Calenda-Pd, due mesi di tregua sulla candidatura al Campidoglio. Poi sarà o dentro o fuori

Il leader di Azione vorrà capire, entro metà gennaio, se ci sarà o no un uomo forte dem
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ROMA – Due mesi di tempo per capire e per capirsi. Carlo Calenda e il Pd non vogliono arrivare allo scontro ma allo stesso tempo il leader di Azione non intende farsi “cuocere a fuoco lento” dentro la coalizione di centrosinistra e magari vedere a marzo il Pd scodellare sul tavolo a sorpresa una propria candidatura a sindaco di Roma.

Per questo l’ex ministro del Mise si è detto d’accordo, nel corso di un incontro svolto ieri con il segretario regionale del Pd, Bruno Astorre, e il consigliere regionale, Eugenio Patanè, a una pausa fino al massimo a metà gennaio prima di partire con la propria campagna di comunicazione per la sua corsa al Campidoglio. Che in teoria sarebbe quasi pronta, perché Calenda ha raccolto diversi fondi (c’e chi parla di un milione di euro) attraverso un fund raising, ma l’eurodeputato non ha alcuna intenzione di rompere col centrosinistra e vorrebbe essere il candidato di tutta la coalizione, tanto da avere aperto anche sulla possibilità di sottoporsi alle primarie.Tuttavia, non ci sta ad aspettare la primavera in attesa di sapere se il Pd sosterrà lui o proporrà un’altra figura: da qui l’accordo sulla tregua.

Se in questo lasso di tempo i dem saranno in grado di trovare un nome capace di convincerlo, Calenda ha ribadito di essere disposto a farsi da parte e sostenere questa nuova opzione, altrimenti lui andrà avanti. Anche da solo.

Dall’altra parte il Pd ha difficoltà a sostenerlo a scatola chiusa e ha bisogno che Calenda li aiuti ad aiutarlo, perché il candidato che sosterrà dovrà avere due caratteristiche: sapere parlare a tutto il campo largo del centrosinistra ed essere in grado di prendere i voti del M5S al secondo turno. E questi due mesi di tempo serviranno anche a capire come si comporterà l’ex ministro, se userà toni più concilianti e meno divisivi, sia verso la coalizione che verso il governo, oppure continuerà a seguire lo spartito di questi mesi. Se si verificasse questo secondo scenario sarebbe quasi inevitabile una rottura tra le parti.

Ma il periodo di tregua sarà utile anche per verificare altre situazioni esterne alle dinamiche del tavolo di centrosinistra ma comunque influenti. In particolare la tenuta del governo (da sempre contestato da Calenda) e l’esito del processo a Virginia Raggi, che potrebbe portare a un passo indietro della sindaca rispetto all’attuale ricandidatura. Senza dimenticare la fase che Roma (come tutta Italia) sta vivendo e cioè l’aumento delle fragilità sociali legate alle conseguenze economiche che scaturiscono dalla pandemia da Covid-19. Una situazione potenzialmente esplosiva specie nelle periferie, dove il disagio è già molto elevato e dove nel medio periodo ci sarà bisogno più di interventi che di dibattiti sulle primarie.

I dati in possesso di Calenda testimonierebbero una sua grande capacità di penetrazione anche nelle aree meno centrali della città (in particolare nel Municipio di Ostia e in quelli che ospitano i quartieri di Torbellamonaca e del Trullo) ma la pandemia può cambiare le carte in tavola. A cominciare dalla data delle elezioni comunali, che dovrebbero tenersi tra aprile e giugno ma si fa sempre più strada l’ipotesi di uno slittamento a luglio o addirittura a settembre.

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29 Ottobre 2020
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