Dl Sicurezza, Governo pone la fiducia e scoppia una bagarre in Aula

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Assembramento di senatori attorno ai banchi del Governo, e il presidente di turno, Ignazio La Russa, sospende la seduta
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ROMA – Non appena il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà ha annunciato la richiesta a nome del governo dell’apposizione della questione di fiducia sull’approvazione del dl Sicurezza, è scoppiata una bagarre in Aula al Senato. Il relatore di minoranza Simone Pillon (Lega) aveva appena terminato un acceso intervento, quando D’Incà ha avuto appena il tempo di annunciare la fiducia, prima che l’Aula si scatenasse. Da quel che è stato possibile vedere, si è formato un assembramento di senatori attorno ai banchi del governo, subito dopo il presidente di turno, Ignazio La Russa, ha sospeso la seduta.

PARRINI (PD) E PERANTONI (MS5) PARLANO DI “SQUADRISMO”

“Mentre il ministro per i Rapporti col Parlamento” Federico D’Incà “stava annunciando l’apposizione della questione di fiducia sul decreto sicurezza e immigrazione, i leghisti lo hanno assalito togliendogli di mano il microfono e impedendogli di parlare”. Lo fa sapere Dario Parrini, senatore Pd, presidente della commissione Affari costituzionali. “Un vile atto di squadrismo parlamentare tollerato (chissà perché trattandosi di squadrismo, ma a ben pensarci si può anche immaginare il perché) dal presidente di turno Ignazio La Russa. Sdegno generale. Una cosa gravissima”, denuncia Parrini. “Scene da ventennio quelle che abbiamo visto oggi in Senato- gli fa eco Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera e deputato M5S-. Rigurgiti in stile squadrista all’interno di un’aula parlamentare sono intollerabili. Piena solidarietà al ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà”.

Narrazioni diverse circa la bagarre scoppiata in Aula al Senato all’apposizione da parte del governo, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, della questione di fiducia sul dl Sicurezza. “D’Incà stava per prendere la parola per chiedere la fiducia ma non è riuscito a completare”, racconta la senatrice Pd Valeria Valente, una delle relatrici di maggioranza del provvedimento, infatti senatori leghisti “hanno provato a impedire che si completasse il procedimento”. Lo hanno fatto “fisicamente“, spiega Valente, “si sono avvicinati e hanno occupato materialmente i banchi del governo, impedendo a D’Incà di proseguire, e li stanno attualmente tenendo occupati”. Il motivo? “Al momento non è dato sapere”, spiega la senatrice Dem, “siamo solo di fronte all’occupazione fisica, parola non c’è, perché il presidente La Russa ha immediatamente sospeso la seduta”.

I SENATORI DELLA LEGA: SENZA DIBATTITO NON C’È DEMOCRAZIA

Il perché lo spiega, dal suo punto di vista, il senatore della Lega Paolo Ripamonti. “Avevamo 3 ore e 45 minuti di discussione generale, e il ministro D’Incà ha deciso così, di punto in bianco, di porre la questione di fiducia per togliere tutta la discussione generale. Questo per noi è inaccettabile, almeno ci facessero discutere, la democrazia per loro è questo?”. E poi, aggiunge Ripamonti, “i 5 stelle hanno preso una deriva bruttissima“. Per il senatore della Lega, il capogruppo Pd Andrea Marcucci e il senatore Pd, segretario d’Aula, Alan Ferrari, avrebbero “fatto i commessi invece di fare i parlamentari”, ma gli assistenti “sono gli unici che possono difendere la situazione, non i parlamentari, sennò diventa una rissa”. Ferrari, interpellato, spiega che con Marcucci “ci trovavamo lì, fisicamente”, quando sono scattati i leghisti, e “ci sono venuti addosso”.

