Caso Frida, l’avvocato: “Tutelare minori da ‘padri indegni’ con nuovo comma art.250”

SPECIALE MAMME CORAGGIO | Frida: "Mia figlia cresciuta solo da me, ora è affidata ai servizi sociali"
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ROMA – Frida ha voluto sua figlia, ha portato avanti la gravidanza, l’ha fatta nascere e l’ha cresciuta da sola nonostante il padre biologico chiedesse l’aborto. La piccola, che oggi ha quasi 5 anni, appena nata viene riconosciuta solo da lei. Un bel giorno il padre ritorna e chiede il riconoscimento, ma prima ancora che questo accada, “una prima CTU, quando la bambina ha 18 mesi, le diagnostica il conflitto di lealtà” e Frida viene definita una madre “ostativa”. Della sua storia l’agenzia Dire ha scritto per lo Speciale Mamme Coraggio e dal caso si apre quello che è stato definito dal suo legale, l’avvocato Girolamo Andrea Coffari, in conferenza stampa questa mattina alla Camera dei deputati, “un vulnus” giuridico rispetto al quale ha proposto di aggiungere un comma all’articolo 250 del codice civile che possa tutelare donne e bambini dai ‘padri indegni’.

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“Anche se non si usa il termine di alienazione parentale, nel mio caso si è ricorsi a tutto il corollario dei sinonimi”. E’ proprio Frida a raccontare le tappe più dolorose della sua storia all’inizio della conferenza di questa mattina indetta dalla deputata di Forza Italia, Veronica Giannone, anche Segretaria della Commissione Infanzia e Adolescenza.
“Il procedimento civile al Tribunale ordinario di Venezia- ha ricordato la mamma coraggio- si è concluso da poco e mia figlia è stata affidata ai servizi sociali e io condannata, con pignoramento, a pagare 47 mila euro”.

“Lui non voleva questa bambina, la volevo solo io. Quando ritorna- ricorda Frida- mi sono opposta al riconoscimento per validi motivi perché non era nell’ interesse di mia figlia essere riconosciuta da quel padre. Ho subito due Ctu e a 18 mesi con la prima viene costretta a frequentare questa persona senza alcuna gradualità. Mia figlia ha fatto fatica finché il giudice- ha aggiunto la mamma- ha stabilito incontri liberi a casa del papà. Io avevo le testimonianze di mia figlia che piangeva disperata e mi riferivano le maestre del nido che era spaventata quando veniva il papà a prenderla, fino a farsi la pipì addosso. Nella seconda Ctu, quando la piccola ha 3 anni, viene rilevato un rapporto fusionale con me e si dice che non avrebbe problemi con il padre. Per questo non ci permisero neppure di depositare gli audio dei pianti della bambina e altro materiale probatorio. L’avvocato Coffari ha preparato il ricorso in appello dopo l’ultima sentenza e ha chiesto il vizio costituzionale”.

Dobbiamo mettere a fuoco i diritti fondamentali delle persone, se non lo facciamo siamo dei barbari” dichiara l’avvocato Coffari, sottolineando a partire dal caso di Frida che “esiste un vuoto legislativo per cui il padre che ha manifestato la volontà di far interrompere la gravidanza e ha tentato di condizionare la volontà di questa donna deve avere delle conseguenze. In questa voragine cadono donne e bambini ai quali viene distrutta la vita da questi uomini. Quelli che interrompono la loro gravidanza etica- continua Coffari- vogliono tornare perché hanno oggettivato i figli ed entrano con violenza, distruggono queste madri e gli rovinano vita. La donna che sceglie come suo diritto l’aborto ha delle conseguenze irreversibili, per quale motivo la donna che porta avanti la gravidanza nonostante l’abbandono morale e materiale non deve essere tutelata? Se per una donna è una scelta irreversibile perché per l’uomo non può esserlo? Non si può fare tutto su pelle dei bambini”.

Come uscire da questo vuoto giuridico? “L’articolo 250 del Codice Civile- precisa Coffari- disciplina queste fattispecie al terzo comma che stabilisce che il riconoscimento tardivo non può avvenire senza consenso dell’altro genitore. Il quarto comma contraddice in maniera ipocrita e grossolana il precedente riportando che il consenso non può essere rifiutato se risponde all’ interesse del figlio e si può fare ricorso al giudice. ‘Interesse del minore’ è una formula di stile, cosa vuol dire? È un po come la Sfinge, in nome di questo strappano bambini e li mettono in casa famiglia– continua l’avvocato- e c’è una Cassazione adultocentrica del 2005 che dice che anche se ci sono state pressioni per aborto non è detto che non ci sia interesse del figlio”.

