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Paralimpiadi, per Raimondi pokerissimo di medaglie. L’Italia eguaglia il record di Seul

stefano raimondi nuoto paralimpiadi
La spedizione azzurra raggiunge quota 58 medaglie, come nel 1988. Ma ci sono ancora tre giorni di gare per fare meglio
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Dal nostro inviato Mirko Gabriele Narducci

(Foto Bizzi/CIP)

TOKYO – L’Italia paralimpica continua a macinare record. Con le dieci medaglie conquistate oggi ai Giochi di Tokyo 2020, infatti, il bottino degli azzurri tocca quota 58, eguagliando la Paralimpiade più medagliata di sempre, vale a dire quella di Seul 1988. E con ancora tre giorni di gare a disposizione per superare e migliorare il record. Dal conto vengono per convenzione escluse le 80 medaglie dell’Italia ai Giochi di Roma del 1960: la prima Paralimpiade, infatti, per le sue caratteristiche pionieristiche sia dal punto di vista della partecipazione che sotto l’aspetto tecnico-sportivo, è ritenuta non paragonabile con lo sport paralimpico moderno.

L’ORO NELL’HANDBIKE A SQUADRE: “FINALMENTE IL SOGNO SI REALIZZA”

L’Italia è medaglia d’oro nel team relay di handbike ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. Al Fuji International Speedway, gli azzurri Luca Mazzone, Paolo Cecchetto e Diego Colombari hanno conquistato la 50esima medaglia della spedizione azzurra in Giappone. “Abbiamo raggiunto l’obiettivo che abbiamo sognato per cinque anni, finalmente il nostro sogno si è realizzato. Un pezzo di questa medaglia va anche ad Alex”. Sono le parole di Paolo Cecchetto dopo la cerimonia di premiazione per l’oro conquistato nel team relay di handbike ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, con una dedica speciale a Zanardi. Sulla stessa lunghezza d’onda il compagno di squadra Diego Colombari: “Abbiamo inseguito questa medaglia, ci abbiamo lavorato tantissimo ed è un risultato che, dopo il mio quarto posto nella crono, consacra questa Olimpiade. Essendo la prima per me, direi che è andata molto molto bene”.


Infine Luca Mazzone, che con l’oro di oggi raggiunge quota tre metalli. Finalmente il più prezioso: “Io sono uno dei tre tenori che ha vinto il Team Relay 5 anni fa a Rio, sono veramente contento di festeggiare anche qui a Tokyo. Per me ha un sapore particolare: di unione, di spirito di squadra. Ringrazio tutto lo staff della Nazionale, la mia famiglia e tutti colori che mi hanno aiutato a vincere anche oggi”.

ALTRA MEDAGLIA PER TAPIA NEL DISCO

Oney Tapia è medaglia di bronzo nel lancio del disco maschile F11 ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. Nella finale disputata all’Olympic Stadium l’azzurro – alla seconda medaglia giapponese dopo l’altro bronzo nel getto del peso – ha lanciato a 39.52 metri, chiudendo dietro al brasiliano Alessandro Rodrigo da Silva, medaglia d’oro e record paralimpico con 43.16, e all’iraniano Mahdi Olad, argento con 40.60.

TAPIA: “NON SONO SODDISFATTO, HO VOGLIA DI RIVINCITA”

“Non sono soddisfatto, questa è la mia specialità e non sono riuscito a esprimermi come avrei voluto. Ma se ho portato a casa questo risultato vuol dire che è questo che potevo fare. La pioggia e la pedana scivolosa hanno inciso moltissimo sulla mia prestazione, anche se nel corso della gara sono riuscito a migliorarmi”. Lo ha detto Oney Tapia, parlando in zona mista dopo la finale disputata all’Olympic Stadium in cui ha conquistato il bronzo. “Ho pensato ‘o la va o la spacca’, e alla fine qualcosa ho portato a casa. Non sono molto contento ma va bene così, vorrà dire che da domani avrò ancora più voglia di rivincita”, ha concluso l’azzurro.

LA SCHEDA DEL ‘GUERRIERO’ ONEY

Nato a L’Avana (Cuba) il 27 febbraio 1976, Oney Tapia è alla sua seconda Paralimpiade dopo Rio 2016, in cui vinse l’argento sempre nel lancio del disco. L’azzurro fa parte del Gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre e ha debuttato in Nazionale nel 2015. Il suo soprannome è ‘Guerriero’, perché nella sua vita ha sempre praticato sport, passando dalla boxe al baseball fino al rugby prima dell’incidente sul lavoro che gli ha cambiato la vita: un grosso tronco lo colpisce in volto e lo rende cieco. “Ma lo sport mi ha dato tanta energia, mi ha aiutato a recuperare gran parte della mia personalità”. All’atletica si avvicina per caso: “Nel 2013 mi è stato chiesto di partecipare ai Campionati Italiani a Siracusa”, racconta. In quell’occasione l’italocubano stabilisce subito il primato nazionale nel disco. “Del mio sport amo il momento in cui il disco parte: mi dà un senso di libertà”.


