A Parma bimbo sottratto alla madre, le associazioni: “Strisciante Tso, istituzioni intervengano”

"Dietro il diritto alla bigenitorialita' capovolgono i ruoli di carnefici e vittima a vantaggio dei padri violenti"
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ROMA – “Le associazioni firmatarie denunciano la sottrazione di un bimbo alla madre nella comunita’ protetta dove da alcuni giorni entrambi erano stati collocati, per decreto del tribunale di Parma. Tutti i risvolti di questa vicenda saranno poi analizzati dalle istituzioni preposte a difesa delle donne vittime di violenza secondo quanto indicato dalla Convenzione di Istanbul. Ma in questo momento occorre un intervento urgente per arginare i danni su un bambino di 6 anni conseguenti ad azioni improprie delle istituzioni che ricadono nell’ambito della cosi’ detta ‘vittimizzazione secondaria’ delle donne che denunciano la violenza; e P. era un donna che aveva denunciato la violenza del partner e si era rivolta ad un centro anti-violenza dove inizialmente si era rifugiata, in fuga dal violento”.

Inizia cosi’ l’appello congiunto di numerose associazioni sul caso di P. e di suo figlio, del quale l’agenzia Dire sta seguendo, rivolto al Presidente della Repubblica quale Capo del CSM; al presidente della Regione Emilia Romagna e al suo assessore alla sanita’; al ministro alla Salute, Roberto Speranza e al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

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“A seguito di due CTU (nel procedimento per l’affido del minore) che con interpretazioni sostituiscono ai fatti le proprie opinioni– prosegue il comunicato congiunto delle associazioni- il tribunale civile deduce che non si deve parlare di violenza, ma di conflitto e che nel conflitto la donna ( non vittima, ma malata di vittimismo) e’ il carnefice che lede il diritto alla bigenitorialita’ del partner, e che – secondo le interpretazioni delle CTU- non si pone a difesa del bambino che ha subito direttamente violenza o che ha assistito alla violenza sulla madre, ma si comporta come una madre simbiotica che influenza il minore nel suo rifiuto verso il padre”.

“Questo il copione ripetuto dai tanti tecnici che dietro il diritto alla bigenitorialita’ capovolgono i ruoli di carnefici e vittima a vantaggio dei padri violenti. Questo il copione che fa a pezzi la Convenzione di Istanbul. Non basta a livello nazionale quanto ha fatto la procura di Tivoli che ha indicato i risultati meritevoli ottenuti con l’applicazione della legge 69/19 (codice rosso) sottolineando che aumentano i casi di violenze di cui appunto il 78% degli autori sono uomini. Non basta se poco piu’ su, a Parma, abbiamo una Procura che archivia, non ascolta la persona offesa e fa sue (invece di svolgere indagini autonome) le argomentazioni di una CTU del procedimento civile che parlando di inidoneita’ genitoriale della madre ( per il mancato rispetto della bigenitorialita’) nei fatti (secondo la procura) indica una non attendibilita’ della donna ed il carattere strumentale delle sue denunce”.

Proseguono le associazioni: “La storia giudiziaria della madre di Parma, e’ esemplificativa di altre, ma con un’aggravante costituita da un contenzioso clinico-scientifico sulla opportunita’ o meno di praticare le vaccinazioni. La madre oppone al padre, che pretende vaccinazioni immediate, la necessita’ di fare accertamenti perche’ il bambino e’ stato affetto da una forma di broncopneumopatia con versamento pleurico alla fine del 2018 di cui si e’ sospettata una possibile origine allergica. Alcuni periti di parte raccomandano cautela e determinati accertamenti. Il padre si oppone, seguito da alcuni sanitari nominati dal tribunale. La madre viene confusa con una ‘no vax’ e l’ultimo decreto la solleva dalla responsabilita’ genitoriale e la costringe, per non separarsi dal bambino, ad andare in una comunita’ protetta. Il bambino rimane affidato comunque ad un tutore (i servizi sociali) per la materia che riguarda il calendario delle visite al padre ed il calendario vaccinale”.

