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A Gaza decine di morti, Medici senza Frontiere: “La gente non sa dove scappare”

Israele da ieri ha ripreso i raid sulla Striscia causando 200 morti, Amnesty: "Intenzionali gli attacchi su obiettivi civili"

Pubblicato:02-12-2023 13:33
Ultimo aggiornamento:10-12-2023 14:53
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BOLOGNA – È di quasi 200 morti e di centinaia di feriti il bilancio da ieri mattina, quando sono riprese le operazioni militari delle forze israliane nella Striscia di Gaza, stando all’emittente Al Jazeera. Stamani si continuano a registrare raid, gli ultimi aggiornamenti riferiscono di almeno venti morti ad Al-Zaytoun, e di “donne e bambini” uccisi a Deir Al-Balah, nel centro della Striscia. Nella sola giornata di ieri il ministero della Salute di Gaza riferisce di 184 vittime e oltre 500 feriti. Ieri, terminata la tregua di 24 ore concordata per il settimo giorno consecutivo con Hamas, il governo di Tel Aviv ha deciso di non rinnovarla ulteriormente e ha bombardato l’intera Striscia, da nord a sud. Raggiunta anche la regione di Khan Younis e Rafah, precedentemente indicate come zone sicure per la popolazione. Attraverso il valico di Rafah poi dovrebbero entrare gli aiuti umanitari per i 2,3 milioni di abitanti, che ora fanno i conti non solo col blocco alle forniture di acqua, luce, farmaci e cibo, ma anche con l’arrivo dell’inverno.

GUTERRES: AUSPICO CHE SIA RINNOVATA LA TREGUA

In un post su X il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha scritto: “Mi rammarico profondamente che a Gaza le operazioni militari siano riprese. Auspico che sia rinnovata la tregua. Il ritorno alle ostilità dimostra solo quanto sia importante avere un vero cessate il fuoco umanitario”.

La stampa internazionale fa sapere che l’aviazione israeliana sta lanciando da ieri volantini in cui chiede alla popolazione di “spostarsi a sud” per “mettersi in salvo dai raid”, tuttavia le organizzazioni umanitarie come Medici senza frontiere in un post su X avvertono che “nessun posto a Gaza è sicuro a causa dei bombardamenti indiscriminati e dei continui combattimenti”. Sempre Msf in una nota di ieri sera denunciava che “L’ospedale di Al-Awda, dove lavora ancora un nostro team, è stato danneggiato da un’esplosione poche ore dopo la fine della tregua. È tra i pochi ospedali funzionanti nel nord di Gaza dopo i bombardamenti indiscriminati che hanno decimato l’area”, che “non ha mai smesso di curare i pazienti dal 7 ottobre, nonostante sia stato danneggiato più volte da attacchi aerei ed esplosioni. Oggi l’ospedale ha ricevuto più di 50 pazienti feriti, la maggior parte dei quali necessitava di interventi chirurgici ortopedici. A causa del continuo assedio e degli attacchi ad altre strutture mediche- fa sapere ancora l’organizzazione umanitaria- Al-Awda è pericolosamente a corto di forniture mediche e ha un disperato bisogno di medicinali e attrezzature”. Msf conclude rinnovando l’appello a “proteggere le strutture sanitarie” e chiede inoltre “un cessate il fuoco immediato e duraturo e la fornitura illimitata di aiuti da distribuire in tutta la Striscia di Gaza”.

LA CONFERENZA DI PAX CHRISTI A BOLOGNA: “IN PALESTINA GENOCIDIO E APARTHEID”

“Genocidio e apartheid” è quanto Israele sta perpetrando nei confronti del popolo palestinese. Ad affermarlo sono i rappresentanti di Pax Christi questa mattina a Bologna, per l’iniziativa organizzata nell’ambito della campagna ‘Ponti e non muri’ in occasione della Giornata Onu di solidarietà con il popolo palestinese. Presenti oltre 150 persone, nella sala del centro Katia Bertasi in Bolognina.

