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Migliaia di civili in fuga da Kabul, Talebani: “Guerra è finita, l’Afghanistan è libero”

afghanistan donne
Evacuato il personale diplomatico di stanza nella capitale mentre la popolazione assalta l'aeroporto in un disperato tentativo di fuga
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ROMA – I talebani, entrati ieri a Kabul, hanno dichiarato che “la guerra in Afghanistan è conclusa“, e di aver “raggiunto ciò che volevano ottenere”, ovvero “la libertà” del Paese e “l’indipendenza” del popolo afghano. A rilasciare queste dichiarazioni, ai cronisti dell’emittente regionale Al Jazeera, è stato uno dei portavoce dei guerriglieri, Mohammad Naeem.

Le parole del dirigente dei talebani arrivano il giorno dopo il loro ingresso nella capitale Kabul, che è avvenuto senza che si verificassero combattimenti rilevanti. La presa della capitale è l’ultima tappa di un’offensiva che li ha visti conquistare 26 dei 34 capoluoghi di provincia del Paese in meno di due settimane.

Dirigenti dei talebani, che sono voluti rimanere anonimi, hanno riferito ai media internazionali che stanno richiamando rappresentanti dalla diverse province del Paese nell’ottica di istituire un governo, ma che per completare questo passaggio aspetteranno che tutte le forze militare stranieri abbiano lasciato l’Afghanistan.

LA PRESA DI KABUL E LA FUGA DEL PRESIDENTE GHANI

Dopo giorni di conquiste delle principali città dell’Afghanistan, i talebani sono entrati anche nella capitale Kabul. Il presidente Ashraf Ghani ha lasciato il Paese e, stando a quanto riferiscono i media locali, si è diretto in aereo nel vicino Tagikistan al fine di “evitare che si verificasse un bagno di sangue” nella capitale.

Abdullah Abdullahm, presidente del Consiglio nazionale di riconciliazione afghano (Hcnr), l’organismo che si occupa di gestire le negoziazioni in corso in queste ore in Qatar tra i rappresentati delle parti locali alla presenza della comunità internazionale, ha commentato la partenza di Ghani affermando che il presidente “ha lasciato il Paese in una situazione difficile”, e che “Dio dovrebbe ritenerlo responsabile”.

PERSONALE ITALIANO EVACUATO, POPOLAZIONE IN FUGA

Intorno alle 23.30 italiane di domenica è decollato dall’aeroporto di Kabul un KC 767 dell’Aeronautica Militare per riportare in Italia personale diplomatico che era stanziato nella capitale afghana e alcuni ex collaboratori afghani. Il velivolo con a bordo circa 70 persone è atterrato all’aeroporto di Fiumicino nel primo pomeriggio di lunedì.

Il piano e l’operazione, specifica un comunicato congiunto dei ministeri di Difesa ed Esteri, sono “pianificati e diretti dal Comando Operativo di Vertice Interforze (Covi), comandato dal Generale di Corpo d’Armata Luciano Portolano, ed eseguito dal Joint Force Headquarter (Jfhq), elemento operativo del Covi con la collaborazione per la prima accoglienza e il supporto sanitario della Croce Rossa Italiana”.

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La nota aggiunge che “contestualmente e successivamente all’evacuazione del personale diplomatico e connazionale, proseguirà il lavoro di coordinamento del Team militare del Covi, con l’operazione Aquila Omnia, per l’evacuazione umanitaria dall’Afghanistan dei collaboratori afghani del ministero della Difesa e del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, nel più breve tempo possibile, attraverso un ponte aereo assicurato da aerei KC767 dell’Aeronautica Militare”.

Mentre i Paesi stranieri organizzavano l’evacuazione del personale diplomatico dispiegato in Afghanistan, l’aeroporto di Kabul è stato preso d’assalto dalla popolazione in fuga, alla ricerca di un volo per lasciare la città.

Diversi attivisti hanno denunciato discriminazioni ai danni dei cittadini afghani. Rakhshanda Jilali, un difensore dei diritti umani locale ascoltato dai media internazionali, ha detto che “si sta assistendo all’evacuazione dei diplomatici mentre noi aspettiamo nell’incertezza più totale“. Fonti concordanti hanno riferito che i cittadini stranieri e il personale delle varie ambasciate vengono fatti evacuare dall’ala militare dell’aeroporto. Nei giorni scorsi gli Usa e la Gran Bretagna hanno inviato in Afghanistan rispettivamente 3mila e 600 soldati, proprio nell’ottica di favorire le operazioni per abbandonare il Paese.

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IL SEGRETARIO ONU GUTERRES: “TUTTI I PAESI DEVONO ACCOGLIERE I RIFUGIATI”

“Tutti i Paesi devono essere disposti ad accogliere i rifugiati afghani e a evitare qualsiasi forma di deportazione”. Così il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, intervenuto all’apertura di una riunione del Consiglio di sicurezza di emergenza convocata oggi per discutere della situazione nel Paese asiatico. “La popolazione afghana, con il suo ricco retaggio culturale, ha avuto spesso bisogno del nostro aiuto”, ha aggiunto il segretario generale. “Noi dobbiamo darglielo e non possiamo abbandonarli”.

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