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Il fisico Battiston: “Green pass meglio delle zone a colori. E avanti con i vaccini”

roberto battiston imago
Il professore di fisica sperimentale all'Università di Trento prevede il raggiungimento del plateau in tre settimane
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ROMA – ‘L’obbligo di mascherina introdotto il 12 ottobre 2020 ha cambiato l’esito della seconda ondata, mi auguro e mi aspetto che l’implementazione del green pass rappresenti una modifica dell’andamento epidemico allo stesso modo, riportandoci ai valori più bassi, visti nelle quattordici settimane tra aprile e giugno 2021′. Lo afferma alla Dire Roberto Battiston, professore di fisica sperimentale all’Università di Trento, già presidente dell’Agenzia spaziale italiana, e tra gli esperti che ha meglio studiato e letto la crescita e la decrescita dell’epidemia da Covid-19 in Italia, riuscendo spesso ad anticipare l’andamento dei casi.

‘Se si è arrivati al plateau? Distinguiamo subito due quantità che crescono- spiega Battiston- se dò un calcio ad un pallone e lo mando in aria, fin quando il mio piede lo sostiene e lo spinge nella sua accelerazione, il pallone va verso l’alto ma sta anche accelerando perché la mia spinta continua a sostenerlo. Quando il piede non tocca più il pallone, questo continua per un po’ ad andare verso l’alto, ma poi torna giù, e la forza del mio piede è come Rt- esemplifica il professore. La velocità con cui va il pallone è il numero degli infetti totali. Oggi vediamo un rallentamento dei nuovi infetti che sono collegati a Rt, l’accelerazione sta sostanzialmente rallentando. La somma però degli infetti totali sta ancora allegramente crescendo– avverte- il meccanismo che spinge e il risultato di questa spinta sono in sostanza due cose diverse. L’Rt sta quindi crescendo via via più lentamente: dalla prossima settimana e di più dalla settimana successiva i nuovi infetti saranno uguali a quelli della settimana precedente, se non addirittura un po’ di meno. A quel punto non saremo ancora arrivati al plateau che continuerà a crescere ancora per qualche settimana, pensiamo all’esempio del calcio dato al pallone’.

Per Battiston ‘questa ondata cresce almeno tre volte più lentamente di quella di ottobre e grazie al vaccino, fatto 100 i nuovi infetti, ne finiscono in ospedale almeno tre volte di meno. Le due cose messe insieme fanno sì che con un mese e mezzo, da quando questa ondata è partita, gli ospedali restano su valori bassi con alcune eccezioni come Sicilia e Sardegna che si avvicinano alla zona gialla e al valore delle terapie del 15%, che è però notevolmente differente dalla seconda ondata. Sebbene sia la variante delta a contagiare le persone, che è molto più contagiosa delle altre, il ritmo a cui cresce non è così veloce rispetto a quello che abbiamo visto in Spagna, Portogallo, Inghilterra, Francia, ma più lento, sul carico sanitario 10 volte più lento’, tiene a precisare Battiston.

‘Poi ci sono due terzi degli italiani protetti dal vaccino e solo un terzo può essere coinvolto da ospedalizzazione e terapia intensiva. Se questa lenta crescita sta rallentando fino a fermarsi, lo vedremo dai dati: la crescita rimarrà ancora tale per qualche settimana, ma il ritmo a cui cresce, il numero dei nuovi infetti quotidiani sarà, ed è già, più basso. Quando questo numero inizierà a decrescere, dopo un po’, vedremo il numero totale degli infetti calare, in genere dopo due settimane. Tra 7-8 giorni potremmo arrivare ad un valore quotidiano che inizia a diminuire‘.

Per parlare in sostanza di plateau bisogna guardare due valori, due quantità diverse: ‘sul numero quotidiano degli infetti ci stiamo arrivando, sul numero totale degli infetti dovremmo aspettare più a lungo per poter avere una discesa significativa’, spiega il professore di fisica sperimentale.

“IL GREEN PASS È COME UNA ZONA ROSSA INDIVIDUALE”

‘La cosa più interessante- aggiunge- è che saranno misurabili anche gli effetti del green pass, che è entrato in funzione il 6 agosto, serve aspettare ancora due settimane’.

L’attenuazione della crescita, sempre in crescita, sta avvenendo senza tener conto dell’effetto del green pass, ma ‘a partire dalla seconda metà di agosto- afferma Battiston- vedremo e misureremo anche gli effetti del green pass. Il certificato verde è come una zona rossa individuale, perché separa le persone vaccinate da quelle non vaccinate: nei primi mesi autunnali questa misura quindi dovrebbe dare i suoi frutti con una decrescita consistente, un po’ come abbiamo visto nei mesi da aprile a giugno, con numeri che mai abbiamo avuto neanche nella prima ondata. Per poter arrivare a questo obiettivo dobbiamo assicurarci che questa crescita che oggi ossserviamo si tramuti in una decrescita effettiva, che si realizzerà quando ci saranno gli effetti del green pass’.

