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Afghanistan, l’allarme di McGroarty (Wfp): “Milioni di persone a rischio e ora arriva anche inverno”

Ellen McGroarty, direttrice del World Food Programme (Wfp) a Kabul.
"Mai vista una crisi del genere, il g20 agisca", dichiara la direttrice del World Food Programme a Kabul
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di Giulio Ucciero

ROMA – Dalla siccità alla malnutrizione, dalla mancanza di servizi e salari fino ai 3,5 milioni di sfollati interni. Sono tanti gli elementi che stanno facendo “aumentare e accelerare ogni giorno” la crisi umanitaria che colpisce l’Afghanistan, secondo Mary-Ellen McGroarty, direttrice del World Food Programme (Wfp) a Kabul.

Durante un punto stampa, in collegamento streaming, stamane la responsabile ha offerto una panoramica sulla situazione nel Paese. L’intervento ha anticipato l’apertura del G20 straordinario dedicato all’Afghanistan. Dal summit McGroarty si aspetta “almeno due o tre indicazioni”. “Spero sia chiara a tutti la gravità della crisi” ha premesso, sostenendo come questa stia colpendo “tutti gli aspetti della vita degli afghani”.

Per la responsabile, la popolazione vive in “uno stato di pura sopravvivenza” a causa della combinazione tra siccità, fame e mancato accesso ai servizi. Queste difficoltà però, secondo McGroarty, “sono eredità anche degli anni precedenti”. Infatti, ha detto la responsabile, già prima del rovesciamento del governo afghano “prevedevamo che il 2021 sarebbe stato un anno difficile, il più secco dell’ultimo trentennio”.
Stando ai dati del Wfp, prima del 15 agosto in Afghanistan c’erano già 18 milioni di persone che necessitavano di assistenza umanitaria e 14 milioni colpiti da insicurezza alimentare. Di queste persone due milioni sono bambini, “ma ci aspettiamo che entro l’inverno diventino tre” ha calcolato McGroarty.
Dopo l’ascesa dei talebani, le circostanze sono peggiorate.

“Gli aiuti stranieri sono stati congelati e le operazioni umanitarie faticano a ricevere fondi” ha denunciato la responsabile. Ci sono meno soldi, le persone non sono riuscite a ritirare i risparmi, molte sono state lasciate senza stipendio”.

Oltre alle conseguenze del cambiamento climatico, terreno in cui l’Afghanistan “è in prima linea, a causa dell’impatto della siccità sull’agricoltura e la scarsità dell’acqua”, il Wfp teme l’arrivo della stagione invernale. “Abbiamo quattro settimane, massimo cinque, per limitare i danni” ha detto McGroarty. “Prima che la neve copra l’Afghanistan dobbiamo dare tutto il sostegno alimentare possibile”.

Altro aspetto critico è il lavoro. Secondo il Wfp, il 90% della popolazione sarà povera entro metà 2022. La pandemia prima della crisi politica aveva già “colpito duramente l’economia nazionale”, ha precisato la responsabile: “Non ci sono salari, né posti di lavoro. Le aziende chiudono e intanto ogni costo relativo alla vita quotidiana, dal cibo all’energia, cresce ogni giorno”.

Le agenzie dell’Onu e le ong sul territorio stanno offrendo “tutto l’aiuto possibile”. Nel mese di settembre, il Wfp ha assistito quattro milioni di persone vittime di insicurezza alimentare, ma servono altri fondi: “Servono 200 milioni di dollari entro fine anno – ha ribadito la responsabile da Kabul- per lanciare una risposta umanitaria massiccia e per far sopravvivere la popolazione in Afghanistan”.
McGroarty ha concluso: “Lavoro da tanti anni con il Wfp, non avevo mai visto una crisi del genere. È il momento di porgere la mano e offrire speranza”.

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