La nota riporta gli ultimi atti della storia: “Il 6 agosto la signora viene condotta (senza esser informata di dove l’avrebbero portata) al servizio vaccinale. Qui la signora cerca di far valere le sue ragioni presso i sanitari esibendo le certificazioni che consigliavano gli accertamenti e chiedendo una assunzione di responsabilita’ da parte dei sanitari che volevano effettuare le vaccinazioni. Nessuno dei sanitari si fa carico di questa responsabilita’. Ma accade che il bambino debba andare in bagno e la signora lo accompagni. Ebbene questo evento fisiologico sara’ relazionato dai servizi sociali come ostruzionismo ad oltranza della signora rispetto al decreto del tribunale che aveva disposto in modo contraddittorio sia gli accertamenti (non fatti fino a quel momento) sia le vaccinazioni. Il 14 agosto, mentre la signora si trova in comunita’ con il bambino ed e’ ascoltata dalla polizia per altre questioni, irrompe sulla scena altra polizia (anticrimine? La signora non lo sa) ed i servizi sociali, che fanno da muro tra la postazione della donna ed il figlio seduto distante ma nella stessa stanza, impediscono alla madre di accorrere verso il figlio e prelevano forzosamente il bambino di appena 6 anni che urla, ma poi la madre non sente piu’ nulla e teme (per la presenza dei medici) che sia stata fatta una qualche terapia sedativa. Alla signora non e’ stata rilasciata alcuna notifica scritta circa il prelievo del bambino di cui non si sa nulla e soprattutto non si sa al momento del prelievo di chi sia la responsabilita’, visto che l’ultimo decreto del tribunale parlava di collocazione madre figlio in comunita’. La signora non sa dove e’ stato condotto il bambino e non puo’ contattarlo e vederlo in quanto le e’ stato detto che trovasi in localita’ segreta. La signora apprende, solo successivamente al prelievo forzoso, che e’ stato fatto un decreto inaudita altera parte, la cui lettura a noi associazione suscita reazioni non dicibili, vista la insussistenza di motivi per l’esecuzione di un’azione estrema e pericolosa (questa si’) per la salute del bambino”.

Ed ecco ordina il tribunale di Parma, come riportato nella note delle associazioni: “Il collocamento con assoluta urgenza del minore in area ed idoneo ambiente, individuato dal Tutore, protetto e segreto, da attuarsi con l’ausilio delle Forze dell’Ordine, con la previsione della facolta’ in capo all’indicato organo di Polizia sia di operare in coordinamento con altro organo territorialmente competente, sia di rimuovere eventuali ostacoli fissi o mobili che dovessero frapporsi all’allontanamento del minore dal luogo di attuale collocamento, sia di effettuare videoriprese delle operazioni compiute’. Ci chiediamo cosa di cosi’ grave sia potuto mai accadere se, dopo solo 12 giorni dal precedente decreto (del 30 luglio 2020 che disponeva la collocazione del bambino insieme alla madre in struttura) si cambia totalmente orientamento. Il decreto non lo spiega. Chiediamo che sul caso (di cui daremo in calce le indicazioni reperibili solo dalle istituzioni in indirizzo) il Presidente della regione Emilia, Stefano Bonaccini con il suo Assessore alla salute; il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede unitamente al suo Ispettorato; il Ministro della Salute, Roberto Speranza; Il presidente della Repubblica a capo del CSM, prendano, ciascuno per le proprie competenze e responsabilita’, immediate iniziative relativamente a: immediata restituzione del minore alla comunita’ dove risiedeva con la madre o ad altra comunita’ insieme alla madre, per evitare che il trauma certo ed attuale arrecato al bambino possa divenire irreversibile andando a pesare sulla responsabilita’ di tutte le istituzioni in indirizzo; invio di un ispettore del ministero della giustizia entro la data della seduta di conferma del decreto di prelievo del minore, prevista il giorno 14 settembre; interruzione di ogni pratica vaccinale in assenza di accertamenti pur previsti dal decreto del tribunale di Parma; nomina di una Commissione sanitaria regionale per stabilire le condizioni di salute del bambino in rapporto sia alla possibilita’ di praticare le vaccinazioni senza che esse comportino danno (e con l’assunzione di responsabilita’ piena da parte del medico vaccinatore); sia in rapporto ai danni conseguenti all’inconsulta azione di prelevamento forzoso; una valutazione congiunta (Ministro della salute e Ministro della giustizia) sulla qualita’ dell’intervento forzoso condotto su un bambino di appena 6 anni; intervento che a nostro parere si qualifica come uno strisciante TSO senza le autorizzazioni previste dall’ordinamento sanitario; una valutazione dell’operato della procura di Parma, che ha archiviato la denuncia della Signora P. senza ascoltare la persona offesa per i reati ricadenti nell’ambito del codice rosso (legge 69/19)”.

Ed ecco le associazioni firmatarie dell’appello: Udi Napoli. Arci Donna Napoli, Donne insieme, Comitato Madri Unite contro la violenza istituzionale Salute donna, Sud est donne. Protocollo Napoli – Ordine Psicologi Campania.

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16 Agosto 2020
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