains: The South Apulia Fault System (Safs)’.

La scoperta di tale sistema di faglie, denominato South Apulia Fault System (Safs), è stata possibile grazie una serie di campagne geofisiche eseguite con la nave Ogs Explora. Attraverso, poi, l’analisi di dati batimetrici ad alta risoluzione e di diversi profili e linee sismiche che hanno permesso di illuminare sia le strutture crostali profonde che i sedimenti quaternari che costituiscono il fondale marino, i ricercatori hanno ricostruito la geometria tridimensionale dei principali orizzonti geologici e delle faglie presenti in quest’area fino a una profondità di circa 12 chilometri.

 

IL SISTEMA DI FAGLIE È TUTTORA ATTIVO

In particolare, lo studio congiunto Ogs-Ingv ha dimostrato che il Safs ha iniziato la sua attività tettonica tra 1,3 e 1,8 milioni di anni fa, durante il Pleistocene inferiore, e che è tutt’ora attivo, come evidenziato dalla presenza di dislocazioni che interessano i sedimenti più recenti e il fondo mare. I tassi di movimento del Safs sono nell’ordine di 0,2-0,4 millimetri all’anno per quanto riguarda la sua componente estensionale, ma è stato possibile ipotizzare anche la presenza di una componente non trascurabile di movimento orizzontale.

PORZIONE CONSIDERATA STABILE, TERREMOTI RARI

L’area in cui si trova il Safs in Puglia è una porzione sommersa del cosiddetto ‘avampaese’ (cioè, una regione adiacente a una catena montuosa) della “placca Adriatica”, un’area di crosta continentale considerata stabile rispetto alle due aree di catena poste ad ovest (la catena appenninica) e ad est (la catena ellenica).

IL SISMA (E LO TSUNAMI) DEL 1743 

“Le aree di avampaese sono tipicamente soggette a terremoti meno frequenti rispetto alle aree lungo i margini di placca e alle aree di catena, tuttavia non sono esenti da eventi di magnitudo anche significativa- spiegano Ogs e Ingv-. In particolare, relativamente all’area studiata è storicamente noto il forte terremoto del 20 febbraio 1743, per il quale i cataloghi storici riportano una magnitudo stimata di 6.7″. I cataloghi sismici riportano, inoltre, che questo terremoto causò ingenti danni sia nella regione salentina che nelle isole Ionie (Corfù, Lefkada e Cefalonia), oltre ad un probabile tsunami che interessò il porto di Brindisi.

In base alla posizione geografica, alle evidenze di attività recente e all’assenza di altre strutture tettoniche di simile importanza all’interno dell’area di studio, gli esperti Ingv e Ogs hanno ipotizzato, dunque, che il Safs possa essere la più probabile sorgente del terremoto del 1743. I ricercatori auspicano che, nel futuro, ulteriori studi anche multidisciplinari permettano di acquisire nuovi dati ad alta risoluzione, così da poter comprendere con maggiore precisione la reale estensione del Safs caratterizzandone con più precisione i tassi di attività, le implicazioni geodinamiche e gli effetti di scuotimento del sisma e dello tsunami del 1743.

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Gel disinfettante antivirus? Ora si potrà fare con 150 milioni di litri di vino https://www.dire.it/24-06-2020/477762-gel-disinfettante-antivirus-ora-si-potra-fare-con-150-milioni-di-litri-di-vino/ Wed, 24 Jun 2020 10:50:10 +0000 https://www.dire.it/?p=477762 vino_vigna_vigne

Via libera dall'Europa alla distillazione di crisi: una strategia che permette di liberare spazio nelle cantine per la nuova vendemmia ma anche di aiutare la crisi del vino

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Via libera dall'Europa alla distillazione di crisi: una strategia che permette di liberare spazio nelle cantine per la nuova vendemmia ma anche di aiutare la crisi del vino
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ROMA – Centocinquanta milioni di litri di vino italiano diventeranno gel disinfettante o bioetanolo con il via libera alla distillazione di crisi. E’ quanto annuncia la Coldiretti nel commentare positivamente la pubblicazione sul sito del ministero delle Politiche agricole dell’atteso decreto applicativo, che permetterà di liberare spazio nelle cantine per la vendemmia in arrivo.

La misura, finanziata dall’Unione Europea – ricorda Coldiretti – punta a fronteggiare da un lato la carenza di alcool italiano e dall’altro la profonda crisi del vino dove le vendite sono praticamente dimezzate durante il lockdown. In Italia la distillazione – precisa la Coldiretti – riguarda solo i vini comuni, al contrario della Francia, dove sarà possibile “trasformare” anche quelli a denominazioni di origine come lo champagne.

