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A Roma studenti ancora in piazza. Cresce la rabbia: “A gennaio assemblea nazionale”

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Oltre mille ragazzi hanno manifestato da Piramide al ministero dell'Istruzione. Riuniti nel movimento unitario 'la Lupa', sono pronti ad andare avanti con cortei e occupazioni anche a gennaio
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ROMA – ‘Dalle scuole alle strade, è tempo di riscatto’. Dietro a questo striscione sono tornati oggi in piazza a Roma più di mille studenti e studentesse, in corteo da Piramide fino al ministero dell’Istruzione. Dopo l’ondata di occupazioni che ha coinvolto una cinquantina di licei e istituti romani, hanno deciso di spostare la protesta nelle strade, perché continuano a sentirsi “ignorati” dal Governo.

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Più che durante l’ultimo corteo del 19 novembre, era palpabile oggi in piazza la rabbia di una generazione che non si sente ascoltata. Dopo mesi di scioperi e mobilitazioni, che hanno interessato anche delle scuole che non protestavano da anni, gli studenti e le studentesse si sentono parte di un movimento unitario, che chiamano ‘la Lupa’. “La nostra lotta l’hanno chiamata ‘la Lupa’ – ha urlato al megafono uno studente sotto al ministero dell’Istruzione – ma ‘la Lupa’ non può restare in gabbia, non può rimanere solo a Roma, è un ululato che si deve far sentire in tutta Italia. Dobbiamo diventare il motore di un cambiamento sociale complessivo a partire dalla scuola, che vogliamo a misura nostra e non delle aziende e dei burocrati“.


Le rivendicazioni degli studenti e delle studentesse sono ormai chiare. Dopo due anni di pandemia che hanno messo in evidenza le carenze strutturali del sistema scolastico italiano, e durante cui le loro vite sono state particolarmente sacrificate, chiedono di essere presi in considerazione. “Il Pnrr non è il piano che vogliamo – scrivono nel comunicato con le motivazioni alla base del corteo – Su 191,5 miliardi soltanto 19,4 andranno alla scuola e saranno spesi senza alcun confronto con gli studenti, nella direzione di una sempre maggior aziendalizzazione del sistema d’istruzione. A tutto questo si aggiunge che la stragrande maggioranza di queste risorse saranno un debito nei confronti delle banche che la nostra generazione dovrà ripagare”.


In particolare, chiedono “un piano straordinario di intervento sull’edilizia scolastica che sia discusso con chi la scuola la vive” perché “il peggioramento delle condizioni degli edifici e la mancanza di sicurezza nelle scuole non possono essere superati né con una Dad escludente e alienante, né con la folle scelta di scaglionare gli orari di ingresso e uscita rendendo una corsa ad ostacoli le nostre giornate”.


Proprio per manifestare il loro dissenso rispetto alla questione degli orari scaglionati, che costringono tanti studenti e studentesse a rimanere a scuola fino al tardo pomeriggio, la testa del corteo ha deviato dal percorso stabilito all’altezza di porta Portese, riversandosi nei vicoli di Trastevere con lo scopo di raggiungere la Prefettura, responsabile della gestione degli orari. Rincorso dalla polizia in tenuta antisommossa, lo spezzone di corteo che si era distaccato è stato fermato a Lungotevere dei Pierleoni, per essere poi ricondotto verso il percorso stabilito, mentre gli studenti intonavano slogan come “Chiediamo diritti, ci danno polizia, è questa la loro democrazia!“.


“Il fatto che la polizia ci abbia impedito di raggiungere la Prefettura dimostra che non è neutrale – ha urlato al megafono uno studente del ‘Tasso’ – perché quando i fascisti assaltano le sedi dei sindacati, loro li lasciano passare, mentre quando noi marciamo per conquistare i nostri diritti veniamo fermati. Ma si devono rassegnare, perché siamo dalla parte giusta della storia, e per questo vinceremo la nostra lotta”.

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“Dopo aver occupato più di 50 scuole, come non succedeva da decenni, oggi abbiamo portato il conflitto in piazza – ha detto uno studente al megafono – perché siamo stanchi dei disagi che viviamo ogni giorno sui banchi e per cui la repressione è l’unica soluzione che danno le istituzioni. Chiediamo dei tavoli permanenti, chiediamo che la nostra voce finalmente venga ascoltata”.


“Se siamo qui tutti insieme, come non succedeva da anni, è perché la scuola italiana ha fallito, e solo noi possiamo costruire un modello alternativo, una scuola più inclusiva, che non pensi solo al voto, ma che formi l’individuo in quanto tale e non come futuro lavoratore e risorsa da sfruttare”, ha aggiunto un altro studente.


Promettono che non si fermeranno qui, andranno avanti finché le loro richieste non saranno ascoltate e chiamano i loro compagni di tutta Italia a una grande assemblea nazionale a fine gennaio. “La ‘Lupa’ è un movimento studentesco d’avanguardia, che può essere la punta delle lotte sociali di questo Paese – ha spiegato uno studente del ‘Cavour’ – ma dobbiamo generalizzare il conflitto, a gennaio ripartiremo più forti di prima e in una grande assemblea nazionale decideremo come portare avanti la lotta”.


Siamo stanchi delle scuole fatiscenti, siamo stanchi dei fondi che vengono utilizzati in modi che non ci interessano, siamo stanchi di non essere ascoltati dalle istituzioni che decidono il nostro futuro – ha gridato un altro ragazzo – La condizione che viviamo nelle nostre scuole è insostenibile da ogni punto di vista, dalle classi pollaio al modello formativo, dal punto di vista delle valutazioni, dello stress, dell’ansia. Questa rabbia oggi l’abbiamo portata nelle strade e la risposta delle istituzioni è sempre la stessa: la repressione delle forze dell’ordine e il silenzio assordante di questi palazzi qua”, ha detto indicando il ministero. “Nessuno in due mesi e con 50 scuole occupate ha proferito parola o ha mosso un dito per parlare con noi – ha concluso – e allora non ci fermiamo, e se necessario dopo le vacanze le nostre scuole le occuperemo di nuovo”.

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