VIDEO | A Roma al via ‘Lucha y Siesta’ 2.0: verso il primo bene comune transfemminista

Incontri, gruppi di lavoro e assemblee che puntano a costruire un percorso più ampio nel quartiere e in città
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Beni comuni e movimento femminista e transfemminista si incontrano alla Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta a Roma, dove stamattina si e’ aperta, con l’assemblea plenaria, la due giorni del laboratorio di progettazione partecipata ‘Lucha y Siesta 2.0‘, con incontri, gruppi di lavoro e assemblee che puntano a costruire un percorso piu’ ampio nel quartiere e in citta’ con l’obiettivo ambizioso di fare di via Lucio Sestio 10 il primo bene comune transfemminista riconosciuto della Capitale. Un traguardo raggiungibile per le attiviste solo attraverso l’ottenimento della dichiarazione di evidenza pubblica e la stesura di un Regolamento di Autogoverno, tra gli argomenti al centro dei tre gruppi di lavoro che tra oggi e domani animeranno la due giorni. 

“‘Lucha y Siesta’ e’ ancora dentro la procedura di vendita- ricorda Cristiana Cortesi, attivista della Casa delle Donne del quartiere tuscolano, che fa il punto all’Agenzia di stampa Dire sullo stabile finito nel concordato preventivo di Atac- Si e’ consumata la prima asta che e’ andata deserta, ma siamo in attesa della conclusione del percorso della seconda asta, quindi e’ tecnicamente ancora in vendita. Lucha 2.0- spiega- e’ un percorso ardito, complesso, che inizia oggi e proseguira’ lungo questi mesi di lavori in cui noi vogliamo progettare insieme a tutta la comunita’ che ha attraversato e difeso ‘Lucha’, che cosa sara’ in futuro, dentro la cornice dei beni comuni. Crediamo che ‘Lucha y Siesta’ sia gia’ un bene comune, ma vogliamo progettare, immaginare, il suo regolamento di autogoverno, la sua dichiarazione di uso pubblico dentro la cornice dell’accumulo del pensiero del movimento dei beni comuni”. 

“Vogliamo rendere evidente come ‘Lucha y Siesta’ sia gia’ un bene comune, qui e ora- insiste un’altra attivista, Chiara Franceschini, aprendo i lavori- Vogliamo cercare di praticare vie nuove e spostare l’orizzonte piu’ in la’”.
Tante le parole chiave che sono tornate negli interventi delle femministe e degli ospiti in assemblea plenaria, partecipata anche dalle consigliere regionali Marta Bonafoni e Marta Leonori.
Tra queste: cura, autodeterminazione, pubblico, condivisione.
Condivisione delle esperienze, ad esempio, che dal Nord al Sud punteggiano la penisola di spazi di sperimentazione di processi di rigenerazione urbana partecipata. Come l’ex Asilo Filangieri a Napoli, “nato da una riapprorpiazione spontanea di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo che hanno deciso di sciogliere il collettivo che lo ha occupato in una comunita’ piu’ aperta che, attraverso assemblee, ha deciso di mettere lo spazio a disposizione della comunita’”, spiega Maria Francesca, ricordando come nel processo assembleare sia stata coinvolta l’intera citta’ – compresi “politici, dirigenti e tecnici dell’amministrazione comunale” – che si e’ fatta carico “di utenze, lavori di manutenzione straordinarie e pulizie”.
Dal Macao, spazio “liberato a Milano da un’assemblea di artisti e operatori culturali e poi aperto a spazio di cittadinanza”, Emanuele pone l’accento sulla necessita’ di “non definire i beni comuni” che invece stanno dentro “un processo di creazione di altro”, di “uno spazio di liberta’ che puo’ essere protetto da strumenti amministrativi e normativi che ci inventiamo ma a cui non ci dobbiamo affezionare”. E che “non puo’ essere valutato su base quantitativa”, ma a partire dall'”accessibilita’ del percorso”, dalla “trasparenza del processo”, oltre che dall’inclusivita’. In questo senso cruciale e’ la funzione del “diritto, che ha una grande forza- osserva Giuseppe Micciarelli, presidente dell’Osservatorio cittadino permanente sui beni comuni della citta’ di Napoli- perche’ e’ in grado di risalire in generalita’ rispetto a una miriade di battaglie” e “crea un precedente”.