Una prima risposta alla crisi che – sottolinea Coldiretti – vede quasi 4 cantine italiane su 10 (39%) registrare un deciso calo dell’attività con un pericoloso allarme liquidità che mette a rischio il futuro del vino italiano dal quale nascono opportunità di occupazione per 1,3 milioni di persone, dalla vigna al bicchiere secondo l’indagine Coldiretti/Ixè.

A pesare – sottolinea la Coldiretti – è stata la chiusura forzata della ristorazione avvenuta in Italia e all’estero con una forte frenata delle esportazioni dopo il record di 6,4 miliardi di euro nel 2019, il massimo di sempre, pari al 58% del fatturato totale. Colpita soprattutto – continua la Coldiretti – la vendita di vini di alta qualità che trova un mercato privilegiato di sbocco in alberghi e ristoranti in tutto il mondo.

Da qui l’impegno di Coldiretti a livello nazionale ed europeo con la proposta di un piano salva vigneti che, oltre alla distillazione volontaria di vini generici, prevede anche la vendemmia verde e riduzione delle rese su almeno 100.000 ettari per una riduzione di almeno altri 300 milioni di litri della produzione sui vini di qualità in modo da evitare un eccesso di offerta, considerate le conseguenze della pandemia sui consumi internazionali. Una boccata d’ossigeno per il settore – prosegue la Coldiretti – verrebbe anche dal taglio dell’Iva che è ora pari al 22% e da credito di imposta per i crediti inesigibili derivanti dalla crisi Covid – 19.

Per far ripartire i consumi la Coldiretti ha inoltre lanciato la campagna #iobevoitaliano. Ma serve anche sostenere con massicci investimenti pubblici e privati la ripresa delle esportazioni con un piano straordinario di comunicazione sul vino che – sostiene la Coldiretti – rappresenta da sempre all’estero un elemento di traino per l’intero Made in Italy, alimentare e non. L’Italia con 46 milioni di ettolitri si classifica davanti la Francia come il principale produttore mondiale con circa il 70% della produzione destinato a vini Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) e il restante 30% per i vini da tavola. Sul territorio nazionale – conclude la Coldiretti – ci sono 567 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi a dimostrazione del ricco patrimonio di biodiversità su cui può contare l’Italia che vanta lungo tutta la Penisola la possibilità di offrire vini locali di altissima qualità grazie ad una tradizione millenaria.

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VIDEO | Parco dei Camaldoli a Napoli, Di Palma: “Cinquanta ettari negati ai cittadini” https://www.dire.it/22-06-2020/477012-video-parco-dei-camaldoli-a-napoli-di-palma-cinquanta-ettari-negati-ai-cittadini/ Mon, 22 Jun 2020 15:23:56 +0000 https://www.dire.it/?p=477012 parco dei camaldoli_napoli

Lo denuncia su Facebook l'ex presidente della provincia di Napoli Dino Di Palma, candidato con i Verdi a consigliere alla prossime elezioni regionali in Campania

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Lo denuncia su Facebook l'ex presidente della provincia di Napoli Dino Di Palma, candidato con i Verdi a consigliere alla prossime elezioni regionali in Campania
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NAPOLI –  “Cinquanta ettari di parco dei Camaldoli sono negati ai cittadini. Cancelli chiusi, non é possibile accedervi. C’é una possibilità di accesso attraverso le opere di vandalizzazione: dove sono state divelte le reti di recinzione entrano alcuni cittadini con i loro cani per passeggiare in una situazione di difficoltà che andrebbe risolta definitivamente”. Così in un video postato su Facebook Dino Di Palma, coordinatore Europa Verde Campania, già presidente della Provincia di Napoli, e candidato con i Verdi a consigliere alla prossime elezioni regionali in Campania. Di Palma nel video mostra lo stato di totale abbandono in cui versa il parco, negli anni teatro anche di molti eventi, e rivolge un appello a collaborare alla Regione e alla Provincia. “Si metta insieme – conclude – una task force che recuperi parte del patrimonio arboreo, che determini una pulizia complessiva del parco, per restituire questo polmone verde ai napoletani”. 
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FOTO | Lupi dagli Appennini alla pianura tra Bologna e Ferrara: da mesi una coppia abita lì https://www.dire.it/19-06-2020/475745-foto-lupi-dagli-appennini-alla-pianura-tra-bologna-e-ferrara-da-mesi-una-coppia-abita-li/ Fri, 19 Jun 2020 07:22:27 +0000 https://www.dire.it/?p=475745 lupi ferrara

