50 anni di Apollo. La strada verso la Luna

Da ottobre 2018 a dicembre 2022 la Nasa festeggia il 50esimo anniversario delle 11 missioni Apollo. Era l’11 ottobre del 1968 quando i tre astronauti americani: Walter Marty Schirra, Donn Fulton Eisele e Ronnie Walter Cunningham vennero lanciati nell’orbita terrestre bassa per effettuare alcuni test preparatori alle future missioni di allunaggio.

Fu la prima missione con equipaggio, nel programma Apollo, ad essere lanciata dopo il tragico incidente dell’Apollo 1, in cui rimasero uccisi i tre astronauti americani: Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee.
La spedizione dell’Apollo 7 non fu solamente la dimostrazione dell’idoneità di volo della navicella spaziale, ma anche di tutte le procedure collegate, come l’assemblaggio del razzo vettore, i preparativi di lancio e la direzione di volo. Fu dunque il primo passo nella giusta direzione per riuscire nell’intento di portare l’uomo sulla Luna. I test programmati per la missione avrebbero potuto essere eseguiti nel corso di tre giorni, ma la Nasa programmò sin dall’inizio una missione della durata di 11 giorni, cioè di durata superiore a quella di un volo d’andata e ritorno verso la Luna.

Vennero dunque definiti tre obiettivi principali della missione:
– dimostrazione della capacità di rendimento della navicella spaziale e dell’equipaggio in generale;
– dimostrazione della capacità di rendimento dell’equipaggio, navicella spaziale e sistemi di volo durante una missione con equipaggio di lunga durata;
– dimostrazione della capacità di eseguire manovre rendezvous della navicella Apollo;

Il lancio avvenne da Cape Canaveral l’11 ottobre del 1968 alle 15 in condizioni di vento relativamente forte. Il razzo vettore Saturn IB operò perfettamente portando la navicella nell’orbita intorno alla Terra in dieci minuti. Trascorsero alcune ore prima che la navicella si staccasse dal secondo razzo vettore, si girò, ed eseguì la manovra rendezvous.

In questo modo poterono simulare come le future navicelle Apollo avrebbero dovuto eseguire l’apposita manovra per estrarre il modulo lunare dal terzo stadio di un razzo vettore del tipo Saturn V. Durante la missione il congegno di propulsione della navicella spaziale venne acceso per ben otto volte; pure la durata di tali accensioni variò da un minimo di mezzo secondo fino ad un massimo di dodici minuti. Ovviamente tali manovre comportarono dei cambi di traiettoria nell’orbita terrestre e si raggiunse un’altitudine massima di 452 chilometri; tutte queste operazioni riuscirono perfettamente.

Già il primo giorno di volo Schirra prese il raffreddore, seguito a breve distanza da Cunningham ed Eisele. Ciò nonostante fu programmata l’esecuzione di un programma di test alquanto vasto (si trattava in fondo della prima missione di un nuovo tipo di veicolo spaziale) che causò non poche polemiche e fu oggetto di forti divergenze tra direzione di volo ed equipaggio.

Il fatto che la secrezione nasale non scolasse verso il basso autonomamente a causa dell’assenza di gravità obbligava gli astronauti a pulirsi il naso continuamente. Pertanto, con largo anticipo sulla data di rientro della missione, gli astronauti iniziarono ad insistere sul fatto di voler eseguire la manovra di rientro senza indossare gli appositi guanti ed il casco della tuta spaziale. Motivarono tale insistenza con la paura che l’enorme pressione che viene a crearsi durante questa fase avrebbe potuto causare lo scoppio dei loro timpani. La NASA dovette dunque valutare accuratamente i rischi di una tale decisione. Solo dopo lunga ed accurata discussione la direzione del volo si piegò alla pressione degli astronauti e consentì di svolgere la manovra accogliendo la richiesta.

Che il pericolo di perdita di pressione durante la fase di rientro fosse effettiva venne dimostrato tragicamente durante il rientro della Soyuz 11 quattro anni dopo. Una valvola si era infatti aperta prematuramente e i tre cosmonauti sovietici soffocarono in maniera straziante dato che non indossavano le loro tute spaziali durante questa fase.

Dopo 10 giorni di volo gli astronauti accesero i retrorazzi frenanti per 12 secondi. Quattro minuti dopo il modulo di servizio venne staccato dal modulo di comando. Durante la fase di rientro nell’atmosfera terrestre gli astronauti dovettero sopportare una decelerazione fino a 3,3 G. Durante gli ultimi sei minuti la discesa venne frenata da appositi paracadute.

Dall’accensione dei retrorazzi fino all’effettivo atterraggio nel mare caraibico era passata mezz’ora. La capsula dell’Apollo atterrò capovolta, cioè con la punta sott’acqua; poté comunque immediatamente essere rialzata mediante il gonfiaggio di appositi sacchi d’aria. Gli astronauti vennero recuperati dall’elicottero di soccorso e portati a bordo della portaerei USS Essex. A bordo, per la prima volta nella storia aerospaziale degli Usa, vennero installate anche delle telecamere che resero la missione Apollo 7 la prima trasmessa in diretta dallo spazio.

Erano gli anni della Guerra fredda in cui Russia e America si sfidavano per la spartizione del mondo in due grandi assi, una competizione che prevedeva anche la corsa allo spazio. Un mese prima del lancio da parte degli americani, infatti, i russi avevano lanciato Zond 5, una versione semplificata della navicella Soyuz progettata per i cosmonauti, che divenne la prima a girare intorno alla Luna e tornare in sicurezza a Terra.

Per gli americani il tempo rimasto a disposizione era poco, infatti per mantenere la promessa fatta dal presidente J.F.Kennedy erano rimasti a disposizione solo 14 mesi e Apollo 7 rappresentava una tappa di avvicinamento fondamentale. Non è un caso se due mesi dopo il lancio dell’Apollo 7 venne lanciato Apollo 8, la prima capsula con a bordo degli uomini a entrare nell’orbita lunare, in una missione audace che aprì definitivamente la strada a quella dell’Apollo 11 che atterrò sulla Luna.

Dobbiamo ringraziare quei pioneri se oggi la Nasa sta lavorando per riportare gli astronauti sulla Luna per testare tecniche e tecnologie che torneranno utili per le future missioni impegnative su Marte o altre destinazioni nello spazio profondo.

15 ottobre 2018
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