Parlamento, è stallo. Napolitano contro il Pd, spunta ipotesi Zanda al Senato

ROMA – E’ Giorgio Napolitano, presidente Emerito della Repubblica, ad aprire il sipario sulla XVIII legislatura, senza risparmiare un duro attacco al Partito Democratico di Matteo Renzi.

Secondo Napolitano, infatti, il voto del 4 marzo dimostra “quanto poco avesse convinto l’autoesaltazione dei risultati ottenuti negli ultimi anni da governi e partiti di maggioranza. Il partito che aveva guidato tre esecutivi ha subito una drastica sconfitta ed è stato respinto dagli elettori“.

Col voto del 4 marzo, “un vero e proprio spartiacque“, gli “elettori hanno premiato straordinariamente le formazioni politiche che hanno espresso posizioni di vera e propria rottura rispetto al passato“, dice ancora Napolitano.

Lo squilibrio sociale, prosegue, e’ stato in grado di “generare la dilagante ribellione nelle regioni meridionali” espressa nel voto. “Sono stati condannati in blocco i circoli dirigenti e i gruppi da tempo stancamente governanti in quelle regioni“, aggiunge.

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CAMERA. PRIMA FUMATA NERA PER L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE

Prima fumata nera nell’aula della Camera per l’elezione del nuovo presidente. La prima votazione non ha quindi portato a nessun risultato visto che tra i gruppi parlamentari ancora non è stato raggiunto un accordo sui nomi.

Il regolamento di Montecitorio prevede che per i primi tre scrutini serva la maggioranza dei due terzi. Dal quarto in poi diventa sufficiente la maggioranza assoluta dei votanti.

Le schede nulle sono state 18. Due voti sono andati rispettivamente a Renato Brunetta (Forza Italia), Rossella Muroni (Leu) e Nicola Stumpo (Leu). Un voto a Maurizio Lupi (‘Noi per l’Italia-Udc’), David Ermini del PD, Alfonso Bonafede del M5S e Davide Tripiedi (M5S). Tutte le altre sono, come annunciato dai gruppi, schede bianche, ossia 592.

NEL PD IPOTESI ZANDA, RENZIANI PERMETTENDO

Prende corpo l’ipotesi di un nome Pd per la presidenza del Senato. A quanto apprende l’agenzia Dire, e’ iniziata una verifica informale tra i Dem e con gli altri gruppi parlamentari sul nome di Luigi Zanda, come possibile candidato alla presidenza di Palazzo Madama.

L’ipotesi, spiega un senatore Pd alla Dire, e’ in campo, e nelle prossime ore potrebbe trovare consistenza se si passasse a un nuova fase del confronto tra i partiti, come richiesto dal Pd.

Di piu’: sul nome di Zanda potrebbero convergere i senatori contrari alla candidatura Romani. Oggi e’ la giornata dei segnali di pace. Ma se Forza Italia dovesse minacciare la prova di forza su Paolo Romani, M5s e Dem potrebbero convergere su un altro nome e quello del capogruppo dem a Palazzo Madama e’ in prima fila.

Anche i numeri potrebbero essere dalla parte di questa soluzione: Zanda avrebbe sulla carta 183 voti: 53 del Pd e 112 del M5s, 7 voti delle altre forze di centrosinistra (Piu’ Europa, Civica Popolare, Insieme, Svp), piu’ i 4 di Liberi e Uguali, i 2 di Maie e i 5 senatori a vita (Napolitano quale presidente non vota).

Andrebbe pero’ considerata la fronda di una parte del Pd. In particolare i renziani, che in ipotesi contano 32 senatori su 53, nel segreto dell’urna potrebbero far fallire le prove d’intesa tra M5s e Pd. Sempre che la Lega, coi suoi 58 senatori, non trovi il modo di neutralizzare la fronda renziana e agevolare Zanda in chiave anti-Berlusconi. Oltre al capogruppo dem, e’ in campo anche l’ipotesi Bonino, che avrebbe l’appoggio degli orlandiani.

 

23 Marzo 2018
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