VIDEO | Coronavirus, rider di Napoli: “Noi assembrati per consegne da 3 euro”

A lanciare l'allarme, in un'intervista alla Dire, è Antonio Prisco, rappresentante rider della Nidil Cgil di Napoli
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NAPOLI – “La serata di ieri è stata scioccante. A causa di questa micro apertura temporale, molti rider di Napoli hanno passato due ore in strada con assembramenti di 5 o 6 lavoratori fuori a pizzerie e altri ristoranti da asporto, aspettando il loro turno e perdendo fino a 1 ora e mezzo di tempo per una consegna”. A lanciare l’allarme, in un’intervista alla Dire, è Antonio Prisco, rappresentante rider della Nidil Cgil di Napoli. Quella di ieri è stata infatti la prima serata, dall’entrata in vigore del lockdown, in cui è stata consentita in Campania la consegna di cibo a domicilio. “Alcune piattaforme hanno ‘aperto’ le ore, cioè hanno detto a tutti i rider di andare a lavorare. A loro – denuncia Prisco – non interessa che ci siano 300 lavoratori in strada che rischiano per la loro salute, vogliono solo che la consegna venga effettuata. I rider si riversano tutti negli stessi punti d’interesse ma è il sistema a costringerli: l’algoritmo sceglie il lavoratore più vicino al luogo della consegna, altrimenti dovrà essere pagato di più”. Ieri, inoltre, i rider campani hanno dovuto fare i conti anche con la riduzione del prezzo medio di consegna. “Lavoriamo a cottimo e ieri per una consegna con distanza 15 chilometri – dice il rappresentante dei rider – siamo stati pagati 4,40 euro lordi, cioè 3,96 euro netti. A questa somma bisogna sottrarre l’usura del motorino, la benzina e, se non li hai ancora comprati, mascherine e guanti. Siamo ai limiti dell’indecenza”. La Regione Campania non ha previsto specificamente una consegna dei dispositivi di protezione ai rider, ma non l’hanno fatto neanche le grandi aziende del food delivery. “È previsto – spiega Prisco – un rimborso di 25 euro per l’acquisto di mascherine, guanti, gel igienizzanti per le mani e la borsa. Finiti quei 25 euro, anche questa spesa andrà sulle spalle dei rider”. La categoria ha comunque apprezzato la scelta della Regione di consentire le consegne dopo uno stop durato un mese e mezzo. In Campania i fattorini del food delivery sono oltre 4mila, la metà solo a Napoli “ma la favoletta che viene raccontata, cioè che i rider sono tutti studenti, è falsa. I rider napoletani – spiega Prisco – hanno un’eta’ compresa tra i 21 e i 60 anni. Con questo lavoro devono portare avanti una famiglia. È giusto che possano lavorare”. Anche perchè, racconta il rappresentante Nidil Cgil, il 65% dei rider (sono esclusi cioè solo i titolari di partita Iva e chi ha un contratto cococo) “non ha avuto accesso al bonus di 600 euro del Cura Italia e neanche gli ammortizzatori previsti dal piano economico-sociale della Regione Campania”. Per lavorare evitando assembramenti e rischi, i rider chiedono di ampliare le fasce orarie in cui è consentito fare le consegna a domicilio, possibili in Campania tra le 7 e le 14 per bar, pasticcerie e rosticcerie e tra le 16 e le 23 per ristoranti, pizzerie e pub. Le interlocuzioni con la Regione, infatti, ci sono ma riguardano “il riconoscimento dei nostri diritti nella fase post emergenza. In questo periodo – osserva Prisco – stanno completamente glissando l’argomento, come tutti. Se su Instagram si cerca la parola ‘food delivery’, ci sono solo immagini di sushi e pizza. Per trovare la foto di un rider bisogna scrollare la pagina 5 o 6 volte”. LEGGI ANCHE:   
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28 Aprile 2020
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