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Il M5S contro il decreto Brunetta per le assunzioni nella Pa: “Interferisce con l’Anac”

renato brunetta
Il testo presentato dal ministro della Pubblica amministrazione è all'esame del Senato e il Movimento 5 Stelle ha presentato 11 emendamenti per riassegnare all'Autorità anticorruzione un ruolo centrale, seguendo le critiche dell'ex presidente Cantone
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ROMA – Il Movimento Cinque Stelle contro il decreto Brunetta per le assunzioni nella Pubblica amministrazione: interferisce con l’Anac e rischia di indebolire la lotta alla corruzione nella Pa. Non c’è solo la riforma della giustizia nel mirino dei Cinque Stelle, che si preparano a dare battaglia anche sul decreto che reca misure urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni. Il decreto Brunetta è all’esame dell’aula di Palazzo Madama dalla prossima settimana. A quanto apprende l’agenzia Dire, con una serie di emendamenti depositati a Palazzo Madama, i Cinque Stelle riassegnano una funzione centrale all’Anac, in maniera conforme alle critiche mosse dall’ex presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone nella relazione di accompagnamento all’audizione tenuta in Senato dinanzi alle commissioni Affari costituzionali e giustizia. Cantone segnalava “tre diversi profili” sotto i quali il decreto Brunetta nel nome della semplificazione finisce “per interferire significativamente sulla prevenzione della corruzione”.

In particolare secondo Cantone opera in tal senso la previsione dell’articolo 6 del decreto che prevede che le pubbliche amministrazioni adottino un “piano integrato di attività e organizzazione“, di “durata triennale, aggiornato annualmente”, che “definisce gli strumenti e le fasi per giungere alla piena trasparenza dell’attività e dell’organizzazione amministrativa, nonché per raggiungere gli obiettivi in materia di anticorruzione”. Il piano deve essere adottato da tutte le amministrazioni con più di 50 dipendenti. Deve essere pubblicato sul sito e inviato al dipartimento per la funzione pubblica. In terzo luogo il governo entro sessanta giorni può adottare decreti di delegificazione con i quali individua e abroga gli impegni del piano. Cantone scrive che in forza di tali previsioni non solo si rischia di non semplificare, “ma per una sorta di eterogenesi dei fini può comportare il ridimensionamento dell’intera strategia di prevenzione della corruzione, con la riduzione dei poteri dell’Anac, anche sotto il profilo della sua indipendenza rispetto all’indirizzo politico amministrativo del governo”. Il piano di organizzazione istituito dal decreto si sovrappone al piano di prevenzione disposto dall’Anac.

Di qui il pacchetto di 11 emendamenti depositato dai M5s, tutti firmati dall’ex ministro Danilo Toninelli, oltre che dai senatori Mantovani, Gaudiano, Romano, Garruti, Perilli, Santangelo. Si va dalla proposta di sopprimere il comma 2 lettera d “per evitare sovrapposizioni e duplicazioni di competenze con l’Anac“, a quella di “aggiungere in fine le seguenti parole: ‘secondo quanto previsto dalla normativa vigente in materia, e in conformità agli indirizzi adottati da Anac con il Piano nazionale anticorruzione'”. Gli altri emendamenti riassegnano all’Anac un ruolo centrale, prevedendo ad esempio che il piano non possa derogare alle competenze Anac, che il piano di organizzazione venga pubblicato dal sito Anac, che non possano essere derogati “disposizioni e gli adempimenti vigenti in materia di trasparenza e anticorruzione e relativi al Piano nazionale anticorruzione”. Né i poteri “sanzionatori, di regolazione e di vigilanza esercitati dall’Autorità nazionale anticorruzione sulla base della normativa vigente in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza”.

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