VIDEO | Lanzoni (Pangea): “Spesso i figli sono uno strumento per colpire le madri”

ROMA – E’ ‘empowerment’ la parola chiave dei progetti promossi dalla Fondazione Pangea e della rete Reama a tutela e supporto delle donne, non solo quelle che sono vittime di violenza fisica. A spiegarlo per DireDonne è Simona Lanzoni, vicepresidente di Pangea e coordinatrice della rete di auto-mutuo aiuto Reama, che non è composta solo “da centri antiviolenza e case rifugio”.

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“Abbiamo due sportelli online: uno è dedicato alla violenza economica ‘Mia economia’- spiega Lanzoni- e un secondo è un classico sportello antiviolenza. Noi indirizziamo alla nostra rete in base alla storia e l’accoglienza inizia proprio dalla relazione tra donne. Il percorso è assolutamente personalizzato e l’empowerment scatta nella seconda fase, solo se la donna lo vuole”. Quanto al tema dei fondi per i centri antiviolenza “il volontariato di tante operatrici- sottolinea la coordinatrice Reama- è piuttosto un servizio di ‘sorellanza‘ fatto dalle donne per altre donne perché il problema dei finanziamenti è che si perdono nella catena amministrativa della distribuzione. Dove ci sono Regioni o Comuni in fallimento poi, i centri hanno molta più difficoltà a ricevere il dovuto. Al tavolo tecnico di cui facciamo parte- continua- abbiamo incontrato la ministra Elena Bonetti che ha assicurato la distribuzione a brevissimo dei 30 milioni di euro secondo un monitoraggio delle strutture che non sarà solo amministrativo: è questo il nodo fondamentale ovvero la specializzazione delle strutture. A breve arriveranno i risultati in merito anche da Istat e Cnr”.

IL DDL PILLON

Simona Lanzoni rispetto ai grandi temi dell’agenda politica, Codice Rosso e ddl Pillon, spiega che “il Codice rosso viene sempre accolto positivamente a livello internazionale, ma abbiamo rilevato che alcune parti della legge sono difficili da attuare e va implementato. Sul ddl Pillon che non è l’unico, ma sono quattro in totale- ricorda Lanzoni- che è ancora in commissione giustizia, è un disegno di legge che non tiene assolutamente conto del tema della violenza in famiglia, degli effetti che ha sui minori, e parte di quel disegno- aggiunge- è già applicato nei tribunali”.

E proprio a questo proposito Lanzoni entra nel merito di quanto i tribunali, a partire da quello dei minori, spesso decidono sul tema della violenza e della capacità genitoriale e ribadisce che “la capacità genitoriale di un genitore violento è comunque lesa. I figli, anzi, diventano spesso ostaggio e strumento per continuare la violenza che fa un uomo, padre, contro la donna e invece – questo accade spesso nei tribunali – si pensa a non riconoscere l’autorità genitoriale delle madri. Quando una donna subisce violenza- spiega la vicepresidente di Pangea- puo’ non avere tutti gli strumenti per proteggere i propri figli, ma questo non vuol dire che non è una buona madre. L’uomo abusante va allontanato invece– dice ancora Lanzoni- e forse non bisogna aspettare i tempi del penale”.

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LA PAS

E’ qui che entra anche il tema della Pas (alienazione parentale) utilizzata spesso contro le donne che denunciano uomini violenti: “una crepa dell’anima” definisce Lanzoni quello che accade a queste madri. “La Pas non esiste- ribadisce- ma oggi si trovano altre formule per togliere i figli alle madri: la sindrome della tigre, madri simbiotiche ed altre. Queste metodologie sono utilizzate sia nei contesti di violenza che in quelle separazioni ad alta conflittualità. Serve una formazione adeguata ad avvocati e psicologi”. Il 25 novembre di Pangea e Reama “sarà fatto di tanti eventi, teniamo molto ad un focus sulla violenza economica, spesso poco riconosciuta, perché invece e’ la dipendenza economica uno dei motivi per cui le donne non se ne vanno da casa”.

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20 Novembre 2019
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