Coronavirus, Buttaroni (Tecnè): “Con ripartenza a maggio pil -5,5%, rischiamo 5 milioni di poveri in più”

Carlo Buttaroni, presidente di Tecne', Istituto di ricerca, sondaggi e analisi strategiche, intervistato dall'agenzia Dire
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – “Ci troviamo in una situazione che non e’ mai stata registrata in precedenza, non e’ paragonabile con la crisi del 2008 ne’ a quella del ’29, ci troviamo di fronte a un evento esterno al sistema economico che e’ violentissimo, ma anche di durata limitata. Per tutte le economie la vera sfida e’ non compromettere il sistema produttivo in modo da incrociare il rimbalzo quando sara’ finita l’emergenza e recuperare il terreno il piu’ velocemente possibile” dice Carlo Buttaroni, presidente di Tecne’, Istituto di ricerca, sondaggi e analisi strategiche, nell’intervista all’agenzia Dire.

“Abbiamo elaborato una serie di scenari rispetto a quando potremo tornare a una data di semi normalita’, ossia quando l’80 per cento delle nostre attivita’ potranno ripartire. Questi scenari comprendono 3 date: il 15 maggio, il 15 giugno e il 15 luglio“, spiega.

Quale sara’ l’impatto sul sistema economico e sociale? Se la fase 2 iniziasse “il 15 maggio l’Italia perderebbe il 5,5% del pil, 97 miliardi in termine di volume. Se dovessimo tornare alla normalita’ il 15 di giugno il pil calerebbe del 10,4 per cento, grosso modo lo stesso scenario tratteggiato del Fmi, pari a -186 miliardi”. Infine, con la ripartenza in estate inoltrata la perdita sarebbe di 260 miliardi.

Sul versante dell’occupazione la crisi innescata dall’emergenza Covid puo’ generare “ricadute molto pesanti. Ragionando senza considerare quanti posti di lavoro verranno assorbiti dalla cassa integrazione, noi stimiano una perdita di posti che va da 1,4 a 6,4 milioni“.

La forbice e’ legata alla ‘fase 2’, ipotizzata tra il 15 maggio e il 15 luglio: “Rischiamo di trovarci di fronte a un ambiente sociale ed economico completamente diverso, che cambia in 4 mesi e produce quasi 5 milioni di poveri in piu'”, sottolinea il presidente di Tecne’.

“Il punto fondamentale- prosegue Buttaroni- e’ questo: cosi’ come questa crisi e’ veloce e violenta, noi altrettanto dobbiamo essere veloci e potenti nelle risposte“.

Le pmi a rischio di default finanziario possono essere nello scenario peggiore 1,7 milioni, noi perderemmo cosi’ il 27 per cento della nostra capacita’ produttiva in soli 4 mesi, quando abbiamo perso meno del 25 per cento in 4 anni nella crisi del 2008, questo per ribadire che dobbiamo essere veloci nella risposta”, sottolinea.

Secondo Buttaroni “abbiamo una probabilita’ del 39 per cento che nasca una crisi sociale acuta, con una ricaduta pesante sul lavoro si rischia che le persone non abbiano i soldi per fare la spesa. Questo farebbe scattare la protesta e un ulteriore allontanamento dalle istituzioni”.

Il rischio di conflittualita’ sociale e’ molto alto– continua- ci potremmo trovare di fronte a delle tensioni sociali cosi’ forti che mai abbiamo conosciuto in precedenza e per le quali forse non abbiamo gli anticorpi da un punto di vista normativo”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

16 Aprile 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»