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Comunali Napoli, al fianco di Clemente anche Antonio Piccirillo: “Io figlio di un boss condanno le scelte di mio padre”

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"Mi sento una persona pulita, coraggiosa, e sono legato ad Alessandra Clemente perché a noi la camorra, la malavita, ha tolto tanto, ad entrambi a nostro modo"
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NAPOLI – “Ho deciso di candidarmi perché credo che sia doveroso per ogni cittadino che ha a cuore questa città impegnarsi per il collettivo, per gli ultimi e contro chi vive la politica come un mezzo di prevaricazione, perché la politica è un modo per unire i cittadini. Mi sento una persona pulita, coraggiosa, che si è affezionata moltissimo ad Alessandra Clemente perché a noi la camorra, la malavita, ha tolto tanto, ad entrambi a nostro modo: in questo senso, penso che le nostre vite si incrocino”. Così Antonio Piccirillo, figlio del boss di camorra Rosario da cui da tempo ha preso pubblicamente le distanze condannandone il percorso di vita, candidato al Consiglio comunale di Napoli nelle liste a sostegno di Alessandra Clemente per la corsa a Palazzo San Giacomo.

“Ho conosciuto Alessandra due anni fa – racconta -, quando la mia storia è diventata di pubblico dominio. Alessandra mi ha cercato e in lei ho trovato una donna perbene, un riferimento politico e una persona che non vive con risentimento il suo passato, ma anzi ha incanalato il suo dolore in una spinta costruttiva per il cambiamento di una città che le ha tolto molto. Ho detto no – ribadisce Piccirillo – al percorso di vita di mio padre, che è un percorso di vita fallimentare e voglio impegnarmi per tutti i ragazzi che come me hanno subìto le scelte di vita sbagliate dei loro genitori. Parlo con cognizione di causa perché io, come Alessandra, ho sofferto tantissimo per queste cose, ma proprio per questo ho a cuore quello che di buono c’è in questa città”. Il 25enne studia Scienze della Formazione e dell’Educazione primaria e da anni è impegnato nell’attivismo sociale a sostegno dei detenuti, tramite l’associazione Ex-Don.
“Vorrei essere un esempio per i ragazzi come me, lavorare con loro: partire dalle scuole, dall’istruzione, far sì che la politica dia loro i mezzi per indirizzarli su di una strada giusta, attraverso le loro passioni. E vorrei parlare – conclude – anche a quei genitori che come mio padre hanno sprecato la loro vita in carcere, lontano dalle proprie famiglie. Voglio dir loro che possono cambiare e che il loro futuro e quello dei loro figli non è segnato”.

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