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Seconda udienza del processo a Patrick Zaki. La sorella: “Dio, fai che vada bene”

Patrick Zaki libero bologna
Lo studente dell'Università di Bologna è accusato di diffusione di false notizie. Ma potrebbero tornare anche i campi d'imputazione di terrorismo per cui da due anni è in detenzione cautelare in Egitto
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ROMA – “Dio, fai che vada tutto bene”. Così ha scritto sui social network Marise, la sorella di Patrick George Zaki. Lo studente dell’Università di Bologna è atteso stamani al tribunale d’emergenza di Mansoura, sua città natale nel nord dell’Egitto, per la seconda udienza del processo che lo vede alla sbarra per “diffusione di false notizie all’interno e all’esterno del Paese“, un reato che può costare una condanna fino a cinque anni oltre al pagamento di una multa.

Sotto accusa un articolo che il ricercatore esperto di diritti di genere scrisse nel 2019 per una testata online egiziana in cui analizzava abusi subiti dalla minoranza degli egiziani di religione copta. Anche la famiglia Zaki è di fede cristiana. Nel corso della prima udienza, gli avvocati dello studente hanno chiesto di poter ottenere le carte dell’accusa, un diritto non ancora accordato nonostante l’imputato sia in detenzione cautelare da quasi due anni con accuse legate ad attività terroristica. A inizio mese però, con il rinvio a giudizio, l’imputazione è stata cambiata in diffusione di fake news, un reato che prevede non venticinque bensì cinque anni di carcere.


In questi giorni però, sulla stampa italiana è circolata la notizia secondo cui, stando a quanto riferiscono gli avvocati di Zaki, resterebbero a carico del ricercatore anche i capi d’accusa iniziale, quelli di propaganda sovversiva e terroristica, legati a presunti post pubblicati su Facebook e mai visionati dai suoi avvocati. “Se verranno aggiunte nuove accuse a questo processo, lo sapremo nel corso dell’udienza di oggi, ma è presto per allarmarsi” ha commentato per l’agenzia Dire Mohamed Ebaid, consulente legale per l’organizzazione EgyptWide.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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