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Crisi in Afghanistan, le reazioni della politica italiana

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La presa del potere da parte dei talebani divide la politica italiana
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ROMA – Le drammatiche immagini della caduta di Kabul e della disperata fuga dei civili afghani dopo la conquista del potere da parte dei talebani sono fonte di dibattito nella politica italiana. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, in una nota “ringrazia le forze armate per le operazioni che stanno permettendo di riportare in Italia i nostri concittadini di base in Afghanistan. L’impegno dell’Italia è proteggere i cittadini afghani che hanno collaborato con la nostra missione. Il presidente è in continuo contatto con il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio – prosegue il comunicato – L’Italia è al lavoro con i partner europei per una soluzione della crisi, che tuteli i diritti umani, e in particolare quelli delle donne”.

Il segretario del Pd Enrico Letta su Twitter parla di “Occidente che esce a pezzi dopo un ventennio di scelte sbagliate” e preannuncia: “Siamo solo all’inizio nel conto dei disastri”. E la presidente della commissione Difesa del Senato Roberta Pinotti ricorda che “gli afghani si erano affidati alle promesse occidentali. La comunità internazionale non può ‘girarsi dall’altra parte’ come se non avesse responsabilità. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che si riunirà oggi, sia determinato nel decidere azioni di tutela. L’Europa metta in atto azione forte e coesa per i diritti dei rifugiati”.

Per il leader di Italia Viva Matteo Renzi il ritiro dall’Afghanistan è stato “un errore: il G20 di Roma deve metter al centro anche la lotta al terrorismo”. E l’ex premier rilancia un suo tweet dello scorso 9 giugno, dove si diceva “molto preoccupato per la scelta degli alleati di lasciare l’Afghanistan, i talebani sono ancora una minaccia”.

Critiche per la decisione delle forze Nato di abbandonare il Paese anche dalla destra: Matteo Salvini parla di “vigliacca fuga dei Paesi occidentali, torna a sventolare la bandiera dei tagliagole islamici e degli assassini talebani”. Per il leader leghista lo scenario che attende il mondo è estremamente negativo: “Terrorismo, violenze, paura e immigrazione clandestina all’orizzonte, quanto aveva ragione Oriana Fallaci!”, scrive su Twitter.

E Giorgia Meloni in un post Facebook spiega: “Venti anni di diritti e di conquiste cancellati in un batter d’occhio. Un futuro costruito con enormi sacrifici, che non esiste più. È un fallimento dell’intero occidente – continua la presidente di Fratelli d’Italia – causato dalla disastrosa gestione del disimpegno dall’Afghanistan maldestramente completato dall’amministrazione Biden. Il tutto nel quasi totale silenzio dei sedicenti paladini delle libertà”.

Il coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani dichiara: “L’Afghanistan diventa un emirato islamico. Sembra di essere tornati indietro di 20 anni. Ora Nato e Onu devono farsi trovare pronti. Subito un piano per garantire la sicurezza dell’Occidente e di tutti quei cittadini afghani, in particolare le donne, che sono in pericolo a causa degli estremisti islamici. Migliaia di persone si sono messe in strada, a piedi o in auto, per scappare dalla violenza talebana. Molti afghani hanno raggiunto la Porta dell’Amicizia nella città di Chaman, al confine tra Afghanistan e Pakistan, per quella che al momento sembra la loro unica via di fuga. Ho presentato all’Alto rappresentate Ue un’interrogazione su come intenda gestire la crisi in Afghanistan. Due rischi incombono sull’Europa – spiega Tajani -: il primo è legato al terrorismo islamico che rischia di riaffacciarsi all’interno dei confini comunitari e per il quale in passato tanti cittadini europei hanno perso la vita. Abbiamo ancora sotto gli occhi gli attentati jihadisti a Berlino, Parigi, Londra e non ultimo quello di Strasburgo dove ha perso la vita il nostro Antonio Megalizzi; il secondo ad una crisi umanitaria che rischia di trasformarsi in un’immigrazione di massa pericolosissima per il nostro già compromesso sistema sociale. In queste ore continuano a sbarcare migliaia di migranti dal Nord Africa. Chiediamo che già nelle prossime ore sia L’Alto rappresentato Ue Borrell, che il ministro degli Esteri Di Maio, riferiscano al Parlamento europeo e a quello italiano sulle strategie future in tema di controllo del terrorismo e dei flussi migratori dall’Afghanistan”.

Molto critiche anche le voci della sinistra. Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, dichiara: “Le reazioni in Italia a che hanno accompagnato l’inarrestabile e veloce avanzata dei Talebani in Afghanistan hanno un sapore ipocrita e un po’ indecente. È l’ipocrisia e l’indecenza di chi 20 anni fa appoggiava con una quasi unanimità parlamentare e in modo assolutamente acritico la cosiddetta ‘guerra umanitaria’, l’esportazione della democrazia, le bombe come soluzione politica. Soluzione che si è dimostrata illusoria. Oggi la vicenda afghana – prosegue il leader di SI – dimostra che quelle scelte furono allora l’avvio di un incredibile catena di errori. E chi manifestava per la pace, allora, non era un antipatriottico, ma erano gli unici ad avere compreso quale era la natura del problema. Oggi molti di coloro che allora appoggiarono quelle scelte – conclude Fratoianni – dovrebbero chiedere scusa”.

Anche Loredana De Petris, capogruppo di LeU al Senato, torna sull’invasione dell’Afghanistan dopo gli attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001: “L’esportazione della democrazia a suon di bombe è una nefasta follia. Lo avevamo detto da subito e oggi i fatti, in Afghanistan, lo confermano nella maniera più tragica. Vent’anni di sangue e morte, miliardi e miliardi sprecati solo per vedere i talebani tornare al potere, meglio armati di prima, e l’intero occidente coperto da un meritato discredito dal quale non si risolleverà facilmente e che non resterà senza conseguenze. Ora il dovere e l’obbligo morale di tutti i Paesi che hanno partecipato alla missione afghana – continua De Petris – è prima di tutto proteggere quelli che con quei Paesi hanno collaborato e le loro famiglie, sottraendoli alla vendetta dei Talebani. Ma è anche adoperare finalmente gli strumenti della pace, cioè la cooperazione il dialogo e la diplomazia, per difendere quanto più possibile l’intera popolazione dell’Afghanistan e in particolare chi è più debole e rischia di più: le donne e i bambini”, conclude De Petris.

Dalla direzione di Più Europa, Giordano Masini chiede di “assicurare da subito a tutti coloro, uomini e soprattutto donne in pericolo che lasceranno l’Afghanistan, la certezza della nostra protezione umanitaria, un approdo sicuro dove ricostruire un futuro per loro e le loro famiglie. Oggi è facile dire che non dovevamo andarcene, almeno non così. Vero. Ma non dobbiamo concedere nulla alla narrativa delle forze che si compiacciono del ritiro senza gloria dei contingenti militari dei paesi democratici, mentre non mostrano che alcun interesse per i diritti umani delle afghane e degli afghani. Il nostro disimpegno dai teatri di crisi rende il mondo meno sicuro, non più sicuro né tantomeno più pacifico e democratico. Anche per questo – sottolinea l’esponente di Più Europa – è importante operare con tutte le risorse possibili in queste ore per mettere in salvo i cittadini e le cittadine afghane che hanno lavorato fianco a fianco con noi in questi vent’anni, e di chiunque possa essere vittima di persecuzioni: chi vuole lasciare il paese deve poterlo fare, e questa è una garanzia minima che i paesi che stanno ritirando i loro contingenti devono poter offrire”.

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