Sudan, intesa tra la giunta militare e l’opposizione: i civili avranno la maggioranza al governo

L'oppositore Sara Abdelgalil, portavoce della Sudanese Professionals Association (Spa): "Bene l'intesa, ma restiamo vigili"
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ROMA – In Sudan, dopo una notte di intensi colloqui, i rappresentanti della giunta militare e l’alleanza che riunisce le forze di opposizione hanno siglato un accordo per la creazione di un governo di transizione. Per il Paese si tratta di un “momento storico”, secondo il vice-capo della giunta militare, Mohamed Mohamed Hamdan Dagolo.

L’accordo, raggiunto a Khartoum grazie anche alla mediazione di rappresentanti dell’Etiopia e dell’Unione africana, segue le linee guida stabilite in un’intesa preliminare raggiunta tra le parti il 5 luglio, nella quale però non era stata definita la composizione del nuovo organismo sovrano.

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Stando a quanto riporta il nuovo testo, il governo provvisorio sarà composto da 11 membri, di cui sei civili e cinque militari. Tra i civili, cinque di questi proverranno dall’Alleanza per la libertà e il cambiamento (Forces of Freedom and Change, Ffc), il movimento che raggruppa vari soggetti della società civile che da dicembre animano le proteste per ottenere riforme democratiche in Sudan.

Confermata poi la durata della transizione, fissata a tre anni: per i primi 21 mesi la guida della presidenza sarà affidata a un ufficiale dell’esercito, per poi passare a un esponente dell’Alleanza per il periodo restante, al termine del quale si terranno nuove elezioni per il rinnovo delle istituzioni.

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Il lavoro non è tuttavia terminato: i rappresentanti delle due parti, insieme ai mediatori internazionali, stanno definendo una “dichiarazione costituzionale” che secondo il delegato dell’Ua sarà siglata venerdi.

Lo scorso aprile, dopo quotidiane marce di protesta, l’esercito aveva deposto il presidente Omar Al-Bashir, al potere ininterrottamente dal 1989.

Da allora è subentrato alla guida del Paese una giunta che ha incontrato l’opposizione del movimento popolare, che chiede invece libere elezioni e un esecutivo composto da civili.

Le forze di sicurezza sono accusate di violente repressioni delle proteste: decine gli arresti arbitrari, le percosse e gli omicidi a danno dei manifestanti denunciate dai difensori dei diritti umani ma anche da vari media internazionali. Una situazione che ha rallentato e, in alcuni momenti paralizzato, i negoziati tra la giunta e l’Alleanza Fcc.

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SUDAN. ABDELGALIL (ATTIVISTA SPA): BENE INTESA MA RESTIAMO VIGILI

L’accordo raggiunto stanotte a Khartoum per la creazione di un governo di transizione “è solo l’inizio di un pacifico percorso verso un Sudan democratico. Noi dell’Associazione dei professionisti sudanesi siamo consapevoli delle sfide che ci attendono, ma continueremo a monitorare la situazione, affinché le istanze dei cittadini siano finalmente accolte”. Così all’agenzia ‘Dire’ Sara Abdelgalil, portavoce della Sudanese Professionals Association (Spa), una delle associazioni che in Sudan guidano le proteste da dicembre.

Il testo dell’intesa tra militari e civili per la creazione di un governo di transizione  definisce la composizione dell’esecutivo provvisorio, ma Abdelgalil chiarisce: “E’ solo un primo passo. Venerdì dovrà essere siglata la dichiarazione costituzionale, dopo la quale saranno anche definiti i nomi che comporranno il nuovo esecutivo”.

Cinque militari, sei civili, di cui cinque provenienti dall’ombrello che raduna le forze di opposizione: l’Alleanza per la libertà e il cambiamento. Nessun incarico per l’Spa, che tuttavia “resta impegnato nella sua opera di monitoraggio attento del processo di transizione, e dell’effettiva condivisione del potere“, come chiarisce la portavoce, che aggiunge: “Il lavoro da fare è ancora tanto”.

L’esercito è tuttavia accusato di aver represso con violenza molte manifestazioni, causando la morte di decine di persone. Dei militari, allora, ci si può fidare? “E’ una domanda difficile. I militari dovrebbero proteggere i cittadini ed evitare di occupare posizioni di governo” risponde la responsabile.

Per questo, prosegue Abdelgalil, “l’Spa presenterà le proprie raccomandazioni in vista della dichiarazione costituzionale che dovrebbe vedere la luce venerdì: chiediamo un’inchiesta indipendente (sulle uccisioni degli ultimi mesi, in particolare quella del 3 giugno, ndr.), la transizione del potere nelle mani di un governo di civili e un Paese in cui la giustizia funzioni”.

Oltre a questa azione di monitoraggio e consulenza, l’Spa “continuerà a organizzare dibattiti pubblici per raccogliere le opinioni dei cittadini, per capire cosa vogliono davvero”. Perché l’inizio di una nuova era per il Sudan, secondo Abdelgalil, passa per “la libertà di assemblea ed espressione”.

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17 Luglio 2019
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