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Bologna si fa avanti per accogliere i rifugiati dall’Afghanistan

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L'assessore alle Relazioni internazionali è al Terzo settore Marco Lombardo: "È un dovere morale prima ancora che un dovere giuridico, non si può rimanere indifferenti rispetto alla tragedia umana che si sta consumando"
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BOLOGNA – La città di Bologna è pronta ad aprire le sue porte ai profughi afgani. E si mette già da ora a disposizione del Governo per accoglierli. Lo dice l’assessore alle Relazioni internazionali è al Terzo settore del Comune di Bologna, Marco Lombardo, commentando sui social le immagini drammatiche che arrivano dal Paese asiatico.

Accogliere i rifugiati è un dovere morale prima ancora che un dovere giuridico– afferma Lombardo- non si può rimanere indifferenti rispetto alla tragedia umana che si sta consumando in Afghanistan, conseguenza di un disastro della politica internazionale, di cui siamo tutti responsabili”.

Secondo l’assessore, “non è con l’indignazione sui social che aiuteremo la popolazione afghana, ma con l’impegno concreto a fare ognuno la propria parte, in nome dell’accoglienza, del diritto internazionale e della solidarietà”. L’area metropolitana di Bologna, segnala Lombardo, “è quella che ha più posti impiegati nell’accoglienza diffusa rispetto al resto d’Italia. Un compito non certo facile, considerando le regole anti-Covid e tenendo conto che in questi mesi d’estate, abbiamo fronteggiato, in silenzio e senza clamore, un flusso costante e continuo di minori stranieri non accompagnati, prevalentemente albanesi e tunisini, che crea una forte pressione sulle strutture e sugli operatori”.

Ma, afferma l’assessore, “di fronte alle immagini dell’emergenza afghana ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte. La comunità internazionale deve predisporre immediatamente un piano straordinario di evacuazione in sicurezza, aprire corridoi umanitari e condividere il dovere di accoglienza”.

Da questo punto di vista, segnala Lombardo, “anche i Comuni possono fare la loro parte. Noi ci metteremo come sempre a disposizione del Governo, per fronteggiare insieme agli altri Comuni italiani, questa nuova emergenza umanitaria con un’attenzione prioritaria ai minori, alle donne e alle famiglie afghane che rischiano di essere perseguitate dai talebani. Accogliere i rifugiati afghani è un dovere morale prima ancora che un dovere giuridico previsto dalla Convenzione di Ginevra”, conclude l’assessore.

LEPORE: “LA COMUNITÀ A BOLOGNA CHIEDE AIUTO PER FAMILIARI”

Sono circa 200 le persone di origine afgana che vivono a Bologna. E molte di loro stanno scrivendo al Comune chiedendo aiuto per portare in città i loro parenti in Afghanistan. A rivelarlo è l’assessore e candidato sindaco Matteo Lepore, che sui social ribadisce la disponibilità della città di Bologna ad accogliere i rifugiati dal Paese asiatico in queste ore drammatiche. Una presa di posizione anticipata in mattinata da un altro assessore comunale, Marco Lombardo, e confermata dallo stesso sindaco Virginio Merola. “A Bologna aspetto di poter accogliere anche donne afghane per dare loro la possibilità di riappropriarsi della libertà di vivere un futuro di speranza”, afferma il primo cittadino, intervenendo su Facebook. E Lepore rilancia.

“Il primo pensiero intendo rivolgerlo ai nostri concittadini e alle nostre concittadine di origine afgana che vivono a Bologna– afferma Lepore- in queste ore drammatiche alcuni di loro sono stati intervistati dai media, altri ci hanno contattato per chiedere aiuto per portare qui i loro parenti, una sorella, un madre. Sono circa 200 le persone che vivono nel nostro territorio. Tante si sono ricostruite una vita. Uomini e donne, imprenditori come Jan del ristorante ‘Kabulagna’ o come i ragazzi di una palestra di boxe che ieri mi hanno scritto e che oggi ricontatterò”. Per loro, assicura Lepore, “Bologna non è solamente un rifugio, è una casa. Avete accanto una comunità e noi ci impegneremo per questo. E quindi mi rivolgo alla nostra città, a partire dal Comune, alle altre istituzioni e reti. La cultura condivisa della solidarietà faccia un passo avanti“.

Secondo Lepore, anche per l’Afghanistan “dobbiamo essere pronti, come lo siamo già stati in altre tragiche occasioni. Facciamo la nostra parte. Sollecitiamo la comunità internazionale per l’apertura immediata di corridoi umanitari e organizziamoci per accogliere, sostenere e proteggere chi riuscirà a fuggire dall’Afghanistan. Una cosa è certa: i diritti umani non si affermano con la guerra, ma con la disponibilità ad aiutare e aprire la porta di casa quando serve”.

Dal canto suo, il sindaco Merola si dice “sconcertato e addolorato per quello che sta accadendo in Afghanistan, per il dramma quotidiano che stanno vivendo le donne e per il ritorno della sharia nelle loro vite. È un islamismo fondamentalista e pericoloso perché, oltre a generare violenza e odio, riporta il Paese a uno stato di arretratezza culturale arcaica dove i diritti delle donne sono seriamente compromessi”.

Per questo, afferma Merola, “occorre una forte mobilitazione da parte di tutte le Istituzioni italiane ed europee, oltre a quelle civiche. Insieme condanniamo pubblicamente e con azioni concrete questo sopruso contro le donne afghane e contro questa minaccia di schiavitù che le priva dei diritti fondamentali come libertà, istruzione, salute e tutela del proprio corpo. Uomini e donne insieme per questa battaglia per la libertà”.

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