Donne, hate speech online ha i giorni contati: ecco la campagna #odiareticosta

Cathy la torre e Maura Gancitano: "Portare a giudizio e far pagare odiatori"
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ROMA – L’odio in rete “ha i giorni contati”. Ne sono convinte l’avvocata e attivista per i diritti Lgbtq, Cathy La Torre, dello studio legale ‘WildSide Human First’, e la scrittrice e filosofa Maura Gancitano, fondatrice di Tlon (progetto filosofico multidisciplinare, scuola di filosofia, aggregatore di comunità, casa editrice, e libreria teatro, ndr), che sul web hanno lanciato #odiareticosta, la campagna “per contenere l’odio in rete”.

“Che significa?- spiegano le promotrici- Che da oggi i commenti d’odio verranno citati in giudizio e gli autori pagheranno di tasca propria il loro odio“. La campagna è anche un appello alla partecipazione, perché si basa sulle “segnalazioni” di commenti e post con contenuti d’odio, a partire da quelli che in questi giorni stanno colpendo la capitana di Sea Watch, Carola Rackete. Ma come fare? Basta inviare all’indirizzo email odiareticosta@gmail.com “non gli screenshot, ma i link dei post- spiegano in un video su Facebook le ideatrici della campagna- Chi ha letto dei commenti di odio online, in particolare nei confronti di Carola Rackete, ma anche nei confronti di sé o dei personaggi che in genere vengono odiati e riempiti di insulti, possono mandare i link, ci saranno delle persone che faranno i controlli e acquisiranno le prove”, spiega Gancitano.

“Ogni commento d’odio che scriverai non per esprimere un’opinione, ma per diffamare qualcuno ti costerà del denaro- precisa La Torre rivolgendosi agli odiatori- Abbiamo studiato una strategia giudiziaria e sarà una strategia talmente potente che tra qualche mese, noi ne siamo certi, il modo di stare e parlare in rete sarà completamente rivoluzionario. Come quando investi o tamponi qualcuno per strada paghi un danno, se offendi qualcuno in rete pagherai un danno e a essere risarciti potrete essere tutti voi, non solo Carola Rackete, che io rappresenterò”.

Non solo segnalazioni

Le promotrici di ‘Odiare ti costa’ sono anche a caccia di “investigatori privati, esperti forensi e hacker etici che ci vogliano aiutare a livello tecnico nella campagna e nella raccolta delle prove. Perché l’idea è sì, cambiare una cultura- continua Gancitano- ma anche aiutare tutte quelle persone che ogni giorno vengono riempite di insulti a contrastare tutto questo per vie legali. Poi ci servono influencer– sottolinea la filosofa- personaggi che hanno un pubblico a cui parlano di una cultura inclusiva e paritaria, che vogliano collaborare con noi in questa campagna”.

Un appello accolto dalla scrittrice e critica letteraria Michela Murgia che sui suoi profili Facebook e Twitter ha diffuso un video, aderendo alla campagna: “È faticoso ultimamente stare in rete perché l’odio online è dilagante, attraverso insulti, auguri di morte e di stupro- dichiara Murgia- Non è vero che alle vittime di questo tipo di linguaggio basta scuotere le spalle, andare avanti e pensare ‘Tanto sono sconosciuti’.

Questo linguaggio fa male e inquina gli spazi in cui tutti abbiamo il diritto di stare e di esprimere le nostre opinioni. ‘Ti auguro uno stupro’, però, non è un’opinione, ‘Ti auguro la morte non è un’opinione’, sono reati. Da questo momento è possibile segnalarli a una email che si chiama odiareticosta@gmail.com. Grazie a Cathy La Torre e a Maura Gancitano sarà possibile segnalare questo tipo di abusi e rendere la rete un posto un po’ più vivibile. Io aderisco alla campagna ‘Odiare ti costa’”. ‘Odiare ti costa’ è anche una pagina Facebook che in pochissimi giorni ha raggiunto gli oltre 3.500 ‘Mi piace’.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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