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Tigray, gli Usa chiamano Abiy: “Via le truppe eritree'”

Telefonata tra il premier e il segretario Blinken, focus sulla tregua
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ROMA – Un “immediato, negoziato e permanente” cessate il fuoco, il “completo” ritiro delle forze armate eritree e di quelle regionali ahmara e la garanzia di un accesso umanitario “totale e sicuro”. Sono questi le richieste chiave che il segretario di Stato americano, Anthony Blinken, ha formulato ieri al primo ministro etiope Abiy Ahmed nel corso di una conversazione telefonica centrata sulla situazione nella regione settentrionale del Tigray. La zona è tornata quasi totalmente sotto il controllo del Fronte di liberazione del popolo tigrino (Tplf), il partito che controllava tradizionalmente la regione e contro il quale l’esercito etiope ha sferrato un’offensiva lo scorso novembre. Il conflitto era stato dichiarato concluso dall’Etiopa il 28 dello stesso mese dopo l’ingresso dell’esercito nel capoluogo Macallè.

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Le truppe fedeli al Tplf sono riuscite a rientrare nella città la settimana scorsa dopo mesi di guerriglia. Le ostilità hanno causato una situazione umanitaria definita “allarmante” dalle Nazioni Unite e da numerose agenzie e ong internazionali. Blinken, nel corso della conversazione avuta ieri col premier, ha pertanto ribadito la necessità dell’accesso umanitario, oltre a “condannare” la distruzione di un ponte chiave per l’accesso alla regione avvenuta la settimana scorsa e di cui la responsabilità non è stata ancora chiarita. Il segretario di Stato ha anche evidenziato la necessità di “istituire un processo trasparente per giudicare i responsabili di violazioni dei diritti umani e atrocità” avvenute durante il conflitto. Quest’ultimo aspetto, con un esplicito riferimento però alle responsabilità di Abiy e del presidente eritreo, Isaias Afewerki, è anche parte delle richieste preliminari fatte dal Tplf per poter partecipare ai negoziati per una tregua, come si è appreso da un comunicato pubblicato nei giorni scorsi.

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