Una coppia di lupi da alcuni mesi abita nell’area protetta di Campotto, nel comune di Argenta a Ferrara: la prova dalle immagini delle fototrappole

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Una coppia di lupi da alcuni mesi abita nell’area protetta di Campotto, nel comune di Argenta a Ferrara: la prova dalle immagini delle fototrappole
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BOLOGNA – Dagli Appennini alla pianura tra Bologna e Ferrara: una coppia di lupi – maschio e femmina- sono scesi gradualmente spostandosi lungo i fiumi e negli ultimi mesi sono andati a stabilirsi nelle valli di Argenta, in provincia di Ferrara, precisamente nell’area di Campotto, dove grazie ad alcuni processi di rinaturalizzazione in corso da tempo sono stati ricreati ambienti adatti alla vita di questo animale, con prati e boschi umidi.

A raccontare della presenza di questi due esemplari  (documentata dalle immagini delle fototrappole dall’inizio del 2020) è il Consorzio della Bonifica Renana, che in una nota spiega: dopo anni di segnali saltuari (rilevati a partire dal 2014 fino al 2019), da alcuni mesi è stata individuata la presenza stabile di una coppia di lupi nell’area protetta di Campotto, nel comune di Argenta in provincia di Ferrara.

Sulla base delle tracce trovate e dei comportamenti che le fototrappole hanno registrato, secondo gli esperti, si tratta di due esemplari giovani, maschio e femmina, “giunti nelle valli di Argenta attraverso le aste dei fiumi che confluiscono in questo nodo idraulico strategico: Reno, Idice e Sillaro”, spiega la nota. Che prosegue: “Qui, nei 1.650 ettari delle casse di espansione della Bonifica Renana in cui confluiscono le acque della pianura bolognese, grazie al susseguirsi di progetti di rinaturalizzazione, sono stati ricreati tutti gli ambienti tipici degli ecosistemi d’acqua dolce: prati umidi, valli, canali e boschi igrofili“.

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La giovane coppia di lupi, stando ai video che li hanno ripresi, si muove sia in forma congiunta che separata. “La provenienza di questi esemplari è appenninica: attraverso le greenways delle vie d’acqua, i lupi in dispersione viaggiano per molti chilometri, alla ricerca di areali inediti ed alternativi a quelli già occupati dai branchi originari e in cui vi sia adeguata disponibilità di prede”.

“L’ecosistema dell’area protetta delle Valli di Argenta, gestito dalla Bonifica Renana e 6° stazione del Parco regionale del Delta del Po, presenta anche ambienti di rinaturalizzazione integrale e inaccessibile che questi esemplari hanno scelto come base del loro areale attuale. Le rilevazioni fatte in loco testimoniano che la dieta della coppia si basa prevalentemente su nutrie, caprioli, lepri e uccelli acquatici feriti o debilitati“.

“Il lupo è una specie adattabile e ciò gli consente l’occupazioni di un territorio potenzialmente molto ampio: si parla di superfici che vanno dai 70 ai 120 chilometri quadrati per ogni nucleo. Attualmente questo predatore apicale della catena faunistica ha colonizzato tutte le fasce altitudinali del sistema appenninico, dalle prime pendici collinari all’ambiente di crinale e sta facendo ora la sua comparsa anche in ambienti di pianura”.

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Cia: “Vespa samurai contro cimice asiatica? Servono due anni perché funzioni” https://www.dire.it/18-06-2020/475522-cia-vespa-samurai-contro-cimice-asiatica-servono-due-anni-perche-funzioni/ Thu, 18 Jun 2020 14:19:57 +0000 https://www.dire.it/?p=475522 vespa_samurai

Notari: "Nel frattempo aiutare le aziende, o la frutticoltura scomparirà"

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BOLOGNA – Ci vorranno almeno due anni prima di vedere gli effetti della vespa samurai contro la cimice asiatica. Nel frattempo, “servono mezzi alternativi efficaci o la frutticoltura scomparira’”. A lanciare l’avvertimento e’ il vicepresidente della Cia Emilia centro, Alberto Notari, che commenta cosi’ il lancio dei primi esemplari del parassita nei giorni scorsi nel modenese. La vespa samurai, afferma Notari, “sara’ di grande aiuto nel contenere l’invasivita’ della cimice asiatica. Ma prima che svolga un’azione incisiva passeranno almeno due anni, periodo in cui i frutticoltori dovranno combatterla con mezzi alternativi. Oppure sara’ la fine della frutticoltura”.

