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Nardella: “Troppe tasse sul lavoro, dobbiamo aiutare le imprese ad assumere”

dario nardella
Il sindaco di Firenze crede che in un patto per il lavoro e lo sviluppo debbano esserci "più tutele, formazione, qualità e sicurezza, ma soprattutto una riforma fiscale"
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FIRENZE – “È vero, non si può parlare solo di salario minimo. Ho apprezzato ad esempio che Enrico Letta, segretario del Pd, abbia rilanciato l’idea di un patto per il lavoro e lo sviluppo. Questo perché da un lato dobbiamo occuparci delle tutele, ma dall’altro dobbiamo anche porci il problema che le tasse sul lavoro sono fra le più alte d’Europa, siamo il terzo per la tassazione”. Lo dichiara, intervenendo a Omnibus su La 7, il sindaco di Firenze, Dario Nardella.

Abbiamo il cuneo fiscale al 46%– aggiunge- dobbiamo aiutare le imprese ad assumere. La busta paga di un dipendente è bassissima, è meno della metà del valore lordo. Ci sono troppe tasse sul lavoro. Quindi in un patto ci devono stare più tutele, formazione, qualità e sicurezza del lavoro, e dall’altra una riforma fiscale perché altrimenti è difficile far ripartire l’Italia in modo strutturale”.

“CONTRO IL DUMPING CI SONO TUTELE MINIME IN TUTTA L’EUROPA”

Il salario minimo è un tema, non ho un’idea definita sul fatto che debba essere introdotto per legge. Certo sono veramente stanco di vivere la frustrazione di incontrare famiglie di lavoratori di fabbriche nel mio territorio che chiudono perché i fondi finanziari proprietari hanno più convenienza ad aprirle dove i salari sono più bassi, i diritti sociali vengono calpestati usando quindi il dumping sociale e salariale” sostieneNardella, in merito ai temi del salario minimo e del patto sul lavoro proposto nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio, Mario Draghi.

“Questa non è un’Europa seria– aggiunge il sindaco- quindi ragionare di garanzie minime per i lavoratori non solo in Italia, ma in tutta Europa è una grande battaglia di civiltà. In ogni caso non è ammissibile che ci siano salari con livelli netti di 6 euro all’ora, è una roba inaccettabile. Che sia la contrattazione o la norma del Parlamento queste situazioni non devono verificarsi in un Paese come il nostro”.

“DRAGHI? CREDO NELLA SUA SAGGEZZA, SUL QUIRINALE DECIDERÀ LUI”

Draghi è un leader europeo forte, sta lavorando bene come presidente del Consiglio. Conta prima di tutto quello che pensa lui, credo nella sua saggezza. Sarà lui a valutare quello che è meglio per il Paese, non penso proprio che anteponga il suo interesse personale. Mi piacerebbe che i partiti facessero meno tattica e parlassero di più del Paese e ascoltassero i cittadini”. Lo afferma, a proposito della possibilità che Mario Draghi venga candidato alla presidenza della Repubblica, il sindaco di Firenze, Dario Nardella, a Omnibus su La7.

“USARE DRAGHI COME SCOGLIO A CUI AGGRAPPARSI È SINTOMO DI UNA POLITICA FRAGILE”

Questa idea che Draghi sia una specie di scoglio a cui si aggrappa il Paese che rischia di annegare non fa bene né a Draghi né alla politica italiana. Dobbiamo stare attenti a usare il nostro presidente del Consiglio come un jolly da giocare in ogni situazione, in ogni partita, perché questo è sintomo di fragilità del nostro sistema politico, non di forza” chiarisce Nardella, intervenendo.

“DELLE ELEZIONI TEDESCHE LA NOTIZIA POSITIVA È CHE IL CENTROSINISTRA È FORTE”

“Vedo una notizia positiva e una meno positiva in questo risultato. Quella positiva è che i socialdemocratici europei sono tutt’altro che scomparsi, il centrosinistra in Europa è forte recuperando moltissimo rispetto alle ultime elezioni. Sono tornati al centro dell’attenzione dei cittadini tedeschi, ma anche di quelli italiani temi come i diritti sociali, il lavoro, le pensioni, la sanità, la qualità della vita. Sono temi coi quali Scholz è riuscito ad arrivare primo”. Così il sindaco di Firenze, Dario Nardella, commenta a Omnibus su La 7 l’esito delle elezioni federali tedesche.

La notizia meno positiva è il risultato complessivo che ci consegna un quadro frammentato. Non è la prima volta che la Germania deve affrontare mesi e mesi di trattative per raggiungere un cancellierato, però non dimentichiamoci una cosa: è il nostro primo partner commerciale. Quindi dobbiamo stare attenti a tifare per un’instabilità o una debolezza della Germania. Spero in un’Italia forte e in una Germania forte, perché si possa irrobustire il nostro asse”.

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