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Eleanor Roosevelt, la first lady attivista

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SPECIALE DONNE DA RICORDARE | Intervista a Raffaella Baritono, professoressa ordinaria di Storia e Politica degli Stati Uniti d'America all'università di Bologna
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ROMA – In ogni Inauguration Day, che dà ufficialmente il via al mandato della nuova presidenza degli Stati Uniti d’America, gli occhi e le penne degli osservatori internazionali sono puntati sulle scelte e lo stile che fin dalle prime ore la neo-first lady deciderà di comunicare al mondo. Dall’abito al passo calcato sulla scena pubblica, dal profilo di madre e moglie, alla storia familiare, agli studi, il ruolo della ‘prima signora’ Usa è tutt’altro che secondario nell’immagine pubblica del presidente. Come pure, verrebbe da dire, nel suo operato politico, curiosando nella biografia della donna che impresse più di tutte al ruolo della first lady un carattere di primo piano: Eleanor Roosevelt.

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UNA FIRST LADY ATTIVISTA E FEMMINISTA

Ricordata come “first lady attivista” e “prima first lady femminista”, Eleanor Roosevelt ha incarnato “il modello di riferimento, sia in positivo che in negativo”, delle future inquiline della Casa Bianca, spiega all’agenzia di stampa Dire Raffaella Baritono, professoressa ordinaria di Storia e Politica degli Stati Uniti d’America all’università di Bologna, che approfondisce il profilo della moglie del 32esimo presidente Usa, Franklin Delano Roosevelt, nella prima intervista dello speciale di DireDonne-Società Italiana delle Storiche (Sis) ‘Donne da ricordare’.

ELEANOR ROOSEVELT, UN MODELLO IN POSITIVO E IN NEGATIVO

eleanor roosevelt

“Veniva considerata una first lady dalle posizioni molto più radicali rispetto a quelle del marito, soprattutto sulla questione razziale, e fu molto critica nei confronti dell’operato del marito e di esponenti della sua amministrazione- spiega la storica- Quindi divenne un modello in positivo”, perché “dimostrò che quello di first lady era qualcosa di più che un ruolo sussidiario”. Non solo “moglie di”, dunque. Eleanor Roosevelt, first lady negli anni della Grande Depressione (1933-1945), “dimostrò che il ruolo di first lady poteva essere utilizzato per portare avanti un’agenda politica molto precisa”.

Per gli stessi motivi, il metro tarato dalla first lady democratica assurse a “modello negativo per chi riteneva che il ruolo della moglie del presidente fosse soltanto quello di rappresentare la famiglia presidenziale”. Una figura tale da “non oscurare o mettere in imbarazzo le sue politiche”. Per questo, le sue eredi non vanno cercate nei più tradizionali profili delle consorti dei repubblicani Truman e Eisenhower (Anni ’50), quanto “nella nuova generazione di donne che condividevano gli obiettivi del movimento femminista- osserva la docente- come le democratiche Rosalynn Carter e Hillary Clinton”.

ATTIVISTA E FIRST LADY, DUE RUOLI INTRECCIATI

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Attivista, prima che first lady, Eleanor Roosevelt “quando arrivò alla Casa Bianca per l’elezione del marito aveva già un profilo specifico che riguardava un attivismo femminile svolto in gruppi e associazioni”, soprattutto nella Grande Mela, come il Women’s Club di New York e la Women’s Trade Union League. Ma era anche “esponente di punta del Partito Democratico e attivista del movimento pacifista”.

Impegnata su “uno spettro molto ampio di questioni, dai diritti delle donne a quelli degli afroamericani”, inizialmente temeva che la vittoria del marito “avrebbe significato una diminuzione della sua capacità di agire nella sfera pubblica- precisa Raffaella Baritono- poi però si rese conto che il suo ruolo poteva essere importante per portare avanti i suoi obiettivi o la sua agenda politica”. Come l’azione di “promozione delle donne dal punto di vista delle politiche, per esempio, battendosi affinché i programmi del New Deal venissero estesi anche a loro, soprattutto alle sposate”. O delle “candidature femminili” e “di ruoli importanti da affidare alle donne dentro l’amministrazione ai diversi livelli”. Non a caso, la prima donna ministra negli Stati Uniti, Frances Perkins, fu nominata proprio sotto l’amministrazione di Delano Roosevelt. Fu Eleanor ad aver compreso che “bisognava intrecciare i due livelli e costruire una sorta di ‘machinery’ al femminile, per promuovere la presenza delle donne ai diversi livelli della politica istituzionale”.

IL RUOLO CHIAVE NEL MOBILITARE IL VOTO FEMMINILE NEL ’32 E NEL ’36

“Abile organizzatrice”, Eleanor Roosevelt ebbe un ruolo chiave anche nel “mobilitare il voto femminile nelle campagne presidenziali del ’32 e del ’36”, come riconobbe “James Farley, capo del Partito Democratico di New York”, ricorda Raffaella Baritono. Lo stesso partito che la nominò “chairman della Women division”, una commissione costituita per “attrezzarsi su come il voto femminile avrebbe cambiato gli equilibri politici”. Un ruolo di donna politica, quindi, indipendente da quello di first lady – anche se ad esso legato – che le garantì un futuro di primo piano anche dopo la morte del marito con la “nomina da parte di Truman a membro della prima delegazione americana all’assemblea delle appena nate Nazioni Unite”, dove sarebbe diventata presidente della Commissione per i diritti umani e avrebbe avuto una funzione importante nella stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. E quella “a presidente della prima Commissione presidenziale sui diritti delle donne da parte di di J. F. Kennedy. Insomma, un profilo estremamente complesso- conclude la storica della Sis- che attraversa praticamente tutta la storia americana della prima metà del Novecento”.

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PER APPROFONDIRE

– ‘Elogio della curiosità’ di Eleanor Roosevelt

– ‘Eleanor Roosevelt’ di Blanche Wiesen Cook (biografia di tre volumi, in inglese)

– ‘Due donne alla Casa Bianca’ di Amy Bloom

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