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Silvia Mari

Amo la filosofia e lo studio mi ha sempre salvato. Il latino e il greco mi hanno insegnato la profondità della parola, la mitologia e i poemi omerici a sognare. Prima di arrivare alla professione giornalistica ho sperimentato la rassegna stampa notturna quando ancora era artigianale e le pagine macchiavano le mani. Felice di aver affrontato una lunga gavetta anche in altri settori, è stata necessità di vita e volontà di sperimentare. Ho imparato tanto, ad aspettare, a rafforzarmi, a sperare sempre. Mi sono cimentata in due libri di riflessione sull’oncologia e la bioetica. Mi piacerebbe scrivere un romanzo, una storia che ho già nel cassetto. Mi diletto in poesie. Credo nella qualità del talento del singolo. Amo l’Illuminismo, il Decadentismo e il Risorgimento italiano e sento più necessaria la verità che l’imparzialità. In ogni redazione vorrei vedere una foto di Oriana Fallaci che la ritragga sfidante sul campo, intenta a scrivere o stretta all’eroe greco amato, Panagulis.