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Bologna senza frutteti: li stanno radendo al suolo per colpa della cimice asiatica

Secondo Notari, infatti, “lotta biologica e difesa integrata, oltre che l’utilizzo di barriere fisiche come le reti, sono indispensabili in questo lungo lasso di tempo, necessario anche per capire la reale efficacia dei lanci del vespa“. Per il 2020, conclude il vicepresidente Cia, “dalle prime stime sembra che la produzione di pere sia in generale nella norma, anche se non mancano aree in cui la gelata tardiva ha compromesso parte del raccolto. Ci auguriamo che la cimice asiatica non peggiori la situazione”. L’Emilia-Romagna, con quasi 19.000 ettari, e’ la principale zona di produzione di pere, anche in Europa, ricorda la Cia, concentrando quasi il 70% del potenziale nazionale, in particolare a Modena e Ferrara.

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Show your stripes: ecco come il riscaldamento globale è aumentato nei secoli https://www.dire.it/18-06-2020/475438-show-your-stripes-ecco-come-il-riscaldamento-globale-e-aumentato-nei-secoli/ Thu, 18 Jun 2020 12:28:21 +0000 https://www.dire.it/?p=475438

Un sito mostra in maniera semplice i congrui aumenti di temperatura avvenuti negli ultimi decenni in ogni Paese del mondo

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Un sito mostra in maniera semplice i congrui aumenti di temperatura avvenuti negli ultimi decenni in ogni Paese del mondo
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ROMA – L’andamento del riscaldamento globale spiegato in maniera semplice. Ed Hawkins, professore dell’Università di Reading, ha fatto tesoro dei dati contenuti nel Berkeley Earth temperature dataset e di quelli dei servizi meteorologici nazionali di vari Paesi del mondo e ha così contribuito a realizzare showyourstripes, il sito in cui si può letteralmente visualizzare come ciascuna area della Terra si sia andata riscaldando da almeno due secoli a questa parte (tre per città come Stoccolma e Vienna, che vantano archivi sul clima fin dal XVIII secolo), grazie alla pratica rappresentazione in linee: le blu indicano temperature più fresche, le rosse quelle più calde.

Questa, ad esempio, è l’evoluzione delle temperature rilevate Italia da più di un secolo a questa parte:

Lo scopo del progetto è sensibilizzare la popolazione mondiale sul tema del riscaldamento e sui rischi connessi ai cambiamenti climatici. 

La situazione del pianeta? Eccola qui sotto:

 

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Valle del Sacco, attesa per la sentenza di primo grado il 16 luglio https://www.dire.it/18-06-2020/475249-valle-del-sacco-attesa-per-la-sentenza-di-primo-grado-il-16-luglio/ Thu, 18 Jun 2020 07:54:54 +0000 https://www.dire.it/?p=475249

Quattro gli imputati per i quali il pubblico ministero, Luigi Paoletti, ha chiesto la condanna a due anni per disastro innominato

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ROMA – Il primo grado del processo per reati ambientali nella Valle del Sacco in corso al Tribunale di Velletri giunge al suo epilogo: giovedì 16 luglio alle ore 11.30 sarà data lettura della sentenza, prevista lo scorso 19 marzo e rimandata per lo stop delle attività dei tribunali dovuto alle misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19. Quattro gli imputati per i quali il pubblico ministero, Luigi Paoletti, ha chiesto la condanna a due anni per disastro innominato: Carlo Gentile, ex direttore dello stabilimento industriale della Caffaro a Colleferro; Giovanni Paravani e Renzo Crosariol, legale rappresentante e direttore tecnico del consorzio Csc (Consorzio Servizi Colleferro), azienda che gestiva lo scarico delle acque della zona industriale di Colleferro, all’origine della contaminazione della Valle del Sacco secondo l’accusa; e Giuseppe Zulli, ex direttore della Centrale del Latte di Roma, che, secondo la Procura, era a conoscenza prima dello stato di emergenza dichiarato nel 2005 che nelle mucche degli allevamenti che rifornivano l’azienda c’era del lindano, ma non avrebbe avvisato le autorità sanitarie competenti.

Ascoltati gli imputati, gli avvocati della difesa e delle parti civili, dopo la requisitoria del pm, giunge dunque a compimento un procedimento dalla storia travagliata, aperto dieci anni fa e ‘scampato’ alla prescrizione grazie alla verifica in Corte Costituzionale. Sarà il giudice Luigi Tirone – divenuto titolare del procedimento alla sua ripresa – a stabilire se i quattro imputati con la loro condotta abbiano contribuito o meno allo sversamento del betaesaclorocicloesano (beta-HCH, sottoprodotto del pesticida lindano, ndr) nelle acque del fiume Sacco, che avrebbe poi causato la contaminazione dei terreni e, attraverso la catena alimentare, delle persone in una vasta area compresa tra le province di Roma e Frosinone, oggi Sito di Interesse Nazionale (Sin).