“Le madri che hanno cresciuto questi figli hanno gli elementi per capire se c’è interesse del figlio. E’ la madre la tutrice, non un giudice calato dall’alto o una CTU. Se le leggi sono più precise, c’è meno discrezionalità e più giustizia. Basta aggiungere un comma- incalza l’avvocato- che dia valore alla maternità, tutela alle donne e ai bambini da padri indegni. Il Parlamento dovrebbe votarlo all’unanimità”.

Ti imploro come un condannato al boia’, ‘Vuoi farmi suicidare’, ‘Sei una lurida sgualdrina e spero tu muoia’ questo il tenore dei messaggi che il padre biologico della bambina inviava a Frida per tentare di convincerla ad abortire. Questo è l’uomo tornato nella vita di questa mamma e di sua figlia.

Casi come quelli di Frida sono sempre più numerosi, riporta l’avvocato, e la deputata Giannone ha ricordato “le interpellanze urgenti in Aula o presentate al ministro Bonafede, ribadendo che la tutela del minore non viene presa in considerazione in ambito giudiziario”.

“La battaglia è appena iniziata” puntualizza la deputata Giannone però, nella strada che potrebbe portare a vagliare questo cambiamento dell’articolo 250 e “a far ragionare il Parlamento su una possibile riforma”.

“Io- conclude mamma Frida- spero di poter essere reintegrata della mia responsabilità genitoriale per proteggere mia figlia. Il padre non rivendica un dovere di cura, ma un diritto di possesso”.

MAMMA CORAGGIO FRIDA: MODIFICA ART. 250 BATTAGLIA DI CIVILTA’

“Siamo qui oggi per approfondire il riconoscimento tardivo di quei bambini riconosciuti solo dalla mamma. Qualsiasi padre può tornare sui suoi passi e cominciare a tormentare la mamma e il bambino, abbandonato o non voluto come nel mio caso. Proponiamo una modifica dell’articolo 250 ed e’ una battaglia di civiltà per tutte le donne che si ritrovano a portare avanti da sole un gravidanza contro l’ostilità spesso violenta dell’ex partner”. A margine della conferenza stampa odierna la mamma coraggio Frida, con queste parole alla Dire, ha testimoniato il suo impegno per altre mamme come lei e i loro figli e figlie.

AVV. COFFARI: “PARLAMENTARI CONSIDERINO VUOTO LEGISLATIVO SU ‘PADRI INDEGNI’

“L’appello per i parlamentari e’ di considerare una carenza legislativa clamorosa sulla responsabilità del padre del concepito”. A parlare alla Dire di questo vulnus di legge e’ l’avvocato G. A. Coffari legale della mamma coraggio Frida sul cui caso si e’ tenuta oggi conferenza stampa alla Camera dei deputati. “Quando nei 3 mesi in cui la donna può decidere il padre del concepito si e’ detto contro quella gravidanza, o dopo, operando contro l’interesse del nascituro e la mamma- spiega il legale- anche in modo violento, da qui il termine di ‘padri indegni, non incorre in alcuna responsabilità o conseguenza. La donna che porta alla luce quel figlio contro minacce o condizionamento deve essere tutelata, come il nascituro. Colmiamo questa voragine” chiosa l’avvocato.

GIANNONE: “INFORMEREMO PARLAMENTARI DI QUEL CHE SUCCEDE NEI TRIBUNALI”

“Continua certamente il mio impegno e non ho intenzione di fermarmi. Questa conferenza stamane e’ stata indetta per poter informare i colleghi parlamentari di quello che può accadere nei Tribunali in certi casi, cercando una soluzione in una nuova norma, o una proposta legislativa per risolvere il problema”. Lo ha detto alla Dire la deputata di FI Veronica Giannone, a margine della conferenza stampa di oggi dedicata al caso della mamma coraggio Frida e al riconoscimento tardivo da parte dei padri, con la questione dei cosiddetti ‘padri indegni’.

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