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Paralimpiadi, poker d’argento nel paraciclismo “nel segno di Alex Zanardi”

Oggi sarebbe dovuto essere il giorno di Alex Zanardi, i compagni di squadra gli rendono omaggio con quattro medaglie
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Dal nostro inviato Mirko Gabriele Narducci

TOKYO – Poker di medaglie d’argento nel ciclismo per la squadra italiana ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. Luca Mazzone è medaglia d’argento nella cronometro categoria H2 di ciclismo. Il 50enne di Terlizzi ha corso in 31:23:79, chiudendo alle spalle dello spagnolo Sergio Garrote Munoz di appena 26 centesimi. Fabrizio Cornegliani vince l’argento nella cronometro categoria H1 con il tempo di 45:44.56. Secondo posto anche per Francesca Porcellato, argento nella cronometro femminile categoria H1-3 con 33:30.52, e Giorgio Farroni, argento nella crono di triciclo T1-2 con un tempo di 27:49.78.

PANCALLI: DA CICLISMO 4 SPLENDIDE MEDAGLIE NEL SEGNO DI ALEX

“Se il destino non avesse riservato ad Alex Zanardi l’ennesima dura prova, oggi sarebbe stato il giorno della sua gara. Lo sanno bene i suoi compagni di squadra che, alla prima occasione, hanno dato vita a una prova di forza impressionante. Le quattro medaglie d’argento conquistate da Francesca Porcellato, Fabrizio Cornegliani, Luca Mazzone e Giorgio Farroni, dimostrano la forza di un gruppo che ha sempre regalato gioie e soddisfazioni al nostro Paese. Un gruppo caratterizzato da qualità tecniche elevatissime e da valori profondi. Alex oggi non ha partecipato alla competizione. Ma è presente a Tokyo, come fonte d’ispirazione, nella testa di questi straordinari atleti che stanno gareggiando con cuore e determinazione. Ci auguriamo che sia solo l’inizio di una Paralimpiade straordinaria anche in questa disciplina”. Lo ha detto il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli, commentando le quattro medaglie d’argento conquistate oggi dalla Nazionale azzurra di ciclismo ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020.

CORNEGLIANI: RISCHIATO PER DARE MASSIMO, HO ARGENTO AL COLLO

Ho rischiato e sono caduto, ma dovevo provarci per arrivare più avanti possibile. Per fortuna, visto il volo che ho fatto, sono tutto intero e ho l’argento al collo”. Lo ha detto Fabrizio Cornegliani, medaglia d’argento nella crono H1 di ciclismo ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, subito dopo la fine della gara al Fuji International Speedway. 

FABRIZIO CORNEGLIANI, LA SCHEDA

Fabrizio Cornegliani, argento nella crono H1 di ciclismo ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, è nato a Miradolo Terme (Pavia) il 12 marzo del 1969 ed è tesserato per il Team Aequa ASD. In Nazionale dal 2017, è all’esordio assoluto in una Paralimpiade dopo 4 titoli mondiali tra crono (2018, 2019, 2021) e strada (2018).

Il ciclismo era l’unico sport che potevo fare, mi ha permesso di recuperare tantissimo. E da uno strumento di recupero è diventato la passione della mia vita”. Cornegliani è entrato da pochi anni nella Nazionale italiana di paraciclismo ma già rappresenta un punto di riferimento. La sua passione per lo sport viene da lontano. “Devo tutto all’insegnante di educazione fisica alle medie. È stato lui a farmi innamorare di tutte le discipline che ho praticato nella mia vita”.

Per Fabrizio lo sport, però, è anche “sofferenza, fatica. Elementi che fanno parte di me. Non amo perdere, soffro troppo“. La sua fonte di ispirazione è Federica Pellegrini: “Da italiano è sempre stata motivo di orgoglio”. Se non avesse intrapreso la carriera agonistica avrebbe fatto il pilota di linea. Nel futuro però si vede ancora in ambiente ciclistico: “Ho tanto da insegnare ai cuccioli che stanno crescendo”. Il momento più bello della carriera? “La vittoria a Maniago. Indimenticabile. Una terra che sento parte di me”. La medaglia di Tokyo la dedica al padre: “Senza di lui tutto sarebbe stato impossibile”.

PORCELLATO: 51 ANNI E 11 VOLTE A GIOCHI, ARGENTO CHE VALE ORO

Questo argento vale oro: all’undicesima Paralimpiade, a quasi 51 anni, che compirò il giorno della cerimonia di chiusura, non è poco. Ho iniziato a Seul 1988, è cambiato secolo e sono ancora qui”. Lo ha detto Francesca Porcellato, medaglia d’argento nella crono femminile H1-3 di ciclismo ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, subito dopo la fine della gara al Fuji International Speedway.

FRANCESCA PORCELLATO, LA SCHEDA

Francesca Porcellato, argento nella crono femminile H1-3 di ciclismo ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, è nata a Castelfranco Veneto (Treviso) il 5 settembre del 1970 e gareggia per il G.S. Apre Olmedo. Riconosciuta come una delle più grandi campionesse nella storia dello sport mondiale, nella sua lunghissima carriera è stata capace di passare dall’atletica allo sci nordico e poi al ciclismo, riuscendo a primeggiare in ogni disciplina.

