Covid, il Regno unito anticipa l’Ue e approva il vaccino AstraZeneca

vaccino astrazeneca
La Gran Bretagna ha ordinato 100 milioni di dosi, sufficienti per vaccinare 50 milioni di persone: "Ora ci muoveremo per vaccinare quante più persone il più rapidamente possibile”, ha dichiarato il primo ministro Boris Johnson
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

di Alessio Pisanò

BRUXELLES – Via libera al vaccino Oxford-AstraZeneca nel Regno Unito. Dopo il vaccino Pfizer-BioNTech, questo è il secondo farmaco ad essere approvato in Gran Bretagna. Londra ha ordinato 100 milioni di dosi, sufficienti per vaccinare 50 milioni di persone.

A differenza del vaccino sviluppato da Pfizer-BioNTech, che richiede una conservazione a -70 °C, Oxford-AstraZeneca sarà più facile da consegnare in quanto può essere conservato in un frigorifero standard.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, per il vaccino AstraZeneca efficacia tra il 62% e il 90%

“Ora ci muoveremo per vaccinare quante più persone il più rapidamente possibile”, ha dichiarato il primo ministro Boris Johnson.

L’approvazione del vaccino sviluppato dalla società AstraZeneca e dall’Università di Oxford sembra invece ancora lontana nell’Unione europea. “Abbiamo bisogno di dati aggiuntivi sulla qualità del vaccino. I dati che abbiamo al momento non sono sufficienti per concedere un’autorizzazione condizionata al vaccino AstraZeneca”, ha detto il vice direttore esecutivo dell’Agenzia europea per i medicinali, Noël Wathion.

LEGGI ANCHE: Covid, l’Ema frena sul vaccino AstraZeneca: improbabile l’autorizzazione entro gennaio

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»