“Con buona probabilità il processo sull’inquinamento della Valle del Sacco vedrà il suo primo epilogo con la lettura della sentenza di primo grado il giorno 16 luglio alle ore 11.30 presso il Tribunale di Velletri- scrive in una nota stampa l’associazione ambientalista Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa), costituitasi parte civile nel processo- Diciamo con buona probabilità perché il procedimento ci ha già riservato risvolti negativi che ne hanno determinato l’allungamento dei tempi. Noi, alla prima esperienza nelle pratiche di giustizia in materia ambientale, salutavamo l’avvio del procedimento penale nel 2009 con la speranza che ‘finalmente può essere che qualcuno venga condannato’. Ben presto però abbiamo dovuto assistere alle rituali manfrine procedurali, tra difetti di notifiche, tentativi di estromissione delle parti civili, lungaggini per la fissazione delle udienze, passando per un cambio di giudice e rimando decisionale sui termini di prescrizione alla Corte Costituzionale”. 

Continua l’associazione: “D’altra parte ricordiamo bene anche il caso del processo inceneritori di Colleferro (26 indagati e 9 aziende) caduto in prescrizione in modo vergognoso per essere incappato negli errori madornali dei Tribunali che hanno seguito il procedimento: se non fossimo determinati a lottare con tutti i mezzi a disposizione verrebbe meno la volontà di denunciare i misfatti ambientali. Ora dopo l’emergenza Covid-19 che di fatto ha bloccato la semplice lettura della sentenza, si torna in aula nella speranza che questa volta si arrivi a una conclusione, tenendo sempre presente che, in caso di condanna, l’unica consolazione è che i risarcimenti in sede civile avranno un loro corso indipendente a differenza di quello penale, che quasi certamente non arriverà in appello. Ad enti, associazioni, cittadini contaminati- sottolinea Retuvasa- resterà la speranza (col beneficio del dubbio sulle possibilità economiche degli eventuali condannati) di poter essere in qualche modo risarciti del danno subito. Certamente scamperà alla sanzione penale o condanna in carcere, chi ha procurato danni irreversibili all’ambiente, alla salute e all’economia di un territorio vasto per il cui recupero occorrerà mettere in campo ingenti risorse pubbliche”. Conclude Retuvasa: “Questa esito deludente sul piano penale non fermerà la nostra volontà, la volontà dei tanti cittadini della Valle del Sacco di conoscere fino in fondo le responsabilità del disastro ambientale che ha colpito il nostro territorio, di controllare con tutti i mezzi disponibili le conseguenze sulla nostra salute, di lottare per una trasformazione radicale del modello di sviluppo. Abbiamo conquistato e condiviso uno straordinario patrimonio di conoscenze, una grande capacità di lotta e di organizzazione con cui siamo determinati a costruire un futuro sotto il segno della giustizia sociale ed ambientale”.

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Partono i trekking sugli Appenini di Bologna. E a sorpresa può spuntare l’artista https://www.dire.it/17-06-2020/475070-partono-i-trekking-sugli-appenini-di-bologna-e-a-sorpresa-puo-spuntare-lartista/ Wed, 17 Jun 2020 17:29:04 +0000 https://www.dire.it/?p=475070 lago scaffaiolo appennino

Al via 'Crinali', proposte di trekking per l'estate con un ingrediente culturale: sono previsti spettacoli a sorpresa di musicisti e artisti. La rassegna proseguirà in autunno

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Al via 'Crinali', proposte di trekking per l'estate con un ingrediente culturale: sono previsti spettacoli a sorpresa di musicisti e artisti. La rassegna proseguirà in autunno
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BOLOGNA – Passeggiare immersi nella tranquillità del bosco e della natura e incontrare, per caso, artisti vicino agli alberi, lungo i sentieri o sopra torrette nei borghi storici, pronti a condividere la loro arte con i camminatori. E’ quello che potrà succedere dall’1 luglio al 15 agosto lungo l’Appennino bolognese, a chi sceglierà di partecipare alle giornate di ‘Crinali‘, nuova proposta turistica ideata da Destinazione turistica Bologna metropolitana e l’assessorato alla Cultura e al Paesaggio della Regione Emilia-Romagna. In un solo progetto si ‘uniscono’ due emergenze accentuate dall’esperienza del coronavirus: la tutela dell’ambiente e il sostegno agli operatori culturali. Così, da luglio, in un calendario che prevede già 75 appuntamenti fino al 15 agosto, i camminatori potranno incontrare lungo i percorsi, senza preavviso, musicisti, narratori e in generale artisti che si esibiranno al loro passaggio.

