In Bolivia una quechua diventa ministra contro colonialismo e patriarcato

Sabina Orellana è una dirigente della prima organizzazione di rappresentanza delle donne delle aree rurali del Sudamerica
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di Brando Ricci

ROMA – In Bolivia una rappresentante del popolo originario quechua, Sabina Orellana, è stata nominata ministra delle Culture, la decolonizzazione e la “depatriarcalizzazione”. Il dicastero è stato creato dal neopresidente Luis Arce, che ha prima ristabilito e poi modificato dicitura e scopi dell’ex ministero delle Culture e del turismo, fondato nel 2009 dal leader del Movimiento al Socialismo (Mas) e primo capo di Stato nativo del Paese, Evo Morales. Una scelta, questa, che era stata poi annullata nel luglio scorso dalla ex presidente ad interim Jeanine Anez.

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Orellana è una dirigente della Confederacion Nacional de Mujeres Campesinas Indigenas Originarias de Bolivia “Bartolina Sisa”, la prima organizzazione di rappresentanza delle donne delle aree rurali del Sudamerica. Con il nome quechua si indica l’insieme di comunità originarie unite dall’utilizzo della lingua omonima, che rappresentano la maggioranza relativa della popolazione in Bolivia e in Perù. Il nuovo dicastero disporrà anche di due viceministri, uno con delega alle politiche di decolonizzazione e un altro incaricato di ammodernare la struttura per lo più patriarcale della società.

TRA I COMPITI, VALORIZZARE LA WIPHALA

Orellana ha detto che tra i suoi compiti ci sarà quello di valorizzare il significato del vessillo originario della “Wiphala”, dal 2009 simbolo dello Stato “multinazionale e multiculturale” riconosciuto dalla Costituzione. “Wiphala” erano state bruciate nel corso delle proteste e dei disordini che avevano seguito la contestata rielezione di Morales, tra l’ottobre e il novembre dell’anno scorso. Secondo Arce, eletto il 18 ottobre di quest’anno, “la decolonizzazione è una responsabilità collettiva e costituzionale” e un comportamento “che dobbiamo adottare con profondità”.

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