Toti torna giornalista e intervista Bassetti su Instagram

toti bassetti instagram
Il governatore della Liguria ha rispolverato la sua vecchia passione per inaugurare il format social 'Toti time', durante il quale ha parlato di vaccini e varianti con l'infettivologo del San Martino di Genova
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GENOVA – Giovanni Toti rispolvera la sua antica passione e torna giornalista per un quarto d’ora o poco più, intervistando in diretta Instagram il direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti. È la prima puntata di ‘Toti time’, un nuovo format di approfondimento settimanale via social, lanciato oggi dal governatore.

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Al centro della discussione i vaccini e le varianti, con Bassetti pronto a sposare in tutto e per tutto la linea totiana. E non potrebbe essere altrimenti per uno dei principali attori della task force sanitaria della Regione Liguria. Come ribadito più volte oggi stesso dal governatore, l’infettivologo conferma che “la variante inglese ha sì la caratteristica di essere contagiosa fino al 50% in più, ma dal punto di vista clinico non cambia nulla. La risposta migliore continua a essere il vaccino”.

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A proposito di vaccini, Toti e Bassetti dicono quasi all’unisono che su Astrazeneca “si è fatto un po’ di casino”. Il clinico, citando la Bbc, ribadisce ancora una volta che è “un vaccino meraviglioso, al pari di Pfizer e Moderna, perché funziona in tutte le classi di età, anche nelle persone immunodepresse e in quelle con malattie autoimmuni. La bilancia pende decisamente di più sul piatto dei benefici, rispetto a quello dei rischi, che sono solo di qualche lieve effetto collaterale nei primi giorni”. E che il vaccino funzioni, prosegue Bassetti, lo dimostra il fatto che al San Martino “abbiamo sempre meno pazienti che provengono dalle case di riposo, anzi ora non ne abbiamo per niente. Invece, ci sono diversi pazienti tra i 60 e i 65 anni, per cui non abbiamo il vaccino. Se entro fine maggio riusciremo a vaccinare tutti i nostri anziani, forse dovremo iniziare ad affrontare la terza ondata, ma poi la strada è in discesa. Io inizio già a vedere la luce in fondo al tunnel”.

Infine, il presidente della Società italiana di terapia antinfettiva dà di gomito al governatore anche sulla necessità di provvedimenti restrittivi sempre più puntuali e meno generalizzati: “D’altronde, lo prevedeva già il primo dpcm. Le cose devono essere gestite a livello territoriale perché l’intervento locale è più facilmente rispettato, è sentito come più giusto ed è più controllabile. Ci vogliono misure rapide, ciniche e molto locali, che devono essere prese dalle task force regionali e non da quella nazionale”. Lo dice Bassetti, ma lo potrebbe dire benissimo anche Toti. Che chiosa chiedendo al governo che venga “dato più peso al tasso di ospedalizzazione rispetto agli altri indicatori, perché è il vero contatore dello stato di salute”. D’altronde, controfirma l’infettivologo, “è questo che ci ha fatto male nel 2020”.

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