Coronavirus, virologo Cnr: “Casi Veneto e Lombardia non sono epidemia”

Parla un esperto del Cnr: "Non c’è un’epidemia di Sars-CoV2 in Italia. Ora bisogna identificare la fonte dell’infezione e limitare la diffusione del virus"
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BOLOGNA – L’Italia “sta assistendo alla comparsa di un focolaio di infezione da Sars-CoV2, che causa la sindrome respiratoria denominata Covid-19”: 16 casi in Lombardia, nel Lodigiano, e tre casi in Veneto. Ma sono “pochi casi localizzati e i cui contatti sono tracciati attivamente. Inghilterra, Germania, Francia hanno avuto episodi simili senza conseguenze. Non c’è un’epidemia di Sars-CoV2 in Italia“. E, in questo quadro, “due sono i problemi che oggi il sistema di sorveglianza deve affrontare: identificare la fonte dell’infezione e limitare la diffusione del virus. Entrambe le questioni sono in queste ore affrontate con estrema rapidità ed efficienza”. Lo afferma il virolgo dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr, Giovanni Maga, sottolineando che “per evitare eccessivo allarmismo è bene ricordare innanzitutto che 19 casi su una popolazione di 60 milioni di abitanti rendono comunque il rischio di infezione molto basso. Solo nelle zone attualmente interessate dalla circolazione il rischio è superiore e i cittadini devono seguire le indicazioni delle autorità sanitarie”.

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Al di fuori di quelle zone la situazione rimane come nelle scorse settimane. Dunque “non c’è un’epidemia di Sars-CoV2 in Italia”. Poi “il quadro potrebbe cambiare ovviamente nei prossimi giorni, ma il nostro sistema sanitario- assicura il virologo- è in stato di massima allerta e capace di gestire efficacemente anche la eventuale comparsa di altri piccoli focolai come quello attuale. Quindi, al di fuori dell’area limitata in cui si sono verificati i casi, il cittadino deve continuare ad avere una vita assolutamente normale“. Ovvero: seguendo le elementari norme di igiene soprattutto levandosi le mani se ha frequentato luoghi affollati ed evitando di portarsi alla bocca o agli occhi le mani non lavate.

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Maga raccomanda invece a chi ritenesse di avere avuto contatti con persone attualmente poste sotto sorveglianza o che provenissero dalla Cina, soprattutto se manifesta sintomi influenzali, di segnalarlo al 112 o al 1500 per essere preso in carico dagli operatori specializzati. “Non serve correre al pronto soccorso o chiudersi in casa“. Maga evidenzia poi che l’infezione, dai dati epidemiologici oggi disponibili su decine di migliaia di casi, causa sintomi lievi-moderati (una specie di influenza) nell’80-90% dei casi. In 10-15% dei casi può svilupparsi una polmonite, “il cui decorso è però benigno nell’assoluta maggioranza dei casi. Si calcola che solo il 4% dei pazienti richieda ricovero in terapia intensiva”. Il rischio di gravi complicanze aumenta con l’età, e le persone over 65 anni o con patologie preesistenti o immunodepresse sono ovviamente più a rischio, ma “così come sarebbero per l’influenza”.

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