In Sudan raid dei militari contro i manifestanti, ci sono morti

L'esercito sudanese ha tentato di disperdere con la forza il sit-in permanente che da settimane è allestito davanti l'ingresso del quartier generale delle Forze armate
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ROMA – Stamani l’esercito sudanese ha tentato di disperdere con la forza il sit-in permanente che da settimane è allestito davanti l’ingresso del quartier generale delle Forze armate, nella capitale Khartoum. Ne ha dato notizia l’Associazione dei professionisti sudanese (Spa), e come confermano anche fonti di stampa straniere concordanti, i militari hanno anche fatto ricorso a proiettili reali.

Negli scontri, come riferiscono organizzazioni locali, non meno di 13 persone hanno perso la vita, mentre decine di feriti sono stati trasportati in ospedale. I militari hanno fatto ricorso ai gas lacrimogeni ma anche a pallottole reali. Scene di panico sono state registrate dalle telecamere delle emittenti straniere: le persone si sono date disordinatamente alla fuga, mentre le forze di polizia allestivano posti di blocco per impedire ad altri manifestanti di raggiungere il luogo degli scontri. L’Spa ha infatti fatto appello alla popolazione di raggiungere il sit-in per dare il propri sostegno alla “rivoluzione pacifica”.

Da dicembre proseguono le proteste in Sudan per chiedere libere elezioni e riforme democratiche, una mobilitazione che ad aprile ha spinto l’esercito a deporre il presidente Omar Al-Bashir, al potere da trent’anni. Da allora il movimento popolare continua a chiedere un governo di transizione composto principalmente da civili, una richiesta a cui i generali che compongono la Giunta militare di transizione si oppongono. Ecco perché, a Khartoum, le proteste non si fermano.

TIGANY (RIFUGIATI IN ITALIA): LA GIUNTA STERMINA I CIVILI

“I fatti di stamattina a Khartoum sono estremamente gravi: non è la prima volta che l’esercito attacca i manifestanti, ma se ci pensiamo è assurdo sparare contro chi manifesta pacificamente per i propri diritti. Intendiamo organizzare un’iniziativa a Roma per chiedere alla comunità internazionale di intervenire: in Sudan stanno sterminando i civili e il mondo resta a guardare”. Così alla ‘Dire’ Ibrahim Tigany, segretario generale della Comunità dei rifugiati sudanesi in Italia. Il commento giunge 12 ore dopo l’arrivo di allarmanti notizie da Khartoum.

Secondo Tigany, ad alimentare la repressione del movimento di protesta da parte dell’esercito, anche i governi di Arabia Saudita, Emirati ed Egitto. “Il Sudan ai tempi del presidente Bashir ha contribuito con centinaia di uomini alla guerra nello Yemen, in sostegno del presidente Hadi” dice il segretario. “Ora Riad (alla guida della coalizione internazionale contro i ribelli, ndr) e i suoi alleati non vogliono che in Sudan i vertici cambino”. Ma ciò che più delude, secondo Tigany, è l’inerzia della comunità internazionale. “Grazie ai social network sappiamo in tempo reale ciò che avviene a Khartoum – denuncia il segretario – eppure tutti, dai governi alle organizzazioni internazionali, stanno a guardare. Ma in Sudan non è in corso un film: l’esercito sta sterminando la popolazione. Bisogna fare qualcosa”.

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3 Giugno 2019
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