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Jessica Bruder: “I miei States, così nomadi e disuguali”

jessica bruder nomadland
La giornalista americana, autrice del racconto d'inchiesta 'Nomadland' che ha ispirato il film vincitore del premio Oscar, interviene al Festival della diplomazia in corso a Roma
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Di Francesco Mazzanti

ROMA – “Il sistema economico negli Stati Uniti è così sbilanciato che il rapporto tra il salario di un alto dirigente con uno stipendio medio è di 320 a uno”: lo ha detto oggi Jessica Bruder, giornalista statunitense autrice di ‘Nomadland’, il “racconto d’inchiesta” al quale si è poi ispirata la regista Chloe Zao per l’omonimo film vincitore del premio Oscar. Bruder ha presentato il libro al Centro studi americani, a Roma, nel quadro del Festival della diplomazia, che prevede incontri e dibattiti sul tema dell’’inatteso’ fino al 22 ottobre.


Per realizzare l’inchiesta, la giornalista ha vissuto per anni seguendo alcuni cittadini statunitensi che invece che godere della pensione dopo aver lavorato tutta la vita erano costretti a cercare lavori temporanei vivendo in camper. “La maggior parte delle persone che ho incontrato hanno fatto questa scelta perché non si potevano più permettere di pagare la casa, il cibo e le medicine“, ha spiegato Bruder. Convinta che peraltro ci sia una forte differenza tra cittadini bianchi e afroamericani che vivono per strada: “Quando ci vivevo io, ogni singola settimana c’era la storia di un afroamericano non armato che veniva ucciso dalla polizia“. La scrittrice ha aggiunto, ironicamente e allo stesso tempo con amarezza: “La polizia mi ha fermato solo una volta, e non solo non mi hanno sparato, ma, una volta visti i documenti, mi ha dati consigli da guida turistica, perché trovavano eccitante il fatto che venissi da New York”.

Nel libro l’autrice è critica non solo verso un sistema economico che costringe le persone in età pensionabile a cercare lavori temporanei per vivere, ma anche con i nuovi modelli di lavoro rappresentati dalle grandi aziende della logistica. “Vi posso assicurare che ad Amazon abbiamo lavorato duro, ma non ci siamo divertiti e non abbiamo fatto sicuramente la storia“, ha detto Bruder con un ironico riferimento a una pubblicità dell’azienda statunitense. “L’unico benefit è che c’erano degli armadi a muro con antidolorifici e pillole per il mal di testa: ne ho presi tantissimi“.


Alla domanda se in futuro i “nomadi” potranno scomparire, la reporter non ha risposto con ottimismo, convinta che la crisi economica dovuta alla pandemia di Covid-19 peggiorerà le condizioni di molti cittadini. “Non penso che questa sottocultura scomparirà”, ha concluso Bruder. “Anzi, sempre più persone di differenti fasce di età si troveranno fuori casa, avendo come unica opzione quella di vivere in un veicolo“.

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