L’atleta cui si ispira è la madre, lanciatrice di giavellotto, mentre come portafortuna ha le immagini delle sue tre figlie. Nel 2017 partecipa al programma tv ‘Ballando con le Stelle’ in coppia con Veera Kinnunen e anche lì, complice il suo animo competitivo, si mette in gioco e trionfa. Un anno dopo decide di mettere nero su bianco la sua storia, raccontandola nel libro ‘Più forte del buio. Niente può fermare i miei sogni’. È ambasciatore dello Sport Paralimpico.

FANTIN VINCE L’ARGENTO NEI ‘SUOI’ 400 SL

Antonio Fantin è medaglia d’argento nei 400m stile libero S6 ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. Nella finale disputata all’Aquatics Centre, il nuotatore azzurro ha chiuso alle spalle del brasiliano Talisson Henrique Glock. A completare il podio il russo Viacheslav Lenskii. C’era grande attesa per la prova di Fantin, che ieri nei 100 sl ha vinto l’oro stabilendo il nuovo record mondiale e considera i 400 sl la ‘sua’ gara, dopo aver vinto l’oro ai Campionati mondiali 2017 e 2019.

“VOLEVO L’ORO, MI SPIACE AVERLO MANCATO”

“Sinceramente speravo di chiudere con l’oro il ciclo che avevo iniziato vincendo questa gara a Città del Messico nel Mondiale del 2017 e vincendola poi nel Mondiale di Londra di due anni fa e all’Europeo quest’anno. Mi dispiace molto non esserci riuscito dopo l’oro di ieri”, ha detto Antonio Fantin parlando nella zona mista dell’Aquatics Centre. “Sinceramente non mi aspettavo che il brasiliano facesse questo tempo, visto che non aveva nuotato mai a questi livelli. Complimenti a lui, ha fatto grandi progressi”, ha aggiunto. Poi un bilancio finale del suo esordio ai Giochi: “Sono molto contento di com’è andata questa Paralimpiade, con l’oro e il record del mondo di ieri nei 100 stile nella mia prima gara individuale. Mi dispiace non aver chiuso in bellezza, ma anche questo fa parte del gioco”, ha concluso Fantin.

BARLAAM SECONDO NEI 100 FARFALLA

Simone Barlaam è medaglia d’argento nei 100m farfalla S9 ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. Il nuotatore milanese ha concluso al secondo posto la finale disputata all’Aquatics Centre. Per lui è la seconda volta sul podio in questi Giochi, dopo l’oro nei 50 sl con nuovo record paralimpico.

“RISULTATO PAZZESCO, PECCATO NON AVER BATTUTO RECORD MORLACCHI”

Aver vinto anche questo argento è un qualcosa di pazzesco. L’unico mio rammarico è quello di non aver battuto il record europeo del grande Federico Morlacchi che ha chiuso al quarto posto a soli 21 centesimi dal podio. Domani ci sarà l’ultima fatica: la staffetta. Puntiamo a vincere una medaglia anche in questa gara in modo da poter chiudere in bellezza”. Lo afferma Simone Barlaam, medaglia d’argento nei 100 farfalla S9 ai Giochi Paralimpici di Tokyo.

POKERISSIMO DI MEDAGLIE PER RAIMONDI

Stefano Raimondi è medaglia d’argento nei 100m dorso S10 ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. L’azzurro, nella finale all’Aquatics Centre, ha toccato per secondo dietro all’ucraino Maksym Krypak che ha firmato il nuovo record del mondo (57.19). Questa è la quinta medaglia conquistata dal 23enne veneto a Tokyo, all’esordio alle Paralimpiadi: prima erano arrivati l’oro nei 100 rana, gli argenti nei 100 farfalla e nella staffetta 4×100 sl e il bronzo nei 100 sl.

“MI ASPETTAVO UNA MEDAGLIA IN PIÙ”

“Sono felice del risultato. Gli ultimi 25 metri sono stati molto tosti. Avrei voluto stare il più possibile con Maksym Krypak (l’ucraino che ha vinto l’oro, ndr), ma sin da subito è scappato via. Al momento è una spanna sopra di me. Domani avrò i due misti e lui sarà ancora una volta protagonista, cercherò di dargli fastidio“. A dirlo è Stefano Raimondi, argento nei 100 metri dorso di nuoto categoria S10 alle Paralimpiadi di Tokyo. “Mi aspettavo una medaglia in più nei 50 stile che però non è arrivata perché mi sono qualificato quarto. Per fortuna, dopo questa delusione, ho iniziato a vincere, migliorando così la mia condizione psicologica”, conclude.

BETTELLA VINCE IL BRONZO NEI 50 DORSO

Francesco Bettella è medaglia di bronzo nei 50m dorso S1 ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. Il nuotatore azzurro ha chiuso al terzo posto la finale disputata all’Aquatics Centre, con un tempo di 1:14.87. Per l’atleta padovano si tratta della seconda medaglia giapponese dopo l’altro bronzo conquistato nei 100m dorso S1 nel primo giorno di gare della Paralimpiade.