LEGGI ANCHE: Testa già in vacanza, a Bologna parte la corsa per trovare una casa sull’Appennino

 

“Il dono che questi personaggi regaleranno con la loro arte e le loro conoscenze non è pensato per una moltitudine di persone, bensì per pochissimi- spiega Marco Tamarri, responsabile settore Cultura e Turismo dell’Unione dei Comuni dell’Appennino- potrà capitare che accada anche per un unico camminatore”.

Complessivamente, si tratta di un investimento di 400.000 euro, sostenuto soprattutto dai Comuni toccati dai percorsi dell’Alta via dei Parchi, via della Lana e della seta (fino a Prato), via degli Dei (fino a Firenze), via Mater Dei, via Piccola Cassia e della via Linea Gotica. “Il coronavirus ha accelerato la voglia di stare all’aria aperta delle persone ed è una grande opportunità da cogliere, e ‘Crinali’ si unisce anche all’offerta culturale dell’estate”, dice Matteo Lepore, presidente Destinazione turistica di Bologna metropolitana. 

Il 90% degli artisti coinvolti è originario delle zone in cui si sviluppano i cammini o comunque dell’Emilia-Romagna, proprio per valorizzare le realtà locali. “Tutti i professionisti sono pagati”, precisa Tamarri, raccontando di aver avuto l’idea di ‘Crinali’ proprio cercando un modo per ‘dare lavoro’ a tutte quelle persone attive nel mondo della cultura e dello spettacolo rimaste senza lavoro a causa dell’emergenza sanitaria. Tra i vari artisti che si possono incontrare lungo la strada, ci sono anche nomi celebri come gli attori Giorgio Comaschi, Vito, Paolo Cevoli, Anna Bonaiuto; ma anche circensi, musicisti e scrittori come Marcello Fois, Gianluca Morozzi e Paolo Benvegnù. Questo “nuovo turismo ha nella valle del Reno una delle dimostrazioni di rilievo nazionale. Vi faccio solo un elenco di tutti i beni culturali in quella valle: la Chiusa di Casalecchio, Sasso Marconi; il luogo della strage civile forse più importante della Seconda guerra mondiale, al netto della Shoah (Marzabotto, ndr); la Rocchetta Mattei; la chiesa progetta da Alvar Aalto; la casa di Morandi a Grizzana, le Terme a Porretta..”, dice l’assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna. Insomma, per Felicori quello che viene fatto in questa zona della regione deve “essere il prototipo da moltiplicare per dieci in regione, in Italia per cento, idea nuova che proponiamo e di marketing territoriale”.

Le date fino al 15 agosto (tutte consultabili sul sito dedicato) sono solo una prima parte di ‘Crinali’, che in realtà continuerà fino al 31 dicembre. “Nelle nostre montagne l’autunno è un periodo meraviglioso, i colori variegati si trovano solo qui, perché nei nostri boschi ci sono i grandi giganti, i faggi, e soprattutto i castagni, che già in altri periodi bui della storia di queste zone hanno salvato la gente della montagna”, si legge sul comunicato di lancio del progetto. Ogni partenza sarà libera all’interno della fascia oraria annunciata, per evitare gli assembramenti non ci saranno punti di incontro o di raccolta, ma solo steward all’inizio e durante i percorsi opportunamente segnalati che indicheranno i tragitti e forniranno le informazioni necessarie. Stando alle disposizioni di prevenzione per il coronavirus, ogni gruppo non potrà superare le 15 unità e i partecipanti dovranno presentarsi muniti di mascherina.

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VIDEO | Cittadini sorpresi a sversare rifiuti in strada a Napoli https://www.dire.it/17-06-2020/474832-video-cittadini-sorpresi-a-sversare-rifiuti-in-strada-a-napoli/ Wed, 17 Jun 2020 11:04:14 +0000 https://www.dire.it/?p=474832 rifiuti campania

Accade nei quartieri di Miano e Ponticelli. Dieci le violazioni accertate dalla polizia municipale di Napoli in soli tre giorni

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Accade nei quartieri di Miano e Ponticelli. Dieci le violazioni accertate dalla polizia municipale di Napoli in soli tre giorni
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NAPOLI – Cittadini ripresi ad abbandonare rifiuti in strada in particolare nei quartieri di Miano e Ponticelli. Le telecamere di videosorveglianza nascoste in zone sensibili della citta’ hanno consentito alla polizia municipale di Napoli di accertare 10 violazioni in soli tre giorni. Due i veicoli sottoposti a sequestro e altrettanti i responsabili denunciati all’autorita’ giudiziaria per il reato di gestione illecita di rifiuti e abbandono su suolo pubblico. Sono stati elevati decine di verbali, ciascuno per una sanzione amministrativa di 500 euro, ai cittadini che hanno conferito irregolarmente rifiuti urbani lungo le strade della citta’.

