Storia di Veronica: “Rischio alienazione, così hanno prelevato miei figli”

Speciale 'mamme coraggio'
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(Gli ultimi due disegni della figlia piu’ piccola di Veronica: la casa nel quartiere in cui ha vissuto con la mamma e due gatti nei quali la bambina ha rappresentato se stessa e la madre)

ROMA – ‘Domani, martedi 19 novembre, e’ il compleanno di mia figlia piu’ piccola. Alice (ndr, nome di fantasia) compie 6 anni e mi e’ stato negato di vederla. La lettera dei servizi sociali di Gragnano mi proponeva oggi o mercoledì 20. La psicologa dei servizi sociali ha detto che ‘non e’ importante festeggiare per forza nella data del compleanno, ma festeggiare’. Di solito non funziona cosi’ nelle famiglie, e i compleanni dei propri figli mamme e papa’ li festeggiano proprio nel giorno della nascita’. A parlare con la redazione di DireDonne e’ Veronica, 42 anni, mamma di tre figli, due maschietti di 11 e 8 anni, Gabriele e Antonio (ndr, nomi di fantasia) e la piccola Alice che domani, senza sua madre, soffiera’ sei candeline.

LA STORIA DI VERONICA

Veronica e’ una commercialista, mister di una squadra di calcio femminile, ‘la sua seconda famiglia’, e, come disposto dall’ordinanza del giudice, vede i suoi figli ‘una volta a settimana, ogni mercoledi, dalle 15 alle 16.30 – come riporta anche l’ultima missiva dei servizi sociali in data 13 novembre scorso – presso il Centro per la famiglia del Comune di Gragnano, provincia di Napoli’, dove vive. La causa di ‘questo strazio’ e’ una Ctu, a firma dello psicologo Giuseppe Esposito, che, incaricata il 26 marzo 2018 dopo la separazione di Veronica dal padre dei suoi figli, riferisce di ‘una triangolazione dei figli nel conflitto tra i genitori che puo’ indurre a un rischio di alienazione parentale‘ e che in una prima fase ‘invitava la coppia genitoriale a lavorare sulle dinamiche cronicizzate’ e in una relazione conclusiva ha persino confermato che ‘non c’e’ alienazione, ma rischio’, aggiungendo che ‘l’alienazione, sindrome che coinvolge il sistema familiare, si costruisce con il tempo ed e’ caratterizzata dal cattivo funzionamento di un genitore’.

Ricordiamo che l’alienazione parentale non e’ riportata nel manuale Dsm-Iv-T dei disturbi mentali. Nonostante all’inizio dei lavori della Ctu ci fosse una maggiore armonia e i bambini avessero iniziato a pernottare anche presso il padre, si è arrivati alla sentenza conclusiva ‘sconvolgente’, come la definisce Veronica, che ha ribaltato tutto e messo nero su bianco che la mamma ‘mette in atto comportamenti che pongono i figli a rischio di alienazione parentale’ aggiungendo pero’ ‘che non si intende dire che la signora non sia una buona madre’ e ha stabilito di toglierle i figli e di lasciarle diritto di visita per poco piu’ di un’ora a settimana.

La storia di Veronica assomiglia a quella di tante e inizia da lontano, nei quasi 12 anni di matrimonio. ‘Tutto è cominciato- racconta alla Dire- con una separazione violentissima da part del mio ex, nonostante io volessi a tutti i costi una consensuale’. Parla di ‘un matrimonio fallito, prima per la violenza psicologica ed economica subita negli anni, per arrivare poi a quella fisica con un episodio culminante durante una vacanza a Malta, in cui lui-dice Veronica- mi ha messo le mani al collo. Non l’ho mai denunciato’. Ha una voce ferma Veronica e passo passo ripercorre le tappe cruciali che l’hanno portata a perdere di fatto i suoi figli.

‘Un’ordinanza del giudice, a seguito della separazione, ha fissato inizialmente per il padre dei bambini le visite protette una volta a settimana presso Castellamare di Stabia. In un periodo in cui non avevo l’auto li ho portati a piedi facendo quasi 3 km, ma i servizi sociali mi hanno da subito definito conflittuale’. Perché?’. Il motivo si chiama ‘violenza assistita‘ secondo Veronica: ‘I miei figli avevano assistito a quel clima di violenza e peraltro sono 3 in tre diverse eta’. Quando con una seconda ordinanza si e’ stabilito che potessero stare con il padre il martedì e il sabato capitava che non volessero andare, soprattutto il grande non voleva. Il mio unico errore e’ stato lasciarli liberi– spiega Veronica- quando la scuola mi avvisava che non volevano andare con lui’.

