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Zaia boccia le classi per vaccinati: “La scuola è un ambiente libero”

CERIMONIA DI INAUGURAZIONE DEL NUOVO ANNO SCOLASTICO A VO'
Il presidente della Regione Veneto non è d'accordo con l'idea lanciata dall'Emilia-Romagna di una sorta di 'green pass scolastico'
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VENEZIA – L’idea di un ritorno a scuola con classi di soli alunni vaccinati non piace al presidente della Regione Veneto Luca Zaia. “Non sono d’accordo”, afferma oggi a margine dell’inaugurazione della nuova sede dell’Iszve (Istituto zooprofilattico delle venezie) a Buttapietra, provincia di Verona. “Io penso che la scuola debba essere un ambiente libero e rispettoso della libertà”, prosegue Zaia, che poi però aggiunge: “Noi dobbiamo fare in modo che a scuola non ci vadano quelli che possono portare l’infezione”, riferendosi all’intenzione di attivare un continuo monitoraggio tramite l’individuazione di “scuole sentinella”. La speranza, conclude Zaia, è che “la Dad non esista più, che i ragazzi possano fare i percorsi scolastici in presenza”.

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“IL PROBLEMA DEI VACCINI NON SONO I RITARDI MA LE QUANTITÀ”

Parlando di vaccini contro il Covid, “il problema non sono i ritardi ma le quantità, abbiamo un contratto europeo che è ridicolo, non è colpa di Figliuolo ma è ridicolo… Così ci tocca dire come veneti che potremmo arrivare a 100.000 dosi al giorno e andiamo avanti a scartamento ridotto con 30-40.000 dosi” ha aggiunto Zaia.

“GLI ASSEMBRAMENTI POST VITTORIA DELL’ITALIA NON AIUTANO”

Gli assembramenti che si cominciano a vedere negli ultimi giorni, ad esempio quelli post vittoria della nazionale di calcio di ieri sera, “di certo non aiutanonella lotta al Covid e infatti “cominciamo ad avere cluster, anche a livello nazionale, da assembramenti tra i giovani – ha commentato Zaia -. Poi magari i giovani non si ammalano in maniera importante, rimangono asintomatici o hanno sintomi banali… Ma a casa hanno una mamma, un papà, un nonno, una nonna, dei parenti su di età, e se fanno parte di quel 5% di vaccinati che non hanno risposta anticorpale rischiano di ammalarsi gravemente e anche di morire”.

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