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Roma, dopo aver perso il ballottaggio Michetti si dimette da consigliere comunale

enrico michetti
Il candidato sindaco di centrodestra tornerà a fare il civico, ovvero l'avvocato e il professore. Una scelta che ricalca quella di Calenda
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ROMA – Enrico Michetti non siederà in Consiglio comunale. Il candidato sindaco del centrodestra nella Capitale, che ha perso il ballottaggio contro Roberto Gualtieri, ha annunciato la volontà di dimettersi dalla carica di consigliere comunale. Alla base della decisione di Michetti, la volontà di continuare a occuparsi di formazione e amministrazione pubblica. Il candidato civico scelto dalla coalizione di centrodestra tornerà quindi a fare il civico, ovvero l’avvocato e il professore.

“La mia decisione di dimettermi dalla carica di consigliere comunale nasce dalla sempre più pressante consapevolezza dell’importanza di continuare ad assicurare in via prioritaria – nell’attuale contesto storico politico ed economico amministrativo – la formazione, l’aggiornamento e l’assistenza ad amministratori e funzionari pubblici, ambito a cui dedicherò il massimo impegno per proseguire il percorso di valorizzazione delle risorse umane della Pubblica Amministrazione”, spiega Michetti su Facebook.

In tal modo – anche nella qualità di Presidente della Fondazione Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana – potrò continuare ad offrire un contributo civico alla buona amministrazione, indubbiamente superiore rispetto a quanto potrei garantire ove assumessi il ruolo politico di consigliere di opposizione. Nel ringraziare infinitamente tutti coloro che mi hanno sostenuto resterò, con pieno senso di responsabilità, sempre e comunque a disposizione di Roma Capitale per quelle che sono le mie specifiche competenze e senza che ciò comporti alcuna spesa a carico delle casse comunali“, conclude Michetti.

Una scelta, quella di rinunciare alla carica di consigliere comunale, che ricalca quella di Carlo Calenda, candidato sindaco di Azione, che dopo aver chiuso al terzo posto nella corsa al Campidoglio ha spiegato di non essere interessato a sedersi tra i banchi dell’opposizione nell’Aula Giulio Cesare.

FORZA ITALIA: “FUGA CLANDESTINA, È UNA MANCANZA DI STILE”

In una nota del coordinamento romano di Forza Italia, si rileva che “non sappiamo se siano peggio le dimissioni di Michetti, nemmeno comunicate preventivamente alla coalizione che lo ha sostenuto con lealtà, o le imbarazzanti e imbarazzate dichiarazioni che cercano di difendere questa fuga dal Campidoglio. Che il candidato fosse sbagliato lo hanno dimostrato non soltanto le sue approssimazioni in campagna elettorale, confermate da un risultato clamorosamente negativo, ma anche questa mancanza di stile nei confronti dei cittadini di Roma, dei suoi elettori, dei partiti che lo hanno sostenuto con una lealtà alla quale lui ha corrisposto questa scelta decisa in clandestinità”.

RAMPELLI (FDI): “SCELTA NON CONCORDATA E INOPPORTUNA”

“Apprendo delle dimissioni di Enrico Michetti dalla carica di consigliere comunale, decisione che mi risulta personale e non concordata con alcuno, tanto meno con me – come si va raccontando – o con la Federazione romana di FdI, artefici di una battaglia senza risparmio in suo sostegno”. Lo dichiara in una nota il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli. L’esponente di Fratelli d’Italia prosegue: “Se mi avesse richiesto un parere avrei dichiarato l’inopportunità di tale scelta e il danno che si sarebbe arrecato alla credibilità dell’intera coalizione“.

“Michetti è stato scelto anche per le sue storiche battaglie sociali – continua la nota -, di opposizione a Raggi, Conte e Zingaretti fatte attraverso i microfoni di Radio Radio, emittente romana d’assalto. Non solo dunque per le sue competenze amministrative. Era per questo conosciuto al pubblico romano, per le sue sferzate al potere, lo stare dalla parte dei cittadini, non certo per le consulenze nei piccoli comuni del reatino o per le sue lezioni universitarie a Cassino, in provincia di Frosinone. Avrebbe pertanto svolto benissimo il suo ruolo di oppositore, da vero ‘tribuno del popolo’. Sono sicuro che la maggioranza dei 375mila romani che gli hanno assegnato il mandato a rappresentarli l’hanno fatto pensando che sarebbe stato un buon sindaco ma anche un buon consigliere comunale”, aggiunge Rampelli.

“In democrazia chi si candida a ricoprire un ruolo sa bene che in caso di sconfitta deve onorare il mandato. In questo panorama c’è comunque una buona notizia che riguarda il subentro di un già consigliere comunale, Federico Rocca, persona laboriosa e competente che avrebbe meritato l’elezione immediata anche perché sostenuto da un mare di bravissimi militanti e dirigenti apicali di FdI. Per questo festeggiamo compatti la meritata conquista del sesto seggio in Campidoglio”, conclude l’esponente di Fratelli d’Italia.

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