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Egitto, gli avvocati di Zaki ottengono il rinvio dell’udienza per studiare le accuse

Lo studente dell'Università di Bologna è accusato di diffusione di false notizie. Noury (Amnesty): "Il rinvio non è una buona notizia"
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ROMA – Gli avvocati di Patrick Zaki hanno chiesto un rinvio dell’udienza per avere il tempo di ottenere e studiare il fascicolo prodotto dall’accusa, nel processo in corso a Mansoura, città settentrionale sul Delta del Nilo. La richiesta è stata accolta e l’udienza è stata rinviata al 7 dicembre. Lo confermano alla Dire fonti dell’Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), l’ong con cui Zaki collaborava e che fornisce assistenza legale allo studente arrestato nel febbraio 2020. “I giudici del tribunale di Mansoura hanno finalmente permesso alla difesa di avere una copia ufficiale del dossier”, spiega l’Eipr.

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Zaki, 30 anni, quasi due dei quali trascorsi in detenzione cautelare, è arrivato stamani in manette nell’aula del tribunale di emergenza per la Sicurezza dello Stato, dove i giudici sono chiamati a pronunciarsi sui reati di diffusione di false notizie in Egitto e all’estero per un articolo sui diritti dei copti pubblicato nel 2019 su un sito web. Presenti anche amici e famigliari del ricercatore, che prima dell’arresto frequentava un master all’Università di Bologna. Ora, in merito al rinvio, si attende la decisione dei giudici.

NOURY (AMNESTY): “NON È UNA BUONA NOTIZIA”

“La situazione è talmente disperata che ricorda quando, negli Stati Uniti, le esecuzioni vengono sospese e rinviate di un giorno. Si pensa di avere almeno un po’ più di tempo, ma non è una cosa utile in realtà. Il rinvio dell’udienza che i giudici di Mansoura hanno accordato ai legali di Patrick Zaki ha quasi il sapore della punizione: abbiamo davanti a noi l’intero mese di ottobre e novembre, oltre 70 giorni di attesa. Ed è ironico anche che abbiano rimandato al 7 dicembre, giorno in cui cade il 22esimo mese di carcere preventivo”. In un’intervista con l’agenzia Dire il portavoce di Amnesty International, Riccardo Noury, suggerisce cautela. Il rinvio al 7 dicembre dell’udienza del processo in cui Zaki si difende dall’accusa di diffusione di fake news è un fatto “inedito”, perché “non c’era mai stato un rinvio così lungo“.


A chiederlo, i legali del giovane, perché per la prima volta da venti mesi a questa parte hanno ottenuto i dossier prodotti dall’accusa e ora avranno il tempo per esaminarli. “Anche questa storia è assurda – continua Noury – e non bisogna gioire se dopo quasi due anni di carcere cautelare finalmente la difesa è riuscita ad avere il fascicolo prodotto dall’accusa e può sapere di cosa il proprio cliente viene accusato”. Questo lasso di tempo però, continua il portavoce, “potrà essere usato con responsabilità: gli avvocati studieranno la linea difensiva, noi di Amnesty continueremo a tenere alta l’attenzione sul caso insieme ai media e alla società civile. C’è da porre la stessa domanda alla Farnesina e Palazzo Chigi: cosa intendono fare?“.


Noury solleva anche il tema dell’arrivo oggi in Italia del ministro egiziano dell’Energia e delle risorse minerarie, Tarek Al-Molla, per partecipare all’Omc-Med Energy Conference and Exhibition, un evento alla cui organizzazione ha collaborato anche la Camera di Commercio di Ravenna per promuovere il settore dell’energia e delle rinnovabili. “Noi di Amnesty abbiamo scritto al sindaco di Ravenna, Michele De Pascale, proprio per chiedere se fosse opportuno incontrare il ministro Al-Molla nel giorno in cui Zaki andava a processo” continua Noury. “Se le relazioni tra Italia ed Egitto vanno avanti è normale che incontri di questo genere si facciano. Il punto è come si fanno: l’Italia continua a piegarsi e portare avanti il business come se niente fosse, oppure ne approfitta per sollevare questioni relative ai diritti umani? Io temo che sia la prima ipotesi”. Secondo il portavoce di Amnesty, “quando di mezzo c’è il tema del petrolio, viene azzerata qualsiasi altra cosa”.

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