Ginevra, una mamma da 8 anni senza sua figlia

Speciale 'mamme coraggio'
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ROMA – Si chiama Ginevra Pantasilea Amerighi, è un’insegnante di scuola primaria ed è la mamma di Arianna, la figlia che ha dato alla luce il 14 settembre del 2009 e che le è stata tolta, per decreto del Tribunale dei Minori, a 18 mesi, il 23 marzo 2011, “con un vero e proprio blitz messo in opera da 14 persone”. Chiede da allora che venga fatta chiarezza sul “sequestro istituzionale” della sua bambina e a DireDonne per lo ‘Speciale Mamme coraggio’ ha ripercorso il suo calvario. Da quel giorno di marzo Ginevra non ha più visto, né sentito, sua figlia perché “il decreto- come le disse il suo ex al telefono quando Ginevra, disperata, chiedeva di ascoltare almeno la voce della piccola- non lo prevede”.

LA STORIA DI GINEVRA

Eppure anche oggi “nella casa della signora Ginevra c’è lo spazio dedicato alla figlia Arianna”. Come se da un momento all’altro questa bimba, che oggi ha 10 anni, dovesse tornare. I servizi sociali di Lipari, dopo un’accurata indagine socio-ambientale, hanno scritto un’ottima relazione sulla vita di Ginevra, che ha scelto una sorta di esilio e ha lasciato Roma, per il dolore di sapere la figlia a pochi passi da lei senza poterla vedere. Ginevra continua la sua battaglia e il 2 ottobre c’è stata una udienza che ha respinto la richiesta di potere anche solo sentire sua figlia.

Ginevra nell’intervista rilasciata alla Dire ha parlato delle “percosse subite dal suo ex”, padre della bambina, e di due episodi in particolare: uno “quando la piccola aveva un mese” e un altro quando Arianna “di 6 mesi assiste spaventata sul seggiolone” alle botte che prende la mamma. F.M., queste le iniziali dell’uomo, “era stato denunciato dalle due precedenti mogli e mentre allattavo- ha raccontato Ginevra- aveva minacciato di uccidermi se lo avessi fatto anche io”. L’uomo, imprenditore romano, come riportano anche i giornali del 22 settembre 2016, è stato coinvolto nelle indagini della Procura insieme a Massimo Nicoletti, figlio dell’ex cassiere della Banda della Magliana, per il caso di Stefano Ricucci e l’inchiesta sulla corruzione del giudice Nicola Russo. Ma anche se spaventata Ginevra lo denuncia.

Inizia così, nel 2011, un processo penale che sarà del tutto ignorato dal Tribunale dei minori, dove nel frattempo inizia la battaglia dell’uomo per l’affidamento della figlia di pochi mesi; processo penale che “si concluderà solo nel 2017 con la condanna in primo grado di F.M. per lesioni”. Arianna, questo stabilisce il Tribunale dei minori, deve avere “incontri protetti con il padre”. “Un uomo violento non è detto che lo sia anche con la figlia” si sente dire Ginevra, secondo il suo racconto, da una persona dei servizi sociali; successivamente arriva la Ctu che diventa “la condanna a vita” di questa mamma: “Tratti istrionici e prognosticati comportamenti imprevedibili nel futuro”: questa la diagnosi. A firmarla è Marisa Malagoli Togliatti, che invita Ginevra “a farsi curare” presso il centro di salute mentale indicato.

Ginevra alla Dire ha dichiarato “di esserci andata, che alla Ctu non sono stati allegati i test di rito previsti, che per sua figlia avrebbe fatto di tutto” pur con la paura che andarci si trasformasse in una “trappola per farmi passare da pazza” e potesse voler dire perdere in via definitiva la piccola Arianna. Eppure Ginevra ha esito negativo anche in Appello perché “non risulta che abbia avuto i colloqui al Dipartimento di salute mentale, di cui ho invece tutti i tagliandini conservati” ha spiegato alla Dire. Ancora oggi rimane in piedi l’istanza del Tribunale dei Minori affinché Ginevra Amerighi si sottoponga al percorso indicatole dal Dipartimento di salute mentale per quanto indicato dalla Ctu, ma “non mi fido più- ha detto Ginevra- Lui, il padre di Arianna, è troppo potente, se è riuscito a farmi portare via una bambina di soli 18 mesi, senza una motivazione reale e basata su supposizioni, ed illazioni, è capace di fare qualsiasi cosa”.

Inizia così un’altra battaglia che Ginevra ha portato in tv e giornali fino a scrivere precise accuse in una lettera aperta ai giudici già anni fa e pubblicata online: “Sono quasi 2 anni ormai che aspettate che io manifesti i tanto ‘prognosticati comportamenti imprevedibili nel futuro’ dalla Malagoli Togliatti, socia in affari editoriali dell’avvocato di F.M., e amica intima della Ctp di F.M., e anche di chi ha interpretato pro domo sua i test psicologici”. C’è poi tutto un altro ritratto di Ginevra Amerighi. E’ quello dei presidi delle scuole dove ha lavorato e lavora: “E’ stimata da tutti i genitori e colleghi ed è capace di sintonizzarsi sulle esigenze dei bambini”. O ancora: “La docente ha condiviso le strategie didattiche, svolgendo efficace azione educativa”. Ginevra- questo si legge nelle relazioni- è amata da bambini e genitori, le famiglie la stimano, la classe ha un legame fortissimo con lei. “Sono andata via da Roma perché ero disperata a sapere mia figlia a pochi passi da me irraggiungibile, mi è stata anche tolta la potestà. E’ qui che Ginevra ha ricordato, come già dichiarato in alcune trasmissioni televisive, “di avere registrato la Malagoli Togliatti affermare che lei nelle perizie scrive quello che le chiede il cliente, non quello che è vero”.

Affermazioni di cui Ginevra si è detta pronta a rispondere, seguita oggi dall’avvocato Andrea Coffari. “La presidente attuale del Tribunale dei minori, Alida Montaldi, lo era anche della Corte d’Appello, che non ha accolto la mia richiesta” ha detto ancora Ginevra, che nonostante tutto “spera e che per questo ha chiesto di poter vedere la figlia dopo la condanna penale del padre”. Sono passati 8 anni: “Un tempo immenso per una figlia che cresce senza l’amore della sua mamma, un tempo che non tornerà più” e che Ginevra ha documentato con nomi, date e indagini, in un libro di 500 pagine attraverso cui lascia a sua figlia tutta la verità.

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8 Ottobre 2019
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