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Voci dal Dig.Eat 2019, esperti spiegano il digitale in Italia

Molte sono state le testimonianze di alcuni tra i più autorevoli professionisti del settore

Pubblicato:27-06-2019 12:57
Ultimo aggiornamento:17-12-2020 15:27
Canale: Canali
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ROMA – Il DigEat 2019, l’evento organizzato da Anorc al Teatro Eliseo di Roma lo scorso 30 maggio e dedicato a imprese e Pa, ha fatto il punto sullo stato della trasformazione digitale, della conservazione dei dati e del rispetto della privacy in Italia, in una giornata che ha visto alternarsi interventi, interviste, tavole rotonde, ma anche performance musicali e intermezzi di puro intrattenimento.

Molte sono state le testimonianze di alcuni tra i piu’ autorevoli professionisti del settore. Isabella Corradini, presidente del Centro Ricerche Themis, moderando alcuni degli interventi della giornata ha fatto emergere il tema della consapevolezza nel digitale che “e’ fondamentale per conoscere i rischi. Noi ci siamo resi conto- ha detto- che anche se c’e’ un contesto normativo al quale possiamo fare riferimento e delle misure organizzative, se non lavoriamo sull’educazione delle persone tutto questo rischia di diventare inefficace. 

Bisogna lavorare sul livello di informazione e formazione, che significa capire quando si e’ esposti ai rischi e gestirli”. Matteo Flora, fondatore di The Fool, ha parlato di compliance e di come molte pubbliche amministrazioni mancano di un’architettura necessaria nonostante le certificazioni. “Negli ultimi tempi si e’ pensato se continuo a pensare che gli adempimenti relativi al Gdpr fossero semplicemente adempimenti normativi di compliance- ha spiegato- cioe’ un sacco di documentazione da dover implementare, un sacco di processi da scrivere sulla carta. 

Sfortunatamente- ha continuato- cambia talmente tanto nella formulazione di una serie di obblighi e necessarie misure di cautela, che spesso e volentieri e’ necessario rivedere le infrastrutture alla base. E necessario fermarsi a vedere se le singole applicazioni come sono costruite se sono state costruite e prendere eventualmente provvedimenti.

Questo- ha concluso- perche’ buona parte delle aziende che si sono trovate ad avere dei leak, si e’ scoperto che pensavano di essere totalmente compliant”.




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