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La Somalia nomina l’ex portavoce degli Shabaab ministro per gli Affari religiosi

Per i media somali la decisione potrebbe portare a nuove tensioni oppure permettere di contrastare più efficacemente la milizia

03-08-2022 11:58
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(Fonte dell’immagine: Creative Commons / Puntland Mirror)

ROMA – Mukhtar Robow, co-fondatore ed ex portavoce del gruppo armato di ispirazione jihadista Al-Shabaab, arrestato nel 2018 e agli arresti domiciliari fino a pochi mesi fa, è il nuovo ministro degli Affari religiosi della Somalia. A renderlo noto è stato il primo ministro Hamza Abdi Barre, che ha annunciato oggi il suo gabinetto di governo.
Il premier ha affermato di aver scelto i ministri fra politici “che hanno istruzione ed esperienza”.
Robow, nativo della provincia sud-occidentale di Baidoa, ha lasciato Al-Shabaab, organizzazione che controlla diverse aree centrali e meridionali del Paese del Corno d’Africa, nel 2017. Poco dopo gli Stati Uniti hanno rimosso una taglia di cinque milioni di euro che era stata messa sulla sua testa nel 2012. L’anno dopo ha tentato di candidarsi alla presidenza del suo Stato di nascita, la Somalia sud-occidentale, ma è stato arrestato nel corso della fase pre-elettorale. La sua incarcerazione, effettuata da soldati di Amisom, la missione di peacekeeping dell’Unione Africana nel Paese oggi nota come Atnis, scatenò delle proteste che portarono alla morte di più di dieci persone.

Stando a quanto riportano media somali, Robow è stato rilasciato lo scorso maggio, dopo l’elezione del nuovo presidente Hassan Sheikh Mohamud.

Stando a diversi analisti concordanti, la nomina a ministro dell’ex portavoce di Al-Shabaab potrebbe sia provocare nuove tensioni sia essere una mossa utile a contrastare con maggiore efficacia la milizia, soprattutto nella zona di nascita di Robow, di cui il gruppo armato controlla diverse aree.

L’APERTURA DEL PRESIDENTE AL DIALOGO CON SHABAAB

“Ora non ci sono i termini per negoziare, ma lo faremo al momento opportuno”. Con queste parole il
presidente della Somalia Hassan Cheikh Mohamoud a inizio luglio ha spiegato di essere disposto ad aprire un dialogo con la milizia jihadista, imponendo una svolta nella politica del Paese, da quindici anni orientata a contrastare con le armi la milizia legata ad Al-Qaeda. Il neo eletto capo di Stato ha spiegato in conferenza stampa che l’approccio militarista ha mostrato i suoi limiti, non avendo posto fine alle violenze del gruppo che dal 2006, a fasi alterne, compie attacchi contro obiettivi sia istituzionali che civili con l’obiettivo di arrivare al governo di Mogadiscio.

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2022-08-03T11:58:35+02:00