Si è arrivati per questo alla Ctu, che dopo una prima fase in cui invitava ‘entrambi i genitori a un percorso di sostegno alla genitorialita’ per abbassare il conflitto’- come si legge nella lunga relazione-, ha addebitato di fatto a Veronica il ‘presunto rischio di alineazione parentale, con la necessita’ quindi di un allontanamento immediato dei bambini’ che sono stati infatti domiciliati presso il padre, il quale, dopo poco tempo, li ha portati a vivere in un’altra casa, con la nuova compagna e i figli di lei, una ragazza di 16 e un ragazzo di 19. L’ordinanza ha stabilito che potessero vedere la mamma ‘solo dopo un mese di allontanamento totale e per una volta a settimana fintanto che i rapporti tra i genitori non fossero maturati’.

Disposizione finale della Ctu che il giudice, il 10 aprile 2019, ha accolto interamente imponendo a Veronica anche ‘l’obbligo alla misura minima di 200 euro per ogni figlio’. Un epilogo che rende la storia di Veronica singolare sia perche’ ‘nei primi tempi di lavoro della Ctu c’era un clima di maggiore armonia, avevano anche iniziato a dormire dal papa’ e mi ero anche fatta aiutare con un percorso alla genitorialita’ privato’, sia perche’ questa mamma oggi si ritrova nella singolare situazione di ‘avere intatta la potesta’ genitoriale, ma di non poter vedere i suoi figli in liberta”.

Eppure i figli di Veronica parlano. Attraverso i loro incontri con la mamma in cui sono felici di vederla e giocare con lei, come hanno riferito le osservazioni degli stessi servizi sociali. E parlano attraverso i loro disegni. ‘Hanno vissuto ansia e turbamento- dichiara Veronica- per un mese non hanno potuto vedermi, hanno pensato che li avessi abbandonati, sono stati prelevati direttamente da scuola e ho dovuto firmare un protocollo in cui ai bambini veniva detto che andavo a Firenze per lavoro. All’inizio li potevo incontrare in una villa comunale a Sant’Antonio Abate, a 10 km dal comune dove vivo’. L’ultimo atto in ordine di tempo di questa vicenda lo spiega alla Dire l’avvocato Andrea Paolillo, che assiste questa mamma ed ‘e’ una Pec dei servizi sociali che concedono di proseguire gli incontri come ogni mercoledì. Voglio ricordare che la potesta’ genitoriale della mia assistita e’ intatta e che i servizi sociali, non si assumono responsabilita’ rispetto a quanto indicato dalla Ctu che anzi ritengono non efficace per i fini per i quali e’ stata proposta (come riportato in una relazione dei servizi del 29 ottobre scorso), sostenendo che l’ordinanza provvisoria abbia acuito il conflitto tra le parti e rimettono anche loro al giudice nuove disposizioni. Abbiamo presentato istanza di modifica e revoca dell’ordinanza e il giudice ha rimandato tutto al collegio’.

LA BATTAGLIA DI VERONICA

E nel frattempo? Veronica non perde un incontro, continua la sua battaglia, fa i salti mortali nonostante il difficile periodo lavorativo per versare i ‘600 euro mensili’ ai suoi figli che di fatto sono stati trapiantati lontano dalla madre e in un’altra casa, con una nuova famiglia, per ‘abbassare la conflittualita”. Veronica non ha mai denunciato il marito per le vessazioni subite durante gli anni di matrimonio: ‘ho accettato perfino in extremis un percorso di terapia di coppia che lui propose per evitare la separazione’. Tutto quello che e’ accaduto dopo, secondo Veronica, e’ una ‘vendetta al danno d’immagine, all’onta subita perche’ ho iniziato a raccontare a tutti che lui era un violento’. Nel suo ricorso l’avvocato Paolillo ha invitato il giudice a considerare ‘il disorientamento dei bambini, la convivenza dopo un paio di mesi con una persona, la nuova compagna, finora sconosciuta, il fatto che la piccola abbia dormito nel lettone con padre e sconosciuta – come ha riferito alla mamma anche alla presenza dei servizi sociali – e che le telefonate con la madre fossero ostacolate’ e ha chiesto per questo ‘di revocare l’ordinanza e dichiarare nulla la Ctu’ che ha tolto a questa madre i suoi figli, lasciandole sulla carta tutta l’autorita’ di genitore, per il rischio di una sindrome che non e’ riconosciuta dalla comunita’ scientifica. E che soprattutto ha lasciato tre bambini con una domanda: ‘Mamma, perche’ non possiamo tornare a casa?’. E’ a loro che il giudice dovra’ rispondere. 

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18 Novembre 2019
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