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Uganda, il capo della Polizia: “Picchiamo i reporter per proteggerli”

Martin Okoth Ochola
Martin Okoth Ochola: "Li teniamo lontani dal pericolo. Non mi scuso affatto"
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ROMA – “Sappiamo che molti in Uganda si stanno lamentando della polizia che starebbe prendendo di mira i giornalisti. In realtà sono i giornalisti che stanno prendendo di mira le forze di sicurezza. Non ci scuseremo”. Lo ha detto l’ispettore capo della polizia, Martin Okoth Ochola, intervistato dalla stampa locale sulle accuse di violenze contro i reporter impegnati a seguire la campagna elettorale.
Il 27 dicembre tre giornalisti televisivi sono stati feriti dall’uso di lacrimogeni e proiettili di gomma esplosi dagli agenti a Kyabakuza, nel distretto di Masaka. Si tratta di Ali Mivule di Ntv, Ashraf Kasirye di Ghetto Tv e Daniel Lutaaya di Nbs Tv.

“Le accuse che stanno circolando- ha detto Ochola- dipingono le forze dell’ordine come brutali e affiliate al governo. Ma quando diciamo ai giornalisti di non andare da una parte perché è pericoloso, e poi loro ci vanno, dobbiamo picchiarli per la loro stessa incolumità. Non mi scuso affatto. Non dovremmo scusarci ma continuare ad aiutare le persone a stare lontane dal pericolo”. I comizi dei partiti di opposizione, in vista delle presidenziali del 14 gennaio, sono spesso stati seguiti da scontri con le forze di sicurezza, che hanno disperso le manifestazioni sulla base del rischio di assembramento e di contagi da Covid-19.

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Le opposizioni hanno denunciato repressioni e censure. Una tra le principali formazione, la National Unity Platform rappresentata dal candidato Bobi Wine, ha subito l’arresto di oltre un centinaio di collaboratori la scorsa settimana sull’isola di Kalangala, sul Lago Vittoria, durante un comizio, con l’accusa di aver violato le restrizioni anti-pandemiche. Oggi un tribunale militare ha incriminato 48 di loro perché trovati in possesso illegale di munizioni per fucili Ak-47. Wine sui suoi profili social ha denunciato la “sentenza da parte della dittatura” e l’impossibilità per gli avvocati di accedere all’aula durante il processo.

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