Se saremo immuni da nuove chiusure? Su questo giocano diversi fattori– spiega Battiston- le zone a colori e il meccanismo del green pass. Le zone colorate pongono limiti a tutti, nello stesso modo, all’interno della stessa Regione. E gli effetti, a parte la zona rossa, delle altre zone a colori non si sono rivelati come sperato. Adesso le zone a colori sono calibrate su dati sanitari ospedalieri e non più su incidenza e Rt. Queste colorazioni sono pertanto più difficili da quantificare perché sono misure basate non sulla presenza dell’epidemia nella popolazione- precisa il professore.

Il certificato verde è un sistema meno rozzo e più efficace delle zone a colori, separando coloro che sono a rischio da coloro che sono protetti, non in senso assoluto dalla malattia, ma dai rischi della malattia, ospedalizzazione e terapia intensiva. I due meccanismi non sono quindi mescolabili, è come se parlassimo di chi lavora di badile per scavare un buco e di chi filtra la polvere per cercare un diamante. Mi auguro che il sistema a colori non rientri più in funzione ma che con il green pass si elimini la necessità di andare nel sistema a colori: questo potrebbe succedere, dopo Ferragosto, sebbene ci siano delle Regioni che rischiano di finire in zona gialla prima che gli effetti del green pass possano vedersi. L’insieme del Paese però è ben lontano da valori di ospedalizzazioni e terapie intensive che determinano il cambiamento dei colori. Ci aspettiamo comunque una decrescita anche molto netta del fenomeno epidemico a seguito di qualche settimana dall’avvio del green pass. Ricordo che il Dpcm del 12 ottobre 2020, che ha introdotto l’obbligo di mascherine e la chiusura dei ristoranti la sera, ha dato un decisivo contributo alla crescita di Rt dopo quindici giorni. Singole misure applicate a tutta Italia hanno cambiato radicalmente lo scenario togliendo la benzina alla spinta dell’epidemia, il famoso calcio al pallone. Non ha cambiato tuttavia il numero totale degli infetti, che ha continuato a crescere, e che abbiamo visto calare a novembre inoltrato’.

SPINTA ALL’EPIDEMIA DALLA VARIANTE DELTA, NON DAGLI EUROPEI

La benzina, o se vogliamo la spinta al pallone dell’epidemia è arrivata, ormai è riconosciuto, anche dagli Europei: ‘hanno certamente dato un contributo ma non dobbiamo sopravvalutarlo perché la crescita è partita per la prevalenza della variante delta- avverte Battiston. ‘Gli Europei non sono stati la causa della fiammata, lo è stato bensì la diffusione della variante, perché ha colpito in modo diffusissimo tutto il Paese. La crescita, anche senza Europei, ci sarebbe comunque stata’.

AVANTI CON I VACCINI


‘Quali altra cartucce abbiamo nella nostra pistola contro la crescita dell’epidemia? Non ce ne sono molte, l’unica è vaccinare– sottolinea l’ex presidente dell’Agenzia spaziale italiana- arrivando a proteggere l’80% della popolazione vaccinabile. Mancano ancora parecchi adulti da vaccinare, ma questo si sommerà al meccanismo intelligente del green pass, perché potenzia e rafforza la vaccinazione. Cosa altro fare? Continuare con le precauzioni, la mascherina per esempio, introdurre nelle scuole l’areazione, garantire il distanziamento nei mezzi di trasporto. Le zone rosse sono ormai incompatibili con le attività economiche e sociali a cui ci siamo nuovamente abituati. Non rimane che vaccinare, costruire il muro attorno ai singoli individui con il vaccino, proteggendoli e dando loro libertà quando sono già protetti. Vaccinare quindi i giovani, gli insegnanti, coloro che sono esposti, e utilizzare il green pass’, invoca Battiston.

E di fronte ai nuovi contagi nei Paesi con un’alta copertura vaccinale? ‘C’è il caso dell’Islanda, che ha avuto elevata copertura ma ha usato il monodose Johnson & Johnson di Janseen, che da meno protezione rispetto alla doppia dose- avverte Battiston- l’epidemia in questo modo ha continuato ad andare avanti. I confronti tra Paesi sono difficili da fare perché sono in gioco diversi fattori. Pensiamo anche all’Inghilterra, che ha avuto una crescita di casi molto forte prima dell’abbandono delle misure di precauzione. Guardiamo però anche al numero minimo di casi di questo Paese: non sono mai scesi sotto il numero minimo a cui siamo arrivati noi in Italia. Questo indica che, quando arriva la variante, in questo caso la delta, infiamma l’epidemia sulla base di un numero di infetti più alto che genererà quindi più contagi, e pertanto intensità più alta. Il nostro Paese, quando è ripartita l’epidemia con la delta, ha trovato un numero totale di infetti e di nuovi casi più basso- spiega il fisico- se l’infezione entra in un contesto di questo tipo cresce a velocità inferiore, ed è vero il suo opposto, come il caso dell’Inghilterra. Il caso di Israele, che vede una risalita dei casi che preoccupa il governo deve essere visto nella sua completezza: hanno abolito l’uso della mascherina già diversi mesi fa per poi reintrodurlo successivamente quando la fiammata della delta era già partita‘.

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