Il documento di Pax Christi sull’apartheid in Palestina è del 2009, ma da allora “è diventato un processo”, spiega alla ‘Dire’ don Nandino Capovilla, già coordinatore di Pax Christi Italia, aggiornato nel 2022 e poi nel novembre di quest’anno. E cosa dice il documento? “Che siamo di fronte a un genocidio”, risponde Capovilla, e che l’apartheid in Palestina “è una realtà. Non è un’accusa politica- precisa- ma una lettura precisa della situazione”.

AMNESTY: GLI OBIETTIVI CIVILI SEMBRANO COLPITI DI PROPOSITO

Un’analisi confermata anche da Amnesty international, che nel febbraio 2022 ha pubblicato un report di quasi 300 pagine sulla segregazione dei palestinesi: “Israele applica un regime di apartheid verso i palestinesi dal 1948- afferma Tina Marinari, coordinatrice delle campagne dell’organizzazione- non solo nella Striscia di Gaza o in Cisgiordania, ma anche nei confronti dei palestinesi in Israele e di quelli in giro per il mondo, che non hanno il diritto di tornare nella loro terra”. Questo regime di apartheid è alimentato con quattro strategie, spiega ancora Marinari: la frammentazione del popolo palestinese, l’esproprio delle terre, la segregazione e il controllo, la privazione dei diritti economici e sociali. E “gli attacchi sugli obiettivi civili sembrano essere intenzionali” continua Marinari, che ricorda: “Fino ad oggi la guerra in Palestina ha visto l’uccisione di 1.200 israeliani e oltre 15.000 palestinesi“. E sono 1,7 milioni gli sfollati palestinesi, il doppio della nakba del 1948. In poco meno di due mesi, sottolinea ancora la responsabile di Amnesty, “sono stati commessi numerosi crimini di guerra da entrambe le parti. I razzi lanciati da Gaza sulle abitazioni civili sono un crimine di guerra. E anche prendere ostaggi lo è”. Allo stesso modo, “assediare e bombardare la Striscia, come una punizione collettiva, è un crimine di guerra”. In un conflitto, ricorda Marinari, “la protezione dei civili dovrebbe essere sempre garantita. E invece è stata calpestata più volte. Sono stati numerosi gli attacchi indiscriminati sui civili, abbiamo visto il fallimento del sistema di diritto internazionale”. Secondo le osservazioni di Amnesty, dunque, “gli attacchi sugli obiettivi civili a Gaza sembrano essere intenzionali”. Lo scopo, sostiene Marinari, “è tagliare la speranza a una popolazione di cui almeno il 50%, già prima della guerra, viveva sotto la soglia di povertà“. Dopo due mesi di bombardamenti, oggi la popolazione della Striscia di Gaza “è davvero allo stremo e senza vie di fuga, perché anche le strade dichiarate sicure da Israele sono state bombardate, così come le scuole e una chiesa diventata un rifugio”. Amnesty ha anche dimostrato “l’utilizzo improprio di fosforo bianco su obiettivi civili“, ricorda Marinari.

Leggi anche: Medio Oriente, Human Rights Watch lancia l’allarme: “Contro Gaza usato anche il fosforo bianco”

JULINI (PAX CHRISTI): ISRAELE VUOLE COLONIZZARE LA PALESTINA

Per Norberto Julini, coordinatore nazionale di Pax Christi, in Palestina “è in corso un progetto di colonialismo e insediamento che dagli esordi del sionismo non ha conosciuto tregua, neanche nei 40 anni di governo laburista, basato sull’affermazione: ‘Una terra senza popolo e un popolo senza terra’. Ma è una menzogna, perché quella terra un popolo ce l’aveva già. E quindi uno dei due popoli o viene sottomesso o allontanato, oppure ucciso. Non c’è posto per due popoli”.
Dopo un secolo, però, “il progetto sionista è fallito perché i palestinesi non se ne vanno- continua Julini, parlando alla ‘Dire’- quella per loro è la patria dei padri che hanno conosciuto, mentre per gli israeliani è la patria dei padri di cui hanno letto nella Bibbia. Da qui il nazionalismo religioso. Se si usa questa bussola, si riesce a capire cosa sta accadendo”.

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