“Abbiamo occupato, rimaniamo lì, non ci muoviamo semplicemente perché non esiste che il ministro” per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà “abbia posto la fiducia su un tema così importante, su un decreto che noi osteggiamo, non dando nemmeno la possibilità di fare un dibattito vero e proprio, tranciando la discussione, volendo a tutti i costi abbreviare i tempi”. Così il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, subito dopo la sospensione della Capigruppo. “Noi rimaniamo lì a oltranza”, afferma Romeo, e ribattendo alle accuse di mancato rispetto delle norme sul distanziamento fisico aggiunge: “cercheremo nell’occupazione di mantenere le distanze, ci mancherebbe, nel rispetto delle norme per evitare il contagio”, ma l’occupazione sarà “a oltranza”.

“Al tentativo da parte del Governo di porre la fiducia, limitando gravemente la democrazia, la Lega si è opposta occupando i banchi del Governo. In tutta risposta esponenti della maggioranza – non avendo più alcuna forza nelle idee – ci ha attaccato fisicamente usando la violenza. Altro che squadrismo della Lega, qui i fascisti sono i senatori della maggioranza che in sfregio al parlamento ci impediscono di discutere nel merito i provvedimenti che l’aula è chiamata ad approvare o bocciare e alle nostre legittime proteste usano persino la violenza. Di cosa hanno paura? Per noi la difesa dei confini, della legalità, delle regole certe – per tutti – equivale alla difesa del Paese, una priorità non negoziabile”. Così il senatore della Lega Paolo Tosato.

D’INCÀ: “UN CATTIVO ESEMPIO PER IL PAESE”

“Ho chiesto la parola al presidente La Russa, ho posto la fiducia, poi nel momento in cui ho concluso abbiamo avuto questi scontri, quasi, in Aula, dei quali sinceramente dispiace”. Federico d’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento, lo spiega conversando con i giornalisti in Senato. Per quanto riguarda lo svolgimento del voto di fiducia “all’interno della Capigruppo il presidente Casellati ha indicato come la fiducia sia stata correttamente posta, e siamo in discussione delle prossime fasi”, spiega D’Incà, “ora comincia la discussione sulla fiducia, poi vi saranno le dichiarazioni di voto, poi il voto finale, credo nella giornata di oggi o domani. Sarà la conferenza dei capigruppo che deciderà in quali modi fare i passaggi”. Rispetto alle dinamiche precedenti la bagarre in Aula, “ho chiesto la parola, il microfono è stato acceso, ho fatto il mio intervento”, chiarisce il ministro. Ciò detto, “mi auguro che nelle prossime ore vi sia tutta la possibilità di chiudere in maniera ordinata il provvedimento, con un confronto politico all’interno dell’Aula, ascoltando le ragioni di tutti- conclude D’Incà- ma sempre nella massima educazione, dimostrando l’importanza del rispetto reciproco all’interno delle Aule”.

“Non credo si sia dato da parte dell’opposizione un buon esempio al Paese” aggiunge d’Incà. Ma quello della Lega è stato un atto di squadrismo? “Non voglio dire questo- ridimensiona il ministro- è stata semplicemente una situazione che si verifica all’interno delle Aule, è stato più che altro un cattivo esempio nei confronti del Paese”. Ciò detto, “in questo momento, queste immagini sono difficili da dover accettare da chi sta operando all’interno degli ospedali, dalla Protezione civile, dal personale che andrà a vaccinare i nostri concittadini- stigmatizza il ministro- Credo si debba sempre ricordare il momento difficile che stiamo attraversando, non è un anno come gli altri, ognuno deve dare il buon esempio”. Insomma, “in un momento come questo per il nostro Paese, credo che tutti debbano dare un esempio di correttezza all’interno delle istituzioni- conclude D’Incà- Per cui questi momenti così difficili in Aula credo non facciano onore all’istituzione che si rappresenta nel Parlamento”.

“Chiaramente c’è chi può presentare migliaia di emendamenti e chi può prevedere di porre la fiducia prima della discussione generale. Ma sono normali processi che già si sono fatti. Abbiamo avuto un caso simile, quando eravamo al governo con la Lega, in occasione dell’approvazione dello ‘Spazzacorrotti’, sempre qui al Senato” chiosa d’Incà.

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