Bene, quindi, la legge sull’amministrazione condivisa dei beni comuni approvata dalla Regione Lazio nel giugno del 2019 secondo Fabio Giglioni, professore di diritto amministrativo dell’universita’ La Sapienza di Roma che ha collaborato alla sua stesura. “Il valore di questa legge e’ duplice- dice- e’ la prima legge che permette queste forme di condivisione di beni comuni con riferimento a beni regionali, come il patrimonio delle Asl e delle Ater; e poi si mette a fianco dell’iter dei Comuni, senza avere la pretesa di dire cosa devono fare”. Centrale, in queste esperienze, e’ il “patto di collaborazione”, strumento giuridico basato sul “reciproco riconoscimento dei cittadini e delle amministrazioni”, nella comune sfida a condividere la “cura degli interessi pubblici”.
Per Maura Cossutta, presidente della Casa Internazionale delle Donne, anch’essa “in una situazione drammatica” perche’ “siamo considerate inquiline morose”, quindi “a tutti gli effetti sgomberabili”, si tratta di “una discussione importante, utile e coraggiosa” che sta dentro quella, ormai di rilievo nazionale, degli spazi delle donne. “Per noi questa e’ la battaglia fondamentale: il riconoscimento della valenza pubblica dei beni comuni e di questi luoghi”, conclude Cossutta. E rilancia: “Chiederemo un incontro a brevissimo di tutti i luoghi delle donne per chiedere poi un incontro al ministro dell’Economia Gualtieri perche’ noi vogliamo chiedere conto”.

“Il primo punto che e’ emerso da quest’assemblea e’ l’autodeterminazione, raccogliendo la cifra dell’andare oltre- sottolinea in chiusura, dopo il racconto dell’esperienza femminista di rigenerazione urbana a Montevideo, Federica Giardini, docente di Filosofia politica dell’universita’ Roma Tre e presidente del Comitato ‘Lucha alla citta”- Questo significa ridefinire che cos’e’ il pubblico, che non si limita a erogare i servizi, quando lo fa. Altro punto emerso oggi e’ che ‘Lucha y Siesta “e’ un’istituzione. Questa parola non spetta solo al pubblico statuale. Pensare al patto, a cio’ che si profila dal punto di vista giuridico- conclude- vuol dire pensare a un rapporto tra istituzioni”.

BONAFONI: PER ‘LUCHA Y SIESTA 2.0’ REGIONE LAZIO C’È

“La Regione Lazio per ‘Lucha y Siesta 2.0′ c’e’ e infatti siamo qua a questa due giorni con il quaderno degli appunti e la voglia di dare l’ennesimo contributo”. Cosi’ all’agenzia di stampa Dire la consigliera della Regione Lazio, Marta Bonafoni, a margine dell’assemblea plenaria. Partecipa ai lavori con Bonafoni anche la consigliera regionale Marta Leonori. “La Regione Lazio risponde a questa proposta con l’evidenza di ben tre atti normativi approvati- continua Bonafoni– Il primo e’ quello di cui si discute oggi a prima firma di Marta Leonori, sui beni comuni. La seconda e’ una legge sui luoghi delle donne, sull’autonomia e sulla potenza generativa di servizi, di cultura, di relazione all’interno della nostra citta’, approvata sempre dalla Regione ormai mesi fa. La terza e’ un emendamento al bilancio proprio sulla realta’ di ‘Lucha y Siesta’, che interviene sulla sua proprieta’. Quello che noi dobbiamo riuscire a fare- spiega- e’ l’incontro tra il fatto che questo posto non sia piu’ in fallimento, sotto asta, ma diventi pubblico, e che quindi, a fronte di questo acquisto da parte della Regione, si possa applicare la legge sui beni comuni, a quel punto regionali”.

L’ipotesi, per essere concretizzata, deve attendere l’espletarsi della procedura di vendita dello stabile di via Lucio Sestio 10 al Tuscolano, finito nel concordato preventivo di Atac: “Sull’asta stiamo aspettando la seconda battitura, una prima e’ andata deserta- ricorda Bonafoni– Noi abbiamo gia’ depositato la nostra offerta e stiamo capendo cosa decidera’ poi il mercato dell’asta, perche’ purtroppo ci siamo ridotti in questa citta’ a dover avere a che fare con la contabilita’, anziche’ con la politica e le scelte di programmazione e di visione. Dopodiche’, quello che noi dobbiamo fare, e siamo qua per imparare questo, e’ evitare che questo posto diventi della Regione- insiste- Qui ci sara’ da sperimentare, la scommessa e’ un po’ questa: una ‘Lucha 2.0′, un modello di gestione, quasi di autogoverno, di autogestione – prevista dalla legge sui beni comuni – dove l’incontro fra il pubblico e, in questo caso, il femminismo, l’associazionismo, la comunita’ territoriale, generi una nuova modalita’ di fare citta’ e fare societa’”. Allo studio delle consigliere ci sara’ “il modello di Montevideo” presentato stamattina nel corso dell’assemblea plenaria.

“Il punto- sottolinea- e’ la cessione di potere, di sovranita’. Non dobbiamo decidere noi, dobbiamo farlo insieme, a partire da una gerarchia che ribalta l’ordine dei fattori. Non e’ l’istituzione ad avere piu’ ragioni in questo caso- conclude la consigliera regionale- e’ ‘Lucha’ ad aver sperimentato un modello che funziona e dovremmo essere in grado di metterci a disposizione della sua sopravvivenza e del suo rilancio, lasciando autonomia di decisione e di pratiche, cosi’ come il femminismo insegna”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

19 Settembre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»