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“Basta tigrini nel mirino”: l’Europa ‘congela’ il sostegno all’Etiopia

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La rappresentante speciale dell'Ue per il Corno d'Africa Annette Weber: "Basta linguaggio disumanizzante"
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ROMA – Il sostegno europeo al governo dell’Etiopia “non è svanito” ma “è congelato”: lo ha detto oggi Annette Weber, rappresentante speciale dell’Ue per il Corno d’Africa, nel corso di un’audizione alla Camera dei deputati dedicata al conflitto nella regione del Tigray.

Secondo la dirigente, l’esecutivo guidato dal Nobel per la pace Abiy Ahmed ha goduto di “un sostegno senza precedenti” da parte dell’Ue. “Tre anni fa era un faro di speranza, si pensava che nulla fosse impossibile grazie all’apertura alle opposizioni e all’Eritrea” ha detto Weber. “Ora però quella nuova cultura politica sembra svanita e l’etnicismo supera i confini del Tigray”. Il riferimento è a discriminazioni e minacce che colpirebbero minoranze in diverse zone dell’Etiopia.

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“I tigrini sono spesso un bersaglio mirato, sono denunciati dalla polizia o rilasciati solo su cauzione” ha detto Weber. Convinta che tra i problemi ci sia l’uso di “un linguaggio disumanizzante” anche da parte del governo federale. “Al Fronte popolare di liberazione del Tigray ci si riferisce come a Satana o a un cancro da estirpare” ha riferito la rappresentante: “Questo tipo di espressioni rischiano di alimentare rappresaglie tra le comunità”.

Weber ha ricordato le tensioni internazionali legate alla definizione della frontiera con il Sudan, nel cosiddetto Triangolo di Fashaga, e all’entrata in funzione della Diga della rinascita etiope lungo il corso del Nilo azzurro. “L’Etiopia – ha detto la rappresentante Ue – è adesso un rischio a livello regionale”.

In Etiopia sono in corso reclutamenti da parte di milizie, con “una disintegrazione lungo linee etniche” che sta rendendo il Paese “un rischio anche a livello regionale”, ha aggiunto la rappresentante speciale dell’Unione europea per il Corno d’Africa. Weber ha sottolineato come a nove mesi dall’inizio degli scontri ci sia “una grave emergenza”. Secondo la rappresentante, “nel Tigray circa cinque milioni e mezzo di persone dipendono da aiuti alimentari provenienti dall’esterno ma a tutt’oggi resta in vigore un blocco imposto dal governo di Addis Abeba“.

Weber ha sottolineato che la principale strada che collega la capitale dell’Etiopia con Macallè, capoluogo riconquistato a fine giugno dai ribelli del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), è stata bombardata e resta inaccessibile. Le forniture, secondo la rappresentante, restano difficili anche attraverso la vicina regione di Afar, di recente pure interessata da scontri. “In questa fase entrambe le parti ritengono vantaggioso continuare la guerra“, ha concluso Weber.

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