Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Caso Frida, avvocato Coffari: “No a riconoscimento per ‘padri indegni'”

SPECIALE MAMME CORAGGIO | Ricorso in appello contro sentenza che affida la figlia ai servizi sociali
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA –  “Dalla sentenza che mi e’ stata comunicata il 27 novembre mi sveglio ogni mattina con il terrore di trovare una comunicazione dei Servizi Sociali che mi impongono di consegnare la bambina al mio ex contro la sua volonta’, perche’ di fatto hanno il potere di agire in maniera forzosa. Abbiamo depositato un ricorso alla Corte d’Appello di Venezia. Fino all’udienza, che si terra’ nei prossimi mesi, ogni minuto potrebbe essere quello buono. Sto resistendo per proteggere mia figlia da quanti stanno agendo contro il suo interesse“. Frida non si arrende. Dopo che il Tribunale di Venezia, con un provvedimento del 17 novembre, ha disposto l’affido ai Servizi Sociali del capoluogo veneto e stabilito il riconoscimento paterno su sua figlia, nonostante le denunce per violenza e atti persecutori a carico dell’ex, presenta con il suo legale, l’avvocato Girolamo Andrea Coffari, un ricorso destinato a fare giurisprudenza nei procedimenti di riconoscimento dei minori fuori dal matrimonio. Al centro dell’istanza d’appello, infatti, il legale pone i profili di incostituzionalità (per violazione degli articoli 2, 3, 24 e 32 della Costituzione) dell’articolo 250 del Codice civile che regola la materia, in particolare dei commi III e IV: il primo stabilisce che il riconoscimento fino ai 14 anni di eta’ non possa avvenire senza il consenso del genitore che ha gia’ effettuato il riconoscimento; il secondo limita il potere interdittivo del primo stabilendo che l’altro genitore possa ricorrere al giudice nel caso in cui il riconoscimento sia corrispondente all’interesse del minore. 

L’INTERESSE DEL MINORE, LA DISCREZIONALITÀ DEL GIUDICE E IL ‘PADRE INDEGNO’

“Tutto dipende dalla discrezionalita’ del giudice, dal suo arbitrio, e sappiamo che in questo momento nei tribunali italiani la bigenitorialità è il lume di tutto, di fronte al quale qualsiasi altra motivazione decade“, sottolinea all’agenzia Dire Frida. “Quello che la legge non contempla- osserva all’agenzia Dire Coffari- e’ il comportamento del ‘padre indegno'”. Quel padre, cioe’, che dimostra nelle varie fasi della genitorialita’, dal concepimento alla nascita, di essere un “distruttore”. “Non si tratta della costruzione di una teoria, ma di dati di fatto”, spiega l’avvocato, che nel ricorso ricostruisce con dovizia di particolari il comportamento del padre della bimba di Frida durante i primi tre mesi di gravidanza, nel periodo fino al parto e dopo la nascita. “Nel caso in cui la donna decida di tenere o non tenere un figlio, la sua scelta ha conseguenze significative sul piano della sua salute e responsabilita’- sottolinea Coffari- Il problema e’ la totale assenza di norme dalle quali far derivare un minimo di responsabilita’ quando invece e’ un padre a decidere di abortire”. È il caso di Frida, con il suo ex che “fa di tutto per convincerla ad abortire”, inviando messaggi “violenti, mortificanti e ricattatori”.

I MESSAGGI DELL’EX A FRIDA

Come questo: “Per me una donna che dovesse proseguire con la gravidanza anche se il maschio non vuole…e’ una violenta…perche’ penso, dio cristo, che l’aborto e’ una conquista per tutti, non solo per le donne”. O questo: “Ho solo lacrime, disperazione, morte. Io adesso ti imploro come un condannato a morte implora il suo boia… Io ti supplico di non lasciare cadere questa scure sulla mia vita. Ti chiedo un gesto di carita’ cristiana…di non ergerti a Dio: perche’ se questo bambino nascesse contro la mia volonta’ tu ti staresti ergendo a Dio”.

L’ABORTO “ETICO E GIURIDICO” DEL ‘PADRE INDEGNO’ E IL NODO DEL RICONOSCIMENTO

“Quando la madre vuole un figlio e il padre no e fa di tutto per convincerla ad abortire, quel padre ha abortito dal punto di vista etico e giuridico, perche’ ha tagliato qualsiasi legame con il concepito, facendo un calcolo costo-benefici- ragiona il legale- La madre, invece, fa scelte sulla sua pelle”. È la donna “che sceglie di portare avanti la gravidanza senza un uomo accanto, sostenendo da sola il peso delle enormi conseguenze di questa scelta sul piano psicologico, economico, sociale e affettivo”. Ebbene, la legge consente “a questo padre che ha abbandonato materialmente e moralmente la donna durante la gravidanza” di “rientrare dalla finestra quando lui stesso e’ uscito dalla porta principale, rovinando la vita alla mamma prima e anche dopo la nascita della bambina”, tornando a farsi vivo nel “dettare condizioni” e nel “portare avanti un’azione violenta di mortificazione”. E questo anche “grazie alle Ctu (Consulenze tecniche d’ufficio, ndr)”, che, nel caso di Frida, “iniziano a parlare di adesione della bimba alla mamma” e diagnosticano un “conflitto di lealtà (costrutto ascrivibile alla sindrome dell’alienazione parentale, ndr) a soli 18 mesi della bambina”, eta’ in cui e’ “ovvio che ci sia un’adesione all’unico genitore di riferimento”, fa notare Coffari.

AVV. COFFARI: LEGGE IPOCRITA, CULTURA PROTEGGE VIOLENTI CONTRO DONNE E BAMBINI

Secondo l’avvocato familiarista il problema e’ “una legge molto ipocrita”, che permette “di ricorrere al giudice e fa riconoscere figli a padri – a volte anche gentaglia – dopo anni, contro il consenso di madri che quei figli li hanno voluti, cresciuti e accuditi”. Ma le “azioni distruttrici” dell’ex di Frida “sono continuate anche dopo la nascita della bambina”, continua, e, ben prima che in tribunale si espletasse l’iter di riconoscimento, “gli e’ stato concesso il diritto di visita”. “Quest’estate ho presentato l’ultima denuncia per atti persecutori e violazione di domicilio- racconta la donna- Aggressivita’ e appostamenti sotto casa erano diventati la normalita’, mi mandava la Polizia in casa ogni tre giorni, esigendo di incontrare la bambina che non voleva vederlo. Questi comportamenti l’hanno ulteriormente terrorizzata”. Una quotidianita’ diventata nel tempo impossibile, tanto che la donna ha dovuto cambiare le sue abitudini di vita. “A un certo punto sono cominciati gli appostamenti anche sotto casa dei miei familiari, mio fratello e mia cognata lo hanno denunciato. Mentre lui pare abbia denunciato me per sottrazione di minore”, dice. “Ci sono uomini che sono dei torturatori e una giurisprudenza orripilante dimostra che la legge li tutela e permette loro, dopo anni, di entrare nella vita di donne e bambini per distruggerla- osserva Coffari- Quello che vorrei alzare e’ un muro di protezione in difesa della donne contro le azioni distruttive di uomini irresponsabili che non vogliono partecipare a quella genitorialita’. Abbiamo una cultura che protegge i violenti, non c’e’ abitudine etica alla tutela dei deboli, delle donne, dei bambini- conclude- Ma io ho qualche speranza che venga accolta questa eccezione di costituzionalita’”. 

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»