Ddl Zan, le associazioni di Napoli: “Per l’approvazione necessarie modifiche”

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"Il tema nel dibattito attuale su quello che debba intendersi per genere e sesso nonché per identità sessuale e di genere è estremamente scivoloso e si presta a interpretazioni ambigue"
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NAPOLI – “Le associazioni per il contrasto alla violenza contro le donne della realtà napoletana, da sempre al fianco delle minoranze oggetto di discriminazioni, condividono appieno la lotta all’omotransfobia con una legge ad hoc per punire la violenza e sostenere la libertà di espressione nel campo dell’orientamento sessuale. Ma, pur appoggiando la legge in discussione al Senato, intendono far sentire la loro voce sulla necessità di alcune modifiche”. Lo scrivono in una nota congiunta Arcidonna, Donne Insieme, Salute Donna, Terra di lei, Udi Napoli.
Le associazioni ritengono che “il tema nel dibattito attuale su quello che debba intendersi per genere e sesso nonché per identità sessuale e di genere sia estremamente scivoloso e si presti a interpretazioni ambigue”. Chiedono, dunque, “che tale tema sia estrapolato dal Ddl Zan e ricondotto nell’alveo di un dibattito approfondito, nel sociale prima che in parlamento, perché investe questioni filosofiche, morali, educative, mediche e sanitarie che impattano nella vita quotidiana di tutti e tutte e soprattutto sulle generazioni future e sul loro sviluppo. Tale dibattito deve essere sottratto oggi e con urgenza al clima avvelenato di fazioni contrapposte che seminano odio nel momento in cui reclamano diritti e leggi contro l’odio”.

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“Non nascondiamo – proseguono – i rischi che si profilano dal nostro punto di vista, di coloro che da sempre lottano contro la violenza maschile sulle donne. Da questo punto di vista condividiamo pienamente la posizione delle femministe spagnole aderenti al Psoe sulla questione centrale che se il genere sostituisce il sesso si offusca la realtà della situazione di disuguaglianza strutturale tra donne e uomini e si depotenzia la forza necessaria ad abbatterla. La diseguaglianza che in pieno terzo millennio ci fa ancora parlare dell’asimmetria di potere uomo-donna, del gender gap nell’economia e nei salari e che attribuisce il primato della povertà nel mondo alle donne è ancora qui ed ora, ed una legge sull’identità di genere percepita non serve a superarla, ma, al contrario, ad occultarla. Su questa disuguaglianza strutturale che il sesso suppone si basa la discriminazione, la violenza sessista e l’assenza di pieno riconoscimento della cittadinanza delle donne e delle bambine. Come associazioni antiviolenza siamo prima di tutto a fianco delle donne e dei loro diritti e siamo contro operazioni ideologiche di camuffamento di una realtà in cui la parità tra uomo e donna non si è mai realizzata de facto. Così come siamo contro il richiamo al genere unificato e percepito, non modulato sull’appartenenza ad un sesso che – concludono le associazioni – si intende invece annullare con un colpo di spugna”.

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