Minori. Pisa, Maria: “Mio figlio barricato in casa, per il giudice deve andare dal padre”

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"Questi metodi concretizzano una vera e propria violenza istituzionale, una violenza di Stato"
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ROMA – “Mio figlio è barricato in casa ed è terrorizzato. Io ho anche paura di uscire per fargli fare il tampone, perché è stato molto raffreddato”. All’agenzia Dire arriva il grido d’aiuto di Maria (nome di fantasia), 38 anni, infermiera, che dal 5 maggio vive ore di angoscia: “Ho scoperto quel giorno che il Tribunale ordinario di Pisa- ha spiegato- il 3 maggio aveva disposto l’allontanamento di mio figlio di 8 anni e il collocamento presso il padre che vive in Sicilia“.

Nel caso di Maria non c’è stata nemmeno una CTU. “Mio figlio- ha raccontato- ha paura del padre e non ha mai vissuto con lui. Abbiamo fatto 32 incontri protetti e lui non voleva, si chiudeva in macchina, piangeva disperato, non sono mai stata inadempiente, ma mi accusavano che non convincevo abbastanza mio figlio a scendere dalla macchina. Il nostro è stato considerato un caso di ‘alta conflittualità’ e con questo decreto la giudice ha stabilito che i servizi sociali prendessero in carico il minore per ricostruire il rapporto con il padre. Ma nessuno ha indagato sul perché mio figlio ha paura. Nel 2018 il bambino si è espresso davanti al giudice e ha detto che voleva stare con la mamma. E ora gli si da’ un trauma del genere?”.

Il giorno della convocazione presso il centro dei servizi sociali “ho chiamato il mio avvocato per essere accompagnata- ha detto Maria- il bambino è rimasto a casa perché malato. Mi sono trovata con tre poliziotti in borghese e c’erano due assistenti sociali. Il decreto prevede, qualora noi genitori non fossimo collaborativi, che il bambino venga prelevato anche a scuola con la forza pubblica. Abbiamo presentato una richiesta di sospensiva immediata e avremo udienza il 3 giugno”.

Nel frattempo questi giorni trascorrono nella paura, come ha detto più volte questa mamma. Sulla vicenda anche una pediatra e medico-legale di Firenze, consulente di parte, ha presentato un relazione in cui nero su bianco ha scritto, aldilà delle questioni sulla custodia, anche alla Commissione d’inchiesta sul Femminicidio: “Questi metodi concretizzano, a parere della sottoscritta, una vera e propria violenza istituzionale, una violenza di Stato“.

“Sono venuti anche ieri a bussare al cancello di casa”, ha detto Maria che non si da pace: “Perché devono traumatizzarlo cosi’? Perché le Istituzioni devono fare questo a una mamma e a un bambino?”.

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