“NON SONO SODDISFATTO, L’ARGENTO ERA ALLA MIA PORTATA”

“Non sono soddisfatto al 100% per il bronzo ottenuto. La medaglia d’argento era alla mia portata. Sono partito forte e l’ho pagato negli ultimi metri, perdendo così la concentrazione e la forma fisica. Avrei potuto giocarmela meglio“. Lo afferma Francesco Bettella, medaglia di bronzo nei 50 dorso S1 ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. “Ho vinto però due medaglie in due gare, un bottino importante considerando l’annata che ho vissuto”, conclude il nuotatore azzurro.

BEGGIATO BRONZO NEI 50 SL

Luigi Beggiato è medaglia di bronzo nei 50 stile libero S4 ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. Il nuotatore azzurro ha toccato per terzo nella finale disputata al Tokyo Aquatics Centre, chiudendo con un tempo di 38″12.

TRIMI VINCE L’ARGENTO NEI 50 SL: “PENSO GIÀ A PARIGI”

Arjola Trimi è medaglia d’argento nei 50m stile libero S4 ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. La nuotatrice azzurra ha chiuso al secondo posto nella finale disputata all’Aquatics Centre. “È stata una gara bellissima. Mi aspettavo questo tempo, ho battuto il mio stesso record mondiale, non avrei potuto chiedere di meglio. Sono felice che Rachel Watson, mia grande amica, abbia vinto l’oro. Con lei, soprattutto durante il periodo del lockdown più rigido, si è creata un’amicizia molto solida”, ha spiegato Trimi a fine gara. “Il bilancio – aggiunge – è positivo. Torno a casa pienamente soddisfatta. La mia testa è già alle Paralimpiadi di Parigi del 2024″.

PETRILLI ARGENTO NEL TIRO CON L’ARCO: “BRILLA PIÙ DI UN ORO”

Vincenza Petrilli è medaglia d’argento nel tiro con l’arco olimpico open femminile individuale ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. L’arciera azzurra è stata sconfitta per 6-5 dall’iraniana Zahra Nemati nella finale disputata allo Yumenoshima Park Archery Field. “È un argento che brilla più di un oro, assolutamente inaspettato. È la mia seconda gara internazionale e per questo me la godo ancora di più”, ha spiegato Petrilli a fine gara.

“Una gioia indescrivibile, devo ancora metabolizzare perché è un’emozione troppo forte – ha detto ai microfoni di Raisport – Anche quando ero sotto 5-1, quando la mia avversaria ha commesso degli errori ci ho provato e ci ho creduto fino alla fine. Quando ero alla freccia di spareggio mi sono detta ‘vada come vada, io ho già vinto‘”. Sulle condizioni ambientali, Petrilli ha spiegato: “Il vento oggi non ha dato fastidio, c’era la pioggia che è stata incessante ma alla fine mi ha portato fortuna. Non avrei mai immaginato di venire a Tokyo e arrivare a vincere una medaglia. Sono poco meno di quattro anni che tiro con l’arco, quindi ero arrivata qui senza aspettative“. Questa la dedica dell’azzurra: “Alla mia famiglia, al mio fidanzato e al mio allenatore, che ci crede più di me…”. A questo punto mirino su Parigi 2024: “Non conosco il francese ma studierò”.

CAIRONI ARGENTO NEL SALTO IN LUNGO: “SONO INCAZZATA”

Martina Caironi è medaglia d’argento nel salto in lungo classe T63 ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. La 31enne veneta, già campionessa paralimpica nei 100 metri piani a Londra 2012 e Rio 2016, ha bissato il secondo posto ottenuto ai Giochi brasiliani nel salto in lungo. “Io ambivo al gradino più alto del podio. Il lavoro che abbiamo fatto in questo anno è stato così intenso che davvero non riuscire a centrare il salto giusto mi ha fatto incazzare, scusate devo dirlo…”. Non nasconde la sua delusione Martina Caironi dopo la prova in cui ha vinto l’argento.


“Volevo farlo e e non l’ho fatto ma sono comunque soddisfatta perché 5.14 è comunque il mio personale. Con i miei tecnici abbiamo lavorato tantissimo e la pandemia ha pesato ovviamente anche per me, poi a settembre compio 32 anni e pesano, ve lo assicuro”. La dedica è per “i miei allenatori, se lo meritano – spiega Caironi ai microfoni di Raisport – È una medaglia comunque bellissima e sofferta, aspettare cinque anni è tosta a livello mentale e fisico, già essermi tolta una gara mi alleggerisce molto”. E poi una rivelazione: “Avevo pensato di smettere qui a Tokyo ma ora non sono pronta per terminare qua. Penso che mi preparerò anche per Parigi… Non è ufficiale ma è un pensiero, domani mi riposo e poi penso ai 100 metri”.


Infine da Caironi anche un messaggio per le donne. “Tra i molti ruoli che ho c’è anche quello di portavoce dei diritti delle donne: a loro dico di non chiudersi e di uscire, perché ci sono persone che possono aiutarle. Io in più ho anche la disabilità che potrebbe sembrare una debolezza ma non lo è: guardatemi, vi sembro debole?”.

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