Inerti, scarti di demolizioni, sfalci di potature di giardino di aziende agricole, materiale da risulta di attivita’ edilizia, ingombranti, imballaggi in carta cartone e plastica: questo il materiale abbandonato. “Nonostante l’emergenza epidemiologica non sia ancora cessata – si legge in una nota del Comune di Napoli – e’ bastata la riapertura delle prime attivita’ commerciali per registrare l’aumento esponenziale degli abbandoni di rifiuti speciali lungo le strade delle citta’. Sono stati immortalati dalle fotocamere sia privati cittadini che, incivilmente, si liberavano dei rifiuti domestici, sia fantomatici e improvvisati imprenditori dello smaltimento dei rifiuti intenti ad abbandonare rifiuti speciali provenienti da attivita’ industriali”.

Il titolare di una delle ditte individuate e’ stato sorpreso per ben due volte nella stessa giornata a scaricare l’intero carico del cassone composto di scarti di edilizia di macerie ingombranti e suppellettili varie nel quartiere di Ponticelli. L’uomo e’ stato raggiunto dagli agenti a Portici, dove risiede, e li’ si e’ proceduto al sequestro dl veicolo e a una denuncia per i reati previsti e puniti dal testo uniico sull’Ambiente. L’indagato e’ stato poi accompagnato dove aveva sversato abusivamente il materiale per consentirgli, a proprie spese, di ripristinare lo stato dei luoghi e di mettere in sicurezza l’area.

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VIDEO| In India impegno green e per la parità di genere con i tuk-tuk elettrici https://www.dire.it/17-06-2020/474769-video-in-india-impegno-green-e-per-la-parita-di-genere-con-i-tuk-tuk-elettrici/ Wed, 17 Jun 2020 10:39:41 +0000 https://www.dire.it/?p=474769 tuk-tuk

Nel 2016 l'ong milanese Acra ha lanciato il progetto Namma Auto, realizzato in partnership con ong e imprese locali e co-finanziato dall’Ue

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Nel 2016 l'ong milanese Acra ha lanciato il progetto Namma Auto, realizzato in partnership con ong e imprese locali e co-finanziato dall’Ue
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ROMA  – Migliorare la condizione economica delle famiglie, favorire l’inclusione lavorativa delle donne e ridurre lo smog nelle città: tre obiettivi complessi, ma che la ong Acra sta provando a realizzare a Bangalore e Chennai, due metropoli nel sud dell’India. E per farlo la chiave è il tuk-tuk, piccolo e popolare veicolo a tre ruote.

Tra le affollate e colorate strade indiane questi piccoli taxi, anche noti come auto-risciò, sono tra i mezzi di trasporto più diffusi. Impossibile non riconoscerli: il design ricalca quello dell’Ape Piaggio e in India permettono ogni giorno a milioni di persone di spostarsi, dove i mezzi pubblici non sono efficienti e non sempre si dispone di un mezzo privato.

Guidare un tuk-tuk è quindi uno dei lavori più diffusi, soprattutto tra gli strati medio-bassi della società, a fronte però di salari esigui, poche tutele e un forte impatto in termini di emissioni di Co2.

Nel 2016 l’ong milanese Acra ha così lanciato il progetto Namma Auto, realizzato in partnership con altre ong e imprese locali e co-finanziato dall’Unione Europea all’interno del Programma Switch Asia per la promozione di modelli di consumo e di produzione sostenibili.

A oggi Namma Auto ha coinvolto 13.000 autisti e 75.000 persone in generale. “Solo a Bangalore ci sono 200.000 tuk-tuk e il nostro primo obiettivo è incoraggiare gli autisti a passare alle tecnologie pulite” spiega all’agenzia Dire Manju Manon, la referente del progetto. “Attraverso Namma Auto favoriamo l’accesso al credito per gli autisti, permettendo loro di convertire gli auto-risciò oppure di acquistarne di elettrici grazie a specifici accordi con le imprese”.

Un lavoro che viene preceduto dal sostegno economico delle famiglie. “Spesso gli autisti non dispongono neanche di un conto in banca perché sono costretti a spendere il guadagno quotidiano per i bisogni della famiglia” continua Manon. “Accedere a un prestito diventa così molto difficile. Cerchiamo quindi di incoraggiarli a risparmiare denaro per migliorare la loro condizione finanziaria e ciò si è rivelato cruciale in questa fase di emergenza Covid-19, in cui hanno smesso di lavorare”.

