Caso di Cuneo, il legale della mamma: “Si vuole salvare un sospetto pedofilo”

Tra le carte la richiesta di portare il caso fuori dal Piemonte per condizionamenti
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ROMA – “Il gip ha nominato un curatore speciale per i minori anche nel processo penale sulla base di un conflitto d’interessi inesistente. È la stessa avvocata nominata anche dal Tribunale per i minori. L’udienza è rinviata al 21 gennaio e si ha la percezione che il reale obiettivo sia far crollare madre e figli in modo da salvare il sospetto pedofilo. Denunciamo una pesante interferenza da parte del Tribunale dei minori nel processo penale. Sino ad ora i ragazzi stanno pagando le dichiarazioni di denuncia per gli abusi subiti”. Lo dichiara l’avvocato Domenico Morace, raggiunto dalla Dire, a poche ore dal termine dell’udienza. La storia di questi fratelli che hanno denunciato “toccamenti” da parte del padre e sono finiti divisi in case famiglia, come si legge nelle carte del caso, vede da un lato un processo penale nei confronti del sospetto padre pedofilo e dall’altra il Tribunale ordinario di Cuneo, il Tribunale per i minorenni e la Corte d’Appello di Torino che “consentono all’indagato di incontrare i figli, vittime e testimoni nel processo penale in spregio alle convenzioni internazionali” ribadisce l’avvocato. Figli che finora hanno espresso agli educatori il loro ferreo rifiuto a incontrare l’uomo e che chiedono di tornare dalla loro mamma.

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L’esito dell’udienza di venerdì 20 novembre “sembra dare il colpo di grazia- ribadisce l’avvocato- al processo penale per abusi del padre dei fratellini di Cuneo” che, dopo mesi in cui sono stati allontanati dalla madre vivono ancora divisi in case famiglia, con la più piccola che si trova con una famiglia affidataria.

L’APPELLO DEL FRATELLO MAGGIORE

A nulla sono valse le lettere e le richieste di aiuto del più grande di 16 anni che ha scritto, su Fb, al presidente della Repubblica, alla giudice del Tribunale per i minori e da ultimo anche al curatore speciale. “Qualcuno ci aiuti, ci sarà un politico, un giudice, un poliziotto, un avvocato, una associazione, un ministro della Giustizia che puo’, vuole e deve intervenire” ha scritto alla redazione della Dire. I più grandi peraltro non stanno frequentando la scuola, come unica arma di protesta nelle loro mani. Ed e’ stata chiesta la forza pubblica per obbligarli. Il piu’ grande, sempre scrivendo alla redazione Dire, ha parlato della “situazione di sofferenza che subiscono, lontani l’uno dall’altro e dalla loro madre”.

La loro volonta’ e’ stata espressa in modo chiaro davanti al Tribunale per i minorenni ed e’ stata la prima volta in due anni che i minori sono stati ascoltati da un magistrato. “Non sappiamo piu’ cosa fare, non so piu’ cosa devo fare per i miei fratelli” dice con un pensiero fisso alla piccolina che “si sentira’ abbandonata da tutti noi, ha solo 6 anni”.

LA DENUNCIA DELLA MADRE

La difesa della mamma, che una CTU ha definito “simbiotica” mentre l’altra disposta dal Tribunale per i minorenni e’ stata bloccata per motivi sanitari, ha piu’ volte denunciato “il condizionamento ambientale degli uffici giudiziari coinvolti sul caso, chiedendo che sia seguito fuori dal Piemonte”. In una conferenza stampa infatti, alla Camera dei deputati, promossa dalla deputata Veronica Giannone, a luglio scorso, l’avvocato Domenico Morace aveva rivolto una domanda: “Al presidente del Tribunale dei minori del Piemonte e Val d’Aosta chiedo se il pregiudizio che ha pesato sulle decisioni dei giudici sia per caso legato a don Domenico Ricca, cappellano del carcere minorile di Torino e zio del padre dei quattro fratelli di Cuneo, il sospetto pedofilo, visto che il prelato da sempre vantava di avere buoni rapporti con il Tribunale dei minorenni e di essere stimato negli uffici giudiziari”.

Sulla scelta di nominare un curatore nel penale per i ragazzi perche’ la Procura della Repubblica non si accorge di questo conflitto a settembre? “A due anni di distanza del caso- segnala una fonte riservata alla Dire, vicina al Tribunale- si occupano gli stessi magistrati e si preferisce la relazione del servizio sociale a quella della neuropsichiatria di Cuneo che, dopo la confessione dei ragazzi, aveva tracciato un progetto per il ritorno a casa con la loro mamma. La spiegazione sembrerebbe proprio nel condizionamento da parte dell’influente sacerdote” sostiene la stessa fonte, che aggiunge: “La famiglia del padre accusato, per preservare l’incolumita’ giuridica del sospetto abusante chiede la decadenza dalla responsabilita’ genitoriale per la madre sulla base della prima perizia che e’ stata ritenuta non idonea dallo stesso Tribunale per i Minorenni”. Eppure questi ragazzi continuano ad essere ritenuti “longa manus” della loro madre, tanto da rigettare qualsiasi richiesta del loro ritorno a casa. Ricordiamo che i minori hanno parlato delle molestie da parte del padre alla polizia giudiziaria, anche alla presenza di una psicologa dell’eta’ evolutiva. Dalla stessa fonte riservata si apprende che dopo la confessione dei ragazzi il sostituto procuratore dei minori ha chiesto di verificare la “grave responsabilita’ dell’uno o dell’altro genitore”.

La CTU stabilirà che la madre è “simbiotica” e i figli ne sarebbero quindi manipolati. E “pur non considerata idonea- aggiunge la fonte- continua a sorreggere tutta la ratio del procedimento”. Cosi’ saranno portati prima dai nonni paterni e poi nelle case famiglia dove sono ancora oggi. Del periodo presso i nonni ci sono “fonoregistrazioni che documentano come i ragazzi fossero indotti a ritrattare e le due relazioni dei servizi sociali che documentano questo stato di cose non risultano agli atti. C’e’ anche una confessione scritta di proprio pugno dall’uomo sugli abusi- ha concluso la stessa fonte- E incredibilmente non risultava agli atti. E’ stata introdotta solo a settembre 2019”.

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