Quella messa al collo oggi in Giappone è per lei la 14esima medaglia paralimpica, in una serie impressionante, prima di Tokyo, di dieci partecipazioni ai Giochi sia estivi (7) che invernali (3): 1988, 1992, 1996, 2000, 2004, 2006, 2008, 2010, 2014, 2016. Per lei questa infatti è l’undicesima Paralimpiade, l’ottava estiva, a 33 anni dalla prima.

“Lo sport è un sogno che avevo da bambina, che ho realizzato in età adolescenziale e che ancora continua”, racconta. “All’inizio l’handbike doveva essere solo una prova, ma dopo sette anni sono ancora qua a continuare a pedalare”.

Le persone più importanti nel suo percorso sportivo? “La mia famiglia d’origine e mio marito, che è mio compagno e mio allenatore: senza di loro non sarei la Francesca di oggi”. Del ciclismo ama tutto: “L’inclusione, la velocità, la disciplina, l’unica cosa che non amo è che si pratica in strada, in mezzo al traffico, ed è pericoloso“. Tanti i momenti straordinari di una carriera lunghissima: “Se devo dirne uno allora dico la prima medaglia che ho vinto, perché è stata una sorpresa e perché, in fin dei conti, io volevo solo correre veloce, senza pensare alle medaglie e alle vittorie”. 

MAZZONE: POTEVA ESSERE ORO, MA A 50 ANNI E’ GIA’ VITTORIA

A cinquant’anni essere a una Paralimpiade è già una vittoria. Poi prendere la medaglia è sempre splendido, anche se stavolta poteva essere d’oro. Purtroppo, e questo è il bello del ciclismo, può succedere di tutto: è uno sport imprevedibile e si è visto oggi”. Lo ha detto Luca Mazzone, medaglia d’argento nella crono H2 di ciclismo ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, subito dopo la fine della gara al Fuji International Speedway. Per Mazzone, che nella mattinata giapponese ha portato il primo podio per il paraciclismo azzurro, si tratta della quarta medaglia paralimpica dopo le tre conquistate a Rio de Janeiro nel 2016.

LUCA MAZZONE, LA SCHEDA

Luca Mazzone, medaglia d’argento nella crono H2 di ciclismo ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, è nato a Terlizzi (Bari) il 3 maggio del 1971 e gareggia per il Circolo Canottieri Aniene. Tra gli atleti di punta del paralimpismo italiano, ha esordito in Nazionale nel 2000 nel nuoto e nel 2011 nel ciclismo, partecipando ai Giochi nel 2000, 2004, 2008 e 2016 e portando a casa prima di oggi due argenti nel nuoto a Sydney e due ori e un argento a Rio nel ciclismo. In questa disciplina vanta anche 16 medaglie d’oro e 3 d’argento nei Campionati mondiali dal 2013 a oggi.

“Lo sport mi ha dato non solo tante soddisfazioni dal punto di vista agonistico, ma mi ha soprattutto fatto crescere come uomo”. Mazzone è uno di quelli che hanno fatto e continuano a fare grande il movimento paralimpico italiano. Un passato glorioso nel nuoto, oggi è uno dei pilastri della Nazionale di paraciclismo: “Dopo le Paralimpiadi di Pechino mi sono fermato per tre anni. Per riacquistare la forma fisica e perdere un po’ di peso mi sono avvicinato all’handbike”.

Tanti gli idoli sportivi, da Claudio Gentile e Giuseppe Bergomi nel calcio, a Pietro Mennea nell’atletica o ancora Luca Pancalli, i cui tempi nel nuoto rappresentavano uno stimolo per lui. Se non avesse fatto l’atleta avrebbe insegnato educazione fisica. Al dopo carriera non ci pensa: “È un trucco mentale per rimanere giovani”. Nella sua playlist non può mancare ‘Running free’ degli Iron Maiden. Per lui “resilienza vuol dire prendere ogni giorno tutte le difficoltà che il destino ti mette davanti e affrontarle come si affronta un avversario, con la consapevolezza delle proprie potenzialità”.

GIORGIO FARRONI, LA SCHEDA

Giorgio Farroni, medaglia d’argento nella crono di triciclo T1-2 ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, è nato a Fabriano (Ancona) il 28 settembre 1976. Tesserato per l’Anthropos S.S.D., ha esordito in Nazionale nel 2000 ed è alla sua quinta partecipazione a una Paralimpiade: la medaglia di oggi andrà a far compagnia nella sua bacheca al bronzo conquistato a Pechino e all’argento vinto a Londra.

“Lo sport mi ha sempre insegnato a vivere e a reagire alle situazioni, un po’ come nella vita di tutti i giorni”. Farroni è uno dei veterani della Nazionale italiana di paraciclismo. Sin da piccolo pratica diversi sport, poi, all’età di tredici anni inizia a gareggiare nel ciclismo. Del suo sport ama la rivalità, la competizione e, soprattutto, vincere. Nello sport si ispira a Michele Scarponi: “E’ stato un mio grandissimo amico, che porto sempre nel cuore”.

Che cosa farà al termine della sua carriera sportiva? “Non lo so, intanto voglio concentrarmi su questa Paralimpiade e vediamo cosa viene fuori”. Tanti i bei momenti della sua lunga carriera, su tutti i due ori ai Campionati mondiali di Cascais: “Speriamo non siano gli ultimi”. In gara non teme nessuno ma, sottolinea, “li rispetto tutti”. Un viaggio da fare dopo Tokyo? “La Thailandia, dove vive mia suocera”. La canzone che non può mancare nella sua playlist è ‘Shallow’, di Lady Gaga.

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