Il lockdown in India ha costretto per oltre due mesi in casa milioni di famiglie e a subire l’impatto più drammatico sono stati i lavoratori giornalieri, come gli autisti. “Sono tra i più vulnerabili a queste circostanze – sottolinea Manon – quindi e’ stato utile ad esempio sostenerli nello stipulare accordi con i supermercati per consegnare la spesa a domicilio, dato che le persone non potevano uscire”.

Un’attività a cui Acra e i partner hanno affiancato la distribuzione di pacchi alimentari alle famiglie indigenti, insieme a mascherine, guanti e altri prodotti per l’igiene. Poi ci sono stati corsi online per informare gli autisti sulle norme da rispettare sui tuk-tuk, sottolinea la referente del progetto, ed è stata fornita un’assicurazione medica per il Covid-19, con l’aiuto di un’altra impresa sociale, “per garantire una retribuzione fissa in caso di malattia”.

Un altro nodo del progetto è l’inclusione delle donne, che fino a poco tempo fa rinunciavano a questo mestiere perché dominato dagli uomini. “Tante donne, dai 18 ai 55 anni, hanno deciso di mettersi in gioco, e hanno aderito al nostro progetto per diventare autiste” dice Manon. “Vedere più donne fare questo lavoro sta promuovendo un cambiamento nella società. E’ molto bello che tra gli autisti si sia creata una certa solidarietà: al di là della competizione, spesso le donne sono accettate e aiutate“.

Oltre al sostegno per acquistare i veicoli, alle autiste vengono forniti training per evitare di ritrovarsi in situazioni di pericolo. “E’ sufficiente – dice Manon – guidare di giorno ed evitare le zone più isolate”. In questo modo le donne possono ambire a una certa indipendenza economica, permettendo alle famiglie di avere due fonti di reddito oppure, per le madri sole, di mantenere i propri figli.

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Giornata mondiale contro la desertificazione, Anbi: “Creata area agricola in Senegal dove il cuneo salino inaridisce i suoli” https://www.dire.it/17-06-2020/474673-giornata-mondiale-contro-la-desertificazione-anbi-creata-area-agricola-in-senegal-dove-il-cuneo-salino-inaridisce-i-suoli/ Wed, 17 Jun 2020 07:30:27 +0000 https://www.dire.it/?p=474673 desertificazione_anbi

Il Consorzio di bonifica Veneto Orientale ha avviato un importante progetto di cooperazione internazionale nello Stato africano

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Il Consorzio di bonifica Veneto Orientale ha avviato un importante progetto di cooperazione internazionale nello Stato africano
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ROMA – Dal Veneto al Senegal nel nome dell’acqua e dell’agricoltura: il Consorzio di bonifica Veneto Orientale ha avviato un importante progetto di cooperazione internazionale nello Stato africano, unitamente all’azienda di servizi idrici integrati LTA (Livenza Tagliamento Acque); il progetto si chiama “Aiutiamoli in Africa” ed è promosso dall’associazione onlus Milena Pallamin.
“E’ un esempio della cultura del fare, insita nell’operare dei Consorzi di bonifica ed irrigazione – commenta Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI – L’intervento ha infatti caratteristiche di riproducibilità, così da poter essere replicato a servizio delle comunità idricamente sofferenti. È opportuno ricordare che anche in Italia esistono regioni a rischio come Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e soprattutto Sardegna, dove il pericolo desertificazione incombe sul 52% del territorio e l’11% ne risulta già colpito”.

IL PROGETTO

L’iniziativa ha visto realizzare un primo appezzamento agricolo di 5 ettari, adibito alla coltivazione di orticole a beneficio del Réseau des femmes d’Oulampane (Comunità delle Donne di Oulampane), nell’area della Casamance fortemente colpita dalle conseguenze del cambiamento climatico e, in particolare, dalla risalita del cuneo salino. E’ stato costruito un pozzo attrezzato con pompa a pannelli solari, raccordato ad un sistema per la raccolta dell’acqua, distribuita attraverso condotte irrigue; successivamente, il sito è stato recintato ed è stato eretto un magazzino per il deposito e la vendita dei prodotti orticoli.

“L’acqua è una risorsa di tutti a servizio della Terra e delle sue comunità – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Il progetto in Senegal è un tassello della nostra apertura verso il mondo e che vede l’esperienza degli enti consortili italiani, frequente protagonista di scambi sia con i Paesi più aridi del Mediterraneo e dell’Africa, sia con maestri dell’ingegneria idraulica, come gli olandesi o della gestione ambientale come i britannici”.

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